Brexit, la libraia italiana: “Da commessa a manager. Ora non lo potrei più fare”
Enrico Franceschini , di ENRICO FRANCESCHINIOrnella Tarantola è arrivata a Londra 25 anni fa, oggi è direttrice della libreria "The European Bookshop": "È sempre stata un mito per me. Una casa nell’Europa unita”
Londra - Ornella Tarantola, lei come e quando arrivò a Londra?
"Nel 1995, dopo avere studiato al Dams di Bologna, senza laurearmi. In Italia non trovavo lavoro, perdevo tempo, stavo sbandando. Così pensai di andare a fare esperienza in Inghilterra: un posto che era sempre stato un mito per me. E che potevo considerare "casa" perché faceva parte dell'Europa unita".
Conosceva la lingua?
"Appena un po' di inglese scolastico: quando sbarchi a Londra ti accorgi che significa quasi non saperlo. Ma era pur sempre meglio di niente, una ragione per venire a Londra e non a Parigi o Berlino".
E dove andò a cercarlo, il lavoro?
"Sono stata fortunata: la prima porta a cui ho bussato mi ha aperto. Vengo da una famiglia di librai, nonni e zii hanno fatto questo mestiere, un cugino ancora lo fa a Brescia, dove sono nata. I libri mi hanno sempre appassionato, sapevo che a Londra, in Cecile Court, un vicolo pedonale nel quar…
"Nel 1995, dopo avere studiato al Dams di Bologna, senza laurearmi. In Italia non trovavo lavoro, perdevo tempo, stavo sbandando. Così pensai di andare a fare esperienza in Inghilterra: un posto che era sempre stato un mito per me. E che potevo considerare "casa" perché faceva parte dell'Europa unita".
Conosceva la lingua?
"Appena un po' di inglese scolastico: quando sbarchi a Londra ti accorgi che significa quasi non saperlo. Ma era pur sempre meglio di niente, una ragione per venire a Londra e non a Parigi o Berlino".
E dove andò a cercarlo, il lavoro?
"Sono stata fortunata: la prima porta a cui ho bussato mi ha aperto. Vengo da una famiglia di librai, nonni e zii hanno fatto questo mestiere, un cugino ancora lo fa a Brescia, dove sono nata. I libri mi hanno sempre appassionato, sapevo che a Londra, in Cecile Court, un vicolo pedonale nel quar…
Londra - Ornella Tarantola, lei come e quando arrivò a Londra?
"Nel 1995, dopo avere studiato al Dams di Bologna, senza laurearmi. In Italia non trovavo lavoro, perdevo tempo, stavo sbandando. Così pensai di andare a fare esperienza in Inghilterra: un posto che era sempre stato un mito per me. E che potevo considerare "casa" perché faceva parte dell'Europa unita".
Conosceva la lingua?
"Appena un po' di inglese scolastico: quando sbarchi a Londra ti accorgi che significa quasi non saperlo. Ma era pur sempre meglio di niente, una ragione per venire a Londra e non a Parigi o Berlino".
E dove andò a cercarlo, il lavoro?
"Sono stata fortunata: la prima porta a cui ho bussato mi ha aperto. Vengo da una famiglia di librai, nonni e zii hanno fatto questo mestiere, un cugino ancora lo fa a Brescia, dove sono nata. I libri mi hanno sempre appassionato, sapevo che a Londra, in Cecile Court, un vicolo pedonale nel quartiere dei teatri del West End, dietro a Trafalgar Square, c'era The Italian Bookshop, una piccola libreria italiana, e così sono andata lì".
L'hanno assunta subito?
"Come apprendista, due pomeriggi alla settimana. Non mi dava abbastanza da vivere, perciò arrotondavo facendo la stiratrice di camicie per i miei amici, a un prezzo di concorrenza rispetto a quello delle lavanderie, e dando lezioni di italiano. Presto le ore di lavoro sono aumentate, tre giorni alla settimana, quattro, cinque, fino all'assunzione a tempo pieno".
Pagata come?
"Poco, mettevo in tasca poco più di mille sterline al mese, 15-18 mila l'anno. Ma riuscivo a mantenermi e imparavo".
Come è diventata direttrice?
"Dopo quattro-cinque anni la direttrice di allora decise di tornare in Italia e propose al proprietario di promuovere me al suo posto. Così è stato. Ero così orgogliosa e felice. Cecil Court era una stradina magica, di minuscole librerie, antiquari, botteghe esoteriche, e io, venuta dal niente, dirigevo una di queste librerie. Poi il personale è aumentato, ci siamo trasferiti a Soho e dal 2016 a South Kensington, ora chiamata The European Bookshop".
I momenti più belli?
