Brasile, la Corte Suprema difende il Gesù omosessuale: Netflix lo manderà in onda. "La satira non può minare la fede"
Daniele Mastrogiacomo
(reuters)
Un giudice di Rio de Janeiro aveva imposto alla società Usa di rimuovere dalla sua offerta in streaming il film satirico 'La prima tentazione di Cristo'. Proteste nel Paese dove a fine dicembre è stata presa di mira la sede di Porta dos Fundos con il lancio di molotov
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Il Brasile ribadisce la sua ferma opposizione a ogni forma di censura, specie se si tratta di colpire la libertà di espressione sia scritta sia artistica. Lo fa con il Tribunale Superiore Federale, massima istanza giudiziaria del Paese, chiamato a intervenire su un decreto di un Tribunale, giudicato incostituzionale.
Due giorni fa, sull'onda populista e di lotta alla "ideologia marxista" che anima da sempre il governo Bolsonaro e contagia migliaia di brasiliani, il giudice Benedicto Abicair, del sesto Tribunale di Rio de Janeiro, aveva imposto a Netflix di rimuovere dalla sua offerta in streaming il film La prima tentazione di Cristo, una versione umoristica e satirica di 46 minuti che insinua l'omosessualità del figlio di Dio.
'La prima tentazione di Cristo', giudice brasiliano ordina il ritiro del film sul Gesù gay
Realizzato dal collettivo satirico Porta dos Fundos, racconta di Gesù (interpretato da Gregório Duvivier) che torna dal deserto e a casa lo aspetta una festa per i suoi 30 anni. Lo accompagna un invitato speciale, Orlando (Fábio Porchat) che lascia chiaramente intendere di avere una relazione gay con lui. Apriti cielo. Sulla piattaforma dal 3 dicembre, il film scatena una vera pioggia di polemiche in tutto il Brasile. La gente protesta, chiama, pretende subito un intervento. Parla di anatema e di offesa.
Il clamore spinge gli animi più accesi a fare di più. Il 24 dicembre scorso alcuni individui si presentano davanti agli studi del collettivo Porta dos Fundos, e lanciano una serie di molotov contro il portone provocando un incendio. Pochi giorni dopo un gruppo di incappucciati appare su YouTube, rivendica l'attentato a nome di "Integralismo", un movimento cattolico e di orientamento fascista sorto nel 1930 in Brasile. Si prendono le misure necessarie, si rafforza la sicurezza, la polizia avvia un'indagine. Per l'assalto viene accusato un imprenditore e economista, Eduardo Fazi, che il 29 dicembre fugge in Russia.
Ma le polemiche non si placano. Così, il giudice Abicar decide di intervenire dopo due istanze di sequestro da parte del gruppo Cristo Re e di alcuni cittadini. Emette una sentenza che obbliga la produzione a sospendere la distribuzione del film e Netflix a toglierlo dalla sua piattaforma. "Il diritto alla libertà di espressione, sia scritta sia artistica", scrive il magistrato nel suo provvedimento, "non è assoluto. Le reti sociali sono incontrollabili, chiunque può entrare sul web e scaricare il video, inclusi i minori di età". Quindi, il provvedimento: "In virtù di quanto esposto considero e adeguato, non solo per la comunità cristiana in generale ma per la società brasiliana, a maggioranza cristiana, ricorrere alla cautela per calmare gli animi. Per questo concedo una misura preliminare provvisoria nella forma sollecitata".
Netflix non commenta. Decide di impugnare subito il decreto e si rivolge al Tribunale Superiore Federale. Nel suo appello, la società statunitense argomenta che la misura impone "restrizioni costituzionali alla libertà di espressione, di creazione e di sviluppo artistico", andando contro "le sentenze dello stesso" tribunale supremo "che assicurano invece la libera espressione, scritta e artistica".
Ieri, il nuovo pronunciamento sottoscritto dal presidente del Tribunale Superiore Dias Toffoliche accoglie il ricorso. "Non si deve presumere", osserva il magistrato, "che una satira umoristica abbia il potere magico di minare i valori della fede cristiana, la cui esistenza risale a oltre 2000 anni fa".