Salva-Stati, Conte si schiera con i dem ma Di Maio vuole il rinvio
Tommaso Ciriaco , Alberto D’ArgenioGualtieri pronto a negoziare, però il premier e Franceschini sono convinti della necessità di firmare ora. Il capo 5S: rimandare alla primavera del 2020
Un asse tra il Pd e Palazzo Chigi per salvare il governo, ma in fondo anche per salvare la faccia dell'Italia in Europa. Ecco il sentiero stretto di Roberto Gualtieri, che si prepara a una trattativa "durissima" all'Eurogruppo del 4 dicembre per cambiare alcune regole legate al fondo salva Stati.
Per cambiarle, non per affossare il nuovo trattato sul Mes e "rimandare alla prossima primavera tutto il negoziato", come gli chiede invece Luigi Di Maio in una telefonata che fa ballare l'esecutivo. "Dobbiamo migliorare quei testi - è la linea che Nicola Zingaretti condivide con Dario Franceschini ed il suo ministro dell'Economia - ma non possiamo essere noi a dire no. Il Pd non farà strappi. Se i grillini vogliono far precipitare tutto, la responsabilità sarà tutta loro".
Appena rientrato dal Ghana, Giuseppe Conte si ritrova tra le mani un dossier potenzialmente esplosivo. I rapporti con Di Maio sono gelidi. Alla fi…
Per cambiarle, non per affossare il nuovo trattato sul Mes e "rimandare alla prossima primavera tutto il negoziato", come gli chiede invece Luigi Di Maio in una telefonata che fa ballare l'esecutivo. "Dobbiamo migliorare quei testi - è la linea che Nicola Zingaretti condivide con Dario Franceschini ed il suo ministro dell'Economia - ma non possiamo essere noi a dire no. Il Pd non farà strappi. Se i grillini vogliono far precipitare tutto, la responsabilità sarà tutta loro".
Appena rientrato dal Ghana, Giuseppe Conte si ritrova tra le mani un dossier potenzialmente esplosivo. I rapporti con Di Maio sono gelidi. Alla fi…
Un asse tra il Pd e Palazzo Chigi per salvare il governo, ma in fondo anche per salvare la faccia dell'Italia in Europa. Ecco il sentiero stretto di Roberto Gualtieri, che si prepara a una trattativa "durissima" all'Eurogruppo del 4 dicembre per cambiare alcune regole legate al fondo salva Stati.
Per cambiarle, non per affossare il nuovo trattato sul Mes e "rimandare alla prossima primavera tutto il negoziato", come gli chiede invece Luigi Di Maio in una telefonata che fa ballare l'esecutivo. "Dobbiamo migliorare quei testi - è la linea che Nicola Zingaretti condivide con Dario Franceschini ed il suo ministro dell'Economia - ma non possiamo essere noi a dire no. Il Pd non farà strappi. Se i grillini vogliono far precipitare tutto, la responsabilità sarà tutta loro".
Appena rientrato dal Ghana, Giuseppe Conte si ritrova tra le mani un dossier potenzialmente esplosivo. I rapporti con Di Maio sono gelidi. Alla fine, però, il capo dell'esecutivo riesce almeno a convocare per domenica sera un summit di governo a Palazzo Chigi.
Deve convincere il capo del Movimento, ormai allineato ad Alessandro Di Battista, a non imbarcarsi in una fallimentare guerra con l'Europa. Il problema è che Di Maio non sembra intenzionato a frenare. Vuole portare una proposta di rinvio del Mes, frutto dei contributi raccolti tra i suoi parlamentari ostili al trattato.
Il ministro degli Esteri riferisce addirittura di scambi telefonici del corpo diplomatico con Bruxelles, per verificare la possibilità di far saltare l'accordo e tenere aperto il negoziato fino alla primavera 2020, in modo da evitare - così sostiene - il "rischio che l'Italia sia costretta a ristrutturare il debito". Ma non basta: al telefono chiede a Gualtieri di negare il via libera dell'Italia già all'Eurogruppo del 4 dicembre.
Da Conte, invece, pretenderà una difesa pubblica delle ragioni del "no" al Consiglio europeo del prossimo 12 e 13 dicembre. "Sono anch'io per la logica di sistema e per salvare il governo", fa trapelare provocatoriamente il grillino.
Conte, infatti, non gli crede. Il premier, anzi, deve saltare ostacoli sempre più alti. Si parte lunedì con le comunicazioni alla Camera, dove replicherà "colpo su colpo" a Matteo Salvini. L'avvocato ha in mano trenta pagine dettagliate per contestare le "bugie" sovraniste. E forse già in questa sede il capo dell'esecutivo prometterà una "logica di pacchetto" per migliorare il Mes nei suoi allegati tecnici e il capitolo parallelo dedicato all'unione bancaria (che non piace neanche a Gualtieri), ma certo non per affossare il trattato. Il cui testo è ormai chiuso e giudicato dal Tesoro favorevole all'Italia.
Il passaggio chiave, in realtà, sarà quello dell'Eurogruppo. Mercoledì il ministro dell'Economia si spenderà in un braccio di ferro con i colleghi, in modo da ottenere correzioni all'unione bancaria. Ma non si produrrà in strappi definitivi, al massimo metterà nero su bianco le riserve italiane su questo meccanismo, da portare al tavolo dei leader al Consiglio Ue del 12 e 13 dicembre.
Prima di quell'appuntamento, però, sarà Conte - il 10 dicembre - a sfidare l'Aula del Senato in vista del summit continentale. La Lega ha già annunciato una risoluzione per sgambettarlo, il problema è se farà lo stesso anche il Movimento. Il premier, però, è convinto che basterà chiedere a Di Maio di lasciargli il margine necessario per trattare fino all'ultimo con Bruxelles sul "pacchetto complessivo" per ottenere il via libera a un testo di maggioranza e tenere in piedi il governo.
