Iraq, rivolta contro il governo. Forze di sicurezza sparano sui manifestanti; 25 morti a Nassiriya
Manifestanti indossano maschere e strumenti di difesa a Baghdad (afp)
Continuano le manifestazioni contro il governo, sotto accusa per la crisi ecomica e la corruzione. Le forze armate irachene hanno annunciato la creazione di un'unità di crisi per ripristinare l'ordine. Da inizio ottobre circa 350 vittime. Teheran protesta con ambasciatore di Baghdad per l'assalto al consolato di Najaf
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NASSIRIYA - Ancora sangue in Iraq, teatro da inizio ottobre di proteste antigovernative, contro la corruzione e la stagnazione economica. Secondo fonti sanitarie, a Nassiriya, nel sud del Paese, in questo giovedì di violenza si conterebbero almeno 25 morti e 200 feriti: prima dell'alba le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco sulle persone che si erano radunate su due ponti a Nassiriya.
Le autorità hanno imposto il coprifuoco ma migliaia di manifestanti non l'hanno rispettato per partecipare al corteo funebre delle vittime. Le violenze si sono scatenate con il tentativo delle forze dell'ordine di riprendere il controllo dei ponti occupati. Di fronte ai continui spari, i combattenti legati alle tribù si sono schierati, armati, sull'autostrada che arriva da Baghdad, per impedire l'arrivo di altri poliziotti o militari.
Dall'inizio delle proteste si stima siano circa 350 le persone che hanno perso la vita. Migliaia le persone scese in piazza per denunciare la carenza di posti di lavoro, la mancanza di servizi e la corruzione del governo.
L'unità di crisi per "ripristinare l'ordine"
Per contrastare le proteste il comando militare del Paese ha annunciato la creazione di "unità di crisi" per "ripristinare l'ordine". A capo delle "unità di crisi" ci saranno comandanti militari e governatori delle province. Gli obiettivi dichiarati sono garantire "la sicurezza e far rispettare la legge", oltre a "proteggere le istituzioni" e i "cittadini", come ha riferito la tv irachena Alsumaria.
"Su ordine del comandante in capo delle Forze Armate, il premier Adel Abdul Mahdi, sono stati nominati comandanti militari per dirigere e controllare le forze di sicurezza e i militari e fornire assistenza ai governatori", afferma una nota del comando militare riportata dalla Bbc.
Incendio al consolato iraniano di Najaf
La notizia arriva all'indomani dell'assalto al consolato iraniano a Najaf, nel sud dell'Iraq. Una folla di manifestanti mercoledì in serata ha dato alle fiamme il consolato iraniano a Najaf, città santa in Iraq, urlando "l'Iran fuori dall'Iraq". Il personale diplomatico iraniano era stato evacuato prima dell'attacco.
Secondo testimoni, le forze di sicurezza hanno usato lacrimogeni e pallottole vere per disperdere i dimostranti, due dei quali sarebbero rimasti uccisi. Le forze di sicurezza della città santa sciita hanno dichiarato il coprifuoco. E il governatore di Najaf, Luay al-Yassiry, ha annunciato la chiusura degli uffici pubblici. Secondo i manifestanti il governo di Baghdad è corrotto e sotto scacco di Teheran.
Due manifestanti davanti al consolato iraniano di Najaf in fiamme (afp)
Il ministero degli Esteri dell'Iraq ha condannato l'attacco al consolato, spiegando in una nota, che esso mira a danneggiare "i rapporti storici dell'Iraq con l'Iran".
La condanna di Teheran
Da Teheran è arrivata la condanna per l'assalto al suo consolato a Najaf. L'Iran chiede alle autorità di Baghdad di punire i responsabili. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Abbas Mousavi, citato dall'Irna.
La "forte protesta" della Repubblica islamica è stata rivolta all'ambasciatore iracheno nel Paese, sottolineando "la responsabilità di garantire la sicurezza delle strutture diplomatiche" da parte delle autorità locali.