Nella terra dei Karen: “Salviamo dai bordelli i piccoli della foresta”
Pietro Del Re , dal nostro inviato PIETRO DEL REReportage al confine tra Thailandia e Myanmar. La fondazione Children of the Forest, sostenuta dalla onlus milanese Mission Bambini, si prende cura dei più giovani per evitare che vengano sfruttati nelle fabbriche lager o diventino schiavi del sesso. Sono i figli del massacro condotto vent'anni fa dall'esercito di Rangoon
SANGKHLA BURI. Allegri e affamati, i bambini s'arrampicano in fretta sul camion trasformato in scuolabus che ogni mattina passa a prelevarli nelle malconce fattorie dei raccoglitori di caucciù dove hanno trascorso la notte. Dopo sei mesi di pioggia, la miseria dei loro tuguri è appena attenuata dal verde stupefacente delle risaie e dalla straripante vegetazione che ricopre la cresta dei monti. Alle otto e mezzo lo scuolabus arriva finalmente alla fondazione Children of the Forest che conta una ventina di edifici in legno e bambù su una collina all'ingresso della cittadina di Sangkhla Buri. Dopo una copiosa prima colazione, i bambini cominciano a studiare il thailandese, che molti di loro ancora non parlano e che è indispensabile per accedere alle scuole statali scongiurando così il rischio di finire schiavizzati nelle fabbriche lager di Rangoon o stuprati nei bordelli di Bangkok. "Come diceva Mandela, l'istruzione è l'arma…
SANGKHLA BURI. Allegri e affamati, i bambini s'arrampicano in fretta sul camion trasformato in scuolabus che ogni mattina passa a prelevarli nelle malconce fattorie dei raccoglitori di caucciù dove hanno trascorso la notte. Dopo sei mesi di pioggia, la miseria dei loro tuguri è appena attenuata dal verde stupefacente delle risaie e dalla straripante vegetazione che ricopre la cresta dei monti. Alle otto e mezzo lo scuolabus arriva finalmente alla fondazione Children of the Forest che conta una ventina di edifici in legno e bambù su una collina all'ingresso della cittadina di Sangkhla Buri. Dopo una copiosa prima colazione, i bambini cominciano a studiare il thailandese, che molti di loro ancora non parlano e che è indispensabile per accedere alle scuole statali scongiurando così il rischio di finire schiavizzati nelle fabbriche lager di Rangoon o stuprati nei bordelli di Bangkok. "Come diceva Mandela, l'istruzione è l'arma più potente contro lo sfruttamento ma per questi bambini di etnia Karen è qualcosa di più: sono apolidi, quindi invisibili e senza diritti, e potranno esistere legalmente soltanto una volta registrati nel sistema educativo del Paese", dice Daniel Hopson, 43enne di Manchester, alto e magro, che nel 2005 creò questo santuario dove oggi, tra chi raccoglie lungo il confine, chi ospita all'interno della struttura e chi aiuta con le cure sanitarie, accudisce circa seicento bambini e adolescenti.
Senza un'organizzazione come la sua, molti di loro potrebbero finire nella rete del traffico di esseri umani che ieri mattina ha denunciato perfino il Papa: un'attività molto lucrosa alla quale partecipano attivamente anche l'esercito, la polizia e le autorità locali, e dove un bambino vale una fortuna poiché puoi farlo lavorare 15 ore al giorno, 7 giorni su 7, senza mai versagli un centesimo.
Questi piccoli sono i figli di un massacro che per efferatezza e vastità vent'anni fa rasentò il genocidio. Allora, come nel 2015 contro i Rohingya, l'esercito birmano bruciò tutti i villaggi Karen in un'area lunga 70 chilometri e larga 170, costrinse gli abitanti al lavoro forzato, assassinò, stuprò, terrorizzò. Per sopravvivere alla pulizia etnica, i Karen si nascosero nella giungla e presero le armi, ma oltre 130mila furono costretti a fuggire in Thailandia. Oggi, dopo un cessate il fuoco firmato dalle milizie Karen e malgrado la vittoria alle elezioni del 2015 del partito guidato dalla Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, il regime di Rangoon continua a reprimere i membri di quest'etnia. Perciò, nella foresta non tutti hanno consegnato i loro vecchi kalashnikov. La notte scorsa, questa guerra a bassa intensità ha provocato altri due morti.
Ora, anche i Karen scappati in Thailandia vivono in condizioni di estremo disagio, sfruttati nelle piantagioni di alberi della gomma e ammucchiati nelle bidonville lungo la frontiera. "Quando s'ammalano, per pagare l'ospedale, devono ricorrere agli strozzini. I quali avvertono i trafficanti di esseri umani che saldano il debito, ma chiedono al capo famiglia un figlio o una figlia che verrà sia istradato verso la prostituzione sia imbarcato come mozzo a bordo di un peschereccio sia sottopagato in una fabbrica o in un'azienda agricola senza poter esigere nessun salario", dice Hopson. Diventata una fondazione thailandese nel 2009, Children of the Forest sopravvive grazie alle donazioni internazionali: circa 320mila dollari. Uno dei suoi principali sostenitori è l'onlus milanese Mission Bambini, che dal 2006 versa circa 80mila dollari l'anno. "Qui i bimbi sono al centro di tutto e ogni cosa è decisa in funzione del loro benessere", spiega Maria Torelli, 39 anni, responsabile dei progetti educativi dell'organizzazione, che incontriamo a Sangkhla Buri, dove è venuta a monitorare alcuni progetti. "Per aiutare i piccoli Karen, Mission Bambini ricorre anche alle adozioni a distanza". Con lei andiamo a consegnare del riso e degli abiti a una famiglia che vive in una baracca sulle sponde del lago che bagna Sangkhla Buri. Shabun Pow, 70 anni, ricorda così gli eccidi dell'esercito di Rangoon: "I soldati piombarono nel nostro villaggio in piena notte e cominciarono a sparare contro chiunque. Fummo costretti a fuggire e con i miei cinque bambini abbiamo camminato per dieci giorni prima di arrivare in Thailandia. Non avevamo neanche le scarpe".