"Lo sono tutte le centinaia di presentazioni di autori che ho organizzato e che ci hanno aiutati a diventare un punto di riferimento per la comunità italiana. Ricordo le code per venire ad ascoltare Luca Bianchini e Luciana Littizzetto. E quella volta che arrivò Gianni Morandi, poi andammo tutti a mangiare e davanti a una pizza cantò per noi Caruso".
Di cosa è più orgogliosa?
"Delle decine di contratti a tempo fatti a studenti italiani in Erasmus, che hanno fatto una bella esperienza, migliorato la lingua e in alcuni casi imparato un mestiere per continuare a farlo in Italia. Ma anche dei tanti consigli che diamo agli inglesi che vogliono imparare l'italiano o conoscere i nostri autori".
E cosa pensa di questa legge post-Brexit che vieta l'immigrazione ai lavoratori non qualificati, che non sanno l'inglese e non guadagnano abbastanza?
"Una come me non potrà più venire a Londra e dimostrare di farcela. Non potrà più dare il suo contributo a rendere Londra una città speciale. Il sindaco Sadiq Khan dice che Londra resta una città aperta, ma non sarà più la stessa cosa. Mi sono beccata una brutta influenza e credo che a farmela venire sia stata la Brexit: sono troppo triste per quello che è accaduto a questo Paese".
"Nel 1995, dopo avere studiato al Dams di Bologna, senza laurearmi. In Italia non trovavo lavoro, perdevo tempo, stavo sbandando. Così pensai di andare a fare esperienza in Inghilterra: un posto che era sempre stato un mito per me. E che potevo considerare "casa" perché faceva parte dell'Europa unita".
Conosceva la lingua?
"Appena un po' di inglese scolastico: quando sbarchi a Londra ti accorgi che significa quasi non saperlo. Ma era pur sempre meglio di niente, una ragione per venire a Londra e non a Parigi o Berlino".
E dove andò a cercarlo, il lavoro?
"Sono stata fortunata: la prima porta a cui ho bussato mi ha aperto. Vengo da una famiglia di librai, nonni e zii hanno fatto questo mestiere, un cugino ancora lo fa a Brescia, dove sono nata. I libri mi hanno sempre appassionato, sapevo che a Londra, in Cecile Court, un vicolo pedonale nel quartiere dei teatri del West End, dietro a Trafalgar Square, c'era The Italian Bookshop, una piccola libreria italiana, e così sono andata lì".
L'hanno assunta subito?
"Come apprendista, due pomeriggi alla settimana. Non mi dava abbastanza da vivere, perciò arrotondavo facendo la stiratrice di camicie per i miei amici, a un prezzo di concorrenza rispetto a quello delle lavanderie, e dando lezioni di italiano. Presto le ore di lavoro sono aumentate, tre giorni alla settimana, quattro, cinque, fino all'assunzione a tempo pieno".
Pagata come?
"Poco, mettevo in tasca poco più di mille sterline al mese, 15-18 mila l'anno. Ma riuscivo a mantenermi e imparavo".
Come è diventata direttrice?
"Dopo quattro-cinque anni la direttrice di allora decise di tornare in Italia e propose al proprietario di promuovere me al suo posto. Così è stato. Ero così orgogliosa e felice. Cecil Court era una stradina magica, di minuscole librerie, antiquari, botteghe esoteriche, e io, venuta dal niente, dirigevo una di queste librerie. Poi il personale è aumentato, ci siamo trasferiti a Soho e dal 2016 a South Kensington, ora chiamata The European Bookshop".
I momenti più belli?
"Lo sono tutte le centinaia di presentazioni di autori che ho organizzato e che ci hanno aiutati a diventare un punto di riferimento per la comunità italiana. Ricordo le code per venire ad ascoltare Luca Bianchini e Luciana Littizzetto. E quella volta che arrivò Gianni Morandi, poi andammo tutti a mangiare e davanti a una pizza cantò per noi Caruso".
Di cosa è più orgogliosa?
"Delle decine di contratti a tempo fatti a studenti italiani in Erasmus, che hanno fatto una bella esperienza, migliorato la lingua e in alcuni casi imparato un mestiere per continuare a farlo in Italia. Ma anche dei tanti consigli che diamo agli inglesi che vogliono imparare l'italiano o conoscere i nostri autori".
E cosa pensa di questa legge post-Brexit che vieta l'immigrazione ai lavoratori non qualificati, che non sanno l'inglese e non guadagnano abbastanza?
"Una come me non potrà più venire a Londra e dimostrare di farcela. Non potrà più dare il suo contributo a rendere Londra una città speciale. Il sindaco Sadiq Khan dice che Londra resta una città aperta, ma non sarà più la stessa cosa. Mi sono beccata una brutta influenza e credo che a farmela venire sia stata la Brexit: sono troppo triste per quello che è accaduto a questo Paese".