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La cancelliera tedesca Angela Merkel (a sinistra), l'Alto rappresentante Ue gli affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrell (al centro), e il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres (a destra), durante la conferenza di Berlino sulla Libia (ansa)

“In Libia per ora nessun soldato” e la Ue ripiega sulla missione Sophia

L’assenza di un accordo di tregua Serraj-Haftar costringe Bruxelles a rinunciare alle ambizioni di entrare nel Paese. Si torna quindi a puntare sulle navi, che dovranno far rispettare l’embargo sulle armi. Più disponibile anche Di Maio
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Bruxelles. "In Libia non c'è ancora un cessate il fuoco, è stata raggiunta soltanto una delicata tregua". Così Josep Borrell fa capire che al momento l'Europa deve riporre le ambizioni di entrare nel Paese per trovare una soluzione politica al conflitto tra il premier Serraj e il generale Haftar. L'Alto rappresentante Ue descrive come un successo la Conferenza di Berlino, ma la mancata firma dei belligeranti in calce all'accordo ha la conseguenza di frenare la missione a terra europea per togliere influenza agli attori esterni e stabilizzare il Paese. 

Il progetto

"È troppo presto", hanno affermato in coro ieri i ministri degli Esteri Ue a Bruxelles. Che hanno ripiegato su un progetto meno ambizioso: riattivare e ampliare la missione navale Sophia per monitorare tregua ed embargo alle armi, senza però mettere gli scarponi sul terreno. 

Nel chiuso della riunione di Bruxelles, Borrell ha presentato ai mini…
Bruxelles. "In Libia non c'è ancora un cessate il fuoco, è stata raggiunta soltanto una delicata tregua". Così Josep Borrell fa capire che al momento l'Europa deve riporre le ambizioni di entrare nel Paese per trovare una soluzione politica al conflitto tra il premier Serraj e il generale Haftar. L'Alto rappresentante Ue descrive come un successo la Conferenza di Berlino, ma la mancata firma dei belligeranti in calce all'accordo ha la conseguenza di frenare la missione a terra europea per togliere influenza agli attori esterni e stabilizzare il Paese. 

Il progetto

"È troppo presto", hanno affermato in coro ieri i ministri degli Esteri Ue a Bruxelles. Che hanno ripiegato su un progetto meno ambizioso: riattivare e ampliare la missione navale Sophia per monitorare tregua ed embargo alle armi, senza però mettere gli scarponi sul terreno. 

Nel chiuso della riunione di Bruxelles, Borrell ha presentato ai ministri Ue le tre opzioni che aveva preparato nei giorni scorsi: missione civile, missione militare o rilancio di Sophia. Gli europei puntavano a partire subito con un monitoraggio da parte dei civili da accompagnare, appena possibile, con una spedizione militare terrestre e una navale. 

Le navi

"Ma per andare sul terreno il cessate il fuoco è precondizione necessaria", ha spiegato Borrell. Si può invece operare in mare e in cielo. Ecco perché i ministri hanno chiesto ai loro ambasciatori a Bruxelles di trovare il modo di rimettere in mare le navi di Sophia, ritirate lo scorso anno su richiesta di Matteo Salvini - lasciando le acque di fronte alla Libia in balia dei trafficanti di armi, petrolio e migranti - perché il loro mandato prevede che le persone salvate in mare vengano sbarcate solo in Italia. 

"Sophia dovrà essere rifocalizzata sul monitoraggio dell'embargo alle armi", spiegava Borrell. L'obiettivo è di riuscirci entro il 17 febbraio, data della prossima riunione dei capi delle diplomazie Ue. Per aggirare il problema migranti, nei giorni scorsi il ministro italiano degli Esteri, Luigi Di Maio, aveva chiesto una nuova missione, diversa ma simile a Sophia. E invece ieri i partner hanno scelto di rilanciare proprio Sophia perché più rapida da attivare in quanto dispone già di un mandato Onu. 

La Farnesina

Il capo della Farnesina ha dovuto aprire: "Deve essere smontata a rimontata, deve riguardare solo embargo e cessate il fuoco". Tuttavia Borrell ha ricordato che quando le navi sono in mare devono rispettare il diritto internazionale. Come dire, i migranti vanno salvati. A chi chiedeva se sarà possibile trovare un accordo tra governi per cambiare le regole di sbarco, l'Alto rappresentante ha risposto: "Vedremo". 

Sophia dovrebbe rimanere sotto comando italiano e dovrebbe riprendere a pattugliare le acque internazionali di fronte alla Libia (in questo quadro politico impossibile spingersi più a ridosso delle coste) per garantire lo stop al traffico di armi e petrolio. 

Raggio d'azione

Il raggio d'azione della missione sarà ampliato con aerei e satelliti che permettano di individuare eventuali violazioni della tregua e dell'embargo anche sul terreno e a ridosso dei confini meridionali del Paese. Ma senza soldati a terra, gli europei non potranno intervenire, si dovranno limitare a riferire eventuali violazioni all'Onu. 

Insomma, l'esito di Berlino non permette all'Unione di entrare nel Paese e non a caso ieri Erdogan affermava: "Il ruolo di coordinatore politico sulla Libia deve spettare all'Onu, non alla Ue". Il ministro tedesco Maas ha però annunciato che a inizio febbraio si terrà una nuova Conferenza a Berlino, questa volta a livello di capi delle diplomazie, proprio per arrivare a un cessate il fuoco che permetta alla Ue di ritagliarsi un ruolo più forte. Ma non sarà facile, tanto che ieri lo stesso Serraj accusava Haftar di "non rispettare gli impegni". Il generale di Bengasi non ha riaperto i pozzi petroliferi: "Se continua così, affronteremo una catastrofe", ha denunciato il premier di Tripoli.