Kosíková, in piazza con i giovani di Praga: "L'emozione di difendere la democrazia 30 anni dopo la Rivoluzione di velluto"
di ANDREA TARQUINIL'intellettuale perseguitata sotto il comunismo, superconsigliera dell'eroe del dissenso Václav Havel, fa il punto con Repubblica sul risveglio di Praga: "È fantastica questa voglia dei giovani nati dopo l'89 venuti da ogni parte della Repubblica cèca"
BERLINO - "Václav Havel governò e rifondò la democrazia ascoltando sempre tutti; Andrej Babis è arrogante come uno zar. Per questo trent'anni dopo torniamo in piazza, la manifestazione per l'anniversario della rivoluzione di velluto è stata fantastica, fa sperare per il futuro, da noi e in altri paesi". Barbora Kosíková, intellettuale di punta perseguitata sotto il comunismo, poi superconsigliera dell'eroe del dissenso e primo presidente democratico, Havel appunto, fa il punto con Repubblica sul risveglio di Praga.
Lei visse da protagonista la Rivoluzione di velluto del 1989, oggi torna in piazza coi giovani. Con quali emozioni?
"L'emozione di partecipare di nuovo a qualcosa di fantastico, a una voglia di giovani nati dopo l'89 e della società civile di difendere la democrazia trent'anni dopo. Gente di Praga, ma sempre piú anche venuta da ogni altra parte della Repubblica cèca…
Lei visse da protagonista la Rivoluzione di velluto del 1989, oggi torna in piazza coi giovani. Con quali emozioni?
"L'emozione di partecipare di nuovo a qualcosa di fantastico, a una voglia di giovani nati dopo l'89 e della società civile di difendere la democrazia trent'anni dopo. Gente di Praga, ma sempre piú anche venuta da ogni altra parte della Repubblica cèca…
BERLINO - "Václav Havel governò e rifondò la democrazia ascoltando sempre tutti; Andrej Babis è arrogante come uno zar. Per questo trent'anni dopo torniamo in piazza, la manifestazione per l'anniversario della rivoluzione di velluto è stata fantastica, fa sperare per il futuro, da noi e in altri paesi". Barbora Kosíková, intellettuale di punta perseguitata sotto il comunismo, poi superconsigliera dell'eroe del dissenso e primo presidente democratico, Havel appunto, fa il punto con Repubblica sul risveglio di Praga.
Lei visse da protagonista la Rivoluzione di velluto del 1989, oggi torna in piazza coi giovani. Con quali emozioni?
"L'emozione di partecipare di nuovo a qualcosa di fantastico, a una voglia di giovani nati dopo l'89 e della società civile di difendere la democrazia trent'anni dopo. Gente di Praga, ma sempre piú anche venuta da ogni altra parte della Repubblica cèca".
Qual è l'impatto politico della manifestazione del trentennale?
"Certo gli autocrati dell'Europa di mezzo non ne sono felici. Non so se la protesta pacifica influenzerà i politici al potere, certo influenzerà i cittadini. Mikulas Minar, il giovane leader del movimento, ha detto alla gente di non essere passiva, di impegnarsi in politica per tentare con intelligenza di cambiarla. La situazione si muove: vengono eletti nuovi sindaci vicini alla società civile, si contattano sui social networks, dialogano con gli elettori. La neoeletta sindaca di un paesino ha detto che nel municipio ereditato da un uomo del potere non funzionava nulla, nemmeno telefono e computer".
La politica cambia nei municipi come in Polonia e Ungheria?
"Sí, il cambiamento è netto da dopo le municipali dell'autunno scorso. I neoeletti incontrano i cittadini. A cominciare dal sindaco 'pirata' di Praga, Zdenek Hrib, che ha incontrato noi dimostranti. Fatti inimmaginabili all'inizio del potere di Babis. Tutti i municipi di Praga sono contro il premier, come sempre piú sindaci di altre città e villaggi".
Questo movimento di giovani e società civile potrà dar vita a un'alleanza elettorale anti-Babis alle prossime politiche?
"Mikulas Minar non vuole entrare in politica, vuole aiutare i cittadini a essere piú attivi, esorta i partiti d'opposizione a cooperare contro Babis per cambiare il paese".
Sarà ascoltato?
