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(reuters)

LA FRENATA TEDESCA SUL FONDO SALVA-STATI

Nella riunione dell'Ecofin riemergono le antiche divisioni tra i Paesi del Nord e quelli del Sud Europa E oggi i ministri dell'Eurogruppo rischiano di non trovare ancora un accordo per il dopo-Covid 19
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BRUXELLES - Sembrava tutto pronto per quell’accordo europeo capace di dare una risposta economica comune alla pandemia. Ma poi la Germania si è tirata indietro. A sorpresa. Per scelta del ministro delle Finanze del governo di Angela Merkel, il socialdemocratico Olaf Scholz. Ora il lavoro per arrivare a un compromesso tra Club Med e rigoristi della Lega Anseatica deve ripartire da capo. Con il rischio che l’Eurogruppo di oggi pomeriggio si trasformi in un passaggio a vuoto piuttosto che nella riunione capace di mettere da parte anni di diffidenze tra partner cambiando per sempre la storia della moneta unica.
 
L’Europa ha già fatto molto contro la crisi economica da Covid-19: la Bce ha aggiunto 750 miliardi al suo programma di acquisto dei titoli di Stato mentre la Commissione europea ha sospeso le regole del Patto di Stabilità e sugli aiuti di Stato per consentire ai governi di spendere contro il virus. Ma non basta. E non solo perché…
BRUXELLES - Sembrava tutto pronto per quell’accordo europeo capace di dare una risposta economica comune alla pandemia. Ma poi la Germania si è tirata indietro. A sorpresa. Per scelta del ministro delle Finanze del governo di Angela Merkel, il socialdemocratico Olaf Scholz. Ora il lavoro per arrivare a un compromesso tra Club Med e rigoristi della Lega Anseatica deve ripartire da capo. Con il rischio che l’Eurogruppo di oggi pomeriggio si trasformi in un passaggio a vuoto piuttosto che nella riunione capace di mettere da parte anni di diffidenze tra partner cambiando per sempre la storia della moneta unica.
 
L’Europa ha già fatto molto contro la crisi economica da Covid-19: la Bce ha aggiunto 750 miliardi al suo programma di acquisto dei titoli di Stato mentre la Commissione europea ha sospeso le regole del Patto di Stabilità e sugli aiuti di Stato per consentire ai governi di spendere contro il virus. Ma non basta. E non solo perché i governi virtuosi ora hanno più soldi da spendere di quelli altamente indebitati. La convinzione diffusa è che serva ancora uno sforzo collettivo delle capitali per tenere in piedi sistemi sanitari e ammortizzatori sociali nazionali in queste settimane di lockdown. Così come poi sarà necessario un secondo passo, ancora più ambizioso, per cercare di far uscire l’Europa da quella che si preannuncia una recessione profondissima: un enorme piano di rilancio di finanziare con gli Eurobond.
 
Ecco perché da giorni governi e istituzioni europee lavorano per all’Eurogruppo di oggi durante il quale i ministri delle Finanze cercheranno di preparare un accordo da far poi siglare ai leader in occasione del loro terzo vertice in tre settimane. Nelle ultime ore dietro le quinte cresceva l’ottimismo, tanto che ieri in mattinata il presidente dell’Eurogruppo, il portoghese Mario Centeno, si lanciava in questa previsione: «La nostra risposta non avrà limiti».
 
 
Sul tavolo il primo passo della risposta comune Ue alla crisi, ovvero permettere al Fondo Salva-Stati di mettere a disposizione dei governi – come chiesto da Conte, Macron e Sanchez - i suoi 410 miliardi di euro. Si tratta del Mes, in Italia accusato di distruggere le nazioni con la firma di un memorandum controllato dalla Troika. Al Nord, invece, incolpato di sperperare soldi in favore di nazioni poco virtuose. 
 
Una tale differenza di percezioni rende di immediata comprensione il perché il dibattito sul Mes non sia dei più semplici. La Lega Anseatica, in particolare Olanda e Austria, insiste sulla necessità di applicare le vecchie regole del Mes, ovvero sul fatto che per accedere alle sue linee di credito (Eccl) venga firmato un programma con condizionalità legate al risanamento dei conti pubblici. I nordici ritengono rischioso affidare soldi comuni a paesi poco inclini al risparmio che non siano poi costretti a tagliare debito e deficit. E che magari in futuro finiranno nelle mani di sovranisti anti euro. 
 
