Germania, così "il fascista" Björn Höcke ha trionfato in Turingia
Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente TONIA MASTROBUONIFondatore dell’ala estremista “Flügel”, il leader regionale dell'Afd, è il vero vincitore della cosiddetta "operazione Kemmerich" che ha portato alla caduta di Kramp-Karrenbauer
BERLINO - Del fatidico 5 febbraio 2020, il giorno che l'ultradestra Afd riuscì a far eleggere un governatore in Turingia terremotando la politica tedesca, le immagini che resteranno nella storia sono due. La prima è quella di Susanne Hennig-Welsow, leader della Linke, che si avvicina al governatore Thomas Kemmerich e gli butta un mazzo di fiori sui piedi. La rappresentazione plastica dell'indignazione che ha scosso la gran parte della Germania.
La seconda immagine è quella del vero vincitore della partita, il leader regionale dell'Afd Björn Höcke, che si avvicina a Kemmerich, gli stringe la mano e poi abbassa il mento, come in un accenno di militaresco inchino. Per il diabolico architetto di un'operazione cinica ma indubbiamente riuscita, l'istantanea del trionfo. Qualcuno, sui social media, ha accostato quell'immagine alla celebre foto del 1930 in cui Paul von Hindenburg stringe la mano ad Adolf Hitler. Anche il Führe…
La seconda immagine è quella del vero vincitore della partita, il leader regionale dell'Afd Björn Höcke, che si avvicina a Kemmerich, gli stringe la mano e poi abbassa il mento, come in un accenno di militaresco inchino. Per il diabolico architetto di un'operazione cinica ma indubbiamente riuscita, l'istantanea del trionfo. Qualcuno, sui social media, ha accostato quell'immagine alla celebre foto del 1930 in cui Paul von Hindenburg stringe la mano ad Adolf Hitler. Anche il Führe…
BERLINO - Del fatidico 5 febbraio 2020, il giorno che l'ultradestra Afd riuscì a far eleggere un governatore in Turingia terremotando la politica tedesca, le immagini che resteranno nella storia sono due. La prima è quella di Susanne Hennig-Welsow, leader della Linke, che si avvicina al governatore Thomas Kemmerich e gli butta un mazzo di fiori sui piedi. La rappresentazione plastica dell'indignazione che ha scosso la gran parte della Germania.
La seconda immagine è quella del vero vincitore della partita, il leader regionale dell'Afd Björn Höcke, che si avvicina a Kemmerich, gli stringe la mano e poi abbassa il mento, come in un accenno di militaresco inchino. Per il diabolico architetto di un'operazione cinica ma indubbiamente riuscita, l'istantanea del trionfo. Qualcuno, sui social media, ha accostato quell'immagine alla celebre foto del 1930 in cui Paul von Hindenburg stringe la mano ad Adolf Hitler. Anche il Führer aveva il mento sul petto. Tre anni dopo il presidente della Repubblica lo elesse cancelliere della Germania. Come teorizzava Joseph Goebbels, per i nazisti l'utile idiota per conquistare il potere era stata la democrazia. E l'arroganza di politici reazionari ciechi dinanzi all'evidenza come lo junker von Hindenburg.
Non a caso, il principale ideologo della nuova destra tedesca, Götz Kubitschek, ha immediatamente elogiato Höcke, che issando un uomo su una poltrona ad Erfurt ne avrebbe segata un'altra a Berlino. E non una qualsiasi: la poltrona dell'erede di Angela Merkel, Annegret Kramp-Karrenbauer. "L'arsenale tattico dell'Afd si è arricchito ancora", è stato il commento di Kubitschek. Due giorni dopo, l'autorevole settimanale tedesco Spiegel ha dedicato a Höcke la copertina. Titolo: "Der Dämokrat", gioco di parole tra "Dämon", demone, e "Demokratie", democrazia. Con un impressionante primissimo piano del suo volto e dei suoi occhi quasi trasparenti.
