Kristi, Rami e i ragazzi italiani. Storie dall’Albania che trema
dal nostro inviato PAOLO BRERA
Tra le 31 vittime anche la fidanzata del figlio del primo ministro, morta con tutta la famiglia. Rimane in ospedale il 16enne salvato dopo essere rimasto intrappolato 14 ore sotto le macerie
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
TIRANA - Kristi Reci aveva 24 anni e un fidanzato d'oro - Gregor, figlio del premier albanese Edi Rama - e ora non c'è più: è morta sotto le macerie di questo terremoto strambo che ha colpito un palazzo e ne ha salvati cento lì accanto; e poi ne ha distrutto un altro, e altri cento li ha lasciati intatti.
Kristi è uno dei 31 morti accertati del sisma d'Albania. Il terremoto ha schiantato la palazzina in cui viveva, a Durazzo, e dopo due giorni di riserbo e di speranza Gregor ha affidato a Instagram il suo addio. Non ci sono più papà Edward, mamma Dolora e nemmeno Klaus, il fratello. Col viso tetro, il premier Edi Rama lo incontravi ovunque, in questi giorni neri di paura. Eccolo davanti alla casa della donna affranta che urla e implora di trovarle i figli a Thumane; eccolo bianco come un cencio tra le macerie di Durazzo; eccolo ora nelle tendopoli dei terremotati. "È il suo lavoro", storcevano scettici la b…
TIRANA - Kristi Reci aveva 24 anni e un fidanzato d'oro - Gregor, figlio del premier albanese Edi Rama - e ora non c'è più: è morta sotto le macerie di questo terremoto strambo che ha colpito un palazzo e ne ha salvati cento lì accanto; e poi ne ha distrutto un altro, e altri cento li ha lasciati intatti.
Kristi è uno dei 31 morti accertati del sisma d'Albania. Il terremoto ha schiantato la palazzina in cui viveva, a Durazzo, e dopo due giorni di riserbo e di speranza Gregor ha affidato a Instagram il suo addio. Non ci sono più papà Edward, mamma Dolora e nemmeno Klaus, il fratello. Col viso tetro, il premier Edi Rama lo incontravi ovunque, in questi giorni neri di paura. Eccolo davanti alla casa della donna affranta che urla e implora di trovarle i figli a Thumane; eccolo bianco come un cencio tra le macerie di Durazzo; eccolo ora nelle tendopoli dei terremotati. "È il suo lavoro", storcevano scettici la bocca i giornalisti, vai a sapere cosa serbava in cuore. Kristi Reci
E trema ancora, maledetta, la terra: una botta da 5.2 ha riportato tutti in strada, ieri pomeriggio: gli albanesi e i molti italiani che, soddisfatti per altro, vivono qui. Pensavano di averla sfangata, di poter tornare alla routine e alla movida del Block di Tirana, all'ingarbugliata vita quotidiana con poche regole e tutte da scrivere, e invece ieri erano di nuovo tutti in strada, con le auto pronte a una notte difficile davanti, con i bambini che lagnano e devi dirgli stai tranquillo, trema un po' ma non succede niente, vedi?
Gli expat di Comdata, trentenni in carriera con l'entusiasmo che devi avere mentre ti costuisci il futuro, sono corsi fuori e via, si chiude. Il call center della multinazionale italiana ha serrato i battenti, tutti fuori e anche loro che sono i tecnici italiani, e che ora si bevono una birra nel dehor del D'Angelo cafè. "Paura? Ci stiamo abituando, anche se siamo quasi tutti pugliesi e i terremoti non li conosciamo", anche se a casa hanno dovuto dire mille volte che Tirana non è Durazzo e qui non è successo nulla. Anche se "in un futuro qui ci crediamo eccome", per sempre chissà "ma per ora sì".
Sono passati due giorni dalla scossa micidiale delle 3.54, e Rami è ancora in ospedale a Tirana, reparto ortopedia: ha 16 anni, lo hanno salvato dopo 14 ore sotto i calcinacci di casa. Nella palazzina in cui viveva, ieri sera ancora erano accese le luci a giorno del cantiere affidato agli italiani, ai 40 uomini della Usar Medium dei vigili del fuoco che hanno rivoluzionato tutto, appena hanno preso il testimone dalle squadre speciali kosovare che avevano salvato Rami e tirato fuori il corpo di sua nonna. Tutti morti, gli altri? "Mai disperare", dicono gli specialisti italiani infilando tra i calcinacci telecamere snake, capaci come i serpenti di trovarsi una via là sotto. Mentre sguinzagliano i cani, col loro naso affinato: "Si va di precisione, non di forza", altrimenti rischi di far danni.
A Thumane, nel villaggio dei contadini espatriati in cerca di fortuna dove son venuti giù interi palazzi di cinque piani, un uomo che avrà una quarantina d'anni e neanche un capello in testa ti fa tremare i polsi all'idea di parlargli. Lunedì notte ha provato a salvarli, i suoi familiari, ma li ha persi tutti e sette. Papà e mamma, sua moglie, i suoi tre figli. Erano le tre del mattino, una scossa sopra il 4 di magnitudo lo ha svegliato di brutto. "Ehi, usciamo tutti, qui non scherza". A settembre aveva picchiato duro, da queste parti. Ma non gli hanno dato retta. "Zara - è il suo nomignolo - esagerato, cosa vuoi che succeda? Se vuoi vai tu".