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(afp)

"Solo bugie, dove sono le prove?”. Pechino replica alle accuse di aver creato il virus, ma rischia l’isolamento

Il Dna del Covid non coincide con quelli a cui si lavora nel laboratorio di Wuhan al centro delle polemiche. Ma anche Regno Unito, Francia e Germania sottolineano l’origine oscura della pandemia
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"Non importa quante volte una bugia venga ripetuta, o quanto accuratamente venga fabbricata. Resta ciò che è". Lo ha ribadito anche ieri il Quotidiano del popolo, megafono della propaganda cinese: le accuse degli Stati Uniti sono false. Sono un tentativo di Donald Trump di trasformare Pechino nel "capro espiatorio" del virus, di sviare l'attenzione dagli errori commessi dalla Casa Bianca nella gestione della crisi. La leadership comunista si aspettava un nuovo affondo e, durante questo ponte del Primo Maggio, è arrivato: ci sono "enormi prove" che il virus sia uscito per un incidente dal laboratorio di Wuhan, ha detto il segretario di Stato Usa Pompeo, che però quelle prove non le mostra. E allora è di nuovo la sua versione contro quella di Pechino, visto che le autorità cinesi hanno detto varie volte che l'Istituto di virologia di Wuhan con l'epidemia non c'entra nulla.

In attesa di vedere le pro…
"Non importa quante volte una bugia venga ripetuta, o quanto accuratamente venga fabbricata. Resta ciò che è". Lo ha ribadito anche ieri il Quotidiano del popolo, megafono della propaganda cinese: le accuse degli Stati Uniti sono false. Sono un tentativo di Donald Trump di trasformare Pechino nel "capro espiatorio" del virus, di sviare l'attenzione dagli errori commessi dalla Casa Bianca nella gestione della crisi. La leadership comunista si aspettava un nuovo affondo e, durante questo ponte del Primo Maggio, è arrivato: ci sono "enormi prove" che il virus sia uscito per un incidente dal laboratorio di Wuhan, ha detto il segretario di Stato Usa Pompeo, che però quelle prove non le mostra. E allora è di nuovo la sua versione contro quella di Pechino, visto che le autorità cinesi hanno detto varie volte che l'Istituto di virologia di Wuhan con l'epidemia non c'entra nulla.

In attesa di vedere le prove, restano gli indizi di prima, tutti circostanziali. Si sa che l'Istituto, uno dei più avanzati in Cina, studia da anni i coronavirus. Un gruppo di diplomatici americani che nel 2018 lo ha visitato ne ha messo in dubbio la sicurezza. Non ci sono però notizie, neppure ufficiose, di incidenti in cui il personale si sia infettato. Secondo gli esperti, le probabilità che la trasmissione all'uomo sia avvenuta in natura sono decisamente più alte. Allo stesso tempo l'ipotesi dell'incidente è in teoria possibile, e difficile da smentire vista la difficoltà nel tracciare le origini di un patogeno. La stessa dottoressa Shi Zhengli, la "Batwoman" che a Wuhan studia i virus dei pipistrelli, ha detto di aver pensato a un errore umano, salvo poi verificare che il Dna di Sars-Cov-2 non corrisponde ai campioni presenti nel laboratorio. Questa è la verità di Pechino, che considera l'inchiesta invocata da Washington un'ingerenza inaccettabile, priva di basi giuridiche.

La Cina contrattacca, accusa gli Stati Uniti di fabbricare una falsa teoria. I media di regime ricordano che a febbraio Trump aveva elogiato la risposta cinese. Il Quotidiano del Popolo cita un memo circolato tra i Repubblicani che raccomanda di tacere sull'operato di Trump e dare la colpa alla Cina, e un'inchiesta del New York Times che ricostruisce le pressioni della Casa Bianca sulla Cia per cercare prove sul laboratorio. A Pechino ricordano il modo in cui gli Stati Uniti "dimostrarono" i contatti tra Saddam e Al-Qaeda. O la campagna contro lo spionaggio Huawei, senza pistole fumanti.

Solo che l'atteggiamento di Pechino non scaccia i dubbi, anzi. Il tentativo di presentarsi come un campione di trasparenza stride con i silenzi e le censure delle prime settimane di epidemia, ben documentati. Non solo. Per togliere al virus l'attributo di "cinese", il Dragone ha spacciato a sua volta disinformazione sulle sue origini: non è nato in Cina, oppure ce lo ha portato un soldato americano. Bufala a cui molti cittadini credono. La nuova Cina di Xi Jinping non può tenere il profilo basso, specie per ragioni di propaganda interna, ma l'aggressività con cui la sua diplomazia difende la versione di regime pare controproducente. L'Australia si è unita alla richiesta americana di una commissione di inchiesta. Regno Unito, Francia e Germania hanno sottolineato i punti oscuri sulle origini del virus. Non è detto che il mondo seguirà Trump nelle su indagini o risarcimenti. Ma la battaglia attorno al coronavirus ora è tutta politica. E Pechino non intende fare passi indietro.

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