BERLINO - Andreas Hollstein è sindaco di Altena, piccolo borgo medievale cullato dalle campagne del Nordreno-Westfalia. Quando arrivò l'emergenza profughi, li accolse a braccia aperte. E quando gli arrivarono le prime minacce razziste, non si preoccupò. Ma un giorno, mentre stava ordinando un kebab, si ritrovò un coltello alla gola. È vivo per miracolo: due uomini ebbero una reazione fulminea e buttarono a terra l'aggressore. Un caso isolato? Neanche per sogno.
Da tempo si accumulano in Germania le dimissioni di sindaci che finiscono nel mirino dei neonazisti, il più delle volte perché si sono mostrati solidali o semplicemente non ostili con i migranti. E purtroppo, conquistano le prime pagine soltanto quando gettano la spugna. O quando dalle minacce si passa alle aggressioni fisiche, come nel caso più famoso, quello di Henriette Reker, la sindaca di Colonia che fu accoltellata cinque anni fa da un estremista di de…
Da tempo si accumulano in Germania le dimissioni di sindaci che finiscono nel mirino dei neonazisti, il più delle volte perché si sono mostrati solidali o semplicemente non ostili con i migranti. E purtroppo, conquistano le prime pagine soltanto quando gettano la spugna. O quando dalle minacce si passa alle aggressioni fisiche, come nel caso più famoso, quello di Henriette Reker, la sindaca di Colonia che fu accoltellata cinque anni fa da un estremista di de…
BERLINO - Andreas Hollstein è sindaco di Altena, piccolo borgo medievale cullato dalle campagne del Nordreno-Westfalia. Quando arrivò l'emergenza profughi, li accolse a braccia aperte. E quando gli arrivarono le prime minacce razziste, non si preoccupò. Ma un giorno, mentre stava ordinando un kebab, si ritrovò un coltello alla gola. È vivo per miracolo: due uomini ebbero una reazione fulminea e buttarono a terra l'aggressore. Un caso isolato? Neanche per sogno.
Da tempo si accumulano in Germania le dimissioni di sindaci che finiscono nel mirino dei neonazisti, il più delle volte perché si sono mostrati solidali o semplicemente non ostili con i migranti. E purtroppo, conquistano le prime pagine soltanto quando gettano la spugna. O quando dalle minacce si passa alle aggressioni fisiche, come nel caso più famoso, quello di Henriette Reker, la sindaca di Colonia che fu accoltellata cinque anni fa da un estremista di destra, durante un comizio. Di recente, quando è stata di nuovo minacciata da un gruppo di nostalgici del Reich che si firmano "Staatsreichorchester", "Orchestra del colpo di Stato", la notizia è scivolata tra le brevi. Così come è stato notato appena che il candidato della Cdu alle elezioni regionali della Turingia, Mike Mohring, ha ricevuto dallo stesso gruppo una mail in cui lo invitavano a ritirarsi dalla corsa o altrimenti lo avrebbero fatto saltare con un autobomba. Firmato "Sieg Heil".
Non tutti alzano bandiera bianca. Nel caso di Christoph Landscheidt, primo cittadino di Kamp-Lintfort, molti politici si sono detti scandalizzati perché ha deciso di reagire. E sta facendo una battaglia per procurarsi un porto d'armi. Discutibile, ovvio, e lui stesso ha detto di non voler andare in giro come uno sceriffo texano ma di voler proteggere se stesso e la sua famiglia dalle continue minacce di morte. Ma in qualche caso, come ricorda il tragico caso di Walter Luebcke, il presidente del distretto di Kassel ucciso a giugno con un colpo di pistola sul suo terrazzo di casa da un neonazista, la protezione dello Stato è arrivata tardi.
Volker Bouffier ha definito Luebcke "un costruttore di ponti", ed è ciò che accomuna questi sindaci di una resistenza diffusa ma irregolare, nascosta spesso nelle zone rurali, lontane dai riflettori. Dove i neonazisti stanno sistematicamente costruendo colonie hitleriane e terrorizzando chi vi si oppone.
Per aver condannato il brutale pestaggio di un profugo iracheno da parte di quattro uomini, la sindaca di Arnsdorf Martina Angermann è stata subissata per mesi di insulti e minacce di morte. C'è un video che non lascia dubbi sulla violenza dell'azione contro il rifugiato, eppure gli aggressori si sono autobattezzati "difensori dei cittadini" e hanno persino sporto denuncia contro la sindaca. Che dopo essersi data malata per mesi, ha registrato un video in cui piange a dirotto spiegando i motivi della sua resa.
Il suo collega Arnd Focke, primo cittadino di Estorf, si era impegnato a favore dei rifugiati: si è ritrovato l'automobile piena di croci uncinate, ha cominciato a ricevere telefonate notturne anonime e un giorno ha trovato un biglietto nella buca della posta: "Ti gaseremo". Anche lui si è dimesso, e sul suo caso è intervenuto il ministro degli Esteri, Heiko Maas, che ha parlato di una "vergogna per la democrazia". Focke ha spiegato che lo ha fatto per proteggere la sua famiglia. Ed è noto che la tattica di molti estremisti di destra è quella di pubblicare indirizzi e numeri di telefono dei loro bersagli sui social media, di andarli a cercare a casa.
