Haftar a Berlino per la firma. Conte: "Sì alla missione Libia ma solo in contesti sicuri"
di TOMMASO CIRIACO E ALBERTO D'ARGENIOIl leader della Cirenaica lascia Mosca senza intesa, sarà però presente domenica alla Conferenza di pace di Berlino. L'Europa punta all'invio di soldati con compiti di interposizione. Gli interessi paralleli di Italia e Francia
ROMA - Il generale Haftar lascia Mosca e si prende due giorni per consultare i leader delle tribù libiche che lo sostengono prima di firmare la tregua con le forze del governo di Serraj, riconosciuto dalla comunità internazionale. Tra le diplomazie europee, però, c'è ottimismo. Tanto che a metà giornata Angela Merkel annuncia che la Conferenza di Berlino sul futuro della Libia è fissata per domenica.
E in serata arriva la notizia che l'uomo forte della Cirenaica sarà presente nella capitale tedesca, così come il premier di Tripoli. L'ostacolo principale, a questo punto, è Haftar. Che pone le sue condizioni per accettare la tregua: Erdogan, che sostiene anche militarmente Serraj, non deve partecipare alla mediazione tra le parti.
Le milizie, inoltre, devono essere totalmente disarmate entro 90 giorni. Intanto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, conferma che i soldati italiani sono pronti a partecipare…
E in serata arriva la notizia che l'uomo forte della Cirenaica sarà presente nella capitale tedesca, così come il premier di Tripoli. L'ostacolo principale, a questo punto, è Haftar. Che pone le sue condizioni per accettare la tregua: Erdogan, che sostiene anche militarmente Serraj, non deve partecipare alla mediazione tra le parti.
Le milizie, inoltre, devono essere totalmente disarmate entro 90 giorni. Intanto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, conferma che i soldati italiani sono pronti a partecipare…
ROMA - Il generale Haftar lascia Mosca e si prende due giorni per consultare i leader delle tribù libiche che lo sostengono prima di firmare la tregua con le forze del governo di Serraj, riconosciuto dalla comunità internazionale. Tra le diplomazie europee, però, c'è ottimismo. Tanto che a metà giornata Angela Merkel annuncia che la Conferenza di Berlino sul futuro della Libia è fissata per domenica.
E in serata arriva la notizia che l'uomo forte della Cirenaica sarà presente nella capitale tedesca, così come il premier di Tripoli. L'ostacolo principale, a questo punto, è Haftar. Che pone le sue condizioni per accettare la tregua: Erdogan, che sostiene anche militarmente Serraj, non deve partecipare alla mediazione tra le parti.
Le milizie, inoltre, devono essere totalmente disarmate entro 90 giorni. Intanto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, conferma che i soldati italiani sono pronti a partecipare a una missione europea in Libia: "Non escludiamo affatto questa possibilità, ma non manderemo uno solo dei nostri ragazzi se non in un contesto di sicurezza e con un mandato chiaro". E aggiunge il ministro degli Esteri Luigi di Maio: "La nostra ambizione è schierare forze europee sotto ombrello dell'Onu".
Ruoterà proprio intorno a questa ipotesi la Conferenza di Berlino di domenica: arrivare a un cessate il fuoco garantito da una missione di interposizione europea che al contempo assicuri anche l'efficacia dell'embargo all'ingresso di nuove armi in Libia con un controllo delle acque territoriali, del cielo e dei confini del Paese. Se il summit andrà a buon fine, lunedì l'Alto rappresentante Ue, Josep Borrell, presenterà ai ministri degli Esteri europei una serie di opzioni per lanciare la missione. In quelle stesse ore, al Palazzo di Vetro di New York le diplomazie inizieranno a discutere la risoluzione per il mandato legale dell'Onu.
Gli europei sono convinti che la spedizione sia l'unica strada per blindare una tregua duratura che permetta di innescare un processo politico. E che solo così si possa arrivare ad una soluzione del conflitto. Una scommessa difficile, ma l'unica che l'Europa può portare avanti visto l'alternativa: scontri armati, altri morti e un Paese trasformato in un doppio protettorato sotto il controllo di Erdogan e Putin, registi (anche militari) dei due contendenti.
