Libia, Conte prova a negoziare: vede Haftar ma Serraj rinuncia
Vincenzo Nigro , Marco Ansaldo , di MARCO ANSALDO E VINCENZO NIGROIl capo del governo di Tripoli annulla l'incontro mentre è in corso il colloquio col generale della Cirenaica. Il presidente del Consiglio: no all'opzione militare. Vertice Putin-Erdogan, appello per un cessate il fuoco da domenica. E tentano di spartirsi l'area in zone di influenza
Una giornata frenetica per la politica internazionale sulla Libia. Il fatto più imbarazzante per l'Italia è che la doppia visita a Roma dei due nemici libici, il generale Khalifa Haftar e il presidente Fayez Serraj, è stata funestata da uno schiaffo del premier libico a Roma. A Roma è arrivato soltanto Haftar, mentre Serraj ha cancellato la visita. Palazzo Chigi evidentemente non aveva comunicato al presidente che sarebbe stato ricevuto dopo il generale della Cirenaica. Che avrebbe incontrato Giuseppe Conte a pochi minuti di distanza dall'uscita del militare della Cirenaica. E Serraj ha rinunciato.
In 3 ore di incontro, Conte - riferisce Palazzo Chigi - ha parlato con Haftar di "forte preoccupazione per l'escalation militare" che il generale ha avviato il 4 aprile 2019. Una offensiva a cui il generale "deve rinunciare". Il premier poi ha condannato l'attentato all'Accademia militare di Tripoli della scorsa settimana,…
In 3 ore di incontro, Conte - riferisce Palazzo Chigi - ha parlato con Haftar di "forte preoccupazione per l'escalation militare" che il generale ha avviato il 4 aprile 2019. Una offensiva a cui il generale "deve rinunciare". Il premier poi ha condannato l'attentato all'Accademia militare di Tripoli della scorsa settimana,…
Una giornata frenetica per la politica internazionale sulla Libia. Il fatto più imbarazzante per l'Italia è che la doppia visita a Roma dei due nemici libici, il generale Khalifa Haftar e il presidente Fayez Serraj, è stata funestata da uno schiaffo del premier libico a Roma. A Roma è arrivato soltanto Haftar, mentre Serraj ha cancellato la visita. Palazzo Chigi evidentemente non aveva comunicato al presidente che sarebbe stato ricevuto dopo il generale della Cirenaica. Che avrebbe incontrato Giuseppe Conte a pochi minuti di distanza dall'uscita del militare della Cirenaica. E Serraj ha rinunciato.
In 3 ore di incontro, Conte - riferisce Palazzo Chigi - ha parlato con Haftar di "forte preoccupazione per l'escalation militare" che il generale ha avviato il 4 aprile 2019. Una offensiva a cui il generale "deve rinunciare". Il premier poi ha condannato l'attentato all'Accademia militare di Tripoli della scorsa settimana, un bombardamento che il generale prima ha rivendicato, per poi negare di fronte all'indignazione popolare che montava in Tripolitania.
Serraj quindi a Roma avrebbe incrociato da vicino l'uomo che da mesi assedia e bombarda Tripoli. Per questo il presidente ha rinunciato al viaggio. Un incidente che sembra grave, ma che in realtà è soltanto uno degli episodi di un percorso politico che in Libia, da sempre, è pieno di trabocchetti e insidie. Come dice una fonte dello stesso governo libico "il caso può esser risolto velocemente, il problema è quale politica avrà l'Italia per fermare la guerra e per bloccare i bombardamenti a Tripoli".
Il vertice di Istanbul
Per la Libia ieri comunque il fatto più importante è stato un altro: a Istanbul un vertice fra Putin ed Erdogan è servito a disegnare quello che molti prevedevano da tempo. Russia e Turchia, le due potenze che in Libia stanno giocando duro a livello politico e militare, si sono accordate per chiedere un cessate-il-fuoco da domenica prossima. È una conferma del fatto che Russia e Turchia avanzano a tappe forzate verso una spartizione del paese in sfere di influenza: da una parte il GNA (o chi gli succederà) nell'orbita turca. Dall'altra una entità sponsorizzata da Russia, Egitto ed Emirati.
Putin ed Erdogan dicono di accettare la Conferenza di Berlino che stanno preparando i tedeschi, e decidono quindi per la de-escalation del conflitto (adesso Mosca dovrà ordinare ad Haftar di fermarsi). L'obiettivo è una Libia "pacificata" che appunto si avvia a essere divisa sotto un doppio protettorato russo e turco. Quello di ieri è stato un primo incontro, preparato dal serio lavoro di due delegazioni politico-militari che si erano incontrate 10 giorni fa. Ankara e Mosca sono rivali in Libia come in Siria, ma negoziano, e giocano le loro carte al tavolo di una trattiva diretta che ha per oggetto le sfere di influenza nel nuovo Mediterraneo.
