Olga Misik: "Sarà la nostra generazione a salvare il pianeta"
di ROSALBA CASTELLETTILa scorsa estate durante una delle prime proteste anti-governative moscovite represse con la forza, a soli 17 anni, sfidò gli agenti anti-sommossa con nient'altro che la sua voce e la Costituzione, diventando il simbolo della resistenza pacifica russa, e di un'intera generazione: "Noi crediamo ancora che le cose si possano cambiare"
ROMA - Avviluppata in una felpa nera, faccia acqua e sapone, Olga Misik sgrana spesso gli occhi o esplode in un sorriso che ha tutta la spensieratezza dei suoi 17 anni. Quando parla e sputa le parole tutte d'un fiato per non inciampare nella sua balbuzie, ti chiedi dove abbia trovato il coraggio, durante una delle prime proteste anti-governative moscovite della scorsa estate represse con la forza, di sfidare gli agenti anti-sommossa con nient'altro che la sua voce e la Costituzione.
Lo scatto che le è costato l'ennesimo fermo e che l'ha resa il simbolo della resistenza pacifica russa, ma anche di un'intera generazione che in ogni angolo del pianeta non ha paura di scendere in piazza per reclamare i suoi diritti. Dagli studenti scioperanti per il clima agli attivisti di Hong Kong fino alle Sardine in Italia. "Il fatto - ci dice Misik alla vigilia del suo incontro con il pubblico alla fiera Più Libri Più Liberi - è che in noi giovani…
Lo scatto che le è costato l'ennesimo fermo e che l'ha resa il simbolo della resistenza pacifica russa, ma anche di un'intera generazione che in ogni angolo del pianeta non ha paura di scendere in piazza per reclamare i suoi diritti. Dagli studenti scioperanti per il clima agli attivisti di Hong Kong fino alle Sardine in Italia. "Il fatto - ci dice Misik alla vigilia del suo incontro con il pubblico alla fiera Più Libri Più Liberi - è che in noi giovani…
ROMA - Avviluppata in una felpa nera, faccia acqua e sapone, Olga Misik sgrana spesso gli occhi o esplode in un sorriso che ha tutta la spensieratezza dei suoi 17 anni. Quando parla e sputa le parole tutte d'un fiato per non inciampare nella sua balbuzie, ti chiedi dove abbia trovato il coraggio, durante una delle prime proteste anti-governative moscovite della scorsa estate represse con la forza, di sfidare gli agenti anti-sommossa con nient'altro che la sua voce e la Costituzione.
Lo scatto che le è costato l'ennesimo fermo e che l'ha resa il simbolo della resistenza pacifica russa, ma anche di un'intera generazione che in ogni angolo del pianeta non ha paura di scendere in piazza per reclamare i suoi diritti. Dagli studenti scioperanti per il clima agli attivisti di Hong Kong fino alle Sardine in Italia. "Il fatto - ci dice Misik alla vigilia del suo incontro con il pubblico alla fiera Più Libri Più Liberi - è che in noi giovani non si è ancora radicato il disincanto. Siamo quelli che credono ancora che le cose si possano cambiare e penso anche che siamo proprio noi gli unici a poterle cambiare".
Nel 2017 era stata la cosiddetta "Generazione Putin" di teenager come lei che in tutta la loro vita hanno conosciuto un solo leader a invadere piazza Pushkin a Mosca...
"In Russia i giovani sono diventati la forza motrice di ogni azione per i diritti civili. Gli adulti invece hanno smesso di credere nel cambiamento. Dopo le manifestazioni in piazza Bolotnaja di otto anni fa, erano tutto sommato vicini a un cambiamento del potere. Ma non c'è stato e ora invece ne siamo molto più lontani rispetto ad allora. Ma non bisogna mollare. Anzi, dobbiamo essere più attivi e coraggiosi. Solo così possiamo attirare l'attenzione sui problemi e contribuire alla loro soluzione".
Proprio oggi si apre la Conferenza sul clima, un tema diventato di drammatica urgenza anche grazie all'impegno di Greta Thunberg. Molti la hanno soprannominata la "Greta russa". Pensa di avere qualcosa in comune con l'attivista svedese?
