Coronavirus, così gli aiuti cambiano gli equilibri del potere mondiale
Vincenzo Nigro , di VINCENZO NIGROLa "guerra delle mascherine" nasconde una battaglia fra interessi geopolitici: destinata a durare a lungo
L’ordine delle cose nel mondo non rimane mai immobile. L’equilibrio del potere economico, di quello politico e militare, è in moto perenne. Per anni fluisce in maniera relativamente lenta, apparentemente ripetitiva. A volte però ci sono guerre, crisi o magari una pandemia che fanno precipitare il cambiamento. Se gli Stati Uniti non reagiranno presto si sveglieranno in un mondo in cui la Cina detterà le regole partendo dal nuovo “gioco” che è iniziato con la “geopolitica delle mascherine”.
Nelle ultime settimane il governo cinese, ma soprattutto molte potenti municipalità cinesi e governi regionali, hanno inviato aiuti sanitari e team medici in molte aree del mondo. Per combattere il coronavirus ci sono medici cinesi in Corea del Nord, poi in Laos, in Iran e Iraq, in Cambogia, in Venezuela, in Egitto e anche in Italia. Le autorità cinesi hanno avviato attività di collaborazione e di “mentoring&r…
Nelle ultime settimane il governo cinese, ma soprattutto molte potenti municipalità cinesi e governi regionali, hanno inviato aiuti sanitari e team medici in molte aree del mondo. Per combattere il coronavirus ci sono medici cinesi in Corea del Nord, poi in Laos, in Iran e Iraq, in Cambogia, in Venezuela, in Egitto e anche in Italia. Le autorità cinesi hanno avviato attività di collaborazione e di “mentoring&r…
L’ordine delle cose nel mondo non rimane mai immobile. L’equilibrio del potere economico, di quello politico e militare, è in moto perenne. Per anni fluisce in maniera relativamente lenta, apparentemente ripetitiva. A volte però ci sono guerre, crisi o magari una pandemia che fanno precipitare il cambiamento. Se gli Stati Uniti non reagiranno presto si sveglieranno in un mondo in cui la Cina detterà le regole partendo dal nuovo “gioco” che è iniziato con la “geopolitica delle mascherine”.
Nelle ultime settimane il governo cinese, ma soprattutto molte potenti municipalità cinesi e governi regionali, hanno inviato aiuti sanitari e team medici in molte aree del mondo. Per combattere il coronavirus ci sono medici cinesi in Corea del Nord, poi in Laos, in Iran e Iraq, in Cambogia, in Venezuela, in Egitto e anche in Italia. Le autorità cinesi hanno avviato attività di collaborazione e di “mentoring” con l’Unione Africana, con tutti gli stati dell’America Latina, con i governi dell’Asia.
La prima necessità di Pechino era quella di offrire aiuto quasi per far dimenticare il fatto che il virus era nato in Cina e che grazie ai tentativi di tenerlo nascosto, per settimane il virus si era propagato senza che il mondo ne sapesse nulla. Poche settimane e la narrativa cinese si è rovesciata, e l’Italia è stata il campo di battaglia più avanzato di questa nuova partita. Pechino ha promesso a Roma 1000 ventilatori, 2 milioni di maschere pesanti, 100 mila respiratori, migliaia di tamponi: nessuno sa effettivamente quanti aiuti sono arrivati, quanti sono stati donati, quanti sono stati pagati dallo Stato italiano.
Ma i medici cinesi che girano in Lombardia sono ancora in azione, e le bandiere rosse che hanno portato vengono esposte con riconoscenza nei Comuni e negli ospedali dove i cinesi hanno offerto assistenza. Da qualche ora, se vogliamo credere al memorandum firmato dal presidente Trump, gli Stati Uniti hanno deciso di reagire, e dovrebbero farlo proprio in Italia. Trump ha detto che gli Stati Uniti andranno "in aiuto dell'Italia per sconfiggere l'epidemia di Covid-19 e mitigare l'impatto della crisi, mostrando allo stesso tempo la leadership degli Usa davanti alle campagne di disinformazione cinese e russe". Quindi aiuti all’Italia perché è un alleato in difficoltà, ma anche perché la "guerra alle mascherine", l’Italia è un territorio conteso.