Uno sguardo alla biografia di Höcke è sufficiente per capire perché la Germania sia stata attraversata da un brivido, dopo il voto in Turingia. Höcke non è un esponente qualsiasi dell'ultradestra. E il fondatore dell'ala estremista "Flügel", è il leader che spinge maggiormente l'Afd verso posizioni xenofobe, negazioniste, antidemocratiche e neonaziste. Che la Turingia sia un suo capolavoro tattico lo rafforza anche in un partito in cui l'ala moderata tenta continuamente di contenerlo.
il tribunale di Meiningen ha deciso in una recente sentenza che il leader dell'Afd in Turingia può essere definito un "fascista". Il motivo? Trattasi "giudizio di valore", certo, ma "fondato". Anzitutto, per l'ormai celebre discorso a Dresda, a gennaio del 2017. Durante una serata organizzata dalla Junge Alternative, l'organizzazione giovanile dell'Afd, Höcke sostiene tra le ovazioni degli autoproclamati patrioti' che "noi tedeschi, il nostro popolo, siamo l'unico al mondo ad aver piantato un monumento alla vergogna nel cuore della nostra capitale". Il riferimento è al Monumento all'Olocausto.
Ma l'ex insegnante ginnasiale non si ferma qui. Durante quell'evento, Höcke chiede soprattutto "una svolta a 180 gradi della cultura della memoria", nell'elaborazione del nazionalsocialismo. E si lamenta di una mentalità "ancor pervasa dall'umore di un popolo sconfitto". In reazione a quel vergognoso discorso, il collettivo di artisti "Centro per la Bellezza Politica" gli piazzò a novembre del 2017 un monumento all'Olocausto nel giardino di casa.
Se i contenuti di Höcke sono revisionisti, il linguaggio è mutuato non di rado da quello nazionalsocialista. A partire dal recupero del pathos tipico degli hitleriani. Prima del congresso dell'Afd 2018 lo incontrammo durante una serata con i giornalisti. Ci disse, dopo animate discussioni: "Non ci posso fare niente se il mio cuore brucia". È il rifiuto del linguaggio asettico adottato dai politici della Bundesrepublik dopo il 1945.
Nei suoi discorsi, l'ex insegnante di storia cita spesso la "Tat-Elite", l'élite d'azione che dovrebbe sostituire le "pseudo elite" merkeliane. "Tat-Elite" è il termine con cui si autodefinivano le Ss. Nel suo libro del 2018 "Mai due volte nello stesso fiume", Höcke mette in guardia dalla "morte del popolo attraverso la sostituzione etnica", favoleggia di un nuovo dittatore e di meccanismi di eugenetica. È sufficiente leggere il capolavoro di un grande filologo come Victor Klemperer, "Lingua Tertii Imperi (Lti)" per ricordarsi come la rivoluzione linguistica fosse assolutamente centrale per i nazisti. È Goebbels che sognava all'inizio degli anni Trenta l'"unificazione linguistica" della Germania.
L'uomo dagli occhi trasparenti ha sempre detto di ritenere quelli "incredibilmente celesti" di Hitler un elemento fondante del carisma del Führer. Il nonno di Höcke, esule della Prussia orientale, aveva incontrato il dittatore nazista. E indubbiamente il nonno profugo delle regioni orientali del Reich e il padre nazionalista e negazionista hanno contribuito a spingere Höcke sin da giovane su posizioni radicali. Negli anni Duemila frequentò a lungo gli ambienti neonazisti teorizzando la "terza via" contro "il capitalismo globalizzato dei tassi d'interesse" e legandosi a noti esponenti della Npd come Thorsten Heise. Nel 2010 sfilò a Dresda tra le teste rasate, nell'anniversario del bombardamento degli Alleati, gridando "vogliamo marciare".
