Clima malato, tra i Paesi con più vittime a sorpresa c'è anche l’Italia
dalla nostra inviata STEFANIA DI LELLISIl rapporto della ong Germanwatch: 19.947 morti nel nostro Paese negli ultimi 20 anni. Tra i più colpiti da eventi estremi Giappone e Germania
MADRID - Nel labirinto di stand della Conferenza sul clima di Madrid le cifre si inseguono in una specie di gara per catturare l'attenzione dei media. Nulla di paragonabile al messaggio diretto dell'attivista sedicenne Greta Thunberg. Ma l'allarme è lo stesso. In un linguaggio da addetti ai lavori il punto comune è: nessuno si può dire non toccato dall'emergenza ambientale. Compresi i paesi del nord del mondo, compresa l'Europa, compresa l'Italia.
L'Ong tedesca Germanwatch nel suo quindicesimo Global Climate Risk Index si concentra sulle vittime e sui danni provocati da eventi climatici estremi. Tra il 1999 e il 2018 - spiega - l'Italia ha registrato 19.947 morti riconducibili proprio a questi eventi (che hanno distrutto campi, case, strade, ponti): una strage che ci colloca al sesto posto per numero di vittime nell'ultimo ventennio. E abbiamo pagato un conto ingente anche in termini economici: 32,92 miliardi di dollari (18esim…
L'Ong tedesca Germanwatch nel suo quindicesimo Global Climate Risk Index si concentra sulle vittime e sui danni provocati da eventi climatici estremi. Tra il 1999 e il 2018 - spiega - l'Italia ha registrato 19.947 morti riconducibili proprio a questi eventi (che hanno distrutto campi, case, strade, ponti): una strage che ci colloca al sesto posto per numero di vittime nell'ultimo ventennio. E abbiamo pagato un conto ingente anche in termini economici: 32,92 miliardi di dollari (18esim…
MADRID - Nel labirinto di stand della Conferenza sul clima di Madrid le cifre si inseguono in una specie di gara per catturare l'attenzione dei media. Nulla di paragonabile al messaggio diretto dell'attivista sedicenne Greta Thunberg. Ma l'allarme è lo stesso. In un linguaggio da addetti ai lavori il punto comune è: nessuno si può dire non toccato dall'emergenza ambientale. Compresi i paesi del nord del mondo, compresa l'Europa, compresa l'Italia.
L'Ong tedesca Germanwatch nel suo quindicesimo Global Climate Risk Index si concentra sulle vittime e sui danni provocati da eventi climatici estremi. Tra il 1999 e il 2018 - spiega - l'Italia ha registrato 19.947 morti riconducibili proprio a questi eventi (che hanno distrutto campi, case, strade, ponti): una strage che ci colloca al sesto posto per numero di vittime nell'ultimo ventennio. E abbiamo pagato un conto ingente anche in termini economici: 32,92 miliardi di dollari (18esimo posto per perdite pro capite). Nel solo 2018 i decessi sono stati 51, con un segno meno nei conti per 4,18 miliardi di dollari.
E non siamo i soli "ricchi" flagellati dal clima impazzito. Il paese più colpito nel 2018 è stato il Giappone, al terzo posto la Germania. Rispetto a un secolo fa, dice il rapporto, il caldo estremo ha 100 volte più probabilità di interessare l'Europa. "E l'aumento esponenziale dei rischi ambientali non è stato ancora incorporato nelle nostre linee guida sulla sicurezza", sottolinea Maria Grazia Midulla del Wwf. Maik Winges, uno dei ricercatori di Germanwatch, riconosce però che probabilmente "i dati riguardanti i paesi ricchi sono più accurati e quindi il vero tributo di morti del sud del mondo è sottostimato". Ricorda inoltre che l'Indice si riferisce solo alle vittime causate nell'immediato dagli eventi climatici: una alluvione o una siccità in una regione povera uccidono più a lungo perché ci sono meno risorse per rialzarsi.
