Le confessioni di Damien Hirst in diretta su Instagram
Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente ANTONELLO GUERRERAIl re Mida dell'arte contemporanea inglese risponde sui social alle domande dei fan. Dagli inizi senza una sterlina al suo squalo milionario che, presto, "si disintegrerà"
LONDRA Tutto su Damien Hirst. Vita, opere e follie. L'ultimo ritratto dell'ex "Young British Artist" è su Instagram. Dove il 54enne, esplosivo e ricchissimo Hirst, avvolto in una t-shirt inzaccherata di colori, ha inaugurato la serie di interviste "From that Psychiatrist's Couch".
Lo psichiatra sono i suoi fan online, lui il paziente sul divano, anzi nel suo studio londinese. Dal quale Hirst, davanti al "black mirror" dello smartphone, ha raccontato molto di se stesso, forse in più di ogni altra intervista concessa sinora. Dal segreto del suo successo all'insuperabile Francis Bacon, dai film che lo hanno ispirato a quando vendeva la visione delle sue intime grazie a una sterlina. E molte altre rivelazioni.
Andiamo subito al punto, anzi al puntino, come vorrebbero i suoi celebri "Spot Paintings". Qual è il segreto del successo di Hirst, 315 milioni di patrimonio oggi, che tramanderebbe a un aspirante a…
Lo psichiatra sono i suoi fan online, lui il paziente sul divano, anzi nel suo studio londinese. Dal quale Hirst, davanti al "black mirror" dello smartphone, ha raccontato molto di se stesso, forse in più di ogni altra intervista concessa sinora. Dal segreto del suo successo all'insuperabile Francis Bacon, dai film che lo hanno ispirato a quando vendeva la visione delle sue intime grazie a una sterlina. E molte altre rivelazioni.
Andiamo subito al punto, anzi al puntino, come vorrebbero i suoi celebri "Spot Paintings". Qual è il segreto del successo di Hirst, 315 milioni di patrimonio oggi, che tramanderebbe a un aspirante a…
LONDRA Tutto su Damien Hirst. Vita, opere e follie. L'ultimo ritratto dell'ex "Young British Artist" è su Instagram. Dove il 54enne, esplosivo e ricchissimo Hirst, avvolto in una t-shirt inzaccherata di colori, ha inaugurato la serie di interviste "From that Psychiatrist's Couch".
Lo psichiatra sono i suoi fan online, lui il paziente sul divano, anzi nel suo studio londinese. Dal quale Hirst, davanti al "black mirror" dello smartphone, ha raccontato molto di se stesso, forse in più di ogni altra intervista concessa sinora. Dal segreto del suo successo all'insuperabile Francis Bacon, dai film che lo hanno ispirato a quando vendeva la visione delle sue intime grazie a una sterlina. E molte altre rivelazioni.
Andiamo subito al punto, anzi al puntino, come vorrebbero i suoi celebri "Spot Paintings". Qual è il segreto del successo di Hirst, 315 milioni di patrimonio oggi, che tramanderebbe a un aspirante artista? Lui non ci pensa due volte: "Fare opere grandi, sempre più grandi. Perché ti fanno credere ancora di più in quello che stai facendo. La fiducia è contagiosa: se tu ci credi, anche gli altri ci credono".
Anche perché il segreto "non è tanto soddisfare quante più persone, quello non è possibile. Bensì soddisfare soprattutto te stesso. E poi non credo sia così difficile oggi entrare nel mondo dell'arte. Prendete l'esempio di Banksy: se hai talento e sai venderlo bene, sono sempre gli altri a bussare alla tua porta".
Del resto, Hirst, e la sua carriera lo conferma, non è uno come Van Gogh, nonostante tutta la sua stima per il tormentato e leggendario pittore olandese: "Uno come lui per esempio non ebbe successo in vita. Più in generale, non credo che serva essere tristi e infelice per fare della buona arte. Ho sempre amato dipingere sin da bambino, poi quando avevo vent'anni ho iniziato a fare strada. L'inattività è nemica dell'arte, ma la noia può servire. Personalmente, mi stupisco sempre molto di quante idee ho sempre in testa, anche se inizialmente non mi convincono, come accadde con i miei Spin Paintings".
"Poi certo", rivela l'autore di Leeds e dell'eccelso "The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living", non tutte sono fantastiche: una volta mi ero messo in testa un'opera di nome "Pork-you-pine", che suona come porcupine ("porcospino"), ossia una carcassa di maiale ricoperta di vibratori sessuali. Mi sembrava la più grande idea dell'universo. E invece. Ma anche io ovviamente sbaglio, per esempio inizialmente non avevo molta stima di "Made in Heaven, 1989-91", le opere di Jeff Koons mentre faceva sesso con la sua ex moglie Cicciolina. Poi alla fine, dopo alcuni anni, ne ho comprato una a 200mila sterline...".
