Libia, embargo e tregua. Ora c’è l’impegno delle grandi potenze
Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente TONIA MASTROBUONILa Conferenza di Berlino si chiude con l’accordo per lo stop alle ingerenze. Il sì di Haftar e Serraj a un comitato militare che controlli il cessate il fuoco
A un certo punto, racconta una fonte informata, Angela Merkel avrebbe fatto un ultimo tentativo per farli incontrare. Metterli finalmente in una stanza. Ma i due protagonisti della guerra in Libia, il premier Fayez al-Serraj e il generale Khalifa Haftar, hanno insistito per rimanere lontani, hanno preferito tenersi le mani libere. La Conferenza di Berlino, il più grande vertice sulla Libia della storia, si è concluso comunque, nonostante il frenetico andirivieni tra le stanze, con un buon risultato. Con l'impegno delle potenze straniere - Russia, Turchia, Egitto ed Emirati in testa - a fermare le ingerenze. C'è la promessa di un embargo serio, stavolta, da parte dei Paesi che finora si combattono a distanza in Libia e che hanno sempre ignorato promesse identiche in passato. E questo era uno degli obiettivi più importanti sin dall'inizio del cosiddetto "percorso di Berlino", sei mesi fa, quando si era cominciata a immaginare la Conferen…
A un certo punto, racconta una fonte informata, Angela Merkel avrebbe fatto un ultimo tentativo per farli incontrare. Metterli finalmente in una stanza. Ma i due protagonisti della guerra in Libia, il premier Fayez al-Serraj e il generale Khalifa Haftar, hanno insistito per rimanere lontani, hanno preferito tenersi le mani libere. La Conferenza di Berlino, il più grande vertice sulla Libia della storia, si è concluso comunque, nonostante il frenetico andirivieni tra le stanze, con un buon risultato. Con l'impegno delle potenze straniere - Russia, Turchia, Egitto ed Emirati in testa - a fermare le ingerenze. C'è la promessa di un embargo serio, stavolta, da parte dei Paesi che finora si combattono a distanza in Libia e che hanno sempre ignorato promesse identiche in passato. E questo era uno degli obiettivi più importanti sin dall'inizio del cosiddetto "percorso di Berlino", sei mesi fa, quando si era cominciata a immaginare la Conferenza ma senza neanche illudersi di poter coinvolgere i libici: "L'obiettivo era mettere fine alle ingerenze esterne", come ricorda una fonte diplomatica.
n conferenza stampa, Merkel ha precisato che d'ora in poi lo stop agli interventi esterni "sarà controllato meglio". Ma ha aggiunto che la seconda importante novità della Conferenza, l'impegno di tutti a cementare il cessate il fuoco, non prevederà sanzioni. Poco prima delle 19, la cancelliera si è rivolta all'ampio tavolo dei partecipanti e ha chiesto: "Siamo tutti d'accordo sul documento finale?". Nessuno ha obiettato e il testo è stato approvato nella sala della cancelleria dov'erano riuniti una dozzina di Paesi e i rappresentanti dell'Ue, della Lega araba e di quella africana. Ma in assenza di Haftar e Serraj, che erano chiusi altrove.
Merkel ha ammesso che "non abbiamo risolto tutti i problemi", ma ha insistito che il risultato principale "è che tutti siamo d'accordo che abbiamo bisogno di una soluzione politica perché non c'è possibilità di una soluzione militare". E il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, ha ricordato che "in Libia c'era il rischio di una vera escalation regionale, ma è stata evitata qui a Berlino". Il testo traccia peraltro un percorso che, quando le armi taceranno definitivamente, attraverso regolari elezioni, dovrebbe portare anche all'insediamento di un nuovo governo libico unitario.
La Conferenza si è dedicata soprattutto a costruire un piano fittissimo per decidere "come procedere" nel percorso di pace, per essere insomma certi che dopo le strette di mano e i sorrisi e le foto ufficiali non si ricominci a sparare già oggi. E Haftar e Al Serraj hanno intanto detto di sì a una conferenza a brevissimo in Svizzera.
