Timothy e Anas un solo destino per la vittima e il carnefice
di DANIELE MASTROGIACOMO
Ad avere avuto un ruolo decisivo nella fine del più lungo conflitto in cui si sono impantanati gli Usa sono stati i giochi incrociati, i veti, i rapimenti, lo scambio di ostaggi. Questa è la storia di Timothy John Weeks, 50 anni, australiano, rapito nel 2016 e ostaggio di Anas Haqqani, 34 anni, che cominciò le trattative
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La pace in Afghanistan è vicina, molto vicina. Ma ad avere avuto un ruolo decisivo nella fine del più lungo conflitto in cui si sono impantanati gli Usa non è stato il round di negoziati che si sono protratti per tre anni. Sono stati i giochi incrociati, i veti, le concessioni, i rapimenti, lo scambio di ostaggi.
Una partita dove si sono invertite più volte le parti e si sono accettate cose che soltanto qualche anno prima venivano rifiutate in tronco. Per principi ideologici. Quando, nel 2007, chi scrive venne sequestrato nell’Helmand, assieme a Ajmal Nasqbandi e Sayed Agha, tutto questo non sarebbe stato possibile. I due colleghi afgani hanno pagato con la vita il prezzo di un’intransigenza, anche talebana, che alla fine, per ottenere la pace, è stata piegata al realismo politico.
Da sinistra, fotografati a Doha, Anas Haqqani e Timothy John Weeks
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La pace in Afghanistan è vicina, molto vicina. Ma ad avere avuto un ruolo decisivo nella fine del più lungo conflitto in cui si sono impantanati gli Usa non è stato il round di negoziati che si sono protratti per tre anni. Sono stati i giochi incrociati, i veti, le concessioni, i rapimenti, lo scambio di ostaggi.
Una partita dove si sono invertite più volte le parti e si sono accettate cose che soltanto qualche anno prima venivano rifiutate in tronco. Per principi ideologici. Quando, nel 2007, chi scrive venne sequestrato nell’Helmand, assieme a Ajmal Nasqbandi e Sayed Agha, tutto questo non sarebbe stato possibile. I due colleghi afgani hanno pagato con la vita il prezzo di un’intransigenza, anche talebana, che alla fine, per ottenere la pace, è stata piegata al realismo politico.
Da sinistra, fotografati a Doha, Anas Haqqani e Timothy John Weeks
La foto che qui riportiamo è l’emblema di questo accordo militare e geopolitico. Si vedono due signori che per tre anni sono stati vittima e carnefice e che oggi si incontrano non per una cerimonia riparatrice ma per essere entrambi testimoni di una firma storica. Il primo si chiama Timothy John Weeks, 50 anni, australiano, ex docente presso l’università statunitense a Kabul. Con Kevin King, 62, anche lui professore presso la stessa istituzione, venne rapito nell’agosto del 2016. Entrambi furono tenuti prigionieri per tre anni vicino a Khost, nell’est dell’Afghanistan, dalla rete Taleban degli Haqqani, la più forte tra i guerriglieri coranici e la più letale per le forze di sicurezza statunitensi e afgane.
Il secondo signore, sorridente, avvolto nel suo shalwar kameez, è Anas Haqqani, 34 anni, il figlio più giovane di Jalaluddin Haqqani, fondatore del network terroristico, diventato secondo in comando dopo la morte del padre, dietro il fratello Sirajuddin. Era il responsabile della raccolta fondi della Rete Haqqani, e lo è ancora, tra i ricchi emiri dei Paesi del Golfo. Il primo è stato ostaggio del secondo, autore del suo rapimento.
La loro storia, come i loro destini, si sono incrociati e hanno impresso la svolta decisiva al negoziato di pace. Anas venne catturato nel 2014, assieme a Hafiz Rashid, altro leader della Rete, mentre si trovava in viaggio nel Bahrain. Un blitz delle forze di sicurezza Usa li intercettò e li fece sparire. Dovevano essere consegnati alle autorità afgane che nel frattempo, per una serie di stragi, li avevano condannati a morte. La reazione durissima degli Haqqani, che minacciavano pesanti ritorsioni se la sentenza fosse stata eseguita, spinse gli americani a trasferire la coppia in Qatar e a tenerli sotto la propria custodia. Erano pedine che si sarebbero potuti giocare nella complessa partita in corso.
A Doha i negoziati tra le delegazioni procedevano a rilento. Poi, la svolta: la rete Haqqani accetta di liberare i due docenti in ostaggio ma chiede in cambio la liberazione di tre alti esponenti Talebani. Tra questi Hajii Malik Khan, catturato nel settembre del 2011 nella provincia di Paktika, numero due della rete Haqqani poi morto nel 2018. Gli altri due erano Qari Abdul Rashid e lo stesso Anas Haqqani, quelli arrestati in Bahrain.
Gli Usa hanno deciso di trattare con i loro peggiori nemici e hanno convinto il presidente afgano Ashraf Ghani ad appoggiare lo scambio, avvenuto nel novembre scorso. Ghani lo ha annunciato pubblicamente al popolo afgano sostenendo che «era necessario buttare giù l’amaro calice». Tutti alla fine lo hanno bevuto e Anas Haqqani, assieme a Qari Abdul Rashid, tornati liberi hanno preso posto al tavolo delle trattative. Ma esiste una seconda foto, ancora più emblematica. È quella che immortala la sala dei negoziati di pace. Due lunghi tavoli l’uno di fronte all’altro mostrano i grandi nemici, quelli che si sono sfidati e uccisi sul campo dal 2001, mentre si studiano e parlano.
Anas Haqqani ha voluto cementare il successo invitando Timothy John Weeks a Doha. Lo ha accolto all’aeroporto, si sono fatti fotografare, lo ospita nell’albergo dove alloggiano le delegazioni. Rapitore e ostaggio di nuovo insieme. Con ruoli e in condizioni diversi. Il primo come autorevole negoziatore, il secondo come garante di un risultato a cui ha contribuito anche lui. Con tre anni di prigionia tra i Talebani.