Che Di Maio voglia rompere, però, è un dubbio che assale il Pd in queste ore. Non a caso, un ministro prudente come Enzo Amendola attacca Salvini, ma implicitamente anche di Di Maio, ricordando che contro il Mes è in atto "una campagna politica dei nazionalisti italiani anti-europei". Ed è vano sperare che sia il veto di un altro Paese sul negoziato a togliere le castagne dal fuoco ai giallorossi.
E d'altra parte, il salto nel buio è davvero lì, a un passo. L'ha spiegato riservatamente Paolo Gentiloni al telefono a Conte, nelle ultime ore. Lo pensa il Colle, che certo non gradisce questa sfida all'Europa lanciata dalla forza di maggioranza relativa di un esecutivo nato su premesse ultra europeiste.
E lo certifica in fondo anche lo spread, che negli ultimi giorni è tornato a crescere pericolosamente. Non è un caso: gli investitori potrebbero interpretare i tentennamenti italiani sul Mes come un segnale dell'intenzione di Roma di ristrutturare a breve il debito.
Per cambiarle, non per affossare il nuovo trattato sul Mes e "rimandare alla prossima primavera tutto il negoziato", come gli chiede invece Luigi Di Maio in una telefonata che fa ballare l'esecutivo. "Dobbiamo migliorare quei testi - è la linea che Nicola Zingaretti condivide con Dario Franceschini ed il suo ministro dell'Economia - ma non possiamo essere noi a dire no. Il Pd non farà strappi. Se i grillini vogliono far precipitare tutto, la responsabilità sarà tutta loro".
Appena rientrato dal Ghana, Giuseppe Conte si ritrova tra le mani un dossier potenzialmente esplosivo. I rapporti con Di Maio sono gelidi. Alla fine, però, il capo dell'esecutivo riesce almeno a convocare per domenica sera un summit di governo a Palazzo Chigi.
Deve convincere il capo del Movimento, ormai allineato ad Alessandro Di Battista, a non imbarcarsi in una fallimentare guerra con l'Europa. Il problema è che Di Maio non sembra intenzionato a frenare. Vuole portare una proposta di rinvio del Mes, frutto dei contributi raccolti tra i suoi parlamentari ostili al trattato.
Il ministro degli Esteri riferisce addirittura di scambi telefonici del corpo diplomatico con Bruxelles, per verificare la possibilità di far saltare l'accordo e tenere aperto il negoziato fino alla primavera 2020, in modo da evitare - così sostiene - il "rischio che l'Italia sia costretta a ristrutturare il debito". Ma non basta: al telefono chiede a Gualtieri di negare il via libera dell'Italia già all'Eurogruppo del 4 dicembre.
Da Conte, invece, pretenderà una difesa pubblica delle ragioni del "no" al Consiglio europeo del prossimo 12 e 13 dicembre. "Sono anch'io per la logica di sistema e per salvare il governo", fa trapelare provocatoriamente il grillino.
Conte, infatti, non gli crede. Il premier, anzi, deve saltare ostacoli sempre più alti. Si parte lunedì con le comunicazioni alla Camera, dove replicherà "colpo su colpo" a Matteo Salvini. L'avvocato ha in mano trenta pagine dettagliate per contestare le "bugie" sovraniste. E forse già in questa sede il capo dell'esecutivo prometterà una "logica di pacchetto" per migliorare il Mes nei suoi allegati tecnici e il capitolo parallelo dedicato all'unione bancaria (che non piace neanche a Gualtieri), ma certo non per affossare il trattato. Il cui testo è ormai chiuso e giudicato dal Tesoro favorevole all'Italia.
Il passaggio chiave, in realtà, sarà quello dell'Eurogruppo. Mercoledì il ministro dell'Economia si spenderà in un braccio di ferro con i colleghi, in modo da ottenere correzioni all'unione bancaria. Ma non si produrrà in strappi definitivi, al massimo metterà nero su bianco le riserve italiane su questo meccanismo, da portare al tavolo dei leader al Consiglio Ue del 12 e 13 dicembre.
Prima di quell'appuntamento, però, sarà Conte - il 10 dicembre - a sfidare l'Aula del Senato in vista del summit continentale. La Lega ha già annunciato una risoluzione per sgambettarlo, il problema è se farà lo stesso anche il Movimento. Il premier, però, è convinto che basterà chiedere a Di Maio di lasciargli il margine necessario per trattare fino all'ultimo con Bruxelles sul "pacchetto complessivo" per ottenere il via libera a un testo di maggioranza e tenere in piedi il governo.
Che Di Maio voglia rompere, però, è un dubbio che assale il Pd in queste ore. Non a caso, un ministro prudente come Enzo Amendola attacca Salvini, ma implicitamente anche di Di Maio, ricordando che contro il Mes è in atto "una campagna politica dei nazionalisti italiani anti-europei". Ed è vano sperare che sia il veto di un altro Paese sul negoziato a togliere le castagne dal fuoco ai giallorossi.
E d'altra parte, il salto nel buio è davvero lì, a un passo. L'ha spiegato riservatamente Paolo Gentiloni al telefono a Conte, nelle ultime ore. Lo pensa il Colle, che certo non gradisce questa sfida all'Europa lanciata dalla forza di maggioranza relativa di un esecutivo nato su premesse ultra europeiste.
E lo certifica in fondo anche lo spread, che negli ultimi giorni è tornato a crescere pericolosamente. Non è un caso: gli investitori potrebbero interpretare i tentennamenti italiani sul Mes come un segnale dell'intenzione di Roma di ristrutturare a breve il debito.