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Germania, la strage della Loveparade si chiude senza un colpevole

Il tribunale di Duisburg ha decretato la fine del procedimento a carico di tre imputati per omicidio colposo e lesioni colpose. Nel 2010 al festival morirono 21 persone, tra cui l'italiana Giulia Minola. Dopo 184 udienze il processo viene archiviato
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BERLINO - In Germania uno dei processi più lunghi e caotici del dopoguerra si conclude senza una vera fine. Dieci anni fa, una gigantesca calca durante la Loveparade di Duisburg costò la vita a 21 persone e ne ferì oltre 650. Stamane, i giudici del Tribunale regionale di Duisburg hanno deciso che il processo va archiviato. Tra le vittime c'era anche una ragazza italiana, Giulia Minola. Dopo 184 udienze e 116 testimoni che hanno sfilato in aula dal 2010 a oggi, lo scandalo della Loveparade della città della Ruhr si chiude senza un colpevole.

Il giudice Mario Richter ha letto una ricostruzione dei tragici eventi che nel 2010 misero fine per sempre alla popolare tradizione nata nel 1989 a Berlino. Le pacifiche sfilate gratuite al ritmo di musica tecno hanno sempre coinvolto milioni di partecipanti e si erano spostate, dopo i primi anni a Berlino, anche in altre città. Secondo gli accusatori di Duisburg la tragedia avvenne per colpa di una pessima o…
BERLINO - In Germania uno dei processi più lunghi e caotici del dopoguerra si conclude senza una vera fine. Dieci anni fa, una gigantesca calca durante la Loveparade di Duisburg costò la vita a 21 persone e ne ferì oltre 650. Stamane, i giudici del Tribunale regionale di Duisburg hanno deciso che il processo va archiviato. Tra le vittime c'era anche una ragazza italiana, Giulia Minola. Dopo 184 udienze e 116 testimoni che hanno sfilato in aula dal 2010 a oggi, lo scandalo della Loveparade della città della Ruhr si chiude senza un colpevole.

Il giudice Mario Richter ha letto una ricostruzione dei tragici eventi che nel 2010 misero fine per sempre alla popolare tradizione nata nel 1989 a Berlino. Le pacifiche sfilate gratuite al ritmo di musica tecno hanno sempre coinvolto milioni di partecipanti e si erano spostate, dopo i primi anni a Berlino, anche in altre città. Secondo gli accusatori di Duisburg la tragedia avvenne per colpa di una pessima organizzazione: era prevedibile che il passaggio di migliaia di persone sotto a un tunnel sarebbe stato un enorme azzardo. Inoltre, l'area scelta per l'evento avrebbe potuto contenere al massimo 250 mila persone; dalle esperienze degli anni precedenti, gli organizzatori avrebbero dovuto sapere che alla parata si sarebbero potute presentare milioni di persone.

Originariamente erano finiti alla sbarra i vertici di Lopavent, gli organizzatori della parata, e l'amministrazione comunale, accusati di omicidio colpevole e di aver commesso gravi errori nella pianificazione dell'evento. A febbraio dell'anno scorso aveva già suscitato scandalo la decisione della Corte di archiviare il processo contro sei dipendenti comunali e un collaboratore di Lopavent. Era proseguito solo quello contro tre altri dipendenti di Lopavent.

Ma un mese fa il Tribunale regionale di Duisburg aveva già proposto di archiviare il tutto perché a causa del coronavirus i reati sarebbero comunque andati in prescrizione a giugno. La sentenza ha indignato i parenti delle vittime e suscitato la rabbia di uno dei loro avvocati, Reiner Dietz: "L'archiviazione del processo, senza aver sentito la ricostruzione degli esperti, è una fine insostenibile e un disastro giuridico".