La scrittrice: "In quelle case ancora i segni degli errori della dittatura"
di STEFANIA DI LELLISOrnela Vorpsi vive a Parigi ma a Tirana ha quasi tutta la famiglia e sta vivendo con ansia queste ore. Ne "Il paese dove non si muore mai" e negli altri suoi libri ha raccontato le tracce lasciate dalla storia nell'animo e nella testa degli albanesi e non si arrende ad attribuire al caso la strage provocata dal sisma
"Anche nella costruzione delle case l'Albania porta i segni della dittatura e degli errori che sono seguiti. Ora è il tempo del lutto e bisogna ancora capire quali siano stati gli edifici a sbriciolarsi, ma poi bisognerà chiarire il motivo per cui sono caduti". Ornela Vorpsi vive a Parigi, lontano dal suo paese natale, ma a Tirana ha quasi tutta la famiglia e sta vivendo con ansia queste ore. Ne Il paese dove non si muore mai e negli altri suoi libri ha raccontato le tracce lasciate dalla storia nell'animo e nella testa degli albanesi e non si arrende ad attribuire al caso la strage provocata dal sisma.
Ornela Vorpsi, che cosa le hanno raccontato i suoi familiari?
"La mia famiglia ha avvertito le scosse, hanno avuto tutti paura. Ma naturalmente il dolore è per le persone che hanno perso la vita a Durazzo e a Thumane".
Sotto accusa è l'edilizia selvaggia. Forse molte vite avrebbero potuto essere salvate con strutture pi&ugr…
Ornela Vorpsi, che cosa le hanno raccontato i suoi familiari?
"La mia famiglia ha avvertito le scosse, hanno avuto tutti paura. Ma naturalmente il dolore è per le persone che hanno perso la vita a Durazzo e a Thumane".
Sotto accusa è l'edilizia selvaggia. Forse molte vite avrebbero potuto essere salvate con strutture pi&ugr…
"Anche nella costruzione delle case l'Albania porta i segni della dittatura e degli errori che sono seguiti. Ora è il tempo del lutto e bisogna ancora capire quali siano stati gli edifici a sbriciolarsi, ma poi bisognerà chiarire il motivo per cui sono caduti". Ornela Vorpsi vive a Parigi, lontano dal suo paese natale, ma a Tirana ha quasi tutta la famiglia e sta vivendo con ansia queste ore. Ne Il paese dove non si muore mai e negli altri suoi libri ha raccontato le tracce lasciate dalla storia nell'animo e nella testa degli albanesi e non si arrende ad attribuire al caso la strage provocata dal sisma.
Ornela Vorpsi, che cosa le hanno raccontato i suoi familiari?
"La mia famiglia ha avvertito le scosse, hanno avuto tutti paura. Ma naturalmente il dolore è per le persone che hanno perso la vita a Durazzo e a Thumane".
Sotto accusa è l'edilizia selvaggia. Forse molte vite avrebbero potuto essere salvate con strutture più solide.
"Questo è un grande problema dell'Albania. Durante la dittatura di Enver Hoxha, i bisognosi potevano fare richiesta di una casa e il regime forniva i materiali e un progetto, ma poi ognuno si arrangiava, faceva da sé, pure se non aveva alcuna esperienza edilizia. Anche mia madre si costruì la casa da sola".
Non sembra però che siano crollati solo i palazzi più vecchi. Perché?
"Perché le cattive abitudini sono continuate anche dopo la dittatura. L'insofferenza alle regole è esplosa e ognuno pretendeva di fare come voleva. Con Sali Berisha al potere dagli anni Novanta le città sono state cementificate in modo selvaggio. Chi desiderava tirare su un chiosco o una casa lo faceva senza curarsi di permessi o norme. A Tirana è stato consentita l'edificazione di case lungo il fiume Lana senza nessuna cautela di tipo sanitario o di sicurezza".
Tutto questo prosegue ancora?