Washington è in grande difficoltà nel controllare il virus all’interno dei suoi confini, ma il fatto che Trump lanci la sua operazione in Italia forse dimostra che ha capito che la partita con la Cina non ammette più attese. Gli Stati Uniti sono in ritardo in molti settori medici, come quello della produzione delle mascherine o dei ventilatori, di cui la Cina ormai ha quasi un monopolio mondiale. Ma nelle biotecnologie, nella ricerca medica associata alla robotica e in altre aree mantengono una leadership solida.
Stanno perdendo una capacità di guida politica del mondo che per anni ha fatto riferimento a loro. E la pandemia del coronavirus con la “guerra delle mascherine” potrebbe essere quel momento negativo in cui la sconfitta diventa irrimediabile.
Nelle ultime settimane il governo cinese, ma soprattutto molte potenti municipalità cinesi e governi regionali, hanno inviato aiuti sanitari e team medici in molte aree del mondo. Per combattere il coronavirus ci sono medici cinesi in Corea del Nord, poi in Laos, in Iran e Iraq, in Cambogia, in Venezuela, in Egitto e anche in Italia. Le autorità cinesi hanno avviato attività di collaborazione e di “mentoring” con l’Unione Africana, con tutti gli stati dell’America Latina, con i governi dell’Asia.
La prima necessità di Pechino era quella di offrire aiuto quasi per far dimenticare il fatto che il virus era nato in Cina e che grazie ai tentativi di tenerlo nascosto, per settimane il virus si era propagato senza che il mondo ne sapesse nulla. Poche settimane e la narrativa cinese si è rovesciata, e l’Italia è stata il campo di battaglia più avanzato di questa nuova partita. Pechino ha promesso a Roma 1000 ventilatori, 2 milioni di maschere pesanti, 100 mila respiratori, migliaia di tamponi: nessuno sa effettivamente quanti aiuti sono arrivati, quanti sono stati donati, quanti sono stati pagati dallo Stato italiano.
Ma i medici cinesi che girano in Lombardia sono ancora in azione, e le bandiere rosse che hanno portato vengono esposte con riconoscenza nei Comuni e negli ospedali dove i cinesi hanno offerto assistenza. Da qualche ora, se vogliamo credere al memorandum firmato dal presidente Trump, gli Stati Uniti hanno deciso di reagire, e dovrebbero farlo proprio in Italia. Trump ha detto che gli Stati Uniti andranno "in aiuto dell'Italia per sconfiggere l'epidemia di Covid-19 e mitigare l'impatto della crisi, mostrando allo stesso tempo la leadership degli Usa davanti alle campagne di disinformazione cinese e russe". Quindi aiuti all’Italia perché è un alleato in difficoltà, ma anche perché la "guerra alle mascherine", l’Italia è un territorio conteso.
Washington è in grande difficoltà nel controllare il virus all’interno dei suoi confini, ma il fatto che Trump lanci la sua operazione in Italia forse dimostra che ha capito che la partita con la Cina non ammette più attese. Gli Stati Uniti sono in ritardo in molti settori medici, come quello della produzione delle mascherine o dei ventilatori, di cui la Cina ormai ha quasi un monopolio mondiale. Ma nelle biotecnologie, nella ricerca medica associata alla robotica e in altre aree mantengono una leadership solida.
Stanno perdendo una capacità di guida politica del mondo che per anni ha fatto riferimento a loro. E la pandemia del coronavirus con la “guerra delle mascherine” potrebbe essere quel momento negativo in cui la sconfitta diventa irrimediabile.