Siria, truppe di Damasco a 10 chilometri da Idlib. Tra Putin e Erdogan l'intesa vacilla
di MARCO ANSALDOCon il sostegno di Mosca, Assad è deciso a riprendere il controllo dell'area, anche a costo di entrare in conflitto con i turchi. Il leader di Ankara avverte: "Se i nostri militari subiranno danni colpiremo le forze del regime siriano". Peskov replica: "Non avete neutralizzato i terroristi. Situazione inaccettabile, bisogna rispettare gli accordi"
Le truppe di Damasco sono ormai a soli 10 chilometri dalla città di Idlib, nel nord della Siria controllato dall'opposizione appoggiata dalla Turchia. E tra Putin e Erdogan l'intesa adesso vacilla. I molti soldati turchi uccisi negli ultimi giorni nella provincia da parte delle forze governative di Assad sostenute da Mosca hanno fatto infuriare il Sultano. Il quale minaccia ora reazioni durissime contro Damasco. Scontri avvengono in queste ore anche nella vicina zona di Aleppo.
Ma il presidente siriano Bashar al Assad è deciso a riprendere il controllo dell'area, a costo di entrare in conflitto con Ankara, facendosi forte del sostegno garantito da Mosca. La Turchia risponde con un'azione duplice, sia militare che diplomatica, colpendo decine di postazioni siriane, ma contemporaneamente attivando tutti i canali con Mosca. L'ira del Sultano è forte.
"Da oggi in poi, se i nostri militari nelle postazioni di osservazione (a Idlib, ndr)…
Ma il presidente siriano Bashar al Assad è deciso a riprendere il controllo dell'area, a costo di entrare in conflitto con Ankara, facendosi forte del sostegno garantito da Mosca. La Turchia risponde con un'azione duplice, sia militare che diplomatica, colpendo decine di postazioni siriane, ma contemporaneamente attivando tutti i canali con Mosca. L'ira del Sultano è forte.
"Da oggi in poi, se i nostri militari nelle postazioni di osservazione (a Idlib, ndr)…
Le truppe di Damasco sono ormai a soli 10 chilometri dalla città di Idlib, nel nord della Siria controllato dall'opposizione appoggiata dalla Turchia. E tra Putin e Erdogan l'intesa adesso vacilla. I molti soldati turchi uccisi negli ultimi giorni nella provincia da parte delle forze governative di Assad sostenute da Mosca hanno fatto infuriare il Sultano. Il quale minaccia ora reazioni durissime contro Damasco. Scontri avvengono in queste ore anche nella vicina zona di Aleppo.
Ma il presidente siriano Bashar al Assad è deciso a riprendere il controllo dell'area, a costo di entrare in conflitto con Ankara, facendosi forte del sostegno garantito da Mosca. La Turchia risponde con un'azione duplice, sia militare che diplomatica, colpendo decine di postazioni siriane, ma contemporaneamente attivando tutti i canali con Mosca. L'ira del Sultano è forte.
"Da oggi in poi, se i nostri militari nelle postazioni di osservazione (a Idlib, ndr) subiranno danni - ha detto Recep Tayyip Erdogan parlando al gruppo parlamentare del suo partito conservatore ad Ankara - colpiremo le forze del regime siriano ovunque, senza essere vincolati ai termini del memorandum con la Russia. Siamo decisi a respingere il regime siriano. Faremo il necessario sul terreno e con l'aviazione. Lo dico apertamente: dove verrà versato il sangue dei nostri soldati, nessuno sarà al sicuro. Al punto in cui siamo giunti, non chiuderemo gli occhi su nessun abuso. La Turchia non resterà spettatrice". Erdogan ha precisato che le vittime turche a Idlib nei raid dell'artiglieria governativa degli ultimi 10 giorni sono 14.
Diversa l'opinione del Cremlino nell'intesa fra Mosca e Ankara sul terreno. La Russia accusa la Turchia di non avere "neutralizzato i terroristi" a Idlib, come previsto dagli accordi, e denuncia che gli attacchi dei miliziani filo turchi contro le forze siriane e quelle russe invece continuano. "Ora stiamo ancora constatando con delusione - ha detto il portavoce di Putin, Dmitrij Peskov - il fatto che questi gruppi di Idlib attaccano le forze siriane e effettuano azioni aggressive contro le nostre strutture militari. Questa situazione è inaccettabile e viola gli accordi. Accordi che il Cremlino rispetta, e che impongono determinati obblighi alle parti".
Erdogan e Putin si sono così sentiti al telefono. Tra Ankara e Mosca il dialogo rimane attivo, e l'intesa personale resta buona. Le prospettive di un accordo sulla possibile spartizione della Libia, difatti, sono sempre in atto. Ma le distanze sulla situazione siriana, piuttosto, permangono. Il Cremlino insiste che occorre "rispettare gli accordi esistenti". Il Sultano però ha adesso una linea marcatamente più aggressiva dopo le vittime sofferte negli ultimi giorni, e minaccia di rompere le intese sulla Siria: ''La Turchia non tollererà più le provocazioni del regime siriano. Prenderemo azioni concrete contro l'esercito di Damasco". Lo spazio per una soluzione politica va così riducendosi. Una delegazione turca con 4 generali volerà presto a Mosca, ricambiando la visita di una delegazione russa ad Ankara.