Sul cessate il fuoco, la notizia l'ha dettagliata il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte: "Finalmente sono stati nominati i componenti del Comitato militare centrale per la Libia. Avanti così", ha twittato in serata. Finora Haftar si era rifiutato di farlo. Fonti tedesche sostengono che lui e Al Serraj abbiano già fornito i nomi del cosiddetto "5+5" che avrà il compito di "trasformare il cessate il fuoco in una tregua duratura", come ha puntualizzato in conferenza stampa il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas.
A Berlino si è parlato anche, senza che se ne trovi menzione nel documento finale, dell'ipotesi di una forza internazionale di pace da inviare in Libia sotto l'egida delle Nazioni Unite e che coinvolga in particolar modo l'Unione europea. Ma non è escluso che coinvolga anche eserciti africani, secondo una fonte qualificata. L'idea del coinvolgimento dell'Ue, rilanciata alla vigilia della conferenza dallo stesso Al Serraj, è sostenuta anche dall'Alto rappresentante dell'Unione europea, Josep Borrell, e dal primo ministro britannico, Boris Johnson. Ma su ipotesi militari, Germania e Francia sono per ora più caute.
n conferenza stampa, Merkel ha precisato che d'ora in poi lo stop agli interventi esterni "sarà controllato meglio". Ma ha aggiunto che la seconda importante novità della Conferenza, l'impegno di tutti a cementare il cessate il fuoco, non prevederà sanzioni. Poco prima delle 19, la cancelliera si è rivolta all'ampio tavolo dei partecipanti e ha chiesto: "Siamo tutti d'accordo sul documento finale?". Nessuno ha obiettato e il testo è stato approvato nella sala della cancelleria dov'erano riuniti una dozzina di Paesi e i rappresentanti dell'Ue, della Lega araba e di quella africana. Ma in assenza di Haftar e Serraj, che erano chiusi altrove.
Merkel ha ammesso che "non abbiamo risolto tutti i problemi", ma ha insistito che il risultato principale "è che tutti siamo d'accordo che abbiamo bisogno di una soluzione politica perché non c'è possibilità di una soluzione militare". E il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, ha ricordato che "in Libia c'era il rischio di una vera escalation regionale, ma è stata evitata qui a Berlino". Il testo traccia peraltro un percorso che, quando le armi taceranno definitivamente, attraverso regolari elezioni, dovrebbe portare anche all'insediamento di un nuovo governo libico unitario.
La Conferenza si è dedicata soprattutto a costruire un piano fittissimo per decidere "come procedere" nel percorso di pace, per essere insomma certi che dopo le strette di mano e i sorrisi e le foto ufficiali non si ricominci a sparare già oggi. E Haftar e Al Serraj hanno intanto detto di sì a una conferenza a brevissimo in Svizzera.
Sul cessate il fuoco, la notizia l'ha dettagliata il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte: "Finalmente sono stati nominati i componenti del Comitato militare centrale per la Libia. Avanti così", ha twittato in serata. Finora Haftar si era rifiutato di farlo. Fonti tedesche sostengono che lui e Al Serraj abbiano già fornito i nomi del cosiddetto "5+5" che avrà il compito di "trasformare il cessate il fuoco in una tregua duratura", come ha puntualizzato in conferenza stampa il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas.
A Berlino si è parlato anche, senza che se ne trovi menzione nel documento finale, dell'ipotesi di una forza internazionale di pace da inviare in Libia sotto l'egida delle Nazioni Unite e che coinvolga in particolar modo l'Unione europea. Ma non è escluso che coinvolga anche eserciti africani, secondo una fonte qualificata. L'idea del coinvolgimento dell'Ue, rilanciata alla vigilia della conferenza dallo stesso Al Serraj, è sostenuta anche dall'Alto rappresentante dell'Unione europea, Josep Borrell, e dal primo ministro britannico, Boris Johnson. Ma su ipotesi militari, Germania e Francia sono per ora più caute.