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 I tre leader a Yalta: a sinistra il primo ministro britannico Winston Churchill, al centro il presidente Usa Franklin D. Roosevelt, a destra il segretario generale del Pcus Iosif Stalin 

Il 75esimo anniversario della Conferenza di Yalta: "Il padre di tutti i summit"

Dal 4 all'11 febbraio 1945 i capi delle tre potenze alleate contro il nazismo, lo statunitense Franklin D. Roosevelt, il sovietico Iosif Stalin e il britannico Winston Churchill, si ritrovarono in Crimea per discutere l'ultima fase della Seconda Guerra Mondiale e il futuro post-bellico. Nato per imporre la pace, l'incontro mise le basi per la divisione in due blocchi dell'Europa
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Se il palazzo di Westminster è considerato "la madre di tutti i parlamenti", perché vi è nata la democrazia moderna, il vertice di Yalta merita sicuramente il titolo di "padre di tutti i summit" perché non vi è più stata una conferenza di leader mondiali più importante di quella. Per una settimana, dal 4 all'11 febbraio 1945, i capi delle tre maggiori potenze alleate contro il nazismo, il presidente americano Franklin D. Roosevelt, il segretario generale del partito comunista sovietico Iosif Stalin e il primo ministro britannico Winston Churchill, si ritrovarono a Yalta, località balneare della Crimea, penisola russa sul Mar Nero (in seguito assegnata da Kruscev all'Ucraina e recentemente annessa di nuovo alla Russia da Putin), per discutere l'ultima fase della Seconda Guerra Mondiale e il futuro post-bellico dell'Europa.

L'obiettivo era delineare per il dopoguerra una pace che non solo ga…
Se il palazzo di Westminster è considerato "la madre di tutti i parlamenti", perché vi è nata la democrazia moderna, il vertice di Yalta merita sicuramente il titolo di "padre di tutti i summit" perché non vi è più stata una conferenza di leader mondiali più importante di quella. Per una settimana, dal 4 all'11 febbraio 1945, i capi delle tre maggiori potenze alleate contro il nazismo, il presidente americano Franklin D. Roosevelt, il segretario generale del partito comunista sovietico Iosif Stalin e il primo ministro britannico Winston Churchill, si ritrovarono a Yalta, località balneare della Crimea, penisola russa sul Mar Nero (in seguito assegnata da Kruscev all'Ucraina e recentemente annessa di nuovo alla Russia da Putin), per discutere l'ultima fase della Seconda Guerra Mondiale e il futuro post-bellico dell'Europa.

L'obiettivo era delineare per il dopoguerra una pace che non solo garantisse la sicurezza internazionale ma desse l'autodeterminazione ai paesi liberati dagli Alleati al termine del conflitto. Il risultato, tuttavia, fu diverso: Yalta pose le basi per la divisione in due blocchi dell'Europa, e per estensione del mondo intero, spargendo i semi di quella che sarebbe diventata la guerra fredda. Uno sviluppo riassunto dalla celebre frase pronunciata appena un anno dopo da Churchill sulla "cortina di ferro" che era scesa sul continente "da Stettino a Trieste".

Il giudizio della storia va però letto nell'atmosfera del momento: il conflitto contro il nazismo era ancora in corso, Hitler era vivo e la Germania, pur avviata alla sconfitta, controllava Olanda, Norvegia, Danimarca, Austria e Italia settentrionale, la Repubblica di Salò, oltre al proprio territorio. Inoltre proseguiva la guerra contro il Giappone. La priorità di Roosevelt a Yalta era dunque ottenere l'appoggio di Stalin a una possibile invasione dell'isola nipponica, che poi non fu resa necessaria dalle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki. Churchill premeva per libere elezioni nelle nazioni dell'Europa dell'est. Stalin pretendeva una "sfera di influenza" sovietica in Europa orientale, particolarmente in Polonia, come difesa contro eventuali nuove invasioni. Con il senno di poi, fu il dittatore sovietico a ottenere quello che voleva dal summit, oggi ricordato come il giorno in cui Ovest ed Est, America e Russia, si spartirono l'Europa, sebbene il processo fu più graduale, passando anche dal successivo vertice di Potsdam.

Anche per questo, settantacinque anni dopo, l'anniversario viene largamente ignorato in Occidente, per di più visti i rapporti da nuova guerra fredda con la Russia di Putin. In Russia, viceversa, Yalta viene commemorata solennemente: una cerimonia alla Duma, il parlamento di Mosca, cita il summit come esempio della necessità di risolvere i problemi internazionali tutti insieme, seduti intorno al tavolo, ricordando le perdite provocate dalla guerra contro Hitler e sottolineando che quelle della Russia - 20 milioni di morti - furono enormemente più grandi di tutti gli altri. Buona parte delle tensioni globali odierne derivano proprio da questo: l'orgoglio russo per il ruolo avuto nello sconfiggere il nazismo e il risentimento di sentirsi esclusi dalla ricerca di soluzioni alle nuove crisi mondiali, su cui Putin aspira ad essere interpellato e ad avere una sorta di diritto di veto simile a quello che Stalin esercitò a Yalta. 

Non che Roosevelt e Churchill, 75 anni fa, avessero un'opinione di Stalin migliore di quella che oggi hanno i leader occidentali di Putin. Ma l'atmosfera alla conferenza di Yalta fu buona, anzi ottima. I russi avevano preteso che il summit si svolgesse a casa loro, perché Stalin, paranoico come sempre, aveva paura di volare e di allontanarsi dalla madre patria. In compenso, Stalin concesse a Roosevelt di svolgere le mansioni di "padrone di casa" de facto: la maggior parte degli incontri si svolsero nella dacia assegnata al presidente americano, che non a caso appare sempre al centro nelle foto. E come sempre si fece in modo che l'infermità del capo della Casa Bianca, costretto in sedia a rotelle, non apparisse mai nelle storiche immagini del vertice. Churchill ammise che ci si sentiva "come in famiglia", una fratellanza a cui il premier inglese contribuì inondandola di vodka, di cui volle sempre avere una bottiglia sul comodino accanto al letto, e regalando i suoi sigari preferiti a tutti.

L'argomento più discusso a Yalta, a parte come distruggere quel che restava del nazismo e come ricostruire l'Europa, furono i gabinetti. Ce n'erano soltanto nove nel complesso di ville in cui furono ospitate le tre delegazioni: gli unici ad averne uno privato erano Roosevelt e Churchill, tutti gli altri dovevano mettersi in coda per andare alla toilette, perfino Stalin. Un piccolo particolare che aiuta a capire com'era il mondo di allora e cos'era l'Unione Sovietica. Quando visitai la Crimea, all'epoca in cui ero corrispondente da Mosca di questo giornale, negli anni della perestrojka, le dacie di Yalta, riservate alla nomenklatura sovietica per le vacanze estive, mi sembrarono assai modeste rispetto agli standard occidentali del lusso. Eppure, da quei gabinetti è transitata la storia e una lezione su guerra e pace ancora da meditare.