Egitto, raid della polizia contro l'ultimo giornale indipendente
Francesca Caferri, di FRANCESCA CAFERRIUomini in borghese nella redazione di Mada Masr: sequestrati pc e telefoni. Arrestati brevemente la direttrice e due giornalisti: avevano pubblicato una storia sul figlio del presidente al Al Sisi
Le forze di sicurezza egiziane hanno compiuto domenica un raid nella redazione di Mada Masr, unico media indipendente in Egitto, sequestrando computer e telefoni e fermando per qualche ora tre giornalisti fra cui Lina Atallah, fondatrice e direttrice del giornale. L’operazione segue di un giorno l’arresto di un altro giornalista di Mada Masr, Shady Zalat, prelevato sabato mattina dalla sua abitazione del Cairo: l’uomo è stato rilasciato in mezzo a una strada in contemporanea ai colleghi.
Secondo il racconto dei giornalisti sui Social media, a presentarsi nella redazione sono stati nove uomini in borghese che hanno rifiutato di indentificarsi, costretto i reporter a consegnare telefoni e pc e dopo tre ore di interrogatori hanno portato via Atallah, Rana Mamdoudh e Mohamed Hamama senza rispondere a domande sulle eventuali accuse contro di loro.
Mada Masr è l’unico media indipendente rimasto in un Egitto dove, negli ultimi anni, ogni vo…
Secondo il racconto dei giornalisti sui Social media, a presentarsi nella redazione sono stati nove uomini in borghese che hanno rifiutato di indentificarsi, costretto i reporter a consegnare telefoni e pc e dopo tre ore di interrogatori hanno portato via Atallah, Rana Mamdoudh e Mohamed Hamama senza rispondere a domande sulle eventuali accuse contro di loro.
Mada Masr è l’unico media indipendente rimasto in un Egitto dove, negli ultimi anni, ogni vo…
Le forze di sicurezza egiziane hanno compiuto domenica un raid nella redazione di Mada Masr, unico media indipendente in Egitto, sequestrando computer e telefoni e fermando per qualche ora tre giornalisti fra cui Lina Atallah, fondatrice e direttrice del giornale. L’operazione segue di un giorno l’arresto di un altro giornalista di Mada Masr, Shady Zalat, prelevato sabato mattina dalla sua abitazione del Cairo: l’uomo è stato rilasciato in mezzo a una strada in contemporanea ai colleghi.
Secondo il racconto dei giornalisti sui Social media, a presentarsi nella redazione sono stati nove uomini in borghese che hanno rifiutato di indentificarsi, costretto i reporter a consegnare telefoni e pc e dopo tre ore di interrogatori hanno portato via Atallah, Rana Mamdoudh e Mohamed Hamama senza rispondere a domande sulle eventuali accuse contro di loro.
Mada Masr è l’unico media indipendente rimasto in un Egitto dove, negli ultimi anni, ogni voce di dissenso è stata sistematicamente silenziata: è pubblicato sul web in inglese e arabo e noto per le sue inchieste accurate e coraggiose. Dopo l’oscuramento del suo sito Internet ha continuato le pubblicazioni attraverso i Social media. Negli ultimi anni è stato premiato con alcuni dei maggiori riconoscimenti per la stampa indipendente al mondo, in Europa così come negli Stati Uniti: Lina Atallah è stata nominata da Time Magazine fra i leader del futuro.
Amnesty International ha definito il raid “una pericolosa escalation”: segue infatti una serie di arresti – fra cui quello dell’attivista Alaa Abdel Fatah - con cui il governo del presidente Abdel Fatah al Sisi, salito al potere con un colpo di Stato nel 2013, da settembre a questa parte ha sistematicamente preso di mira dissidenti e oppositori. Secondo il Comitato internazionale per la protezione dei giornalisti, l’Egitto è il terzo Paese a mondo per numero di reporter incarcerati, dopo la Cina e la Turchia.
Il raid avviene subito dopo la pubblicazione di un’inchiesta sul figlio di Al Sisi, Mahmoud, che sarebbe stato rimosso dal suo incarico di consulente del padre per essere trasferito a Mosca come membro del corpo diplomatico dopo aver commesso una serie di errori dannosi per il presidente.
Mada Masr non è nuovo a inchieste scomode: era stato l’unico giornale egiziano a raccontare con imparzialità la strage di sostenitori dei Fratelli musulmani compiuta dall’esercito al momento dell’arrivo al potere di Al Sisi. Così come le bugie e le ambiguità del governo egiziano sul caso Regeni. “Siamo consapevoli dei rischi, ma anche di ciò che comporta stare zitti: sappiamo di essere in pericolo ma se non ci alziamo e non andiamo avanti saremo comunque prigionieri”, aveva detto Atallah qualche mese fa a Perugia in occasione dell’International Journalism festival.
Secondo il racconto dei giornalisti sui Social media, a presentarsi nella redazione sono stati nove uomini in borghese che hanno rifiutato di indentificarsi, costretto i reporter a consegnare telefoni e pc e dopo tre ore di interrogatori hanno portato via Atallah, Rana Mamdoudh e Mohamed Hamama senza rispondere a domande sulle eventuali accuse contro di loro.
Mada Masr è l’unico media indipendente rimasto in un Egitto dove, negli ultimi anni, ogni voce di dissenso è stata sistematicamente silenziata: è pubblicato sul web in inglese e arabo e noto per le sue inchieste accurate e coraggiose. Dopo l’oscuramento del suo sito Internet ha continuato le pubblicazioni attraverso i Social media. Negli ultimi anni è stato premiato con alcuni dei maggiori riconoscimenti per la stampa indipendente al mondo, in Europa così come negli Stati Uniti: Lina Atallah è stata nominata da Time Magazine fra i leader del futuro.
Amnesty International ha definito il raid “una pericolosa escalation”: segue infatti una serie di arresti – fra cui quello dell’attivista Alaa Abdel Fatah - con cui il governo del presidente Abdel Fatah al Sisi, salito al potere con un colpo di Stato nel 2013, da settembre a questa parte ha sistematicamente preso di mira dissidenti e oppositori. Secondo il Comitato internazionale per la protezione dei giornalisti, l’Egitto è il terzo Paese a mondo per numero di reporter incarcerati, dopo la Cina e la Turchia.
Il raid avviene subito dopo la pubblicazione di un’inchiesta sul figlio di Al Sisi, Mahmoud, che sarebbe stato rimosso dal suo incarico di consulente del padre per essere trasferito a Mosca come membro del corpo diplomatico dopo aver commesso una serie di errori dannosi per il presidente.
Mada Masr non è nuovo a inchieste scomode: era stato l’unico giornale egiziano a raccontare con imparzialità la strage di sostenitori dei Fratelli musulmani compiuta dall’esercito al momento dell’arrivo al potere di Al Sisi. Così come le bugie e le ambiguità del governo egiziano sul caso Regeni. “Siamo consapevoli dei rischi, ma anche di ciò che comporta stare zitti: sappiamo di essere in pericolo ma se non ci alziamo e non andiamo avanti saremo comunque prigionieri”, aveva detto Atallah qualche mese fa a Perugia in occasione dell’International Journalism festival.