CANBERRA - L'Alta Corte di Australia ha deciso di ammettere l'appello presentato dal cardinale George Pell, condannato a sei anni di carcere per pedofilia. La Santa Sede, tramite il portavoce vaticano Matteo Bruni, prende atto della decisione e "conferma la propria fiducia nella giustizia australiana". Pell, ex Prefetto dell'Economia in Vaticano, 78 anni, accusato di molestie sessuali nei confronti di chierichetti nella cattedrale di Melbourne vent'anni fa, sta scontando la sua pena in un carcere australiano.
Il portavoce vaticano spiega che la Santa Sede è "consapevole che il cardinale ha sempre affermato la propria innocenza". "Nell'occasione la Santa Sede ribadisce, ancora una volta, la propria vicinanza a quanti hanno sofferto a causa degli abusi da parte dei membri del clero".
Il cardinale, prima delle accuse di pedofilia numero tre della gerarchia vaticana si è sempre dichiarato innocente ma le parole del giudice della contea di Victoria che lo ha condannato erano state molto dure nei suoi confronti. "La sua condotta - ha affermato nella sentenza il giudice Peter Kidd - per crimini efferati è stata permeata di una sconcertante arroganza: considero la colpevolezza morale in entrambi i casi molto alta". "Gli atti erano sessualmente evidenti - ha aggiunto il giudice - entrambe le vittime erano visibilmente e udibilmente angosciati durate le molestie. Vi è stato un ulteriore livello di umiliazione che ciascuna delle tue vittime deve aver provato nel sapere che l'abuso avveniva in presenza altrui".
Un primo ricorso in appello del cardinale era stato respinto nell'agosto scorso quando la giudice Anne Ferguson sentenziò: "Continuerà a scontare la sua pena di sei anni di carcere". L'ultimo passo possibile per la difesa era rivolgersi all'Alta Corte che ha ammesso un processo di appello.
Il portavoce vaticano spiega che la Santa Sede è "consapevole che il cardinale ha sempre affermato la propria innocenza". "Nell'occasione la Santa Sede ribadisce, ancora una volta, la propria vicinanza a quanti hanno sofferto a causa degli abusi da parte dei membri del clero".
Il cardinale, prima delle accuse di pedofilia numero tre della gerarchia vaticana si è sempre dichiarato innocente ma le parole del giudice della contea di Victoria che lo ha condannato erano state molto dure nei suoi confronti. "La sua condotta - ha affermato nella sentenza il giudice Peter Kidd - per crimini efferati è stata permeata di una sconcertante arroganza: considero la colpevolezza morale in entrambi i casi molto alta". "Gli atti erano sessualmente evidenti - ha aggiunto il giudice - entrambe le vittime erano visibilmente e udibilmente angosciati durate le molestie. Vi è stato un ulteriore livello di umiliazione che ciascuna delle tue vittime deve aver provato nel sapere che l'abuso avveniva in presenza altrui".
Un primo ricorso in appello del cardinale era stato respinto nell'agosto scorso quando la giudice Anne Ferguson sentenziò: "Continuerà a scontare la sua pena di sei anni di carcere". L'ultimo passo possibile per la difesa era rivolgersi all'Alta Corte che ha ammesso un processo di appello.