Di Maio frena gli anti-turchi
Torniamo alla visita di Haftar e al caso-Serraj. Il generale di Bengasi era stato riagganciato dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio nella sua visita in Libia di dicembre. Il ministro aveva reso pubblico l'invito ad Haftar già a suo tempo. E la palla è stata passata alla presidenza del Consiglio. Qualcuno sostiene che ad irritare il presidente Serraj sia stato anche il vertice al Cairo del ministro degli Esteri Luigi Di Maio con il collega egiziano Shameh Shoukry, grande sponsor di Haftar. In Egitto Di Maio ha partecipato a una riunione a 5, una sorta di "fronte anti-Turchia", con Francia, Grecia e Cipro. Tutti paesi avversari del governo di Tripoli. Ma il ministro italiano, proprio per mantenere una posizione di vicinanza al GNA, non ha voluto firmare una dichiarazione congiunta. Per l'Italia era troppo dura contro Serraj e la Turchia.
Di Maio nelle prossime ore continuerà il suo viaggio nel Mediterraneo: ieri sera era già ad Algeri, un paese decisivo per il futuro della Libia. E l'ultima tappa per il ministro italiano sarà Tunisi, mentre presto anche Giuseppe Conte dovrebbe riprendere la sua spola per provare a frenare la guerra civile di Libia.
In 3 ore di incontro, Conte - riferisce Palazzo Chigi - ha parlato con Haftar di "forte preoccupazione per l'escalation militare" che il generale ha avviato il 4 aprile 2019. Una offensiva a cui il generale "deve rinunciare". Il premier poi ha condannato l'attentato all'Accademia militare di Tripoli della scorsa settimana, un bombardamento che il generale prima ha rivendicato, per poi negare di fronte all'indignazione popolare che montava in Tripolitania.
Serraj quindi a Roma avrebbe incrociato da vicino l'uomo che da mesi assedia e bombarda Tripoli. Per questo il presidente ha rinunciato al viaggio. Un incidente che sembra grave, ma che in realtà è soltanto uno degli episodi di un percorso politico che in Libia, da sempre, è pieno di trabocchetti e insidie. Come dice una fonte dello stesso governo libico "il caso può esser risolto velocemente, il problema è quale politica avrà l'Italia per fermare la guerra e per bloccare i bombardamenti a Tripoli".
Il vertice di Istanbul
Per la Libia ieri comunque il fatto più importante è stato un altro: a Istanbul un vertice fra Putin ed Erdogan è servito a disegnare quello che molti prevedevano da tempo. Russia e Turchia, le due potenze che in Libia stanno giocando duro a livello politico e militare, si sono accordate per chiedere un cessate-il-fuoco da domenica prossima. È una conferma del fatto che Russia e Turchia avanzano a tappe forzate verso una spartizione del paese in sfere di influenza: da una parte il GNA (o chi gli succederà) nell'orbita turca. Dall'altra una entità sponsorizzata da Russia, Egitto ed Emirati.
Putin ed Erdogan dicono di accettare la Conferenza di Berlino che stanno preparando i tedeschi, e decidono quindi per la de-escalation del conflitto (adesso Mosca dovrà ordinare ad Haftar di fermarsi). L'obiettivo è una Libia "pacificata" che appunto si avvia a essere divisa sotto un doppio protettorato russo e turco. Quello di ieri è stato un primo incontro, preparato dal serio lavoro di due delegazioni politico-militari che si erano incontrate 10 giorni fa. Ankara e Mosca sono rivali in Libia come in Siria, ma negoziano, e giocano le loro carte al tavolo di una trattiva diretta che ha per oggetto le sfere di influenza nel nuovo Mediterraneo.
Di Maio frena gli anti-turchi
Torniamo alla visita di Haftar e al caso-Serraj. Il generale di Bengasi era stato riagganciato dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio nella sua visita in Libia di dicembre. Il ministro aveva reso pubblico l'invito ad Haftar già a suo tempo. E la palla è stata passata alla presidenza del Consiglio. Qualcuno sostiene che ad irritare il presidente Serraj sia stato anche il vertice al Cairo del ministro degli Esteri Luigi Di Maio con il collega egiziano Shameh Shoukry, grande sponsor di Haftar. In Egitto Di Maio ha partecipato a una riunione a 5, una sorta di "fronte anti-Turchia", con Francia, Grecia e Cipro. Tutti paesi avversari del governo di Tripoli. Ma il ministro italiano, proprio per mantenere una posizione di vicinanza al GNA, non ha voluto firmare una dichiarazione congiunta. Per l'Italia era troppo dura contro Serraj e la Turchia.
Di Maio nelle prossime ore continuerà il suo viaggio nel Mediterraneo: ieri sera era già ad Algeri, un paese decisivo per il futuro della Libia. E l'ultima tappa per il ministro italiano sarà Tunisi, mentre presto anche Giuseppe Conte dovrebbe riprendere la sua spola per provare a frenare la guerra civile di Libia.