Markus Nierth, sindaco di Troeglitz, ad esempio, ha abbandonato il suo incarico quando la Npd, il partito neonazista, ha annunciato una manifestazione anti-profughi che sarebbe dovuta finire davanti a casa sua. Ha gettato la spugna dopo mesi di denunce inutili alle autorità locali e al suo partito, la Cdu, dopo che l'intero villaggio gli aveva voltato le spalle, dopo lettere piene di escrementi e un boicottaggio sistematico della scuola di danza di sua moglie. E non solo si è dimesso: andrà a vivere a Wittenberg, in un'altra città. Nierth ci ha confessato che "ci sono sempre più villaggi che sono presi d'assedio dai neonazisti, è una strategia pensata, è militare. E ogni volta che qualcuno come me lascia, loro conquistano uno spazio in più dove diffondere terrore e propaganda".
Una dinamica che ricorda tempi bui. Che è stata riassunta efficacemente da Hubert Böse, sindaco di Themar. Da anni cerca disperatamente di far vietare i mega concerti nazi che si tengono nel suo paesino della Turingia. E di recente si è chiesto, disperato: "per caso siamo finiti alla fine degli anni di Weimar?".
Da tempo si accumulano in Germania le dimissioni di sindaci che finiscono nel mirino dei neonazisti, il più delle volte perché si sono mostrati solidali o semplicemente non ostili con i migranti. E purtroppo, conquistano le prime pagine soltanto quando gettano la spugna. O quando dalle minacce si passa alle aggressioni fisiche, come nel caso più famoso, quello di Henriette Reker, la sindaca di Colonia che fu accoltellata cinque anni fa da un estremista di destra, durante un comizio. Di recente, quando è stata di nuovo minacciata da un gruppo di nostalgici del Reich che si firmano "Staatsreichorchester", "Orchestra del colpo di Stato", la notizia è scivolata tra le brevi. Così come è stato notato appena che il candidato della Cdu alle elezioni regionali della Turingia, Mike Mohring, ha ricevuto dallo stesso gruppo una mail in cui lo invitavano a ritirarsi dalla corsa o altrimenti lo avrebbero fatto saltare con un autobomba. Firmato "Sieg Heil".
Non tutti alzano bandiera bianca. Nel caso di Christoph Landscheidt, primo cittadino di Kamp-Lintfort, molti politici si sono detti scandalizzati perché ha deciso di reagire. E sta facendo una battaglia per procurarsi un porto d'armi. Discutibile, ovvio, e lui stesso ha detto di non voler andare in giro come uno sceriffo texano ma di voler proteggere se stesso e la sua famiglia dalle continue minacce di morte. Ma in qualche caso, come ricorda il tragico caso di Walter Luebcke, il presidente del distretto di Kassel ucciso a giugno con un colpo di pistola sul suo terrazzo di casa da un neonazista, la protezione dello Stato è arrivata tardi.
Volker Bouffier ha definito Luebcke "un costruttore di ponti", ed è ciò che accomuna questi sindaci di una resistenza diffusa ma irregolare, nascosta spesso nelle zone rurali, lontane dai riflettori. Dove i neonazisti stanno sistematicamente costruendo colonie hitleriane e terrorizzando chi vi si oppone.
Per aver condannato il brutale pestaggio di un profugo iracheno da parte di quattro uomini, la sindaca di Arnsdorf Martina Angermann è stata subissata per mesi di insulti e minacce di morte. C'è un video che non lascia dubbi sulla violenza dell'azione contro il rifugiato, eppure gli aggressori si sono autobattezzati "difensori dei cittadini" e hanno persino sporto denuncia contro la sindaca. Che dopo essersi data malata per mesi, ha registrato un video in cui piange a dirotto spiegando i motivi della sua resa.
Il suo collega Arnd Focke, primo cittadino di Estorf, si era impegnato a favore dei rifugiati: si è ritrovato l'automobile piena di croci uncinate, ha cominciato a ricevere telefonate notturne anonime e un giorno ha trovato un biglietto nella buca della posta: "Ti gaseremo". Anche lui si è dimesso, e sul suo caso è intervenuto il ministro degli Esteri, Heiko Maas, che ha parlato di una "vergogna per la democrazia". Focke ha spiegato che lo ha fatto per proteggere la sua famiglia. Ed è noto che la tattica di molti estremisti di destra è quella di pubblicare indirizzi e numeri di telefono dei loro bersagli sui social media, di andarli a cercare a casa.
Markus Nierth, sindaco di Troeglitz, ad esempio, ha abbandonato il suo incarico quando la Npd, il partito neonazista, ha annunciato una manifestazione anti-profughi che sarebbe dovuta finire davanti a casa sua. Ha gettato la spugna dopo mesi di denunce inutili alle autorità locali e al suo partito, la Cdu, dopo che l'intero villaggio gli aveva voltato le spalle, dopo lettere piene di escrementi e un boicottaggio sistematico della scuola di danza di sua moglie. E non solo si è dimesso: andrà a vivere a Wittenberg, in un'altra città. Nierth ci ha confessato che "ci sono sempre più villaggi che sono presi d'assedio dai neonazisti, è una strategia pensata, è militare. E ogni volta che qualcuno come me lascia, loro conquistano uno spazio in più dove diffondere terrore e propaganda".
Una dinamica che ricorda tempi bui. Che è stata riassunta efficacemente da Hubert Böse, sindaco di Themar. Da anni cerca disperatamente di far vietare i mega concerti nazi che si tengono nel suo paesino della Turingia. E di recente si è chiesto, disperato: "per caso siamo finiti alla fine degli anni di Weimar?".