India, a Nuova Delhi stravince il Partito dell’"Uomo qualunque"
Raimondo Bultrini
Il leader del partito Aam Aadmi Party Arvind Kejriwal (reuters)
Festeggia l'ingegnere Arvind Kejriwal, leader dell'Aam Aadmi party. Sonora sconfitta per l'ultrareligioso Bharatiya Janata, candidato del premier Modi. Nessun seggio al partito progressista del Congresso
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NUOVA DELHI - Una capitale in tripudio e un continente indiano in devota ammirazione hanno accolto il previsto ma non scontato risultato finale dello scontro a due tra l'"Uomo qualunque" Arvind Kejriwal contro il potente partito ultrareligioso Bharatiya Janata del premier Narendra Modi, da due legislature a capo del governo nazionale.
"Vi amo", ha gridato al microfono il leader dell'Aam Aadmi party ai suoi elettori dopo aver avuto la conferma della terza vittoria con una valanga di preferenze - 62 seggi su 70 - ottenuti in tutte le circoscrizioni dove si votava per il rinnovo dell'assemblea territoriale di New Delhi, strappando con la sua oculata politica di scuole, ospedali e servizi una maggioranza assoluta di 10 a zero nei quartieri islamici e specialmente a Shaheen Bagh. Il cuore della protesta contro le leggi discriminatorie del Bjp sul diritto di cittadinanza dei musulmani, bocciate di fatto da un significativo plebiscito che non mancherà di pesare sul futuro politico del Paese.
Ma il partito di Modi e del suo ministro dell'Interno Amit Shah, che (assieme a 13 ministri e più di 200 parlamentari) ha condotto una campagna verbalmente violenta verso minoranze e avversari politici, ha ricevuto una sonora lezione anche nelle aree metropolitane a larga maggioranza induista, dove la potente macchina elettorale del Bjp è riuscita a recuperare appena 5 poltrone rispetto all'altrettanto disastroso risultato del 2015, quando si era visto attribuire solo tre deputati.
Con zero seggi - come nella precedente tornata - è stato punito anche il partito progressista del Congresso che fu a lungo alla guida del governo capitolino ed è stato abbandonato dagli elettori decisi a non disperdere voti per convogliarli sulla più pragmatica e meno corrotta visione dell'amministrazione pubblica di Kejriwal.
La sede dell'Aap, fondato appena sette anni fa con una ramazza che simboleggia l'anticorruzione nel logo ufficiale, è stata letteralmente invasa da masse di seguaci e simpatizzanti che hanno danzato ed esultato fino a tarda notte, con l'apice della festa raggiunto quando sul tetto del quartier generale è comparso l'"eroe" Qualunque al fianco dei due figli e della moglie Sunita, che tra il tripudio dei presenti ha festeggiato con una fetta di dolce offerta dal marito il suo compleanno, celebrato proprio ieri. "Questo risultato è stato il regalo più bello della mia vita", ha detto la donna che - come fu in passato Kejriwal - è un ufficiale dell'erario ed è stata l'onnipresente compagna di quasi tutti i giri elettorali di porta in porta del leader Aap.
Pur non ammettendo la completa débacle, il premier Modi si è formalmente complimentato con Kejriwal mentre nella sede del Bjp venivano affissi una serie di poster con la scritta "Aar se hum hatash nahi hote", cioè "La sconfitta non ci scoraggi!". Ma resta da vedere quanto il voto di Delhi peserà da qui alle prossime elezioni in Bihar (altri tre Stati negli ultimi due anni hanno già voltato le spalle al partito di Modi), una delle più povere e popolose regioni dell'India dalla quale - assieme all'Uttar Pradesh - proviene una gran parte degli immigrati che vivono nella capitale, soprattutto nelle 1.700 colonie "illegali" sorte come funghi alla periferia per ospitare milioni di persone letteralmente fuggite da città e villaggi abbandonati a sé stessi e flagellati da amministrazioni inefficienti e corrotte.
A Delhi molti hanno trovato non solo ospitalità e semplici case di mattoni, ma una serie di servizi che vanno dalla distribuzione di acqua ed elettricità gratuite o a prezzi politici per i più poveri, bus gratuiti per donne e anziani, oltre a cliniche di prima assistenza note come "Mohalla", finanziate direttamente dal partito Aap, e scuole governative decisamente più avanzate di molti istituti privati, con pasti gratuiti e spesso perfino piscine, perfino programmi di studi avanzati come le "lezioni di felicità" impartite agli alunni per gestire le emozioni e apprendere rudimenti di educazione civica.
"A noi non interessano le ideologie - ci ha detto uno dei dirigenti dell'Aap, Jasmini Shah - ed abbiamo raccolto il frutto del lavoro di tanti anni del nostro leader che ha rinunciato ai suoi interessi personali per fondare in passato organizzazioni non governative e movimenti anti-corruzione per il beneficio dell'intera popolazione, di qualunque colore o religione. Anche per questo i nostri elettori hanno capito la gravità dei messaggi di odio e discriminazione lanciati dagli uomini del Bjp", ha continuato, "come nel caso delle leggi per escludere dalla cittadinanza una fetta enorme della popolazione in un paese dove milioni di persone non possiedono nemmeno un certificato di nascita, figurarsi i documenti per provare di essere stati residenti qui da generazioni".
Ma il Bjp ha pagato anche il prezzo di una politica ecomomica fallimentare, con il più alto tasso di disoccupazione da 45 anni a questa parte e un rallentamento della produzione accompagnato da massicci disinvestimenti. Difficile stabilire in che percentuale le mancate promesse di impiego e sviluppo abbiano pesato sul voto di Delhi rispetto alle politiche di Modi e Shah verso la popolazione musulmana, e quella dei "fuoricasta" Dalit a favore dell'agenda "hindutva" della famigerata organizzazione paramilitare Rss dalla quale provengono entrambi. Di certo non dev'essere piaciuta agli elettori l'accusa rivolta a Kejriwal di essere un "terrorista" e traditore della patria per aver apertamente criticato la linea fondamentalista del governo e difeso le rivendicazioni delle donne di Shaheen Bagh.
In tutta risposta l"Uomo Qualunque" giunse a definire Narendra Modi "codardo e psicopatico". "Non è solo una minaccia per il tessuto secolare dell'India - disse - ma anche per l'immagine internazionale del paese. La sua retorica su Pakistan, Bangladesh e Cina sono solo alcuni esempi". Parole pesanti che negli ultimi tempi Kejriwal ha decisamente smussato, arrivando ad offrire la sua "piena collaborazione" al governo centrale "per il comune interesse della gente comune".