A proposito di arte e sesso. Nella sua seduta di analisi su Instagram, Hirst rivela che molti anni fa - non specifica quando - insieme all'amico artista Angus Fairhurst si travestirono da clown e il performance artist Leigh Bowery gli dipinse gli organi genitali con colori fluorescenti, per la precisione il pene di giallo e i testicoli di rosso. "Fermavo la gente per farmi dare una sterlina a occhiata", ricorda Hirst, "e poi lo sapete che il grande Pricasso (artista australiano specializzato in "genitalia") mi fece un ritratto dipinto col la punta del suo pene?".
Ma il momento più bello della sua carriera, secondo Hirst stesso, è quando "vendetti le mie prime opere per 10mila sterline. Allora mi sembravano così tanti soldi. Ed ero tanto felice". Ma anche l'arrivo nell'universo di Charles Saatchi è stata "l'esperienza più importante della mia vita".
E a proposito della sua arte più convenzionale, per quanto sia un meraviglioso eufemismo. Hirst prevede che il suo squalo di "The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living" "presto si disintegrerà, perché ora tutto è destinato a esserlo, "è difficile essere universali oggi". Mentre i diamanti del suo celebre teschio For the Love of God venduto per 50 milioni "sono 8,621", precisa Hirst, "molti dei quali hanno ancora più valore di quanto pensassi". E un altro dei suoi primi capolavori, ossia i "farmaceutici" "Medicine cabinet", "mi fu ispirato dalla visione di "Inseparabili" di Cronenberg. Altre pellicole che hanno avuto una grossa influenza per me sono state "Affari sporchi" con Richard Gere, "Kill List" di Ben Wheatley, "Dead Man's Shoes - Cinque giorni di vendetta" di Shane Meadows e ora sono estasiato dalla miniserie "Escape at Dannemora" diretta da Ben Stiller. Mai avrebbe potuto pensare che Ben Stiller potesse girare qualcosa di così entusiasmante".
E ancora. Il colore più problematico? "Il viola. Da ragazzo mi ha sempre turbato, andava di pari passo con la mia predilezione per alcol e cocaina, che ora ho messo alle spalle. Non bevo da 13 anni oramai, non tocco neanche la caffeina e questo ancora sorprende chi mi incontra. Forse molti credono che io sia un aggressivo, almeno così credono vedendo le mie opere, e perciò rimangono esterrefatti quando mi conoscono e scoprono che non lo sono".
Ora Hirst ha una vita molto più tranquilla e fa solo la spola casa-studio. Già, ha paura del coronavirus: "Adoro il dolore, ma non voglio prendere questa malattia. Ho avuto un'infezione ai polmoni anni fa. Anche in macchina metto la mascherina. Non voglio giocare a questa lotteria...".
Infine. La musica che ama. "I Beatles. "Revolver" è il più grande album di sempre. Ma anche l'hip pop o Nick Cave, adoro il suo "Ghosteen"". Il primo ricordo che ha di se stesso? "Avevo due anni, ero protetto nella culla, ed ero contentissimo, potevo saltare su e giù senza problemi".
Il migliore artista di sempre? "Francis Bacon. Perché non aveva il talento di un'altra leggenda come Rembrandt ma ha colmato questa sua carenza guardandosi dentro e non fuori". Olio o acrilico? "Olio tutta la vita. Comunica di più, i colori sono più vivaci, l'arte ha più consistenza". La vita imita l'arte o viceversa? "La vita è più importante dell'arte. Senza vita non c'è arte".
Lo psichiatra sono i suoi fan online, lui il paziente sul divano, anzi nel suo studio londinese. Dal quale Hirst, davanti al "black mirror" dello smartphone, ha raccontato molto di se stesso, forse in più di ogni altra intervista concessa sinora. Dal segreto del suo successo all'insuperabile Francis Bacon, dai film che lo hanno ispirato a quando vendeva la visione delle sue intime grazie a una sterlina. E molte altre rivelazioni.
Andiamo subito al punto, anzi al puntino, come vorrebbero i suoi celebri "Spot Paintings". Qual è il segreto del successo di Hirst, 315 milioni di patrimonio oggi, che tramanderebbe a un aspirante artista? Lui non ci pensa due volte: "Fare opere grandi, sempre più grandi. Perché ti fanno credere ancora di più in quello che stai facendo. La fiducia è contagiosa: se tu ci credi, anche gli altri ci credono".
Anche perché il segreto "non è tanto soddisfare quante più persone, quello non è possibile. Bensì soddisfare soprattutto te stesso. E poi non credo sia così difficile oggi entrare nel mondo dell'arte. Prendete l'esempio di Banksy: se hai talento e sai venderlo bene, sono sempre gli altri a bussare alla tua porta".