Per Italia, Francia e Spagna una richiesta inaccettabile per diverse ragioni. Primo, perché sottoscrivere pesanti impegni durante una violentissima recessione sarebbe un suicidio. Secondo, perché sarebbe proprio questo il modo migliore di far vincere i sovranisti. Terzo, perché con la firma di un memorandum pesante verrebbero additati dai mercati come Paesi a rischio sostenibilità con conseguenti attacchi finanziari. Per il Club Med la soluzione sarebbe di legare l’accesso ai fondi del Mes a una condizionalità di facciata, relativa solo all’impiego dei soldi per la lotta al coronavirus. Tanto più in una crisi che a differenza di quelle passate non è imputabile ad errori di un singolo governo e che sta colpendo tutti allo stesso modo.
 
Dal Mes l’Italia potrebbe ricevere qualche decina di miliardi, probabilmente una trentina, utili a rinforzare sanità, liquidità per le imprese e ammortizzatori sociali. Inoltre l’accesso al programma di finanziamento del Mes (Eccl) potrebbe far scattare l’intervento della Bce, che con il suo Omt disegnato nel 2012 da Mario Draghi potrebbe comprare una quantità illimitata di titoli di Stato del Paese beneficiario azzerandone i tassi. Insomma, una prima risposta collettiva alla crisi che però non vale la pena di mettere in campo in cambio di una pesante condizionalità sul futuro. 
 
Dopo giorni di negoziati, nel fine settimana sembrava essere arrivata la svolta, con il tedesco Scholz che in diverse riunioni riservate aveva fatto capire di essere pronto a far cadere il pendolo di Berlino in favore dei mediterranei. Lasciando sole Olanda e Austria. Si sarebbe dovuti arrivare all’Eurogruppo  con un semi accordo da portare poi sul tavolo dei leader giovedì, dove Mark Rutte e Sebastian Kurz sarebbero stati messi sotto pressione dai colleghi. Questa era l’idea.
 
Ieri pomeriggio si è tenuta un' ultima video riunione ristretta per preparate l’Eurogruppo al quale hanno partecipato i ministri di Italia (Roberto Gualtieri), Francia, Spagna, Germania e Olanda più Centeno. In questa occasione però Scholz ha innescato la marcia indietro, chiedendo più tempo per studiare la proposta che nel frattempo era stata preparata dal direttore generale del Mes (Klaus Regling) e dalla Commissione, dove in favore di una forte risposta europea spinge Paolo Gentiloni, titolare all’Economia.
 
Ora la costruzione del compromesso sembra tutta da rifare. Resta in piedi l’idea di bypassare le discussioni sulle condizionalità lanciando un nuovo strumento. Sarebbe sempre gestito dal Fondo Salva-Stati attraverso una Facility che metterebbe a disposizione di tutti i Paesi una quantità di fondi corrispondenti al peso del loro azionariato nel suo capitale. Però la nascita di un nuovo programma chiederebbe tempo. E soprattutto in questo modo non scatterebbe il programma di acquisto mirato di titoli di Stato da parte della Bce (Omt).
 
Insomma, sono ore di tensione tra capitali per trovare quei fondi comuni capaci di tamponare la situazione, di non far crollare le economie nazionali. Ne va del futuro dell’Unione: se si spaccherà sulla solidarietà anche durante una crisi come quella del coronavirus, rischia seriamente di non avere un domani. E ancora più fondamentale sarà trovare un quell’accordo necessario a rilanciare l’economia nel dopo crisi. Ovvero gli Eurobond. Solo titoli comuni europei emessi dal Mes potranno reperire una massa di soldi a basso costo vitali per aiutare l’Europa ad uscire da una recessione pesantissima. Non a caso il partito di Emmanuel Macron, su idea dell’eurodeputato Sandro Gozi, li ha battezzati “Recovery Bond”, ovvero titoli per la ripresa economica. Per arrivarci, concordano a Bruxelles e nelle capitali, ci vorrà tempo, settimane di negoziati a tutti i livelli politici. Ma se intanto non si sblocca la partita sul Mes, pensare alla vera rivoluzione del debito comune Ue è difficile.