La famosa notte del 13 febbraio in cui i cacciabombardieri rasero al suolo la perla sull'Elba è da sempre un mito dell'estremismo di destra, un'occasione cinica per mettersi in scena come vittime, persino nel ricordo della Seconda guerra mondiale. Höcke ha sempre teorizzato la necessità di definire quell'episodio un "genocidio". E negli anni Duemila di discutibili frequentazioni, l'insegnante ginnasiale andava in giro con un pendaglio a forma di martello di Thor, inequivocabile segno di riconoscimento tra i 'voelkischen', gli estremisti nazionalisti ed antisemiti che infestano anche tante zone rurali tedesche.
Nel 2013, quando nasce il partito nazionalista e anti-euro Afd, Höcke lo fonda in Turingia e ne diventa quasi subito il leader incontrastato. E la storia di una forza politica che è cresciuta nei consensi man mano che si spostava a destra, è anche la storia dei ripetuti tentativi della componente più moderata di cacciare Höcke dall'Afd per il suo estremismo e di riportare il movimento su una traiettoria più moderata. Tentativi falliti uno dopo l'altro.
Ci ha provato il fondatore dell'Afd, Bernd Lucke a buttare fuori Höcke, quando nel 2015 il leader della Turingia sostenne che "non tutti" i membri del partito neonazista Npd fossero neonazisti. Lucke gli chiese, inutilmente, di lasciare l'Afd. Poi fu lui stesso ad abbandonare il partito perché lo riteneva scivolato troppo a destra.
La sua erede, Frauke Petry, mise invece a tacere il tentativo di una fetta dell'Afd di cacciare Höcke per il sospetto che avesse usato lo pseudonimo "Landolf Ladig" per esaltare le malefatte di Hitler su riviste estremiste. Lui ha sempre negato, ma anche i servizi segreti hanno confermato che "è quasi impossibile negare" che il leader della Turingia e Landolf Ladig non siano la stessa persona. I successori di Petry - anche lei ha lasciato nel 2017 spaventata dall'ulteriore sbandamento a destra del suo partito - lo hanno sostanzialmente sdoganato. Alexander Gauland è arrivato a definirlo "l'anima dell'Afd".
Höcke è anche famoso per i Kyffhäuser-Treffen, i raduni che organizza ormai da anni in un luogo di culto della feccia bruna: un castello le colline della Turingia dove leggenda vuole si aggiri il fantasma di Federico Barbarossa. Nel 2018 sostenne che l'immigrazione distruggesse la cultura tedesca e che ciò fosse peggio del trauma dell'Olocausto. Höcke tornò anche su uno dei suoi argomenti preferiti: il modo rigoroso della Germania di fare i conti con la propria storia. "Nevrosi" la bollò. L'anno successivo lo fecero entrare nel tendone dell'evento dietro a una sfilata di bandiere, accompagnato da un'ovazione. Cento deputati del suo partito criticarono l'evento per aver alimentato il "culto della personalità" intorno a Höcke. Lui si scrollò nelle spalle. E dopo il caso Turingia, non ne ha neanche più bisogno. Il "Dämokrat" ha stravinto. Ed è pronto a prendersi il partito.
La seconda immagine è quella del vero vincitore della partita, il leader regionale dell'Afd Björn Höcke, che si avvicina a Kemmerich, gli stringe la mano e poi abbassa il mento, come in un accenno di militaresco inchino. Per il diabolico architetto di un'operazione cinica ma indubbiamente riuscita, l'istantanea del trionfo. Qualcuno, sui social media, ha accostato quell'immagine alla celebre foto del 1930 in cui Paul von Hindenburg stringe la mano ad Adolf Hitler. Anche il Führer aveva il mento sul petto. Tre anni dopo il presidente della Repubblica lo elesse cancelliere della Germania. Come teorizzava Joseph Goebbels, per i nazisti l'utile idiota per conquistare il potere era stata la democrazia. E l'arroganza di politici reazionari ciechi dinanzi all'evidenza come lo junker von Hindenburg.
