Hogan: "L'Europa non sarà naif con la Cina e il pollo al cloro Usa non entrerà"
Alberto D’ArgenioIntervista a cura del consorzio gionalistico Lena, di cui fa parte anche Repubblica al commissario Ue per il Commercio. "Le trattative sui dazi con Trump? Difficili, la sua politica cambia in continuazione ma sono ottimista". Preoccupazioni per le ricadite economiche del corona virus: «Non sembra sotto controllo e può anche peggiorare»
BRUXELLES - L’irlandese Phil Hogan da dicembre è commissario europeo al Commercio nel team guidato da Ursula von der Leyen. In questo momento l’uomo chiamato a negoziare con Trump e Xi Jinping a nome di 450 milioni di europei è preoccupato dal Coronavirus, che «non sembra sotto controllo e può anche peggiorare» con rischi per cittadini ed economia. Al punto che, annuncia, il summit tra i vertici delle istituzioni europee e il presidente cinese in programma il 30 e 31 marzo a Pechino verrà cancellato per ragioni di sicurezza sanitaria.
In questa intervista con i corrispondenti del gruppo Lena, l’alleanza dei quotidiani europei a cui aderisce Repubblica, Hogan assicura poi che l’Unione «non sarà più naif» nei confronti della concorrenza sleale cinese, si dice soddisfatto dell’andamento dei negoziati commerciali con Washington anche se «non apriremo mai a pollo al cloro e manzo ag…
In questa intervista con i corrispondenti del gruppo Lena, l’alleanza dei quotidiani europei a cui aderisce Repubblica, Hogan assicura poi che l’Unione «non sarà più naif» nei confronti della concorrenza sleale cinese, si dice soddisfatto dell’andamento dei negoziati commerciali con Washington anche se «non apriremo mai a pollo al cloro e manzo ag…
BRUXELLES - L’irlandese Phil Hogan da dicembre è commissario europeo al Commercio nel team guidato da Ursula von der Leyen. In questo momento l’uomo chiamato a negoziare con Trump e Xi Jinping a nome di 450 milioni di europei è preoccupato dal Coronavirus, che «non sembra sotto controllo e può anche peggiorare» con rischi per cittadini ed economia. Al punto che, annuncia, il summit tra i vertici delle istituzioni europee e il presidente cinese in programma il 30 e 31 marzo a Pechino verrà cancellato per ragioni di sicurezza sanitaria.
In questa intervista con i corrispondenti del gruppo Lena, l’alleanza dei quotidiani europei a cui aderisce Repubblica, Hogan assicura poi che l’Unione «non sarà più naif» nei confronti della concorrenza sleale cinese, si dice soddisfatto dell’andamento dei negoziati commerciali con Washington anche se «non apriremo mai a pollo al cloro e manzo agli ormoni» e boccia l’intesa tra gli Usa e il Dragone: «Mantiene dazi e tariffe e i suoi obiettivi sono delle aspirazioni». Infine lascia capire che terrà sotto scacco Boris Johnson nei negoziati sui futuri rapporti commerciali tra Ue e Regno Unito riservandosi fino all’ultimo se dare o meno l’ok a banche e assicurazioni della City ad operare in Europa.
Secondo alcune stime l’Unione potrebbe perdere fino a 11 miliardi di export a causa della prima fase dell’accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina: siamo una vittima collaterale della riconciliazione tra Washington e Pechino?
«Queste non sono le nostre cifre, noi stiamo ancora analizzando l’accordo e ci vorrà del tempo. Ovviamente siamo contrari a intese commerciali basate su quote e tariffe e quella tra Stati Uniti e Cina lo è. Tra l’altro dovremo anche capire l’impatto del Coronavirus sull’accordo. Non abbiamo ancora visto la fine dell’epidemia e forse nemmeno il picco, quindi aspettiamo gli sviluppi».
L’accordo Usa-Cina non si basa sul libero scambio e ora il Coronavirus minaccia le catene di fornitura globali: stiamo assistendo alla fine della globalizzazione come la conosciamo?
«No, l’Europa è molto attaccata al multilateralismo e stiamo lavorando intensamente ad una riforma del Wto che lo renda più efficace».
Ursula von der Leyen a Davos ha affermato di aspettarsi un accordo commerciale Ue-Usa “nelle prossime settimane”. E’ ottimista dopo la sua visita a Washington?
«Abbiamo fatto progressi, il dialogo con gli Stati Uniti in questo momento è molto costruttivo il che spiega perché dieci giorni fa non hanno imposto dazi su nuovi prodotti in relazione alla disputa su Airbus. E’ difficile dire come andrà a finire, ma sono soddisfatto del grande impegno di entrambe le parti».