"Il suo messaggio è chiaro, ed è fantastico il numero della gente in piazza, piú ancora che al primo corteo del movimento a fine giugno nonostante il freddo. E ho visto gente che si è alzata prima dell'alba per venire alla manifestazione da ogni angolo della Cèchia. Si comincia a respirare la bella atmosfera non aggressiva di una pacifica rivoluzione democratica. Eravamo in tanti a Letna Park, non abbiamo causato un solo danno".
Ovunque si celebra il trentennale del 1989, caduta del Muro e del comunismo. Perché in Cechia non è solo celebrazione bensí anche lotta?
"Molti giovani viaggiano, s'informano e s'impegnano per la politica e la difesa del clima. Vedono che premier e presidente sono orribili, inaccettabili in una democrazia. Il capo dello Stato Zeman non è nemmeno andato a Narodní Trída luogo-simbolo della rivoluzione di velluto, Babis ci è andato di mattino prestissimo per affrontare meno fischi e contestazioni. Per i giovani di oggi egli non è un democratico".
Lei lavoró con Havel, qual'è la differenza tra lui e il potere attuale?
"Abissale. Babis è uno zar, pensa che se vuole qualcosa deve essere fatta. Havel era un intellettuale, ha sempre riflettuto e ascoltato tutti, osservava ogni aspetto della realtà. Accettava sempre la discussione, Babis la rifiuta. La gente rimpiange quella meravigliosa atmosfera di libertà e verità che Havel ricostruí".
Babis ieri ha in parte ammesso la colpa di essere stato comunista, che valore hanno quelle sue parole?
"Molti erano comunisti, ma il problema è che oggi Babis non è democratico, non rispetta regole e istituzioni democratiche, usa illegalmente denaro della Ue, la Ue potrebbe multarlo come ha multato Orbán per le stesse ragioni. Non è finita: Babis controlla molti giornali in cui si fa propaganda dipingendosi come eroe di un'economia che funziona, diffama ogni critico, diffonde persino notizie false su ora e luogo delle nostre manifestazioni. Temiamo una sua scalata ai media pubblici. Rispetto ad altri autocrati, non ha ancora messo le mani sulla magistratura".
Quanto resterà al potere? Può perdere?
"Non ne sono sicura. Molti fuori Praga sono contenti dell'economia che tira, ospedali e scuole funzionano. Ma nella capitale è detestato, e ora non solo piú nella capitale. Non è invulnerabile. In piú oggi i sindaci di Varsavia, Budapest, Praga, sono uniti contro gli autocrati. Spero che daranno vita a sempre piú risveglio politico, che trent'anni dopo la rivoluzione pacifica per la libertà ricominci proprio con i giovani di Praga. Spero che non rischiamo involuzioni autoritarie, il movimento lotta anche per l'indipendenza dei media pubblici".
La Ue potrebbe aiutarvi di piú, l'Europa che spesso abbandonó Praga dal '38 al '48 al '68?
"Potrebbe far sentire di piú la sua voce. Ma non siamo al '38, '48 o '68. La differenza è enorme grazie alla Ue, alle frontiere aperte, ai viaggi, a internet. E grazie a una personalità coraggiosa che ci aiuta e ci incoraggia: la straordinaria presidente slovacca Zuzana Caputová. A Praga la adoriamo, vorremmo volentieri una leader come lei".
Lei visse da protagonista la Rivoluzione di velluto del 1989, oggi torna in piazza coi giovani. Con quali emozioni?
"L'emozione di partecipare di nuovo a qualcosa di fantastico, a una voglia di giovani nati dopo l'89 e della società civile di difendere la democrazia trent'anni dopo. Gente di Praga, ma sempre piú anche venuta da ogni altra parte della Repubblica cèca".
Qual è l'impatto politico della manifestazione del trentennale?
"Certo gli autocrati dell'Europa di mezzo non ne sono felici. Non so se la protesta pacifica influenzerà i politici al potere, certo influenzerà i cittadini. Mikulas Minar, il giovane leader del movimento, ha detto alla gente di non essere passiva, di impegnarsi in politica per tentare con intelligenza di cambiarla. La situazione si muove: vengono eletti nuovi sindaci vicini alla società civile, si contattano sui social networks, dialogano con gli elettori. La neoeletta sindaca di un paesino ha detto che nel municipio ereditato da un uomo del potere non funzionava nulla, nemmeno telefono e computer".