Non a caso, il principale ideologo della nuova destra tedesca, Götz Kubitschek, ha immediatamente elogiato Höcke, che issando un uomo su una poltrona ad Erfurt ne avrebbe segata un'altra a Berlino. E non una qualsiasi: la poltrona dell'erede di Angela Merkel, Annegret Kramp-Karrenbauer. "L'arsenale tattico dell'Afd si è arricchito ancora", è stato il commento di Kubitschek. Due giorni dopo, l'autorevole settimanale tedesco Spiegel ha dedicato a Höcke la copertina. Titolo: "Der Dämokrat", gioco di parole tra "Dämon", demone, e "Demokratie", democrazia. Con un impressionante primissimo piano del suo volto e dei suoi occhi quasi trasparenti.
Uno sguardo alla biografia di Höcke è sufficiente per capire perché la Germania sia stata attraversata da un brivido, dopo il voto in Turingia. Höcke non è un esponente qualsiasi dell'ultradestra. E il fondatore dell'ala estremista "Flügel", è il leader che spinge maggiormente l'Afd verso posizioni xenofobe, negazioniste, antidemocratiche e neonaziste. Che la Turingia sia un suo capolavoro tattico lo rafforza anche in un partito in cui l'ala moderata tenta continuamente di contenerlo.
il tribunale di Meiningen ha deciso in una recente sentenza che il leader dell'Afd in Turingia può essere definito un "fascista". Il motivo? Trattasi "giudizio di valore", certo, ma "fondato". Anzitutto, per l'ormai celebre discorso a Dresda, a gennaio del 2017. Durante una serata organizzata dalla Junge Alternative, l'organizzazione giovanile dell'Afd, Höcke sostiene tra le ovazioni degli autoproclamati patrioti' che "noi tedeschi, il nostro popolo, siamo l'unico al mondo ad aver piantato un monumento alla vergogna nel cuore della nostra capitale". Il riferimento è al Monumento all'Olocausto.
Ma l'ex insegnante ginnasiale non si ferma qui. Durante quell'evento, Höcke chiede soprattutto "una svolta a 180 gradi della cultura della memoria", nell'elaborazione del nazionalsocialismo. E si lamenta di una mentalità "ancor pervasa dall'umore di un popolo sconfitto". In reazione a quel vergognoso discorso, il collettivo di artisti "Centro per la Bellezza Politica" gli piazzò a novembre del 2017 un monumento all'Olocausto nel giardino di casa.
Se i contenuti di Höcke sono revisionisti, il linguaggio è mutuato non di rado da quello nazionalsocialista. A partire dal recupero del pathos tipico degli hitleriani. Prima del congresso dell'Afd 2018 lo incontrammo durante una serata con i giornalisti. Ci disse, dopo animate discussioni: "Non ci posso fare niente se il mio cuore brucia". È il rifiuto del linguaggio asettico adottato dai politici della Bundesrepublik dopo il 1945.
Nei suoi discorsi, l'ex insegnante di storia cita spesso la "Tat-Elite", l'élite d'azione che dovrebbe sostituire le "pseudo elite" merkeliane. "Tat-Elite" è il termine con cui si autodefinivano le Ss. Nel suo libro del 2018 "Mai due volte nello stesso fiume", Höcke mette in guardia dalla "morte del popolo attraverso la sostituzione etnica", favoleggia di un nuovo dittatore e di meccanismi di eugenetica. È sufficiente leggere il capolavoro di un grande filologo come Victor Klemperer, "Lingua Tertii Imperi (Lti)" per ricordarsi come la rivoluzione linguistica fosse assolutamente centrale per i nazisti. È Goebbels che sognava all'inizio degli anni Trenta l'"unificazione linguistica" della Germania.
