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(reuters)

“Stranieri da sterminare”. Strage scuote la Germania

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Suprematista fa fuoco in tre bar in Assia frequentati da curdi. Uccide otto uomini e una donna incinta. Sul web le sue follie
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HANAU - È Hanau, è la città dei fratelli Grimm ad aggiungere un altro capitolo alla favola nera del nazismo. Alla paranoia razzista e antisemita che vomita odio e morte. Ieri mattina la Germania si è risvegliata nell’incubo di un’orribile strage, a pochi mesi dall’attacco della sinagoga di Halle e dal barbaro assassinio del politico cristianodemocratico Walter Luebcke. A pochi giorni dal commando terroristico scoperto in vari Land che pianificava attacchi contro migranti e persino la guerra civile. A pochi anni dallo smantellamento della rete terroristica Nsu che tenne in scacco la Germania negli anni Duemila e rivelò un intreccio pericolosissimo tra neonazisti e servizi segreti.
 
Mercoledì sera, attorno alle dieci, il 43enne Tobias Rathjen, sopraffatto dall’odio razzista che coltivava da tempo, si è infilato nella sua Bmw, si è diretto in due shisha-bar, i locali frequentatissimi dai turchi dove si …
HANAU - È Hanau, è la città dei fratelli Grimm ad aggiungere un altro capitolo alla favola nera del nazismo. Alla paranoia razzista e antisemita che vomita odio e morte. Ieri mattina la Germania si è risvegliata nell’incubo di un’orribile strage, a pochi mesi dall’attacco della sinagoga di Halle e dal barbaro assassinio del politico cristianodemocratico Walter Luebcke. A pochi giorni dal commando terroristico scoperto in vari Land che pianificava attacchi contro migranti e persino la guerra civile. A pochi anni dallo smantellamento della rete terroristica Nsu che tenne in scacco la Germania negli anni Duemila e rivelò un intreccio pericolosissimo tra neonazisti e servizi segreti.
 
Mercoledì sera, attorno alle dieci, il 43enne Tobias Rathjen, sopraffatto dall’odio razzista che coltivava da tempo, si è infilato nella sua Bmw, si è diretto in due shisha-bar, i locali frequentatissimi dai turchi dove si fuma il narghilè, e ha aperto il fuoco alla cieca, massacrando nove persone, tutte straniere, e ferendone altre. Sono cinque le vittime turche, alcune delle quali curde, e poi bosniaci, rumeni, bulgari. Avevano tra i 21 e i 44 anni. Molti, avevano il passaporto tedesco. Alle tre di notte, la polizia ha fatto irruzione nell’appartamento di Helmholtzstrasse dove viveva, e ha trovato Rathjen riverso a terra senza vita, insieme alla madre 72enne, che ha assassinato prima di togliersi la vita.
 
Un uomo “timido e tranquillo”. Uno che “forse si era un po’ lasciato andare, ultimamente”. Quando stringiamo la mano a Sanae Allouch, le sue dita tremano ancora. Le sfila imbarazzata, si aggiusta nervosamente il velo in testa, confessa di avere “una paura terribile”, di avere dormito aggrappata al suo bimbo tutta la notte. Sanae era compagna di scuola di Rathjen. Siamo a pochi metri dalla porta di casa del terrorista, dalla tana dell’ennesimo lupo solitario dello stragismo bruno. Sanae, che è di origine turca ed è cresciuta “a 150 metri da qui”, la fissa e scuote la testa. Poi si allontana spingendo il passeggino, con il terrore che le spalanca ancora gli occhi. 
 
La salutiamo sul marciapiede dove si è conclusa poche ore prima la notte di sangue del terrorista. Siamo in un tranquillo sobborgo-dormitorio di Hanau. Sotto la pioggia scrosciante osserviamo le finestre scure dietro le quali il 43enne viveva ancora con i genitori e ha condotto un’esistenza sempre più attanagliata dalla paranoia. La polizia ha chiuso la strada con le fascette bianche e rosse. Agenti con la mitragliatrice fanno avanti e indietro con un'espressione grave.
 
Nel pomeriggio, quando è chiaro che si è trattato di un attacco preparato, premeditato, covato da tempo, quando cominciano a emergere le inconguenze - come poteva avere il porto d’armi uno che a novembre aveva scritto una lettera farneticante e razzista alla Procura federale? - e i dettagli agghiaccianti del doppio attacco, Angela Merkel interviene con parole nette. La cancelliera condanna il razzismo e l’odio, “veleno della società” che ha già fatto “troppe vittime”. Ma è sufficiente?
 
All’ora di pranzo, quando il ministro dell’Interno, Horst Seehofer (Csu), arriva davanti al primo bar dell’attacco, il “Midnight”, tre uomini della comunità turca lo avvicinano. Gli ricordano che molte delle vittime avevano un passaporto tedesco, che erano tedeschi. Lo dicono con dolore e con fierezza. Seehofer annuisce, “siamo amici”, sussurra. Ma il punto è anche questo. Che le vittime vivevano in un Paese dove i loro padri e nonni sono arrivati da decenni, e dove loro tifano Germania ai mondiali e la considerano la loro Heimat, la loro patria e la loro casa. Kadir Koese lo sintetizza magnificamente, lo incontriamo a pochi metri dal “Midnight”, davanti al suo locale “Blinder Haase”: “Io sono nato qui, vivo qui da 36 anni, per me la Turchia è solo il Paese delle vacanze, esattamente come per i tedeschi”. 
 
Alle cinque e mezza, la piazza del mercato di Hanau comincia a riempirsi per la veglia; alle sei e dieci, poco prima che cominci a parlare il presidente della Repubblica, Frank-Walter Steinmeier, migliaia di cittadini con i lumini rossi, con i cartelli “basta odio”, con le scritte “nein” sulla faccia di Bjoern Hoecke, il più controverso dei leader dell’ultradestra tedesca, già straripano nelle strade accanto e riempiono la zona pedonale.  Ma forse la politica, forse la Germania ha guardato altrove troppo a lungo. Meritoriamente, anche ieri, tutti hanno ribadito che il cordone sanitario verso l’Afd resta inscalfibile, nelle parole di Steinmeier che “non ci lasceremo intimidire” dal tentativo di dilaniare la società attraverso l’odio. Ma intanto, un altro strappo nel cuore della Germania multietnica si è consumato. Nella zona pedonale, molti negozi turchi hanno le saracinesche abbassate, in segno di lutto. Molti tedeschi camminano con gli occhi abbassati, in segno di vergogna.