Nella provincia di Idlib, Assad sta intanto consolidando il controllo del centro di Saraqib con il sostegno di Mosca e Teheran. Ankara ha inviato rinforzi verso i 12 check point che gestisce nella zona, con 9.000 militari impegnati. Ma è solo la diplomazia che può fermare un'escalation. E Putin il solo leader che può fermare un'ulteriore ascesa della tensione. Erdogan vuole ottenere da lui la garanzia che i suoi soldati possano continuare a pattugliare le province di Afrin e Jarabulus. L'intento di Ankara è di evitare che le due zone, sottratte negli ultimi anni all'Isis e ai guerriglieri curdi, terminino in mani siriane una volta che Assad abbia preso il controllo di Idlib. Ecco allora che Ankara non vuole lasciare i 12 check point, puntando piuttosto ad aumentare la propria presenza.
Nel nord est siriano, ancora, nei pressi di Qamishli, un militante lealista siriano è stato ferito dopo violenti scontri con una pattuglia militare statunitense. Al confine tra Siria e Turchia operano gruppi diversi: forze siriane governative, forze curdo-siriane, forze russe e statunitensi. È questo un incidente che si inserisce nel quadro delle frizioni militari esistenti in un territorio dall'alto valore strategico, e con una fitta presenza di eserciti e forze militari tra loro rivali.
Ma il presidente siriano Bashar al Assad è deciso a riprendere il controllo dell'area, a costo di entrare in conflitto con Ankara, facendosi forte del sostegno garantito da Mosca. La Turchia risponde con un'azione duplice, sia militare che diplomatica, colpendo decine di postazioni siriane, ma contemporaneamente attivando tutti i canali con Mosca. L'ira del Sultano è forte.
"Da oggi in poi, se i nostri militari nelle postazioni di osservazione (a Idlib, ndr) subiranno danni - ha detto Recep Tayyip Erdogan parlando al gruppo parlamentare del suo partito conservatore ad Ankara - colpiremo le forze del regime siriano ovunque, senza essere vincolati ai termini del memorandum con la Russia. Siamo decisi a respingere il regime siriano. Faremo il necessario sul terreno e con l'aviazione. Lo dico apertamente: dove verrà versato il sangue dei nostri soldati, nessuno sarà al sicuro. Al punto in cui siamo giunti, non chiuderemo gli occhi su nessun abuso. La Turchia non resterà spettatrice". Erdogan ha precisato che le vittime turche a Idlib nei raid dell'artiglieria governativa degli ultimi 10 giorni sono 14.
Diversa l'opinione del Cremlino nell'intesa fra Mosca e Ankara sul terreno. La Russia accusa la Turchia di non avere "neutralizzato i terroristi" a Idlib, come previsto dagli accordi, e denuncia che gli attacchi dei miliziani filo turchi contro le forze siriane e quelle russe invece continuano. "Ora stiamo ancora constatando con delusione - ha detto il portavoce di Putin, Dmitrij Peskov - il fatto che questi gruppi di Idlib attaccano le forze siriane e effettuano azioni aggressive contro le nostre strutture militari. Questa situazione è inaccettabile e viola gli accordi. Accordi che il Cremlino rispetta, e che impongono determinati obblighi alle parti".
Erdogan e Putin si sono così sentiti al telefono. Tra Ankara e Mosca il dialogo rimane attivo, e l'intesa personale resta buona. Le prospettive di un accordo sulla possibile spartizione della Libia, difatti, sono sempre in atto. Ma le distanze sulla situazione siriana, piuttosto, permangono. Il Cremlino insiste che occorre "rispettare gli accordi esistenti". Il Sultano però ha adesso una linea marcatamente più aggressiva dopo le vittime sofferte negli ultimi giorni, e minaccia di rompere le intese sulla Siria: ''La Turchia non tollererà più le provocazioni del regime siriano. Prenderemo azioni concrete contro l'esercito di Damasco". Lo spazio per una soluzione politica va così riducendosi. Una delegazione turca con 4 generali volerà presto a Mosca, ricambiando la visita di una delegazione russa ad Ankara.
Nella provincia di Idlib, Assad sta intanto consolidando il controllo del centro di Saraqib con il sostegno di Mosca e Teheran. Ankara ha inviato rinforzi verso i 12 check point che gestisce nella zona, con 9.000 militari impegnati. Ma è solo la diplomazia che può fermare un'escalation. E Putin il solo leader che può fermare un'ulteriore ascesa della tensione. Erdogan vuole ottenere da lui la garanzia che i suoi soldati possano continuare a pattugliare le province di Afrin e Jarabulus. L'intento di Ankara è di evitare che le due zone, sottratte negli ultimi anni all'Isis e ai guerriglieri curdi, terminino in mani siriane una volta che Assad abbia preso il controllo di Idlib. Ecco allora che Ankara non vuole lasciare i 12 check point, puntando piuttosto ad aumentare la propria presenza.
Nel nord est siriano, ancora, nei pressi di Qamishli, un militante lealista siriano è stato ferito dopo violenti scontri con una pattuglia militare statunitense. Al confine tra Siria e Turchia operano gruppi diversi: forze siriane governative, forze curdo-siriane, forze russe e statunitensi. È questo un incidente che si inserisce nel quadro delle frizioni militari esistenti in un territorio dall'alto valore strategico, e con una fitta presenza di eserciti e forze militari tra loro rivali.