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(afp)

La globalizzazione vittima del virus. Il contagio spaventa più della crisi

YouGov ha interpellato 10.963 persone in nove Paesi. L'Italia teme più per l'economia nazionale che per quella globale. Ma la paura più grande è perdere i cari o ammalarsi
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In poche settimane, i governi occidentali hanno limitato la libertà di movimento, stabilito regole rigide sugli spostamenti, adottato multe e punizioni per chi le viola. Ma le misure non hanno scatenato proteste o polemiche: la pandemia ha modificato le priorità e influenzato i sentimenti dei cittadini, e la maggioranza è disposta a rinunciare a un pezzo delle proprie libertà in cambio di maggiore sicurezza. Un sondaggio di YouGov realizzato in esclusiva per Repubblica e la Leading European Newspaper Alliance in nove Paesi - Germania, Spagna, Italia, Francia, Belgio, Regno Unito, Svizzera, Polonia e Stati Uniti - racconta come europei e americani stanno affrontando la crisi, cosa temono di più una volta passata la tempesta e quali sono i loro punti di riferimento: l'Europa, innanzitutto, molto meno il sistema internazionale. La globalizzazione sembra essere la prima vittima politica del virus.  
 

Gli europei favorevoli alla restrizione…

In poche settimane, i governi occidentali hanno limitato la libertà di movimento, stabilito regole rigide sugli spostamenti, adottato multe e punizioni per chi le viola. Ma le misure non hanno scatenato proteste o polemiche: la pandemia ha modificato le priorità e influenzato i sentimenti dei cittadini, e la maggioranza è disposta a rinunciare a un pezzo delle proprie libertà in cambio di maggiore sicurezza. Un sondaggio di YouGov realizzato in esclusiva per Repubblica e la Leading European Newspaper Alliance in nove Paesi - Germania, Spagna, Italia, Francia, Belgio, Regno Unito, Svizzera, Polonia e Stati Uniti - racconta come europei e americani stanno affrontando la crisi, cosa temono di più una volta passata la tempesta e quali sono i loro punti di riferimento: l'Europa, innanzitutto, molto meno il sistema internazionale. La globalizzazione sembra essere la prima vittima politica del virus.  
 

Gli europei favorevoli alla restrizione delle libertà

"In questa crisi c'è una richiesta sempre più consistente di Stato "forte" ", soprattutto nei Paesi più colpiti finora, osservano gli analisti di YouGov. Il 51% degli europei condivide le misure restrittive e anzi pensa che dovrebbero essere anche più stringenti se necessario, una percentuale che in Spagna e in Francia arriva a toccare il 67% e il 69% della popolazione, in Italia il 54%. Pochissimi sono preoccupati per il divieto di viaggiare (il 13%) o persino per la possibilità di un coprifuoco duraturo (il 12%). "La maggior parte dei cittadini sembra percepire le misure come inevitabili", senza differenze tra le età, quanto tra i generi: "le donne sono nella maggior parte dei Paesi più favorevoli a misure più severe". In Italia il 59% rispetto al 48% degli uomini. La percezione potrebbe però cambiare rapidamente con l'uscita dalla crisi, "soprattutto nei confronti del coprifuoco".
 

Più Europa, meno globalizzazione

Il futuro spaventa, ma è all'Europa che i cittadini guardano per uscire dalla crisi: il 59% chiede più collaborazione tra gli Stati membri e questa richiesta è molto diffusa nei Paesi più colpiti dall'emergenza sanitaria, condivisa dall'84% degli spagnoli e dal 79% degli italiani. Un sentimento diverso emerge invece nei confronti della globalizzazione: per il 43% degli europei va limitata, comunque ripensata, e lo scetticismo è particolarmente alto tra i francesi (65%). "Non osserviamo una tendenza univoca, ma la crisi del coronavirus ha reso visibile quanto sia instabile il mondo globalizzato e quanto sia forte l'interdipendenza economica". Questo spiega perché, soprattutto in Francia, si sia aperto un ampio dibattito "sui benefici che potrebbero derivare dalla rinazionalizzazione di alcuni settori strategici".
 

Gli italiani temono la crisi economica in casa, soprattutto al Sud

La pandemia tocca gli affetti e il senso della propria vulnerabilità, abbiamo paura di ammalarci, di perdere i nostri cari, e in Italia gli effetti del contagio e della malattia spaventano più le donne (il 58%), che gli uomini (45%), nonostante questi ultimi siano più colpiti dall'infezione. Ma nella lista delle preoccupazioni degli europei subito dopo c'è la crisi economica. Non tutti la percepiscono allo stesso modo, la dimensione dell'emergenza cambia: in Italia la maggioranza  dei cittadini, il 51%, teme più la crisi economica nazionale che quella globale (41%). Ci sentiamo deboli, mentre solo il 17% dei francesi ha paura delle conseguenze della recessione sul proprio Paese.

In alcune zone d'Italia la consapevolezza di questa fragilità è particolarmente evidente: il 58% degli italiani del centro e il 55% di quelli del sud temono la crisi economica nazionale più del contagio, mentre nel Nord Ovest la percentuale è del 51% e nel Nord Est del 48%.

L'economia influenza anche la percezione delle nuove regole, in una certa misura: tra le famiglie italiano che hanno un reddito lordo annuo tra i 15mila e i 20mila euro, il 63% si dice favorevole ad adottare regole più severe, una percentuale che scende al 35% se si guarda agli italiani che dichiarano un reddito familiare tra i 100mila e i 150 mila euro l'anno. L'età invece non influenza molto la percezione delle nuove misure: Il 52% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni e il 48% di quelli tra i 25 e i 34 anni sono pronti ad affrontare norme più vincolanti, se necessario.





Sondaggio yougove: 24-30 marzo 2020. Campione 10963 intervistati, in Italia 1009. La %è sul 100% degli intervistati. Della prima domanda sono state riportate in tabella solo le risposte principali senza i "non so"