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(ansa)

Il mistero dei numeri: come mai in Germania si muore così poco di coronavirus?

A fronte di oltre 64mila contagi, i 560 decessi nel Paese non raggiungono neanche l'1%. In Italia, viceversa, gli infetti sono quasi 98mila e le vittime quasi 11mila, oltre l'11%. Dopo settimane di teorie complottiste su social e giornali, abbiamo trovato le risposte parlando con scienziati ed esperti
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BERLINO - Nascondono i morti. Nascondono i tamponi. Truccano i risultati. Ignorano i malati e fanno finta che muoiano di raffreddore. Seppelliscono vittime di polmonite defunte in realtà di coronavirus. Non ti curano se non stai per esalare l'ultimo respiro. Insomma, i tedeschi mentono, nascondono, barano. Del resto, non sono quelli dei gasi di scarico taroccati della Volkswagen?

Sulla Germania si è scatenata in queste settimane la gara a chi le spara più grosse, sui social media e anche su qualche tg o quotidiano. Complice un certo nervosismo dilagante, ma anche l'ansia di capire un dato davvero curioso. Perché il tasso di letalità è così basso, insomma, come mai in Germania si muore così poco di coronavirus?

A fronte di un numero di casi che ha ormai superato quota 64mila, i morti sono 560, non raggiungono neanche l'1%. In Italia, viceversa, gli infetti sono quasi 98mila e i decessi sono quasi 11mila, oltre l'…
BERLINO - Nascondono i morti. Nascondono i tamponi. Truccano i risultati. Ignorano i malati e fanno finta che muoiano di raffreddore. Seppelliscono vittime di polmonite defunte in realtà di coronavirus. Non ti curano se non stai per esalare l'ultimo respiro. Insomma, i tedeschi mentono, nascondono, barano. Del resto, non sono quelli dei gasi di scarico taroccati della Volkswagen?

Sulla Germania si è scatenata in queste settimane la gara a chi le spara più grosse, sui social media e anche su qualche tg o quotidiano. Complice un certo nervosismo dilagante, ma anche l'ansia di capire un dato davvero curioso. Perché il tasso di letalità è così basso, insomma, come mai in Germania si muore così poco di coronavirus?

A fronte di un numero di casi che ha ormai superato quota 64mila, i morti sono 560, non raggiungono neanche l'1%. In Italia, viceversa, gli infetti sono quasi 98mila e i decessi sono quasi 11mila, oltre l'11%. Invece di buttarci anche noi sulla scorciatoia del complotto, abbiamo aspettato che anche gli scienziati e gli esperti si schiarissero le idee, prima di provare a spiegarle in un articolo.

IL SANTO GRAAL DEI TAMPONI

Per capire la bassa letalità tedesca, un numero fondamentale è quello dei tamponi. E nelle prime settimane del contagio, francamente, abbiamo faticato anche noi a trovarlo. Circa un mese fa, una portavoce del ministero della Sanità ci ha detto che non poteva essere diffuso "per la privacy". Informazione sbagliata, come ci ha poi comunicato l'Istituto Koch (RKI), l'ente governativo incaricato di centralizzare tutti i dati sanitari.

Il problema è che in un sistema misto, pubblico-privato, non è facile mettere insieme un dato complessivo, ci hanno spiegato. Ma nelle settimane successive, qualcosa ha cominciato a trapelare. Tre settimane fa, l'Associazione delle casse mutue, che non ha mai risposto alle nostre mail, ad un certo punto ha fornito a un giornale tedesco un dato approssimativo: 50mila. Più di recente, è stato lo stesso direttore dell'Istituto Koch, Lothar Wieler, a rivelare che venivano fatti 160mila test a settimana.

Finalmente, pochissimi giorni fa, Christian Drosten, direttore dell'Istituto di virologia della Charitè di Berlino, ha reso noto che la Germania sta facendo 500mila test a settimana. E si è sentito anche in dovere di fare un importante chiarimento sul mistero della bassa letalità: "La ragione per cui la Germania ha così poche morti, paragonate al numero di infetti, può essere spiegato con il fatto che facciamo un numero estremamente alto di tamponi", sostiene. Peraltro, il ministero dell'Interno ha espresso persino l'obiettivo di arrivare a 200mila al giorno.

I MALATI VERI E QUELLI INTERCETTATI

Meglio tardi che mai, si potrebbe dire. Ma quello dei 500mila tamponi è un dato preziosissimo perché spiega un fatto importante: la Germania fa moltissimi test e il numero dei malati intercettati è probabilmente molto più vicino al numero dei contagiati reali, rispetto all'Italia.