"Ci paragonano spesso, forse perché abbiamo più o meno la stessa età o forse per il modo in cui solleviamo i problemi. Sì, sotto qualche aspetto siamo simili, ma fra noi due c'è anche una grande differenza: Greta parla di ecologia e in sostanza non rischia niente. Mentre io parlo di politica, un tema molto pericoloso in un Paese come la Russia".
Quante volte l'hanno fermata sinora?
"Dieci o undici".
Come stanno andando le udienze dei vari processi in cui è coinvolta?
"Finora non hanno fatto altro che multarmi. La legge in Russia funziona così: se in sei mesi compi tre illeciti consecutivi, la prima volta ti danno una multa di 20mila rubli (280 euro, ndr), la seconda di 300mila rubli (4.220 euro, ndr), la terza ti mandano in galera per 5 anni".
E non ha paura?
"No... Da un lato capisco tutti i rischi che corro, ma dall'altro lato non posso proprio comportarmi in un altro modo. È che per evitare i rischi, dovrei proprio smetterla. Ma non lo farò mai".
Dopo la foto simbolo di quest'estate, in effetti, non si è mai fermata. Ha mostrato un foglio bianco in Piazza Rossa e indossato una maschera di Boris Eltsin in giro per Mosca. Come nascono queste proteste? E qual è lo scopo finale?
"Nascono un po' per caso. Ho visto la maschera di Eltsin a casa di un mio amico e gli ho chiesto di prestarmela. L'ho indossata e sono andata al mercato a comprare dei fiori che poi ho posato sulla tomba di Boris Nemtsov. Poi, tornando a casa, sono passata dalla Piazza Rossa e mi hanno fermato. La volta precedente avevo portato con me un semplice foglio di carta bianca. Così cerco di far prestare più attenzione sulla repressione. Un cartello vuoto in piazza Rossa sembra ineffabile, ma spinge ogni passante a vederci dentro le proprie aspirazioni".
In Russia c'è chi accusa oppositori come Aleksej Navalnyj o Ljubov Sobol di strumentalizzare lei e gli altri minori esponendovi al rischio del carcere per i loro scopi. È così?
"Ma no, non c'è nessuno dietro di me. Tutta quest'attenzione nei miei confronti, comunque, non fa altro che confermare che sono nel giusto".
Interverrà alla fiera Più libri più liberi per parlare di Costituzione. Quant'è importante che i giovani conoscano i loro diritti?
"La Costituzione dice una cosa, mentre lo Stato fa tutt'altro. Così si finisce per ridurla a una raccolta di slogan, invece è la legge fondante di ogni Paese. Per questo è importante conoscerla a fondo".
Qual è l'articolo che meglio riassume la sua lotta?
"Naturalmente è l'articolo 31 sulla libertà di riunioni pacifiche".
Questo è il suo secondo viaggio in Europa. Che cosa ne pensa?
"La differenza con la Russia è proprio colossale. Sia in Danimarca che in Italia vedo la gente essere davvero libera. Perciò non capisce che ci sono Paesi come la Russia dove si finisce in galera senza aver fatto nulla".
È tentata di fuggire in Europa?
"Mi è passato per la mente, lo ammetto, ma voglio continuare la mia attività in Russia perché la Russia è la parte più importante della mia vita"..
Lo scatto che le è costato l'ennesimo fermo e che l'ha resa il simbolo della resistenza pacifica russa, ma anche di un'intera generazione che in ogni angolo del pianeta non ha paura di scendere in piazza per reclamare i suoi diritti. Dagli studenti scioperanti per il clima agli attivisti di Hong Kong fino alle Sardine in Italia. "Il fatto - ci dice Misik alla vigilia del suo incontro con il pubblico alla fiera Più Libri Più Liberi - è che in noi giovani non si è ancora radicato il disincanto. Siamo quelli che credono ancora che le cose si possano cambiare e penso anche che siamo proprio noi gli unici a poterle cambiare".
Nel 2017 era stata la cosiddetta "Generazione Putin" di teenager come lei che in tutta la loro vita hanno conosciuto un solo leader a invadere piazza Pushkin a Mosca...
