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 La bandiera cinese sventola davanti alla moschea di Kashgar, nello Xinjiang (afp)

La gola profonda dello Xinjiang: “Così ho denunciato i crimini di Pechino”

Asiye Abdulaheb, 46 anni, da dieci in esilio nei Paesi Bassi perché minacciata dalla Cina, ha svelato al mondo i documenti sui lager del regime nella regione della minoranza musulmana
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AMSTERDAM - Asiye Abdulaheb vive nel terrore. "Potrebbero farmi a pezzi e buttarmi in un cassonetto dei rifiuti", dice al telefono la "gola profonda" che ha svelato al mondo i segretissimi documenti di Pechino sui centri di rieducazione per uiguri nella Cina occidentale. Grazie alle sue rivelazioni, il mese scorso diciotto testate dell'International consortium of investigative journalists hanno pubblicato l'agghiacciante verità su quelli che per la minoranza musulmana della regione autonoma dello Xinjiang non sono semplici campi di formazione, come vorrebbe far credere la Cina, bensì dei lager.

Come prima conseguenza, la Camera degli Stati Uniti ha approvato un disegno di legge con cui chiede all'Amministrazione Trump di imporre nuove sanzioni economiche alle più alte autorità dello Xinjiang per "detenzione arbitraria, tortura e molestie" ai danni degli uiguri mentre alcuni governi occidentali hanno definito questa…
AMSTERDAM - Asiye Abdulaheb vive nel terrore. "Potrebbero farmi a pezzi e buttarmi in un cassonetto dei rifiuti", dice al telefono la "gola profonda" che ha svelato al mondo i segretissimi documenti di Pechino sui centri di rieducazione per uiguri nella Cina occidentale. Grazie alle sue rivelazioni, il mese scorso diciotto testate dell'International consortium of investigative journalists hanno pubblicato l'agghiacciante verità su quelli che per la minoranza musulmana della regione autonoma dello Xinjiang non sono semplici campi di formazione, come vorrebbe far credere la Cina, bensì dei lager.

Come prima conseguenza, la Camera degli Stati Uniti ha approvato un disegno di legge con cui chiede all'Amministrazione Trump di imporre nuove sanzioni economiche alle più alte autorità dello Xinjiang per "detenzione arbitraria, tortura e molestie" ai danni degli uiguri mentre alcuni governi occidentali hanno definito questa tragedia la più grave violazione dei diritti umani dei tempi moderni. Ieri, il responsabile del partito comunista di Urumqi, capoluogo dello Xinjiang, ha nuovamente difeso i campi di rieducazione sostenendo che servono anche a combattere la radicalizzazione della popolazione musulmana della provincia. Sabato scorso, intanto, Asiye Abdulaheb, 46 anni, da 10 in esilio nei Paesi Bassi, anche lei uigura ma oggi di nazionalità olandese, ha deciso di svelare la sua identità al quotidiano di Amsterdam de Wolksrant. 

Perché l'ha fatto?
"Perché ho paura e perché adesso ho bisogno di protezione. La lunga mano dei servizi segreti cinesi è ovunque e loro possono uccidermi quando vogliono. Ma quello che più mi spaventa è che accada qualcosa ai miei due figli".

Ha ricevuto minacce?
"Sì, il mio ex marito Jasur Abibula ed io siamo stati minacciati dopo essere stati contattati da rappresentanti del governo cinese, poco prima che la stampa pubblicasse il resoconto dei documenti che gli avevo fornito. Ho perciò deciso di svelare la mia identità nella speranza che ciò dissuada i cinesi dal vendicarsi su di me e sui miei familiari".

Che cosa l'ha spinta verso questa decisione?
"Un mese e mezzo fa, di ritorno da un viaggio a Dubai, il mio ex marito è stato avvicinato da alcuni agenti cinesi i quali gli hanno detto di essere al corrente che ero stata io a trasmettere i documenti alla stampa internazionale. Gli hanno fatto molte domande su di me e gli hanno chiesto se era disposto a lavorare per loro spiandomi. Gli hanno anche detto che in Olanda avevamo molti uomini e che ci avrebbero sicuramente trovato. Ho poi ricevuto un messaggio su Facebook che mi ha davvero spaventato. Era scritto in uiguro e m'invitava a smetterla altrimenti "finirai a pezzi nel cassonetto della spazzatura davanti a casa tua". Ho pensato che era giunto il momento di togliermi la maschera e di dire ai giornalisti chi ero per evitare rappresaglie nei miei confronti".

Com'è entrata in possesso di quei documenti che ha trasmesso al consorzio di organi di stampa internazionali tra i quali figurano il New York Times, il Guardian e Le Monde?
"L'estate scorsa una fonte governativa cinese di cui ovviamente non farò il nome neanche sotto tortura mi ha scaricato 24 pagine di documenti cinesi sul mio computer portatile. Quando li ho letti mi sono subito accorta della loro importanza, e che andavano diffusi al più presto". 

Sarebbero più di un milione gli uiguri arrestati negli ultimi tre anni e rinchiusi nei campi di rieducazione. L'anno scorso Pechino ne ha finalmente ammesso l'esistenza dipingendoli però come luoghi ricreativi e di formazione professionale, dove gli uiguri possono entrare e uscire liberamente. 
"Sì, e anche che sono stati creati soltanto per prevenire il terrorismo. Ma ovviamente non è così. I cinesi dicono anche i documenti pubblicati il mese scorso rientrano nella categoria delle fake news, e che contengono solo bugie destinate a destabilizzare lo Xinjiang. Secondo loro i campi di detenzione sono soltanto centri di addestramento, che per di più aiutano i giovani a trovare un impiego poiché vi s'insegna il mandarino".

Adesso che cosa farà?
"Di più non posso fare. Ma svelare alla stampa chi sono mi ha alleggerito la coscienza". 


GLI UIGURI
La minoranza turcomanno musulmana della provincia autonoma dello Xinjiang è stata a lungo repressa dalle autorità di Pechino. Negli ultimi tre anni un milione di uiguri sarebbero stati rinchiusi in campi di lavoro dove è vietato pregare e dove si parla solo il mandarino. 

L'INCHIESTA
Il mese scorso 18 testate dell'International Consortium of Investigative Journalists, tra le quali il New York Times, il Guardian e Le Monde, pubblicano i documenti sui campi di rieducazione forniti da Asiye Abdulaheb, che sabato scorso ha svelato la sua identità a un giornale olandese. 

LE CONSEGUENZE
La Camera degli Stati Uniti ha approvato un disegno di legge che prevede sanzioni mirate per le autorità cinesi responsabili di "detenzione arbitraria, tortura e molestie" ai danni dei musulmani uiguri in Cina. Pechino ha immediatamente reagito parlando di grave interferenza.