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(reuters)

Brexit, la libraia italiana: “Da commessa a manager. Ora non lo potrei più fare”

Ornella Tarantola è arrivata a Londra 25 anni fa, oggi è direttrice della libreria "The European Bookshop": "È sempre stata un mito per me. Una casa nell’Europa unita” 
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Londra - Ornella Tarantola, lei come e quando arrivò a Londra?
"Nel 1995, dopo avere studiato al Dams di Bologna, senza laurearmi. In Italia non trovavo lavoro, perdevo tempo, stavo sbandando. Così pensai di andare a fare esperienza in Inghilterra: un posto che era sempre stato un mito per me. E che potevo considerare "casa" perché faceva parte dell'Europa unita".

Conosceva la lingua? 
"Appena un po' di inglese scolastico: quando sbarchi a Londra ti accorgi che significa quasi non saperlo. Ma era pur sempre meglio di niente, una ragione per venire a Londra e non a Parigi o Berlino".

E dove andò a cercarlo, il lavoro?
"Sono stata fortunata: la prima porta a cui ho bussato mi ha aperto. Vengo da una famiglia di librai, nonni e zii hanno fatto questo mestiere, un cugino ancora lo fa a Brescia, dove sono nata. I libri mi hanno sempre appassionato, sapevo che a Londra, in Cecile Court, un vicolo pedonale nel quar…
Londra - Ornella Tarantola, lei come e quando arrivò a Londra?
"Nel 1995, dopo avere studiato al Dams di Bologna, senza laurearmi. In Italia non trovavo lavoro, perdevo tempo, stavo sbandando. Così pensai di andare a fare esperienza in Inghilterra: un posto che era sempre stato un mito per me. E che potevo considerare "casa" perché faceva parte dell'Europa unita".

Conosceva la lingua? 
"Appena un po' di inglese scolastico: quando sbarchi a Londra ti accorgi che significa quasi non saperlo. Ma era pur sempre meglio di niente, una ragione per venire a Londra e non a Parigi o Berlino".

E dove andò a cercarlo, il lavoro?
"Sono stata fortunata: la prima porta a cui ho bussato mi ha aperto. Vengo da una famiglia di librai, nonni e zii hanno fatto questo mestiere, un cugino ancora lo fa a Brescia, dove sono nata. I libri mi hanno sempre appassionato, sapevo che a Londra, in Cecile Court, un vicolo pedonale nel quartiere dei teatri del West End, dietro a Trafalgar Square, c'era The Italian Bookshop, una piccola libreria italiana, e così sono andata lì".

L'hanno assunta subito?
"Come apprendista, due pomeriggi alla settimana. Non mi dava abbastanza da vivere, perciò arrotondavo facendo la stiratrice di camicie per i miei amici, a un prezzo di concorrenza rispetto a quello delle lavanderie, e dando lezioni di italiano. Presto le ore di lavoro sono aumentate, tre giorni alla settimana, quattro, cinque, fino all'assunzione a tempo pieno".

Pagata come?
"Poco, mettevo in tasca poco più di mille sterline al mese, 15-18 mila l'anno. Ma riuscivo a mantenermi e imparavo".

Come è diventata direttrice?
"Dopo quattro-cinque anni la direttrice di allora decise di tornare in Italia e propose al proprietario di promuovere me al suo posto. Così è stato. Ero così orgogliosa e felice. Cecil Court era una stradina magica, di minuscole librerie, antiquari, botteghe esoteriche, e io, venuta dal niente, dirigevo una di queste librerie. Poi il personale è aumentato, ci siamo trasferiti a Soho e dal 2016 a South Kensington, ora chiamata The European Bookshop".

I momenti più belli?
"Lo sono tutte le centinaia di presentazioni di autori che ho organizzato e che ci hanno aiutati a diventare un punto di riferimento per la comunità italiana. Ricordo le code per venire ad ascoltare Luca Bianchini e Luciana Littizzetto. E quella volta che arrivò Gianni Morandi, poi andammo tutti a mangiare e davanti a una pizza cantò per noi Caruso".

Di cosa è più orgogliosa?
"Delle decine di contratti a tempo fatti a studenti italiani in Erasmus, che hanno fatto una bella esperienza, migliorato la lingua e in alcuni casi imparato un mestiere per continuare a farlo in Italia. Ma anche dei tanti consigli che diamo agli inglesi che vogliono imparare l'italiano o conoscere i nostri autori".

E cosa pensa di questa legge post-Brexit che vieta l'immigrazione ai lavoratori non qualificati, che non sanno l'inglese e non guadagnano abbastanza?
"Una come me non potrà più venire a Londra e dimostrare di farcela. Non potrà più dare il suo contributo a rendere Londra una città speciale. Il sindaco Sadiq Khan dice che Londra resta una città aperta, ma non sarà più la stessa cosa. Mi sono beccata una brutta influenza e credo che a farmela venire sia stata la Brexit: sono troppo triste per quello che è accaduto a questo Paese".