Eppure alle Cancellerie Ue non sfugge il rischio che la situazione possa cristallizzarsi, sancendo la presenza di due Libie in perenne tregua armata. Il governo italiano ha preso in considerazione questo scenario. Ed è pronto ad affrontarlo, giudicandolo il male minore: meglio lo stallo che una guerra vera e propria. E anzi, una situazione del genere avrebbe almeno il vantaggio di preservare in parte l'interesse di Eni in quel teatro. In fondo, è lo stesso ragionamento che ha guidato Parigi nell'ultima settimana, dopo mesi di braccio di ferro con Roma: salvaguardare le ambizioni di Total in Libia.
Italia e Francia, insomma, grazie soprattutto alla mediazione di Berlino, sono pronti a siglare una tregua in nome della missione Ue. Del controllo dell'immigrazione. E dei comuni interessi energetici. Ridimensionati, certo, dall'interventismo di Putin ed Erdogan. Ma almeno in partita.
E in serata arriva la notizia che l'uomo forte della Cirenaica sarà presente nella capitale tedesca, così come il premier di Tripoli. L'ostacolo principale, a questo punto, è Haftar. Che pone le sue condizioni per accettare la tregua: Erdogan, che sostiene anche militarmente Serraj, non deve partecipare alla mediazione tra le parti.
Le milizie, inoltre, devono essere totalmente disarmate entro 90 giorni. Intanto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, conferma che i soldati italiani sono pronti a partecipare a una missione europea in Libia: "Non escludiamo affatto questa possibilità, ma non manderemo uno solo dei nostri ragazzi se non in un contesto di sicurezza e con un mandato chiaro". E aggiunge il ministro degli Esteri Luigi di Maio: "La nostra ambizione è schierare forze europee sotto ombrello dell'Onu".
Ruoterà proprio intorno a questa ipotesi la Conferenza di Berlino di domenica: arrivare a un cessate il fuoco garantito da una missione di interposizione europea che al contempo assicuri anche l'efficacia dell'embargo all'ingresso di nuove armi in Libia con un controllo delle acque territoriali, del cielo e dei confini del Paese. Se il summit andrà a buon fine, lunedì l'Alto rappresentante Ue, Josep Borrell, presenterà ai ministri degli Esteri europei una serie di opzioni per lanciare la missione. In quelle stesse ore, al Palazzo di Vetro di New York le diplomazie inizieranno a discutere la risoluzione per il mandato legale dell'Onu.
Gli europei sono convinti che la spedizione sia l'unica strada per blindare una tregua duratura che permetta di innescare un processo politico. E che solo così si possa arrivare ad una soluzione del conflitto. Una scommessa difficile, ma l'unica che l'Europa può portare avanti visto l'alternativa: scontri armati, altri morti e un Paese trasformato in un doppio protettorato sotto il controllo di Erdogan e Putin, registi (anche militari) dei due contendenti.
Eppure alle Cancellerie Ue non sfugge il rischio che la situazione possa cristallizzarsi, sancendo la presenza di due Libie in perenne tregua armata. Il governo italiano ha preso in considerazione questo scenario. Ed è pronto ad affrontarlo, giudicandolo il male minore: meglio lo stallo che una guerra vera e propria. E anzi, una situazione del genere avrebbe almeno il vantaggio di preservare in parte l'interesse di Eni in quel teatro. In fondo, è lo stesso ragionamento che ha guidato Parigi nell'ultima settimana, dopo mesi di braccio di ferro con Roma: salvaguardare le ambizioni di Total in Libia.
Italia e Francia, insomma, grazie soprattutto alla mediazione di Berlino, sono pronti a siglare una tregua in nome della missione Ue. Del controllo dell'immigrazione. E dei comuni interessi energetici. Ridimensionati, certo, dall'interventismo di Putin ed Erdogan. Ma almeno in partita.