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 Il premier Al Serraj lunedì in piazza a Tripoli per il nono anniversario della rivolta contro Gheddafi (afp)

Navi contro le armi in Libia: intesa Ue sulla nuova missione

Dopo il veto di Austria e Ungheria, chiude l’operazione Sophia. Entro fine marzo via a un’altra spedizione. I pattugliamenti per attuare l’embargo verranno effettuati più a Est. In campo anche aerei e droni
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Bruxelles. A un mese dal vertice di Berlino, finalmente gli europei trovano un "accordo politico" sulla missione navale chiamata ad attuare l'embargo delle armi in Libia. È questo il risultato della riunione dei ministri degli Esteri dell'Unione di ieri a Bruxelles. Non sarà la vecchia operazione Sophia a salpare, ma una nuova spedizione che opererà più a Est, di fronte all'Egitto, tra Creta e la Cirenaica, per bloccare il trasporto via mare di armamenti verso i belligeranti libici. Già dai prossimi giorni gli ambasciatori europei si metteranno al lavoro per riuscire a far partire le navi militari entro la fine di marzo. 

"I ministri hanno trovato un accordo politico all'unanimità che pensavo impossibile", spiegava a fine lavori l'Alto rappresentante Ue, Josep Borrell, autore di un vero e proprio negoziato durato quasi tre ore. Lo spagnolo ha sottolineato che al momento il blocco al materiale belli…
Bruxelles. A un mese dal vertice di Berlino, finalmente gli europei trovano un "accordo politico" sulla missione navale chiamata ad attuare l'embargo delle armi in Libia. È questo il risultato della riunione dei ministri degli Esteri dell'Unione di ieri a Bruxelles. Non sarà la vecchia operazione Sophia a salpare, ma una nuova spedizione che opererà più a Est, di fronte all'Egitto, tra Creta e la Cirenaica, per bloccare il trasporto via mare di armamenti verso i belligeranti libici. Già dai prossimi giorni gli ambasciatori europei si metteranno al lavoro per riuscire a far partire le navi militari entro la fine di marzo. 

"I ministri hanno trovato un accordo politico all'unanimità che pensavo impossibile", spiegava a fine lavori l'Alto rappresentante Ue, Josep Borrell, autore di un vero e proprio negoziato durato quasi tre ore. Lo spagnolo ha sottolineato che al momento il blocco al materiale bellico viene "sistematicamente aggirato", rendendo impossibile il raggiungimento del cessate il fuoco tra Haftar e Serraj. Sono state Austria e Ungheria ad affondare definitivamente il rilancio di Sophia, le cui navi erano già state tirate a secco lo scorso anno da Matteo Salvini, per il quale i vascelli Ue nel canale di Sicilia attiravano i migranti. Secondo fonti europee, ieri Di Maio si sarebbe appoggiato ai ministri di Vienna e Budapest per evitare la ripartenza di Sophia, che avrebbe potuto offrire il destro a Salvini per attacchi mediatici.

Per far passare l'idea della nuova missione è stato necessaria tutta la pressione diplomatica in favore di Borrell da parte di Germania, Francia e Spagna, interessate a mettere fine al caos libico, appoggiate dalla Grecia, favorevole a bloccare il passaggio ai vascelli turchi. L'accordo politico ora dovrà essere declinato dagli ambasciatori europei in un mandato formale da far approvare ai ministri il 23 marzo, giorno del potenziale lancio della missione. Ma c'è da scommettere che non mancheranno nuovi scontri diplomatici quando si entrerà nei dettagli. 

La nuova operazione richiederà l'impiego di navi militari Ue più grandi rispetto a Sophia, il cui mandato principale era la lotta ai trafficanti di esseri umani. Da quattro a sei vascelli di grossa taglia in parte già offerti da Germania, Spagna e Francia. L'escamotage per far passare la missione è stato quello di cambiare zona di intervento, con la nuova operazione che incrocerà a Est del Canale di Sicilia, in una zona dove le attraversate dei migranti sono meno frequenti. Di fatto i vascelli Ue pattuglieranno le acque non lontane dall'Egitto, in modo da poter intercettare le navi turche che riforniscono Serraj e quelle di Emirati e Giordania che tramite Suez approvvigionano Haftar (tra l'altro si tiene anche un occhio su Bengasi, controllata dal generale). Anche se la rotta è meno utilizzata dai trafficanti, il mandato della nuova missione in via secondaria continua a prevedere il contrasto alla loro attività e l'addestramento della guardia costiera libica. E comunque le navi in caso di naufragi saranno obbligate per legge a intervenire. Per questa ragione, Di Maio scommette che si discuteranno nuove regole per gli sbarchi seguendo il principio della "bandiera della nave intervenuta (che dovrà mandarli nel proprio paese, ndr) o con la rotazione dei porti". Ma un accordo sul punto non sarà facile. Gli europei sono comunque d'accordo che la missione sarà sospesa se si rivelerà un calamita per le partenze dei migranti (pull factor).

Ci sarà anche un monitoraggio con aerei e droni. L'idea è di predisporre la missione anche per una futura presenza di militari a dodici stelle a terra, "ma non al confine tra Egitto e Libia", ha sottolineato Borrell, scoprendo una delle falle dell'operazione: sarà comunque impossibile pattugliare i confini terrestri, lasciando il controllo solo agli occhi (facilmente ingannabili) dei satelliti. Inoltre i militari potranno essere dispiegati solo con un cessate il fuoco e con l'ok dei libici. Infine il comando: oggi l'Italia guida Sophia e gli europei danno per scontato che se Roma chiederà di mantenere il ruolo anche della nuova missione, non avrà difficoltà a ottenere l'ok dei partner. In caso di tentennamenti da parte del governo, però, non mancheranno i pretendenti tra Francia, Spagna e Cipro.