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(reuters)

Nell’Australia alle corde, la lotta dei pompieri all’incendio perfetto

C'è stato alla fine l'incontro tra due fronti del fuoco, con fiamme da record. Cinque vigili feriti, 700mila ettari fuori controllo, la grande paura nelle città
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CORRYONG (AUSTRALIA) - Da giorni i vigili del fuoco ne parlavano con grande timore, continuavano a compulsare la mappa della zona alpina e le previsioni meteo, sperando che non succedesse. E invece è successo, il megablaze - il mega incendio - prima creato e poi spinto da un vento molto più caldo e più secco del normale, è arrivato. Ed è stato devastante: dopo 24 ore di lavoro - dal cielo con elicotteri e canadair, e dalla terra con pompieri e soldati - ancora ieri notte la situazione era nell'incertezza e il bilancio era di 5 pompieri feriti e un fronte del fuoco di 700mila ettari fuori controllo.

I vigili del fuoco arrivavano da una settimana durissima, una continua lotta contro il tempo per evitare che le fiamme dei 150 roghi ancora attivi in tutto il Paese raggiungessero le città (venerdì notte sono arrivate a 30 chilometri da Perth, sulla tangenziale). C'era però una situazione che, come detto, più delle altr…
CORRYONG (AUSTRALIA) - Da giorni i vigili del fuoco ne parlavano con grande timore, continuavano a compulsare la mappa della zona alpina e le previsioni meteo, sperando che non succedesse. E invece è successo, il megablaze - il mega incendio - prima creato e poi spinto da un vento molto più caldo e più secco del normale, è arrivato. Ed è stato devastante: dopo 24 ore di lavoro - dal cielo con elicotteri e canadair, e dalla terra con pompieri e soldati - ancora ieri notte la situazione era nell'incertezza e il bilancio era di 5 pompieri feriti e un fronte del fuoco di 700mila ettari fuori controllo.

I vigili del fuoco arrivavano da una settimana durissima, una continua lotta contro il tempo per evitare che le fiamme dei 150 roghi ancora attivi in tutto il Paese raggiungessero le città (venerdì notte sono arrivate a 30 chilometri da Perth, sulla tangenziale). C'era però una situazione che, come detto, più delle altre toglieva il sonno, quella della zona alpina tra Sidney e Melbourne.

Lì da giorni bruciavano due incendi particolarmente grandi e bizzosi. Entrambi proprio sul confine tra le regioni del Victoria e del Nuovo Galles del Sud. Il primo, il più vasto, era quello scoppiato qualche giorno fa a Dunns Road proprio a ridosso della M31 la grande autostrada che collega Sidney a Melbourne, il secondo si era sviluppato più recentemente intorno alla cittadina di Corryong. I due fronti cresciuti nei giorni alimentandosi di una vegetazione che non vede una goccia d'acqua da mesi hanno finito per sfiorarsi. E tutti sapevano bene che al primo cambio di direzione del vento si sarebbero congiunti, moltiplicando la propria forza, e il calore. Cosa che è accaduta ieri notte.

Fortunatamente, pur tra mille difficoltà dovute principalmente alla posizione di frontiera e dunque al fatto che l'emergenza è stata gestita da due diverse agenzie, il piano di evacuazione è stato comunque efficace. Nessun civile si trovava nella zona nel momento di maggior pericolo.

Tuttavia nelle successive operazioni, cinque vigili del fuoco sono rimasti feriti. Il più grave di tutti è un volontario fuori servizio, che stava rientrando a casa, proprio nel punto in cui i due incendi si sono incrociati. Il grande calore prodotto dal fenomeno ha generato una tromba d'aria che ha risucchiato materiale incandescente e lo ha scaraventato a distanza per centinaia di metri, il fenomeno degli spot fire. L'uomo era bordo di un quod - con ogni probabilità stava andato ad azionare la pompa per proteggere il tetto dai lapilli - quando è stato travolto dalle fiamme. Scattato l'allarme è stato trasportato in ospedale con l'elicottero dove gli sono state trovate ustioni gravi a gambe e braccia. Meno pesanti le condizioni di altri quattro vigili che a quanto pare hanno già chiesto di tornare sul campo.

I pompieri di entrambi gli stati hanno lavorato per tutta la giornata di ieri nel tentativo di mettere sotto controllo il mega incendio ma, nonostante le condizioni meteo decisamente migliorate nel corso delle ore, non ce l'hanno fatta, anche se in serata filtrava per la prima volta un po' di ottimismo.

Nei prossimi giorni infatti dovrebbero arrivare condizioni meteo leggermente meno impegnative, il vento dovrebbe calare e soprattutto dovrebbe salire il livello di umidità dell'aria, in alcune zone è addirittura prevista la pioggia. Questo darebbe agli uomini sul campo il tempo di rifiatare e di contenere le situazione più critiche. Seguendo più o meno la medesima traiettoria percorsa da Kangaroo Island, che è stata la prima a prendere fuoco ed ora è la prima a tornare a respirare.

Ieri sull'isola è stato fatto un primo bilancio - purtroppo non definitivo, visto che la stagione degli incendi dura fino a marzo-aprile - e i numeri sono impressionanti, tanto più se si considera che gli incendi pur essendo sotto controllo sono comunque ancora in corso. Si parla del 49 per cento del territorio andato in fumo e più di 30 mila koala uccisi dalle fiamme. Con danni irreparabili all'ecosistema. Di fronte a tanta devastazione il sindaco dell'isola ha però trovato il tempo di ingaggiare una polemica un po' surreale con l'ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama colpevole di avere detto in un tweet che quanto sta accadendo in Australia, la siccità, i venti fuori stagione, i megablaze e i piro cumulonembi, sono in realtà "le conseguenze più reali e urgenti del cambiamento climatico".

Parole che hanno innescato la reazione del sindaco Michael Pengilly: "Hai detto una cosa così sciocca che il mio rispetto nei tuoi confronti è evaporato". Poi in una intervista alla Abc ha spiegato che "il cambiamento climatico non c'entra niente" con quanto accaduto. E che il fuoco ha regolarmente devastato l'isola nei secoli, ancora prima dell'arrivo degli europei: "Bruciava tutto e finché non pioveva".