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Il 77enne, vicepresidente durante l'amministrazione Obama, Joe Biden con una supporter durante il caucus in Iowa (ansa)

Il disastro democratico in Iowa: caos nei conteggi e polemiche. Ma per Biden si profila una disfatta

Non ci sono certezze sul vincitore nel primo test per selezionare il candidato dem che sfiderà Trump nelle elezioni del 2020. I risultati sono stati posticipati a martedì. Trump: "Non sono stati in grado di organizzare una primaria"
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DES MOINES, IOWA - Caos nei conteggi dei risultati, accuse e polemiche: la primaria dell'Iowa è un disastro per i democratici. E forse è un disastro al quadrato per Joe Biden, il favorito per mesi, il candidato dell'establishment, il presunto erede di Barack Obama: c'è nell'aria una sua disfatta pesante. Tanto che la sua campagna mette le mani avanti: "Questa è una lunga gara a tappe, i conti si faranno alla fine".

I vertici locali del partito gettano la spugna quando qui nell'Iowa è mezzanotte e venti. Tutti si aspettavano i risultati da almeno due ore, invece uno scarno comunicato ci informa che "si sapranno a un certo punto martedì". Tutti a letto, dunque, dopo una serata del lunedì prolungata fino alle ore piccole in una inutile attesa. Senza certezze su chi sia il vincitore nel primo test per selezionare il candidato democratico alla nomination, colui o colei che dovrà sfidare Donald …
DES MOINES, IOWA - Caos nei conteggi dei risultati, accuse e polemiche: la primaria dell'Iowa è un disastro per i democratici. E forse è un disastro al quadrato per Joe Biden, il favorito per mesi, il candidato dell'establishment, il presunto erede di Barack Obama: c'è nell'aria una sua disfatta pesante. Tanto che la sua campagna mette le mani avanti: "Questa è una lunga gara a tappe, i conti si faranno alla fine".

I vertici locali del partito gettano la spugna quando qui nell'Iowa è mezzanotte e venti. Tutti si aspettavano i risultati da almeno due ore, invece uno scarno comunicato ci informa che "si sapranno a un certo punto martedì". Tutti a letto, dunque, dopo una serata del lunedì prolungata fino alle ore piccole in una inutile attesa. Senza certezze su chi sia il vincitore nel primo test per selezionare il candidato democratico alla nomination, colui o colei che dovrà sfidare Donald Trump il 3 novembre. Gongola il presidente, naturalmente: "Non sanno neppure organizzare una primaria", schernisce gli avversari. 

Quello che doveva essere un civile rito democratico, la prima consultazione degli elettori, per stasera si chiude malissimo. Alcuni candidati pretendono di aver vinto, ma dal quartier generale del partito non sono in grado di dare numeri e quindi non arrivano conferme. C'è chi attribuisce il ritardo a un nuovo sistema di raccolta dati, affidato ad una app digitale; chi a contestazioni e ricorsi nei vari seggi. Tra i candidati che "si attribuiscono" una vittoria, almeno tre: Bernie Sanders, Elizabeth Warren, Pete Buttigieg. Come interpretare le loro dichiarazioni? Ad aiutarci, ecco le anticipazioni ufficiose che circolano a mezzanotte e mezza, ora dell'Iowa (le 7.30 in Italia): Bernie Sanders primo col 28,6%, seguito da Pete Buttigieg col 25,7%, terza Elizabeth Warren con il 18,4%. 

La logica vuole che Sanders sia arrivato primo, visto che i sondaggi lo davano favorito alla vigilia; è comunque una partenza alla grande in uno Stato che spesso ha "indicato" il vincitore finale nella nomination. In quanto a Buttigieg, per lui vincere significa semplicemente aver superato Joe Biden. Il 38enne Buttigieg è il più immediato rivale dell'ex vicepresidente, nella gara per rappresentare il centro moderato del partito. Quindi anche un secondo posto sarebbe un successo clamoroso per il giovanissimo sindaco di South Bend (Indiana), se davvero ha sorpassato Biden. In tal caso si aprirà già una crisi nella campagna dell'ex vice di Barack Obama, che fino a qualche tempo fa era il numero uno nei sondaggi. Siamo alle congetture e illazioni, visto che i dati veri arriveranno solo fra molte ore. C'è chi ricorda che anche nel 2016 l'Iowa ebbe una falsa partenza: un pareggio tra Hillary Clinton e Bernie Sanders, con la vittoria assegnata a Hillary per una frazione percentuale minuscola, e tante polemiche dei sostenitori di Sanders su un risultato scippato dall'establishment. Stavolta è andata peggio, il risultato non è stato scippato, è latitante, "missing in action". Ovviamente qualcuno sospetterà anche stavolta una manovra dei notabili, per ritardare l'amara notizia della disfatta di Biden.