Libia, Stati Uniti al generale Haftar: "Ferma l’assalto a Tripoli"
di VINCENZO NIGRO
(afp)
Al Dipartimento di Stato la prima riunione del "Security Dialogue" fra Washington e Tripoli. Presenti il ministro degli Esteri libico Mohammed Siala e dell'Interno Fathi Bishaga: "La Russia è pronta a sfruttare la guerra civile, noi vogliamo l'unità e l'indipendenza del paese"
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C'È un passo importante nello scontro politico che si svolge dietro la guerra civile di Libia. Un conflitto riesploso il 4 aprile con l'attacco del generale Khalifa Haftar a Tripoli. Ieri il Dipartimento di Stato, ai margini della conferenza internazionale contro l’Isis, ha ospitato la prima riunione del “Security Dialogue” fra Stati Uniti e Libia. I libici erano rappresentati dal governo di Tripoli, quello del presidente Fayez Serraj.
Il breve tweet della portavoce del Dipartimento, Morgan Ortagus, dice che il ministero guidato da Mike Pompeo chiede alla "Libyan National Army" (la milizia di Haftar, citata significativamente fra virgolette) "di interrompere la sua offensiva, di facilitare la cooperazione Usa-Libia e di prevenire i tentativi della Russia di sfruttare il conflitto in Libia. Gli Stati Uniti sostengono la sovranità e l'integrità territoriale della Libia".
Today, the U.S-#Libya Security Dialogue launched in Washington D.C. We call on the “Libyan National Army” to end its offensive, facilitate U.S.-Libya cooperation, & prevent Russia’s attempts to exploit the conflict. The U.S. supports Libya’s sovereignty & territorial integrity. pic.twitter.com/C1rR1h3ynH
Sembrano parole banali, ma se non verranno presto smentite dal solito contro-tweet di Trump, segnano invece una svolta importante dopo mesi di attendismo dell'amministrazione Usa.
Alla riunione di Washington hanno partecipato il ministro degli Esteri libico Mohammed Siala, ma anche il ministro dell'Interno Fathi Bishaga, che è l'uomo che sta coordinando lo sforzo militare di Tripoli per resistere agli assalti di Haftar.
In aprile, all'inizio della guerra civile, Trump aveva ricevuto il presidente egiziano Al Sisi e messaggi dagli Emirati Arabi Uniti e dall'Arabia Saudita. Tutti a favore dell'operazione di Haftar. Si dice che Trump avesse commentato "se dovete farlo, fatelo presto", come dire che appoggiava l'attacco militare su Tripoli, nella speranza che Haftar riuscisse velocemente a diventare il nuovo uomo forte di tutta la Libia.
Da mesi l'offensiva è in stallo, anche se continuano i pericolosi attacchi aerei notturni "clandestini" con droni e anche F16 degli Emirati e degli egiziani, contro aeroporti civili e installazioni sempre più vicine al centro di Tripoli. Parallelamente, sono emerse notizie molto credibili sulla presenza di mercenari di russi, oltre che del supporto militare della Russia ad Haftar.
Il generale di Bengasi è cittadino libico ma anche americano, è sempre riuscito a godere dell'appoggio della Cia e dei servizi russi. Ma molti analisti ritengono che la Russia sia molto più capace degli Usa di fare di Haftar un "suo" uomo. La passività con cui Washington ha seguito il conflitto in questi mesi potrebbe rivelarsi in un boomerang: ovvero gli Usa hanno appoggiato fino ad oggi - senza grande convinzione - un uomo che credono loro alleato. Ma al momento giusto sarebbe la Russia a cogliere i frutti della sua eventuale vittoria.