Droga e alcol sono le altre maledizioni che funestano i Karen, con conseguenze catastrofiche per i più giovani. Al momento, 110 tra orfani, bambini abbandonati o figli di tossicodipendenti vivono nella sede di Children of the Forest. A loro, aiutato dalla madre Lynda, dal padre Tom e da una decina di insegnanti, Hopson assicura un tetto, il cibo e le cure necessarie a qualsiasi bambino del pianeta. "Gli altri cento che andiamo a prelevare ogni mattina, anche nei villaggi più remoti, seguono le nostre classi aperte a chiunque tutto l'anno e che, a differenza di quelle thailandesi, sono gratuite".
Per i più piccoli, c'è anche il rischio di venire arruolati come "muli" dalle gang del traffico della droga che oltre confine fabbricano metanfetamine per l'enorme mercato thailandese. È andata molto meglio a Sao, 23 anni e da 14 a Children of the Forest, che si è appena diplomata in lettere. Come lei, altri cinque ex bambini cresciuti nella fondazione hanno recentemente ottenuto una laurea. Per Daniel Hopson, è questa la sua vittoria più bella.
Senza un'organizzazione come la sua, molti di loro potrebbero finire nella rete del traffico di esseri umani che ieri mattina ha denunciato perfino il Papa: un'attività molto lucrosa alla quale partecipano attivamente anche l'esercito, la polizia e le autorità locali, e dove un bambino vale una fortuna poiché puoi farlo lavorare 15 ore al giorno, 7 giorni su 7, senza mai versagli un centesimo.
Questi piccoli sono i figli di un massacro che per efferatezza e vastità vent'anni fa rasentò il genocidio. Allora, come nel 2015 contro i Rohingya, l'esercito birmano bruciò tutti i villaggi Karen in un'area lunga 70 chilometri e larga 170, costrinse gli abitanti al lavoro forzato, assassinò, stuprò, terrorizzò. Per sopravvivere alla pulizia etnica, i Karen si nascosero nella giungla e presero le armi, ma oltre 130mila furono costretti a fuggire in Thailandia. Oggi, dopo un cessate il fuoco firmato dalle milizie Karen e malgrado la vittoria alle elezioni del 2015 del partito guidato dalla Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, il regime di Rangoon continua a reprimere i membri di quest'etnia. Perciò, nella foresta non tutti hanno consegnato i loro vecchi kalashnikov. La notte scorsa, questa guerra a bassa intensità ha provocato altri due morti.
Ora, anche i Karen scappati in Thailandia vivono in condizioni di estremo disagio, sfruttati nelle piantagioni di alberi della gomma e ammucchiati nelle bidonville lungo la frontiera. "Quando s'ammalano, per pagare l'ospedale, devono ricorrere agli strozzini. I quali avvertono i trafficanti di esseri umani che saldano il debito, ma chiedono al capo famiglia un figlio o una figlia che verrà sia istradato verso la prostituzione sia imbarcato come mozzo a bordo di un peschereccio sia sottopagato in una fabbrica o in un'azienda agricola senza poter esigere nessun salario", dice Hopson. Diventata una fondazione thailandese nel 2009, Children of the Forest sopravvive grazie alle donazioni internazionali: circa 320mila dollari. Uno dei suoi principali sostenitori è l'onlus milanese Mission Bambini, che dal 2006 versa circa 80mila dollari l'anno. "Qui i bimbi sono al centro di tutto e ogni cosa è decisa in funzione del loro benessere", spiega Maria Torelli, 39 anni, responsabile dei progetti educativi dell'organizzazione, che incontriamo a Sangkhla Buri, dove è venuta a monitorare alcuni progetti. "Per aiutare i piccoli Karen, Mission Bambini ricorre anche alle adozioni a distanza". Con lei andiamo a consegnare del riso e degli abiti a una famiglia che vive in una baracca sulle sponde del lago che bagna Sangkhla Buri. Shabun Pow, 70 anni, ricorda così gli eccidi dell'esercito di Rangoon: "I soldati piombarono nel nostro villaggio in piena notte e cominciarono a sparare contro chiunque. Fummo costretti a fuggire e con i miei cinque bambini abbiamo camminato per dieci giorni prima di arrivare in Thailandia. Non avevamo neanche le scarpe".
Droga e alcol sono le altre maledizioni che funestano i Karen, con conseguenze catastrofiche per i più giovani. Al momento, 110 tra orfani, bambini abbandonati o figli di tossicodipendenti vivono nella sede di Children of the Forest. A loro, aiutato dalla madre Lynda, dal padre Tom e da una decina di insegnanti, Hopson assicura un tetto, il cibo e le cure necessarie a qualsiasi bambino del pianeta. "Gli altri cento che andiamo a prelevare ogni mattina, anche nei villaggi più remoti, seguono le nostre classi aperte a chiunque tutto l'anno e che, a differenza di quelle thailandesi, sono gratuite".
Per i più piccoli, c'è anche il rischio di venire arruolati come "muli" dalle gang del traffico della droga che oltre confine fabbricano metanfetamine per l'enorme mercato thailandese. È andata molto meglio a Sao, 23 anni e da 14 a Children of the Forest, che si è appena diplomata in lettere. Come lei, altri cinque ex bambini cresciuti nella fondazione hanno recentemente ottenuto una laurea. Per Daniel Hopson, è questa la sua vittoria più bella.