Gli Stati Uniti pressano affinché l’Europa apra a concessioni su agricoltura, pesticidi e metodi produzione alimentare vietati nel nostro continente come la carne agli ormoni o il pollo al cloro. La Commissione aprirà a queste richieste?
«No, non succederà mai, non firmeremo mai un accordo che cambi le nostre regole su pollo al cloro o manzo con ormoni in Europa. Sono gli altri paesi che devono accettare i nostri standard».
Mesi fa avevate detto che avreste preparato contromisure per i dazi Usa su Airbus: sono pronte?
«Vogliamo che gli Usa cooperino con la Ue per arrivare a un accordo su Airbus-Boeing senza aspettare la decisione di giugno del Wto su Boeing. Negli ultimi mesi abbiamo fatto delle proposte a Washington che però sono state respinte. Ne farò altre per arrivare ad un accordo».
Le politiche commerciali dell’amministrazione Trump sono la nuova normalità o un semplice fenomeno passeggero che cambierà in futuro, magari dopo le elezioni americane?
«Non so quale sia la politica commerciale di Trump perché la cambia costantemente. Il suo è un approccio molto transazionale, guarda tutto in termini di deficit commerciale e dollari mentre noi affrontiamo le cose in modo diverso partendo dall’accesso ai mercati. Noi siamo per le regole e per un sistema multilaterale, non per una nuova forma di nazionalismo che si manifesta in slogan come “Buy American”, “Buy India” o “Made in China”».
Europa e Regno Unito riusciranno a chiudere un accordo commerciale entro fine 2020 quando finirà il periodo di transizione e la Brexit dispiegherà i suoi effetti?
«E’ un periodo molto breve entro il quale probabilmente non riusciremo a chiudere un accordo omnicomprensivo. Se Boris Johnson continuerà a dire di “no” all’estensione delle trattative oltre al 31 dicembre, dovremo scegliere quali capitoli negoziali rendere prioritari».
In tal caso lascerete per ultima – anche oltre il 31 dicembre - la decisione sull’accesso in Europa del settore finanziario di Londra per tenere sotto scacco Johnson fino a quando non saranno chiusi tutti i negoziati?
«Non posso negoziare oggi qui con lei, ma è chiaro che questo tema preoccupa il Regno Unito. Però mi permetta di tenermi qualche leva negoziale».
Johnson finora rifiuta un allineamento delle norme britanniche agli standard europei ma al contempo vuole avere libero accesso al nostro mercato: come pensa di evitare che la Gran Bretagna diventi una Singapore sulla manica, un competitor sleale e pericoloso per l’Europa?
«Noi non vogliamo punire il Regno Unito per la decisione di lasciare la Ue, ma spetta ai britannici decidere se vogliono imporre barriere regolamentari al loro stesso business in Europa. Oggi il 46% dei beni e dei servizi del Regno vengono importati nell’Unione, precludersi un mercato da 450 milioni di persone non sarebbe saggio. Spero che prevarrà il buonsenso».
Senza il Regno Unito noi europei diventeremo più protezionisti?
«No, ma saremo più assertivi. Svilupperemo le difese commerciali necessarie ad avere reciprocità nei mercati non accessibili e in particolare mi riferisco alla Cina. Non accetteremo più che le aziende europee siano danneggiate da aziende di Stato sovvenzionate da soldi pubblici in modo sproporzionato e iniquo».
Userete davvero i nuovi strumenti ritorsivi o sono solo una minaccia negoziale?
«Speriamo di non doverli usare, abbiamo l’opportunità di raggiungere un accordo sugli investimenti con Pechino in occasione del summit Ue-Cina di settembre a Lipsia. Se ci sarà un’intesa bene, altrimenti le dico che non saremo più naif, non ci faremo più danneggiare da comportamenti sleali».
Proprio per cercare un accordo quest’anno sono in programma due vertici con la Cina: scommette sull’intesa entro il 2020?
«Per ora non abbiamo raggiunto le nostre ambizioni ma spero che le autorità cinesi apriranno alle concessioni necessarie».
Intanto la Cina di concessioni agli Usa ne ha fatte molte: Trump è più bravo di noi a trattare con Pechino?
«Lo pensa davvero? Guardi che i dazi restano e colpiscono entrambe le parti danneggiandone l’attività economica. Vedremo se le cifre menzionate dall’accordo Usa-Cina daranno davvero raggiunte. A me sembrano un’aspirazione e oltretutto ora il Coronavirus cambia tutto».
Perché?