"In Russia i giovani sono diventati la forza motrice di ogni azione per i diritti civili. Gli adulti invece hanno smesso di credere nel cambiamento. Dopo le manifestazioni in piazza Bolotnaja di otto anni fa, erano tutto sommato vicini a un cambiamento del potere. Ma non c'è stato e ora invece ne siamo molto più lontani rispetto ad allora. Ma non bisogna mollare. Anzi, dobbiamo essere più attivi e coraggiosi. Solo così possiamo attirare l'attenzione sui problemi e contribuire alla loro soluzione".
Proprio oggi si apre la Conferenza sul clima, un tema diventato di drammatica urgenza anche grazie all'impegno di Greta Thunberg. Molti la hanno soprannominata la "Greta russa". Pensa di avere qualcosa in comune con l'attivista svedese?
"Ci paragonano spesso, forse perché abbiamo più o meno la stessa età o forse per il modo in cui solleviamo i problemi. Sì, sotto qualche aspetto siamo simili, ma fra noi due c'è anche una grande differenza: Greta parla di ecologia e in sostanza non rischia niente. Mentre io parlo di politica, un tema molto pericoloso in un Paese come la Russia".
Quante volte l'hanno fermata sinora?
"Dieci o undici".
Come stanno andando le udienze dei vari processi in cui è coinvolta?
"Finora non hanno fatto altro che multarmi. La legge in Russia funziona così: se in sei mesi compi tre illeciti consecutivi, la prima volta ti danno una multa di 20mila rubli (280 euro, ndr), la seconda di 300mila rubli (4.220 euro, ndr), la terza ti mandano in galera per 5 anni".
E non ha paura?
"No... Da un lato capisco tutti i rischi che corro, ma dall'altro lato non posso proprio comportarmi in un altro modo. È che per evitare i rischi, dovrei proprio smetterla. Ma non lo farò mai".
Dopo la foto simbolo di quest'estate, in effetti, non si è mai fermata. Ha mostrato un foglio bianco in Piazza Rossa e indossato una maschera di Boris Eltsin in giro per Mosca. Come nascono queste proteste? E qual è lo scopo finale?
"Nascono un po' per caso. Ho visto la maschera di Eltsin a casa di un mio amico e gli ho chiesto di prestarmela. L'ho indossata e sono andata al mercato a comprare dei fiori che poi ho posato sulla tomba di Boris Nemtsov. Poi, tornando a casa, sono passata dalla Piazza Rossa e mi hanno fermato. La volta precedente avevo portato con me un semplice foglio di carta bianca. Così cerco di far prestare più attenzione sulla repressione. Un cartello vuoto in piazza Rossa sembra ineffabile, ma spinge ogni passante a vederci dentro le proprie aspirazioni".
In Russia c'è chi accusa oppositori come Aleksej Navalnyj o Ljubov Sobol di strumentalizzare lei e gli altri minori esponendovi al rischio del carcere per i loro scopi. È così?
"Ma no, non c'è nessuno dietro di me. Tutta quest'attenzione nei miei confronti, comunque, non fa altro che confermare che sono nel giusto".
Interverrà alla fiera Più libri più liberi per parlare di Costituzione. Quant'è importante che i giovani conoscano i loro diritti?
"La Costituzione dice una cosa, mentre lo Stato fa tutt'altro. Così si finisce per ridurla a una raccolta di slogan, invece è la legge fondante di ogni Paese. Per questo è importante conoscerla a fondo".
Qual è l'articolo che meglio riassume la sua lotta?
"Naturalmente è l'articolo 31 sulla libertà di riunioni pacifiche".
Questo è il suo secondo viaggio in Europa. Che cosa ne pensa?
"La differenza con la Russia è proprio colossale. Sia in Danimarca che in Italia vedo la gente essere davvero libera. Perciò non capisce che ci sono Paesi come la Russia dove si finisce in galera senza aver fatto nulla".
È tentata di fuggire in Europa?
"Mi è passato per la mente, lo ammetto, ma voglio continuare la mia attività in Russia perché la Russia è la parte più importante della mia vita"..