Israele si spacca sulle accuse a Netanyahu
Vincenzo Nigro , di VINCENZO NIGROL’incriminazione del premier ha portato la tensione alle stelle e fatto aumentare la retorica contro gli arabi-israeliani: per i giornali si avvicina la sua fine, ma in molti lo sostengono. Il Likud giura fedeltà al capo, la battaglia per la successione è però iniziata
TEL AVIV. I pretoriani di Benjamin Netanyahu si preparano a combattere. Dopo l'incriminazione per corruzione, frode e abuso d'ufficio, il premier per poche ore abbassa i toni. "Accetterò il verdetto della corte", diceva ieri dopo aver gridato giovedì al "golpe dei giudici, della polizia e dei giornali di sinistra". Dopo aver aizzato per mesi i suoi sostenitori soprattutto contro poliziotti e giudici. E dopo aver bersagliato un altro nemico facile, gli arabo-israeliani, che sono i "traditori interni" pronti ad allearsi con i suoi rivali di "Blu e Bianco", il partito di Benny Gantz.
"La fine di Benjamin Netanyahu è chiara, adesso bisogna soltanto capire quanto sarà grave la catastrofe che si trascinerà dietro": Yehuda Yifrah è un analista di Makor Rishon, un settimanale della destra estrema israeliana, seguito soprattutto fra i coloni. Non è un giornalista "di sinistra-…
"La fine di Benjamin Netanyahu è chiara, adesso bisogna soltanto capire quanto sarà grave la catastrofe che si trascinerà dietro": Yehuda Yifrah è un analista di Makor Rishon, un settimanale della destra estrema israeliana, seguito soprattutto fra i coloni. Non è un giornalista "di sinistra-…
TEL AVIV. I pretoriani di Benjamin Netanyahu si preparano a combattere. Dopo l'incriminazione per corruzione, frode e abuso d'ufficio, il premier per poche ore abbassa i toni. "Accetterò il verdetto della corte", diceva ieri dopo aver gridato giovedì al "golpe dei giudici, della polizia e dei giornali di sinistra". Dopo aver aizzato per mesi i suoi sostenitori soprattutto contro poliziotti e giudici. E dopo aver bersagliato un altro nemico facile, gli arabo-israeliani, che sono i "traditori interni" pronti ad allearsi con i suoi rivali di "Blu e Bianco", il partito di Benny Gantz.
"La fine di Benjamin Netanyahu è chiara, adesso bisogna soltanto capire quanto sarà grave la catastrofe che si trascinerà dietro": Yehuda Yifrah è un analista di Makor Rishon, un settimanale della destra estrema israeliana, seguito soprattutto fra i coloni. Non è un giornalista "di sinistra-traditore-di-Israele", come li chiama il Likud. Nell'analisi di Yifrah c'è la sintesi della grande paura che percorre il Paese. L'orrore che una nazione in guerra permanente da 70 anni sia entrata in una stagione di conflitto interno, di odio politico simile soltanto agli anni dell'assassinio di Yitzhak Rabin.
Netanyahu dice "accetterò il verdetto della corte". "Ci mancherebbe: il fatto è che lui spera di poter continuare a giocare con la poltrona di primo ministro per rallentare il processo, per farlo andare avanti per mesi se non per anni", dice il columnist Ben Caspit. Nel frattempo, il Paese si estremizza, si radicalizza. Gideon Meir, che è stato ambasciatore in Italia e moderatissimo direttore generale del Ministero degli Esteri, la settimana scorsa è stato citato in un articolo proprio da Caspit, uno dei 2 o 3 giornalisti più famosi del Paese: "Meir, che è un diplomatico rispettato e un uomo onesto, ha detto che in Italia il governo prova a combattere la mafia, mentre in Israele il governo e il suo capo sono emissari della mafia". Meir ripete che è una vergogna per lo Stato di Israele "avere un primo ministro accusato di corruzione, che sta usando lo Stato e i cittadini come ostaggi".
Per farlo Bibi deve alzare sempre più la tensione. Il Likud per ora mostra fedeltà al capo, anche se tutti sanno che una congiura per eliminarlo al momento opportuno è nelle cose. E allora sono i partitini della super-destra a prepararsi alla battaglia. Bezalel Smotrich, ministro dei Trasporti, capo di un partito di ultra-destra, annuncia: "Scenderemo in piazza contro la dittatura della magistratura, ricorderemo agli arabi che sono ospiti di questo Paese, che questa è la terra degli ebrei". Tornano i toni di lotta, di disprezzo per gli arabo-israeliani, quelli che sono cittadini dello Stato di Israele, che votano deputati che siedono nello stesso parlamento con i deputati ebrei e con Smotrich.