«L’attività economica cinese sta rallentando e non riescono a produrre come prima. Il virus non è sotto controllo con sviluppi preoccupanti per l’impatto sulla situazione economica globale ed europea. Al momento tra l’altro non sappiamo ancora la portata del problema perché se facessimo previsioni ora tra due settimane potrebbero essere superate. Dobbiamo aspettare».
Il Coronavirus sarà il “momento Chernobyl” per il regime cinese?
«Se le rispondessi le darei un titolo forte, mi limito a dire che potenzialmente può essere una cosa molto seria per la salute cittadini. Al momento non posso ancora trarre conclusioni anche se sembra peggio della Sars».
E’ d’accordo sulla sospensione dei voli dalla Cina decisa da alcuni paesi come l’Italia?
«Non vogliamo che il virus si sparga in giro per il mondo, speriamo che le quarantene e le salvaguardie prese dai governi abbiano un impatto positivo visto che il virus non sembra essere sotto controllo e la situazione può peggiorare. E’ giusto prendere precauzioni nei nostri comportamenti e nei viaggi. Ad esempio, gli incontri di alto livello con i cinesi della prossima settimana sono stati cancellati e non credo che il summit tra Unione europea e Cina in programma a fine marzo a Pechino si terrà. Mi aspetto che verrà cancellato».
In questa intervista con i corrispondenti del gruppo Lena, l’alleanza dei quotidiani europei a cui aderisce Repubblica, Hogan assicura poi che l’Unione «non sarà più naif» nei confronti della concorrenza sleale cinese, si dice soddisfatto dell’andamento dei negoziati commerciali con Washington anche se «non apriremo mai a pollo al cloro e manzo agli ormoni» e boccia l’intesa tra gli Usa e il Dragone: «Mantiene dazi e tariffe e i suoi obiettivi sono delle aspirazioni». Infine lascia capire che terrà sotto scacco Boris Johnson nei negoziati sui futuri rapporti commerciali tra Ue e Regno Unito riservandosi fino all’ultimo se dare o meno l’ok a banche e assicurazioni della City ad operare in Europa.
Secondo alcune stime l’Unione potrebbe perdere fino a 11 miliardi di export a causa della prima fase dell’accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina: siamo una vittima collaterale della riconciliazione tra Washington e Pechino?
«Queste non sono le nostre cifre, noi stiamo ancora analizzando l’accordo e ci vorrà del tempo. Ovviamente siamo contrari a intese commerciali basate su quote e tariffe e quella tra Stati Uniti e Cina lo è. Tra l’altro dovremo anche capire l’impatto del Coronavirus sull’accordo. Non abbiamo ancora visto la fine dell’epidemia e forse nemmeno il picco, quindi aspettiamo gli sviluppi».
L’accordo Usa-Cina non si basa sul libero scambio e ora il Coronavirus minaccia le catene di fornitura globali: stiamo assistendo alla fine della globalizzazione come la conosciamo?
«No, l’Europa è molto attaccata al multilateralismo e stiamo lavorando intensamente ad una riforma del Wto che lo renda più efficace».
Ursula von der Leyen a Davos ha affermato di aspettarsi un accordo commerciale Ue-Usa “nelle prossime settimane”. E’ ottimista dopo la sua visita a Washington?
«Abbiamo fatto progressi, il dialogo con gli Stati Uniti in questo momento è molto costruttivo il che spiega perché dieci giorni fa non hanno imposto dazi su nuovi prodotti in relazione alla disputa su Airbus. E’ difficile dire come andrà a finire, ma sono soddisfatto del grande impegno di entrambe le parti».
Gli Stati Uniti pressano affinché l’Europa apra a concessioni su agricoltura, pesticidi e metodi produzione alimentare vietati nel nostro continente come la carne agli ormoni o il pollo al cloro. La Commissione aprirà a queste richieste?
«No, non succederà mai, non firmeremo mai un accordo che cambi le nostre regole su pollo al cloro o manzo con ormoni in Europa. Sono gli altri paesi che devono accettare i nostri standard».
Mesi fa avevate detto che avreste preparato contromisure per i dazi Usa su Airbus: sono pronte?
«Vogliamo che gli Usa cooperino con la Ue per arrivare a un accordo su Airbus-Boeing senza aspettare la decisione di giugno del Wto su Boeing. Negli ultimi mesi abbiamo fatto delle proposte a Washington che però sono state respinte. Ne farò altre per arrivare ad un accordo».
Le politiche commerciali dell’amministrazione Trump sono la nuova normalità o un semplice fenomeno passeggero che cambierà in futuro, magari dopo le elezioni americane?