Matteo Villa, studioso dell'Ispi, lo ha spiegato bene in un articolo apparso in questi giorni in cui stima che in Italia, in realtà, il numero vero dei casi si aggiri intorno a quota 530mila. Molto, ma molto più alta della cifra ufficiale. Il motivo? Dal 28 febbraio, ricorda Villa, l'Italia ha cominciato a fare meno tamponi, adeguandosi ai criteri dell'Oms ma anche per "non sottoporre a un carico di lavoro eccessivo i 31 laboratori autorizzati ad analizzare i risultati in una fase di crescita esponenziale dei contagi".

Da allora, come sappiamo, in Italia c'è un enorme dibattito sull'opportunità di applicare il modello sudcoreano o veneto, randomizzando i test. Perché è chiaro che limitando i tamponi, si intercettano meno malati e, in proporzione, il numero dei morti sale. Se rapportato dunque al numero di casi probabili, 530mila, il numero dei decessi attuali che si contano in Italia, 11mila, il tasso di letalità non è più del 10% ma 'solo' del 2%. In linea con molti altri Paesi.

I MORTI CONVERGERANNO

Il direttore dell'Istituto Koch, Lothar Wieler ripete da settimane, in ogni caso, che i morti in Germania aumenteranno anche in proporzione ai contagiati, man mano che l'epidemia accelererà. Un mantra ripetuto anche dal direttore di virologia dell'università di Heidelsberg, Hans-Georg Kräusslich: "Siamo ancora a un primo stadio del contagio in Germania". In futuro anche qui i casi si moltiplicheranno e i decessi saliranno, sostiene. Peraltro, scienziati delle università di Magonza e Amburgo hanno dichiarato che la pandemia in Germania non finirà prima di agosto o settembre. E hanno calcolato che nei prossimi mesi si potrebbe superare il milione di infettati contemporaneamente. Il picco, secondo una simulazione presentata stamane, potrebbe avvenire a giugno con 1,3 milioni di ammalati.

ETÀ MEDIA CONTAGI: 45 CONTRO 63

Un altro dettaglio importante per capire la differenza nel dato di letalità tra i due Paesi è l'età media dei contagiati. "In Germania è di 45 anni. in Italia è di 63 anni" ha twittato il sociologo Andreas Backhaus all'inizio della scorsa settimana. Paragonando direttamente i dati dell'Istituto Koch e del ministero della Sanità italiano si scopre che l'80% dei casi in Germania ha meno di 60 anni. In Italia è appena il 44%. Un altro 16% degli ammalati tedeschi ha tra 60 e 79 anni; in Italia oltre un terzo dei casi si concentra in questa fascia di età: il 38%. Infine, gli ultraottantenni infetti sono appena il 3% in Germania, mentre in Italia quasi un quinto dei contagi, il 18%, colpisce gli over 80.

FOCOLAI DIVERSI?

Uno dei motivi per il divario nell'età media degli infetti - che influisce sulla differenza enorme nel tasso di letalità -  come spiegano virologi e lo stesso direttore dell'Istituto Koch, Lothar Wieler, potrebbe essere che i focolai del contagio sono stati molto diversi. Sappiamo che in Italia sono stati, tra l'altro, alcuni ospedali a fare da micidiali moltiplicatori dell'epidemia. Luoghi con una presenza di anziani e di persone infragilite da altre patologie molto più alta, luoghi pericolosissimi, quando si diffonde un virus mortale. In Germania alcuni dei fulcri della diffusione più noti sono state le scolaresche o le famiglie che tornavano dalle vacanze in Tirolo, le feste di carnevale in Renania, un famoso locale notturno di Berlino, eccetera.

TAMPONI POST MORTEM

I complottisti più fantasiosi si sono scatenati anche sulla teoria più ovvia: che i tedeschi nascondano i morti da coronavirus. Sciocchezze, come dimostrano molti casi di defunti cui sono stati fatti i tamponi post mortem. Quando abbiamo chiesto ragguagli all'Isituto Koch, ci hanno risposto via mail che non c'è un criterio univoco sui test fatti dopo i decessi. Ma gli ultimi dati sui tamponi, che dimostrano che ormai c'è un sistema di test molto più a tappeto che da noi, rendono anche la teoria complottista dei "morti nascosti" ridicola.


PICCHI FINTI DI INFLUENZA

Una delle teorie più diffuse riguarda presunti picchi di influenza inauditi registrati quest'inverno che nasconderebbero casi di coronavirus mai dichiarati. Come si evince da questo grafico, negli scorsi inverni i picchi sono stati molto peggiori. Anche in questo caso, è sufficiente andare sui siti ufficiali, in questo caso grippe.de dell'Istituto Koch, per trovare semplicissimi grafici comprensibili all'istante, anche senza parlare una parola di tedesco.