"Edi Rama, premier dal 2013, sta facendo un gran lavoro. Sull'edilizia come su tanto altro. A Tirana ha eliminato infiniti abusi. Ma il mio è un paese che viene da lontano e non si costruisce uno Stato nuovo neanche in venti anni. In parte noi albanesi non abbiamo ancora capito del tutto che ci vogliono regole se si vuole vivere bene la libertà".
Dalle città colpite arrivano storie di grande solidarietà. Lei nei suoi libri ha narrato gli odi profondi che percorrono il suo popolo. Crede che le cose stiano cambiando?
"Ogni volta che vado nel mio paese o incontro le comunità di albanesi all'estero vedo grandi mutamenti. Ma, ripeto, veniamo da lontano: sotto Hoxha tutti spiavano tutti. E' vero però che nel momento del dolore gli albanesi sanno essere solidali. C'è un detto che cito in un mio libro: 'Vivi che ti odio e muori che ti piango'".
Lei ha sempre raccontato le donne del suo paese. In questo sisma ne sono morte tante...
"Le donne sapranno essere importanti nella ricostruzione. Sotto la dittatura erano già abituate a lavorare e anche se la società tradizionale è patriarcale stanno trovando la loro voce. Si faranno sentire".
L'Europa è vicina all'Albania?
"Grazie all'Italia, alla Francia, ai paesi che stanno inviando aiuti. Ma l'Europa è importante anche per il cammino che sta facendo l'Albania per entrare nell'Unione".
Ornela Vorpsi, che cosa le hanno raccontato i suoi familiari?
"La mia famiglia ha avvertito le scosse, hanno avuto tutti paura. Ma naturalmente il dolore è per le persone che hanno perso la vita a Durazzo e a Thumane".
Sotto accusa è l'edilizia selvaggia. Forse molte vite avrebbero potuto essere salvate con strutture più solide.
"Questo è un grande problema dell'Albania. Durante la dittatura di Enver Hoxha, i bisognosi potevano fare richiesta di una casa e il regime forniva i materiali e un progetto, ma poi ognuno si arrangiava, faceva da sé, pure se non aveva alcuna esperienza edilizia. Anche mia madre si costruì la casa da sola".
Non sembra però che siano crollati solo i palazzi più vecchi. Perché?
"Perché le cattive abitudini sono continuate anche dopo la dittatura. L'insofferenza alle regole è esplosa e ognuno pretendeva di fare come voleva. Con Sali Berisha al potere dagli anni Novanta le città sono state cementificate in modo selvaggio. Chi desiderava tirare su un chiosco o una casa lo faceva senza curarsi di permessi o norme. A Tirana è stato consentita l'edificazione di case lungo il fiume Lana senza nessuna cautela di tipo sanitario o di sicurezza".
Tutto questo prosegue ancora?
"Edi Rama, premier dal 2013, sta facendo un gran lavoro. Sull'edilizia come su tanto altro. A Tirana ha eliminato infiniti abusi. Ma il mio è un paese che viene da lontano e non si costruisce uno Stato nuovo neanche in venti anni. In parte noi albanesi non abbiamo ancora capito del tutto che ci vogliono regole se si vuole vivere bene la libertà".
Dalle città colpite arrivano storie di grande solidarietà. Lei nei suoi libri ha narrato gli odi profondi che percorrono il suo popolo. Crede che le cose stiano cambiando?
"Ogni volta che vado nel mio paese o incontro le comunità di albanesi all'estero vedo grandi mutamenti. Ma, ripeto, veniamo da lontano: sotto Hoxha tutti spiavano tutti. E' vero però che nel momento del dolore gli albanesi sanno essere solidali. C'è un detto che cito in un mio libro: 'Vivi che ti odio e muori che ti piango'".
Lei ha sempre raccontato le donne del suo paese. In questo sisma ne sono morte tante...
"Le donne sapranno essere importanti nella ricostruzione. Sotto la dittatura erano già abituate a lavorare e anche se la società tradizionale è patriarcale stanno trovando la loro voce. Si faranno sentire".
L'Europa è vicina all'Albania?
"Grazie all'Italia, alla Francia, ai paesi che stanno inviando aiuti. Ma l'Europa è importante anche per il cammino che sta facendo l'Albania per entrare nell'Unione".