«Non so quale sia la politica commerciale di Trump perché la cambia costantemente. Il suo è un approccio molto transazionale, guarda tutto in termini di deficit commerciale e dollari mentre noi affrontiamo le cose in modo diverso partendo dall’accesso ai mercati. Noi siamo per le regole e per un sistema multilaterale, non per una nuova forma di nazionalismo che si manifesta in slogan come “Buy American”, “Buy India” o “Made in China”».
Europa e Regno Unito riusciranno a chiudere un accordo commerciale entro fine 2020 quando finirà il periodo di transizione e la Brexit dispiegherà i suoi effetti?
«E’ un periodo molto breve entro il quale probabilmente non riusciremo a chiudere un accordo omnicomprensivo. Se Boris Johnson continuerà a dire di “no” all’estensione delle trattative oltre al 31 dicembre, dovremo scegliere quali capitoli negoziali rendere prioritari».
In tal caso lascerete per ultima – anche oltre il 31 dicembre - la decisione sull’accesso in Europa del settore finanziario di Londra per tenere sotto scacco Johnson fino a quando non saranno chiusi tutti i negoziati?
«Non posso negoziare oggi qui con lei, ma è chiaro che questo tema preoccupa il Regno Unito. Però mi permetta di tenermi qualche leva negoziale».
Johnson finora rifiuta un allineamento delle norme britanniche agli standard europei ma al contempo vuole avere libero accesso al nostro mercato: come pensa di evitare che la Gran Bretagna diventi una Singapore sulla manica, un competitor sleale e pericoloso per l’Europa?
«Noi non vogliamo punire il Regno Unito per la decisione di lasciare la Ue, ma spetta ai britannici decidere se vogliono imporre barriere regolamentari al loro stesso business in Europa. Oggi il 46% dei beni e dei servizi del Regno vengono importati nell’Unione, precludersi un mercato da 450 milioni di persone non sarebbe saggio. Spero che prevarrà il buonsenso».
Senza il Regno Unito noi europei diventeremo più protezionisti?
«No, ma saremo più assertivi. Svilupperemo le difese commerciali necessarie ad avere reciprocità nei mercati non accessibili e in particolare mi riferisco alla Cina. Non accetteremo più che le aziende europee siano danneggiate da aziende di Stato sovvenzionate da soldi pubblici in modo sproporzionato e iniquo».
Userete davvero i nuovi strumenti ritorsivi o sono solo una minaccia negoziale?
«Speriamo di non doverli usare, abbiamo l’opportunità di raggiungere un accordo sugli investimenti con Pechino in occasione del summit Ue-Cina di settembre a Lipsia. Se ci sarà un’intesa bene, altrimenti le dico che non saremo più naif, non ci faremo più danneggiare da comportamenti sleali».
Proprio per cercare un accordo quest’anno sono in programma due vertici con la Cina: scommette sull’intesa entro il 2020?
«Per ora non abbiamo raggiunto le nostre ambizioni ma spero che le autorità cinesi apriranno alle concessioni necessarie».
Intanto la Cina di concessioni agli Usa ne ha fatte molte: Trump è più bravo di noi a trattare con Pechino?
«Lo pensa davvero? Guardi che i dazi restano e colpiscono entrambe le parti danneggiandone l’attività economica. Vedremo se le cifre menzionate dall’accordo Usa-Cina daranno davvero raggiunte. A me sembrano un’aspirazione e oltretutto ora il Coronavirus cambia tutto».
Perché?
«L’attività economica cinese sta rallentando e non riescono a produrre come prima. Il virus non è sotto controllo con sviluppi preoccupanti per l’impatto sulla situazione economica globale ed europea. Al momento tra l’altro non sappiamo ancora la portata del problema perché se facessimo previsioni ora tra due settimane potrebbero essere superate. Dobbiamo aspettare».
Il Coronavirus sarà il “momento Chernobyl” per il regime cinese?
«Se le rispondessi le darei un titolo forte, mi limito a dire che potenzialmente può essere una cosa molto seria per la salute cittadini. Al momento non posso ancora trarre conclusioni anche se sembra peggio della Sars».
E’ d’accordo sulla sospensione dei voli dalla Cina decisa da alcuni paesi come l’Italia?
«Non vogliamo che il virus si sparga in giro per il mondo, speriamo che le quarantene e le salvaguardie prese dai governi abbiano un impatto positivo visto che il virus non sembra essere sotto controllo e la situazione può peggiorare. E’ giusto prendere precauzioni nei nostri comportamenti e nei viaggi. Ad esempio, gli incontri di alto livello con i cinesi della prossima settimana sono stati cancellati e non credo che il summit tra Unione europea e Cina in programma a fine marzo a Pechino si terrà. Mi aspetto che verrà cancellato».