L'uomo dagli occhi trasparenti ha sempre detto di ritenere quelli "incredibilmente celesti" di Hitler un elemento fondante del carisma del Führer. Il nonno di Höcke, esule della Prussia orientale, aveva incontrato il dittatore nazista. E indubbiamente il nonno profugo delle regioni orientali del Reich e il padre nazionalista e negazionista hanno contribuito a spingere Höcke sin da giovane su posizioni radicali. Negli anni Duemila frequentò a lungo gli ambienti neonazisti teorizzando la "terza via" contro "il capitalismo globalizzato dei tassi d'interesse" e legandosi a noti esponenti della Npd come Thorsten Heise. Nel 2010 sfilò a Dresda tra le teste rasate, nell'anniversario del bombardamento degli Alleati, gridando "vogliamo marciare".
La famosa notte del 13 febbraio in cui i cacciabombardieri rasero al suolo la perla sull'Elba è da sempre un mito dell'estremismo di destra, un'occasione cinica per mettersi in scena come vittime, persino nel ricordo della Seconda guerra mondiale. Höcke ha sempre teorizzato la necessità di definire quell'episodio un "genocidio". E negli anni Duemila di discutibili frequentazioni, l'insegnante ginnasiale andava in giro con un pendaglio a forma di martello di Thor, inequivocabile segno di riconoscimento tra i 'voelkischen', gli estremisti nazionalisti ed antisemiti che infestano anche tante zone rurali tedesche.
Nel 2013, quando nasce il partito nazionalista e anti-euro Afd, Höcke lo fonda in Turingia e ne diventa quasi subito il leader incontrastato. E la storia di una forza politica che è cresciuta nei consensi man mano che si spostava a destra, è anche la storia dei ripetuti tentativi della componente più moderata di cacciare Höcke dall'Afd per il suo estremismo e di riportare il movimento su una traiettoria più moderata. Tentativi falliti uno dopo l'altro.
Ci ha provato il fondatore dell'Afd, Bernd Lucke a buttare fuori Höcke, quando nel 2015 il leader della Turingia sostenne che "non tutti" i membri del partito neonazista Npd fossero neonazisti. Lucke gli chiese, inutilmente, di lasciare l'Afd. Poi fu lui stesso ad abbandonare il partito perché lo riteneva scivolato troppo a destra.
La sua erede, Frauke Petry, mise invece a tacere il tentativo di una fetta dell'Afd di cacciare Höcke per il sospetto che avesse usato lo pseudonimo "Landolf Ladig" per esaltare le malefatte di Hitler su riviste estremiste. Lui ha sempre negato, ma anche i servizi segreti hanno confermato che "è quasi impossibile negare" che il leader della Turingia e Landolf Ladig non siano la stessa persona. I successori di Petry - anche lei ha lasciato nel 2017 spaventata dall'ulteriore sbandamento a destra del suo partito - lo hanno sostanzialmente sdoganato. Alexander Gauland è arrivato a definirlo "l'anima dell'Afd".
Höcke è anche famoso per i Kyffhäuser-Treffen, i raduni che organizza ormai da anni in un luogo di culto della feccia bruna: un castello le colline della Turingia dove leggenda vuole si aggiri il fantasma di Federico Barbarossa. Nel 2018 sostenne che l'immigrazione distruggesse la cultura tedesca e che ciò fosse peggio del trauma dell'Olocausto. Höcke tornò anche su uno dei suoi argomenti preferiti: il modo rigoroso della Germania di fare i conti con la propria storia. "Nevrosi" la bollò. L'anno successivo lo fecero entrare nel tendone dell'evento dietro a una sfilata di bandiere, accompagnato da un'ovazione. Cento deputati del suo partito criticarono l'evento per aver alimentato il "culto della personalità" intorno a Höcke. Lui si scrollò nelle spalle. E dopo il caso Turingia, non ne ha neanche più bisogno. Il "Dämokrat" ha stravinto. Ed è pronto a prendersi il partito.