Un monito ai paesi Ue arriva dall'Agenzia europea dell'ambiente: "Senza un'azione urgente nei prossimi dieci anni non sarà possibile fronteggiare la perdita allarmante di biodiversità nel continente e il consumo delle risorse naturali". Musica per le orecchie della presidente della Commissione Ursula von der Leyen che l'11 presenterà il suo Green Deal: un progetto ambizioso per guidare la Ue sulla strada della virtù ambientale, ma per cui occorrono mille miliardi di investimenti.
Sui soldi sarà battaglia, intanto però il Consiglio europeo della prossima settimana potrebbe appoggiare l'obiettivo di raggiungere la neutralità climatica (zero emissioni nette) dell'Ue entro il 2050. Un passo, ma molto resta da fare. Nelle stanze a porte chiuse della Conferenza di Madrid su nodi chiave come il mercato dei "crediti" climatici tra virtuosi e inquinatori e gli aiuti ai paesi in via di sviluppo i negoziatori sono ancora in alto mare. Per loro le parole di Papa Francesco: "Gli studi dimostrano che gli attuali impegni assunti dagli Stati per mitigare e adattarsi ai cambiamenti climatici sono ben lontani da quelli necessari. Dimostrano quanto le parole siano lontane da azioni concrete".
L'Ong tedesca Germanwatch nel suo quindicesimo Global Climate Risk Index si concentra sulle vittime e sui danni provocati da eventi climatici estremi. Tra il 1999 e il 2018 - spiega - l'Italia ha registrato 19.947 morti riconducibili proprio a questi eventi (che hanno distrutto campi, case, strade, ponti): una strage che ci colloca al sesto posto per numero di vittime nell'ultimo ventennio. E abbiamo pagato un conto ingente anche in termini economici: 32,92 miliardi di dollari (18esimo posto per perdite pro capite). Nel solo 2018 i decessi sono stati 51, con un segno meno nei conti per 4,18 miliardi di dollari.
E non siamo i soli "ricchi" flagellati dal clima impazzito. Il paese più colpito nel 2018 è stato il Giappone, al terzo posto la Germania. Rispetto a un secolo fa, dice il rapporto, il caldo estremo ha 100 volte più probabilità di interessare l'Europa. "E l'aumento esponenziale dei rischi ambientali non è stato ancora incorporato nelle nostre linee guida sulla sicurezza", sottolinea Maria Grazia Midulla del Wwf. Maik Winges, uno dei ricercatori di Germanwatch, riconosce però che probabilmente "i dati riguardanti i paesi ricchi sono più accurati e quindi il vero tributo di morti del sud del mondo è sottostimato". Ricorda inoltre che l'Indice si riferisce solo alle vittime causate nell'immediato dagli eventi climatici: una alluvione o una siccità in una regione povera uccidono più a lungo perché ci sono meno risorse per rialzarsi.
Un monito ai paesi Ue arriva dall'Agenzia europea dell'ambiente: "Senza un'azione urgente nei prossimi dieci anni non sarà possibile fronteggiare la perdita allarmante di biodiversità nel continente e il consumo delle risorse naturali". Musica per le orecchie della presidente della Commissione Ursula von der Leyen che l'11 presenterà il suo Green Deal: un progetto ambizioso per guidare la Ue sulla strada della virtù ambientale, ma per cui occorrono mille miliardi di investimenti.
Sui soldi sarà battaglia, intanto però il Consiglio europeo della prossima settimana potrebbe appoggiare l'obiettivo di raggiungere la neutralità climatica (zero emissioni nette) dell'Ue entro il 2050. Un passo, ma molto resta da fare. Nelle stanze a porte chiuse della Conferenza di Madrid su nodi chiave come il mercato dei "crediti" climatici tra virtuosi e inquinatori e gli aiuti ai paesi in via di sviluppo i negoziatori sono ancora in alto mare. Per loro le parole di Papa Francesco: "Gli studi dimostrano che gli attuali impegni assunti dagli Stati per mitigare e adattarsi ai cambiamenti climatici sono ben lontani da quelli necessari. Dimostrano quanto le parole siano lontane da azioni concrete".