Del resto, Hirst, e la sua carriera lo conferma, non è uno come Van Gogh, nonostante tutta la sua stima per il tormentato e leggendario pittore olandese: "Uno come lui per esempio non ebbe successo in vita. Più in generale, non credo che serva essere tristi e infelice per fare della buona arte. Ho sempre amato dipingere sin da bambino, poi quando avevo vent'anni ho iniziato a fare strada. L'inattività è nemica dell'arte, ma la noia può servire. Personalmente, mi stupisco sempre molto di quante idee ho sempre in testa, anche se inizialmente non mi convincono, come accadde con i miei Spin Paintings".
"Poi certo", rivela l'autore di Leeds e dell'eccelso "The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living", non tutte sono fantastiche: una volta mi ero messo in testa un'opera di nome "Pork-you-pine", che suona come porcupine ("porcospino"), ossia una carcassa di maiale ricoperta di vibratori sessuali. Mi sembrava la più grande idea dell'universo. E invece. Ma anche io ovviamente sbaglio, per esempio inizialmente non avevo molta stima di "Made in Heaven, 1989-91", le opere di Jeff Koons mentre faceva sesso con la sua ex moglie Cicciolina. Poi alla fine, dopo alcuni anni, ne ho comprato una a 200mila sterline...".
A proposito di arte e sesso. Nella sua seduta di analisi su Instagram, Hirst rivela che molti anni fa - non specifica quando - insieme all'amico artista Angus Fairhurst si travestirono da clown e il performance artist Leigh Bowery gli dipinse gli organi genitali con colori fluorescenti, per la precisione il pene di giallo e i testicoli di rosso. "Fermavo la gente per farmi dare una sterlina a occhiata", ricorda Hirst, "e poi lo sapete che il grande Pricasso (artista australiano specializzato in "genitalia") mi fece un ritratto dipinto col la punta del suo pene?".
Ma il momento più bello della sua carriera, secondo Hirst stesso, è quando "vendetti le mie prime opere per 10mila sterline. Allora mi sembravano così tanti soldi. Ed ero tanto felice". Ma anche l'arrivo nell'universo di Charles Saatchi è stata "l'esperienza più importante della mia vita".
E a proposito della sua arte più convenzionale, per quanto sia un meraviglioso eufemismo. Hirst prevede che il suo squalo di "The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living" "presto si disintegrerà, perché ora tutto è destinato a esserlo, "è difficile essere universali oggi". Mentre i diamanti del suo celebre teschio For the Love of God venduto per 50 milioni "sono 8,621", precisa Hirst, "molti dei quali hanno ancora più valore di quanto pensassi". E un altro dei suoi primi capolavori, ossia i "farmaceutici" "Medicine cabinet", "mi fu ispirato dalla visione di "Inseparabili" di Cronenberg. Altre pellicole che hanno avuto una grossa influenza per me sono state "Affari sporchi" con Richard Gere, "Kill List" di Ben Wheatley, "Dead Man's Shoes - Cinque giorni di vendetta" di Shane Meadows e ora sono estasiato dalla miniserie "Escape at Dannemora" diretta da Ben Stiller. Mai avrebbe potuto pensare che Ben Stiller potesse girare qualcosa di così entusiasmante".
E ancora. Il colore più problematico? "Il viola. Da ragazzo mi ha sempre turbato, andava di pari passo con la mia predilezione per alcol e cocaina, che ora ho messo alle spalle. Non bevo da 13 anni oramai, non tocco neanche la caffeina e questo ancora sorprende chi mi incontra. Forse molti credono che io sia un aggressivo, almeno così credono vedendo le mie opere, e perciò rimangono esterrefatti quando mi conoscono e scoprono che non lo sono".
Ora Hirst ha una vita molto più tranquilla e fa solo la spola casa-studio. Già, ha paura del coronavirus: "Adoro il dolore, ma non voglio prendere questa malattia. Ho avuto un'infezione ai polmoni anni fa. Anche in macchina metto la mascherina. Non voglio giocare a questa lotteria...".
Infine. La musica che ama. "I Beatles. "Revolver" è il più grande album di sempre. Ma anche l'hip pop o Nick Cave, adoro il suo "Ghosteen"". Il primo ricordo che ha di se stesso? "Avevo due anni, ero protetto nella culla, ed ero contentissimo, potevo saltare su e giù senza problemi".
Il migliore artista di sempre? "Francis Bacon. Perché non aveva il talento di un'altra leggenda come Rembrandt ma ha colmato questa sua carenza guardandosi dentro e non fuori". Olio o acrilico? "Olio tutta la vita. Comunica di più, i colori sono più vivaci, l'arte ha più consistenza". La vita imita l'arte o viceversa? "La vita è più importante dell'arte. Senza vita non c'è arte".