Tutto risale a lui, a Netanyahu. Il premier negli ultimi giorni ha avuto un'impennata di discorsi razzisti contro i deputati arabo-israeliani. Temeva che i 13 parlamentari arabi potessero appoggiare un governo di minoranza di Gantz. Netanyahu ha detto che "un governo che dipende dai deputati arabi è una minaccia esistenziale per la sicurezza di Israele" Per giorni lui e altri ministri hanno preso in giro Ayman Odeh, il coordinatore dei 13 deputati arabi.
Un elenco di incitamenti all'odio da parte della destra che fa raggelare il sangue. Il giornale moderato Jerusalem Post diretto da Yaakov Katz, un solido giornalista di orientamento conservatore-nazionalista è stato costretto a dire basta. Ha fatto un commento con anche l'elenco degli insulti di questi mesi. Il titolo era "Netanyahu, enough". Basta.
"La fine di Benjamin Netanyahu è chiara, adesso bisogna soltanto capire quanto sarà grave la catastrofe che si trascinerà dietro": Yehuda Yifrah è un analista di Makor Rishon, un settimanale della destra estrema israeliana, seguito soprattutto fra i coloni. Non è un giornalista "di sinistra-traditore-di-Israele", come li chiama il Likud. Nell'analisi di Yifrah c'è la sintesi della grande paura che percorre il Paese. L'orrore che una nazione in guerra permanente da 70 anni sia entrata in una stagione di conflitto interno, di odio politico simile soltanto agli anni dell'assassinio di Yitzhak Rabin.
Netanyahu dice "accetterò il verdetto della corte". "Ci mancherebbe: il fatto è che lui spera di poter continuare a giocare con la poltrona di primo ministro per rallentare il processo, per farlo andare avanti per mesi se non per anni", dice il columnist Ben Caspit. Nel frattempo, il Paese si estremizza, si radicalizza. Gideon Meir, che è stato ambasciatore in Italia e moderatissimo direttore generale del Ministero degli Esteri, la settimana scorsa è stato citato in un articolo proprio da Caspit, uno dei 2 o 3 giornalisti più famosi del Paese: "Meir, che è un diplomatico rispettato e un uomo onesto, ha detto che in Italia il governo prova a combattere la mafia, mentre in Israele il governo e il suo capo sono emissari della mafia". Meir ripete che è una vergogna per lo Stato di Israele "avere un primo ministro accusato di corruzione, che sta usando lo Stato e i cittadini come ostaggi".
Per farlo Bibi deve alzare sempre più la tensione. Il Likud per ora mostra fedeltà al capo, anche se tutti sanno che una congiura per eliminarlo al momento opportuno è nelle cose. E allora sono i partitini della super-destra a prepararsi alla battaglia. Bezalel Smotrich, ministro dei Trasporti, capo di un partito di ultra-destra, annuncia: "Scenderemo in piazza contro la dittatura della magistratura, ricorderemo agli arabi che sono ospiti di questo Paese, che questa è la terra degli ebrei". Tornano i toni di lotta, di disprezzo per gli arabo-israeliani, quelli che sono cittadini dello Stato di Israele, che votano deputati che siedono nello stesso parlamento con i deputati ebrei e con Smotrich.
Tutto risale a lui, a Netanyahu. Il premier negli ultimi giorni ha avuto un'impennata di discorsi razzisti contro i deputati arabo-israeliani. Temeva che i 13 parlamentari arabi potessero appoggiare un governo di minoranza di Gantz. Netanyahu ha detto che "un governo che dipende dai deputati arabi è una minaccia esistenziale per la sicurezza di Israele" Per giorni lui e altri ministri hanno preso in giro Ayman Odeh, il coordinatore dei 13 deputati arabi.
Un elenco di incitamenti all'odio da parte della destra che fa raggelare il sangue. Il giornale moderato Jerusalem Post diretto da Yaakov Katz, un solido giornalista di orientamento conservatore-nazionalista è stato costretto a dire basta. Ha fatto un commento con anche l'elenco degli insulti di questi mesi. Il titolo era "Netanyahu, enough". Basta.