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Un bimbo di etnia Karen. A occuparsi dei piccoli la ong Mission Bambini (www.missionbambini.org)  

Nella terra dei Karen: “Salviamo dai bordelli i piccoli della foresta”

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Reportage al confine tra Thailandia e Myanmar. La fondazione Children of the Forest, sostenuta dalla onlus milanese Mission Bambini, si prende cura dei più giovani per evitare che vengano sfruttati nelle fabbriche lager o diventino schiavi del sesso. Sono i figli del massacro condotto vent'anni fa dall'esercito di Rangoon 
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SANGKHLA BURI. Allegri e affamati, i bambini s'arrampicano in fretta sul camion trasformato in scuolabus che ogni mattina passa a prelevarli nelle malconce fattorie dei raccoglitori di caucciù dove hanno trascorso la notte. Dopo sei mesi di pioggia, la miseria dei loro tuguri è appena attenuata dal verde stupefacente delle risaie e dalla straripante vegetazione che ricopre la cresta dei monti. Alle otto e mezzo lo scuolabus arriva finalmente alla fondazione Children of the Forest che conta una ventina di edifici in legno e bambù su una collina all'ingresso della cittadina di Sangkhla Buri. Dopo una copiosa prima colazione, i bambini cominciano a studiare il thailandese, che molti di loro ancora non parlano e che è indispensabile per accedere alle scuole statali scongiurando così il rischio di finire schiavizzati nelle fabbriche lager di Rangoon o stuprati nei bordelli di Bangkok. "Come diceva Mandela, l'istruzione è l'arma…
SANGKHLA BURI. Allegri e affamati, i bambini s'arrampicano in fretta sul camion trasformato in scuolabus che ogni mattina passa a prelevarli nelle malconce fattorie dei raccoglitori di caucciù dove hanno trascorso la notte. Dopo sei mesi di pioggia, la miseria dei loro tuguri è appena attenuata dal verde stupefacente delle risaie e dalla straripante vegetazione che ricopre la cresta dei monti. Alle otto e mezzo lo scuolabus arriva finalmente alla fondazione Children of the Forest che conta una ventina di edifici in legno e bambù su una collina all'ingresso della cittadina di Sangkhla Buri. Dopo una copiosa prima colazione, i bambini cominciano a studiare il thailandese, che molti di loro ancora non parlano e che è indispensabile per accedere alle scuole statali scongiurando così il rischio di finire schiavizzati nelle fabbriche lager di Rangoon o stuprati nei bordelli di Bangkok. "Come diceva Mandela, l'istruzione è l'arma più potente contro lo sfruttamento ma per questi bambini di etnia Karen è qualcosa di più: sono apolidi, quindi invisibili e senza diritti, e potranno esistere legalmente soltanto una volta registrati nel sistema educativo del Paese", dice Daniel Hopson, 43enne di Manchester, alto e magro, che nel 2005 creò questo santuario dove oggi, tra chi raccoglie lungo il confine, chi ospita all'interno della struttura e chi aiuta con le cure sanitarie, accudisce circa seicento bambini e adolescenti.

Senza un'organizzazione come la sua, molti di loro potrebbero finire nella rete del traffico di esseri umani che ieri mattina ha denunciato perfino il Papa: un'attività molto lucrosa alla quale partecipano attivamente anche l'esercito, la polizia e le autorità locali, e dove un bambino vale una fortuna poiché puoi farlo lavorare 15 ore al giorno, 7 giorni su 7, senza mai versagli un centesimo. 

Questi piccoli sono i figli di un massacro che per efferatezza e vastità vent'anni fa rasentò il genocidio. Allora, come nel 2015 contro i Rohingya, l'esercito birmano bruciò tutti i villaggi Karen in un'area lunga 70 chilometri e larga 170, costrinse gli abitanti al lavoro forzato, assassinò, stuprò, terrorizzò. Per sopravvivere alla pulizia etnica, i Karen si nascosero nella giungla e presero le armi, ma oltre 130mila furono costretti a fuggire in Thailandia. Oggi, dopo un cessate il fuoco firmato dalle milizie Karen e malgrado la vittoria alle elezioni del 2015 del partito guidato dalla Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, il regime di Rangoon continua a reprimere i membri di quest'etnia. Perciò, nella foresta non tutti hanno consegnato i loro vecchi kalashnikov. La notte scorsa, questa guerra a bassa intensità ha provocato altri due morti.

Ora, anche i Karen scappati in Thailandia vivono in condizioni di estremo disagio, sfruttati nelle piantagioni di alberi della gomma e ammucchiati nelle bidonville lungo la frontiera. "Quando s'ammalano, per pagare l'ospedale, devono ricorrere agli strozzini. I quali avvertono i trafficanti di esseri umani che saldano il debito, ma chiedono al capo famiglia un figlio o una figlia che verrà sia istradato verso la prostituzione sia imbarcato come mozzo a bordo di un peschereccio sia sottopagato in una fabbrica o in un'azienda agricola senza poter esigere nessun salario", dice Hopson. Diventata una fondazione thailandese nel 2009, Children of the Forest sopravvive grazie alle donazioni internazionali: circa 320mila dollari. Uno dei suoi principali sostenitori è l'onlus milanese Mission Bambini, che dal 2006 versa circa 80mila dollari l'anno. "Qui i bimbi sono al centro di tutto e ogni cosa è decisa in funzione del loro benessere", spiega Maria Torelli, 39 anni, responsabile dei progetti educativi dell'organizzazione, che incontriamo a Sangkhla Buri, dove è venuta a monitorare alcuni progetti. "Per aiutare i piccoli Karen, Mission Bambini ricorre anche alle adozioni a distanza". Con lei andiamo a consegnare del riso e degli abiti a una famiglia che vive in una baracca sulle sponde del lago che bagna Sangkhla Buri. Shabun Pow, 70 anni, ricorda così gli eccidi dell'esercito di Rangoon: "I soldati piombarono nel nostro villaggio in piena notte e cominciarono a sparare contro chiunque. Fummo costretti a fuggire e con i miei cinque bambini abbiamo camminato per dieci giorni prima di arrivare in Thailandia. Non avevamo neanche le scarpe". 

Droga e alcol sono le altre maledizioni che funestano i Karen, con conseguenze catastrofiche per i più giovani. Al momento, 110 tra orfani, bambini abbandonati o figli di tossicodipendenti vivono nella sede di Children of the Forest. A loro, aiutato dalla madre Lynda, dal padre Tom e da una decina di insegnanti, Hopson assicura un tetto, il cibo e le cure necessarie a qualsiasi bambino del pianeta. "Gli altri cento che andiamo a prelevare ogni mattina, anche nei villaggi più remoti, seguono le nostre classi aperte a chiunque tutto l'anno e che, a differenza di quelle thailandesi, sono gratuite". 

Per i più piccoli, c'è anche il rischio di venire arruolati come "muli" dalle gang del traffico della droga che oltre confine fabbricano metanfetamine per l'enorme mercato thailandese. È andata molto meglio a Sao, 23 anni e da 14 a Children of the Forest, che si è appena diplomata in lettere. Come lei, altri cinque ex bambini cresciuti nella fondazione hanno recentemente ottenuto una laurea. Per Daniel Hopson, è questa la sua vittoria più bella.