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Migranti in viaggio verso il fiume Meritsa, al confine greco (afp)

Grecia, un muro contro i migranti

Atene si sente abbandonata dall'Europa e guarda all'esempio di Orban
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"C'è stato un tentativo illegale di invadere la Grecia e noi l'abbiamo respinto". Il senso ellenico per la φιλοξεν?α (l'ospitalità) - a leggere le parole del portavoce del governo di Atene Stelios Petsas - può attendere. Migliaia di migranti - "organizzati e utilizzati dai nostri vicini turchi", dice il ministro all'ordine pubblico Mochalis Chrysochoidis - sono ammassati alle frontiere orientali del paese e sulle coste davanti a Lesbos, Samos e Chios.

E l'esecutivo di centrodestra di Kyriakos Mitsotakis ha deciso di alzare un muro, Nella notte all'aeroporto di Alexandropoulis sono sbarcate centinaia di militari pronti a rafforzare la vigilanza lungo il fiume Evros. Su Twitter la retorica nazionalista ha reso virali i due Hashtag #IstandwithGreece e #Greeceunderattack.

E da ieri ogni tentativo di superare la linea di frontiera è respinto con i lacrimogeni e la forza, me…
"C'è stato un tentativo illegale di invadere la Grecia e noi l'abbiamo respinto". Il senso ellenico per la φιλοξεν?α (l'ospitalità) - a leggere le parole del portavoce del governo di Atene Stelios Petsas - può attendere. Migliaia di migranti - "organizzati e utilizzati dai nostri vicini turchi", dice il ministro all'ordine pubblico Mochalis Chrysochoidis - sono ammassati alle frontiere orientali del paese e sulle coste davanti a Lesbos, Samos e Chios.

E l'esecutivo di centrodestra di Kyriakos Mitsotakis ha deciso di alzare un muro, Nella notte all'aeroporto di Alexandropoulis sono sbarcate centinaia di militari pronti a rafforzare la vigilanza lungo il fiume Evros. Su Twitter la retorica nazionalista ha reso virali i due Hashtag #IstandwithGreece e #Greeceunderattack.

E da ieri ogni tentativo di superare la linea di frontiera è respinto con i lacrimogeni e la forza, mentre la polizia pattuglia le campagne al confine per bloccare (finora ci sono stati un centinaio di arresti) chi è riuscito a forzare il blocco ed entrare nella terra promessa dell'Europa.

La linea durissima della Grecia ha due spiegazioni semplici. La prima è la nuova politica sull'immigrazione voluta da Mitsotakis dopo l'elezione di luglio, una svolta verso la linea-Orban per provare a scoraggiare gli arrivi. La seconda è la certezza di Atene - maturata sul campo negli ultimi anni (e non solo nell'era della Troika) - di giocarsi questa partita da sola. Dalla Ue - dicono sotto il Partenone - al di là di generica solidarietà e di qualche soldo per gestire l'emergenza c'è da aspettarsi poco. La prova? I 112mila richiedenti asilo dimenticati da Bruxelles da anni nel limbo ellenico. La Ue si era impegnata nel 2016 a assorbirne almeno 66mila in 12 mesi. Invece siamo fermi a 21mila in quattro anni.

Una solitudine ancora più pesante ora che la guerra dei migranti mette la Grecia faccia a faccia con il nemico di sempre, la Turchia. Con cui da mesi ci sono tensioni fortissime nel Mediterraneo dell'Est, esplose con la firma dell'accordo sulle acque territoriali tra Ankara e la Libia che ignora l'esistenza di Creta e mette a rischio i progetti di ricerca energetica e di gasdotti attorno a Cipro messi a punto dall'asse Grecia-Israele con la partecipazione di Eni e Total.

Nikos Dendias, il ministro degli esteri greco, ha chiesto ieri un incontro urgente con i suoi omologhi dell'Unione. E il presidente del consiglio europeo George Michel ha assicurato con una nota che la Ue "è impegnata a pretendere il rispetto dell'accordo con la Turchia e a sostenere Grecia e Bulgaria nella difesa dei loro confini".

Gli sbarchi di queste ore a Lesbo e la pressione sulla frontiera di terra sull'Evros arrivano in un momento in cui la situazione dell'emergenza migranti in Grecia è già molto difficile. Lo scorso anno sono arrivati nel paese 77.400 richiedenti asilo, pochissimi rispetto al milione arrivato nei 12 mesi tra aprile 2015 e marzo 2016 (con 1.125 morti nell'Egeo).

Ma pur sempre sette volte quelli sbarcati in Italia e il 50% in più rispetto all'anno precedente. Il governo di Recep Tayyp Erdogan, in effetti, ha iniziato da tempo ad aprire i rubinetti del flusso di migranti verso l'Europa, malgrado i 6 miliardi stanziati da Bruxelles per convincere la Turchia - che ospita 4 milioni di profughi - a farsi carico dell'accoglienza di chi fugge dalla guerra al posto nostro.

L'Europa ha messo mano al portafoglio anche per sostenere Atene cui dal 2015 - quando il paese era in piena crisi economica - ha girato 722 milioni di aiuti per l'emergenza migranti più altri 548 milioni alle ong che lavorano nel paese. Il nuovo governo di centrodestra ha deciso però negli ultimi mesi di avviare un giro di vite sulle politiche di accoglienza: lanciando il bando per alzare un muro fatto di reti alto 50 cm. da sistemare sulle acque di fronte a Lesbo, approvando la costruzione di centri di detenzione nelle isole, accolti da forti proteste dei residenti.

E soprattutto dando via libera a una nuova legge sulle richieste d'asilo che - dicono le organizzazioni umanitarie - rende quasi impossibile il diritto di appello per chi vede respinta la proposta e prevede il carcere dopo il primo "no" in tribunale. L'obiettivo - oltre all'effetto deterrente - è accelerare i rimpatri verso la Turchia previsti dall'intesa con la Ue: l'idea è di arrivare a 60mila entro fine anno - nei primi quattro anni di applicazione sono stati 2.006 - con l'impegno (per molti irreale) di esaminare 50mila richieste d'asilo entro giugno. Un programma che con le tensioni di queste ore è già diventato vecchio.