Il ricatto del Sultano: altri tre miliardi per fermare l'ondata
dal nostro corrispondente ALBERTO D'ARGENIODopo i 6 miliardi offerti ad Ankara dai nostri governi negli ultimi quattro anni, la decisione non è più rinviabile. I leader dell'Unione europea dovranno discuterne al vertice del 26 e 27 marzo a Bruxelles: da stabilire se optare per una cifra inferiore ma comunque non sotto il miliardo
BRUXELLES - Il ricatto del Sultano gli europei se lo aspettavano, ma non così in grande stile. E pensare che il governo tedesco da tempo premeva sui partner per prendere quella (sofferta) decisione che avrebbe evitato di arrivare alla riapertura del flusso di migranti verso l'Europa: versare a Erdogan una nuova tranche di soldi per continuare a ospitare nel suo Paese i 3,6 milioni di rifugiati siriani, afgani e iracheni in ossequio all'accordo firmato con l'Unione nel 2016. La terza, dopo i 6 miliardi offerti ad Ankara dai nostri governi negli ultimi quattro anni.
Ora la decisione non è più rinviabile, per quanto difficile. I leader dell'Unione europea dovranno discuterne al vertice del 26 e 27 marzo a Bruxelles.
Non tutti i Paesi sono contenti di versare nuovi soldi al Sultano, ma la decisione appare ineluttabile visto che a Berlino, Vienna e nelle altre capitali dell'Europa centro-orientale il pensiero della riapertura della Rotta balcanica…
Ora la decisione non è più rinviabile, per quanto difficile. I leader dell'Unione europea dovranno discuterne al vertice del 26 e 27 marzo a Bruxelles.
Non tutti i Paesi sono contenti di versare nuovi soldi al Sultano, ma la decisione appare ineluttabile visto che a Berlino, Vienna e nelle altre capitali dell'Europa centro-orientale il pensiero della riapertura della Rotta balcanica…
BRUXELLES - Il ricatto del Sultano gli europei se lo aspettavano, ma non così in grande stile. E pensare che il governo tedesco da tempo premeva sui partner per prendere quella (sofferta) decisione che avrebbe evitato di arrivare alla riapertura del flusso di migranti verso l'Europa: versare a Erdogan una nuova tranche di soldi per continuare a ospitare nel suo Paese i 3,6 milioni di rifugiati siriani, afgani e iracheni in ossequio all'accordo firmato con l'Unione nel 2016. La terza, dopo i 6 miliardi offerti ad Ankara dai nostri governi negli ultimi quattro anni.
Ora la decisione non è più rinviabile, per quanto difficile. I leader dell'Unione europea dovranno discuterne al vertice del 26 e 27 marzo a Bruxelles.
Non tutti i Paesi sono contenti di versare nuovi soldi al Sultano, ma la decisione appare ineluttabile visto che a Berlino, Vienna e nelle altre capitali dell'Europa centro-orientale il pensiero della riapertura della Rotta balcanica e di arrivi in massa come quelli del 2015 è un vero incubo politico. Senza contare la crisi umanitaria in Grecia.
Da stabilire se firmare un nuovo assegno da 3 miliardi di euro, come i due precedenti, o se questa volta optare per una cifra inferiore, ma comunque non sotto il miliardo. I vertici europei sono in contatto con tutte le parti, con la mobilitazione del presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e dell'Alto rappresentante Josep Borrell.
Intanto il vicepresidente della Commissione europea, il greco Margaritis Schinas, ha chiesto una riunione di emergenza dei ministri degli Interni dei Ventisette per la gestione dei confini. Borrell ha invece convocato in settimana un meeting straordinario dei ministri degli Esteri dell'Unione. I capi delle diplomazie continentali si concentreranno sulla ricerca di una soluzione politica alla crisi di Idlib e soprattutto chiederanno accesso alla zona per prestare assistenza umanitaria.
Dobbiamo, afferma Borrell, "mobilitare le risorse" per alleviare le sofferenze della popolazione e offrire rifugio, cibo e medicine. Ma l'Europa sa benissimo di essere sotto schiaffo, come ha dimostrato lo scorso autunno quando Erdogan ha potuto lanciare l'offensiva contro i curdi nel nord ella Siria nel silenzio dell'Unione. Solo nuovi soldi ad Ankara metteranno fine (almeno agli occhi degli europei) alla nuova drammatica crisi dei rifugiati.
Ora la decisione non è più rinviabile, per quanto difficile. I leader dell'Unione europea dovranno discuterne al vertice del 26 e 27 marzo a Bruxelles.
Non tutti i Paesi sono contenti di versare nuovi soldi al Sultano, ma la decisione appare ineluttabile visto che a Berlino, Vienna e nelle altre capitali dell'Europa centro-orientale il pensiero della riapertura della Rotta balcanica e di arrivi in massa come quelli del 2015 è un vero incubo politico. Senza contare la crisi umanitaria in Grecia.
Da stabilire se firmare un nuovo assegno da 3 miliardi di euro, come i due precedenti, o se questa volta optare per una cifra inferiore, ma comunque non sotto il miliardo. I vertici europei sono in contatto con tutte le parti, con la mobilitazione del presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e dell'Alto rappresentante Josep Borrell.
Intanto il vicepresidente della Commissione europea, il greco Margaritis Schinas, ha chiesto una riunione di emergenza dei ministri degli Interni dei Ventisette per la gestione dei confini. Borrell ha invece convocato in settimana un meeting straordinario dei ministri degli Esteri dell'Unione. I capi delle diplomazie continentali si concentreranno sulla ricerca di una soluzione politica alla crisi di Idlib e soprattutto chiederanno accesso alla zona per prestare assistenza umanitaria.
Dobbiamo, afferma Borrell, "mobilitare le risorse" per alleviare le sofferenze della popolazione e offrire rifugio, cibo e medicine. Ma l'Europa sa benissimo di essere sotto schiaffo, come ha dimostrato lo scorso autunno quando Erdogan ha potuto lanciare l'offensiva contro i curdi nel nord ella Siria nel silenzio dell'Unione. Solo nuovi soldi ad Ankara metteranno fine (almeno agli occhi degli europei) alla nuova drammatica crisi dei rifugiati.