La politica cambia nei municipi come in Polonia e Ungheria?
"Sí, il cambiamento è netto da dopo le municipali dell'autunno scorso. I neoeletti incontrano i cittadini. A cominciare dal sindaco 'pirata' di Praga, Zdenek Hrib, che ha incontrato noi dimostranti. Fatti inimmaginabili all'inizio del potere di Babis. Tutti i municipi di Praga sono contro il premier, come sempre piú sindaci di altre città e villaggi".
Questo movimento di giovani e società civile potrà dar vita a un'alleanza elettorale anti-Babis alle prossime politiche?
"Mikulas Minar non vuole entrare in politica, vuole aiutare i cittadini a essere piú attivi, esorta i partiti d'opposizione a cooperare contro Babis per cambiare il paese".
Sarà ascoltato?
"Il suo messaggio è chiaro, ed è fantastico il numero della gente in piazza, piú ancora che al primo corteo del movimento a fine giugno nonostante il freddo. E ho visto gente che si è alzata prima dell'alba per venire alla manifestazione da ogni angolo della Cèchia. Si comincia a respirare la bella atmosfera non aggressiva di una pacifica rivoluzione democratica. Eravamo in tanti a Letna Park, non abbiamo causato un solo danno".
Ovunque si celebra il trentennale del 1989, caduta del Muro e del comunismo. Perché in Cechia non è solo celebrazione bensí anche lotta?
"Molti giovani viaggiano, s'informano e s'impegnano per la politica e la difesa del clima. Vedono che premier e presidente sono orribili, inaccettabili in una democrazia. Il capo dello Stato Zeman non è nemmeno andato a Narodní Trída luogo-simbolo della rivoluzione di velluto, Babis ci è andato di mattino prestissimo per affrontare meno fischi e contestazioni. Per i giovani di oggi egli non è un democratico".
Lei lavoró con Havel, qual'è la differenza tra lui e il potere attuale?
"Abissale. Babis è uno zar, pensa che se vuole qualcosa deve essere fatta. Havel era un intellettuale, ha sempre riflettuto e ascoltato tutti, osservava ogni aspetto della realtà. Accettava sempre la discussione, Babis la rifiuta. La gente rimpiange quella meravigliosa atmosfera di libertà e verità che Havel ricostruí".
Babis ieri ha in parte ammesso la colpa di essere stato comunista, che valore hanno quelle sue parole?
"Molti erano comunisti, ma il problema è che oggi Babis non è democratico, non rispetta regole e istituzioni democratiche, usa illegalmente denaro della Ue, la Ue potrebbe multarlo come ha multato Orbán per le stesse ragioni. Non è finita: Babis controlla molti giornali in cui si fa propaganda dipingendosi come eroe di un'economia che funziona, diffama ogni critico, diffonde persino notizie false su ora e luogo delle nostre manifestazioni. Temiamo una sua scalata ai media pubblici. Rispetto ad altri autocrati, non ha ancora messo le mani sulla magistratura".
Quanto resterà al potere? Può perdere?
"Non ne sono sicura. Molti fuori Praga sono contenti dell'economia che tira, ospedali e scuole funzionano. Ma nella capitale è detestato, e ora non solo piú nella capitale. Non è invulnerabile. In piú oggi i sindaci di Varsavia, Budapest, Praga, sono uniti contro gli autocrati. Spero che daranno vita a sempre piú risveglio politico, che trent'anni dopo la rivoluzione pacifica per la libertà ricominci proprio con i giovani di Praga. Spero che non rischiamo involuzioni autoritarie, il movimento lotta anche per l'indipendenza dei media pubblici".
La Ue potrebbe aiutarvi di piú, l'Europa che spesso abbandonó Praga dal '38 al '48 al '68?
"Potrebbe far sentire di piú la sua voce. Ma non siamo al '38, '48 o '68. La differenza è enorme grazie alla Ue, alle frontiere aperte, ai viaggi, a internet. E grazie a una personalità coraggiosa che ci aiuta e ci incoraggia: la straordinaria presidente slovacca Zuzana Caputová. A Praga la adoriamo, vorremmo volentieri una leader come lei".