Una mini Baia dei Porci. Un goffo tentativo, ancora tutto da chiarire, di sbarcare sulla costa caraibica di La Guaira, nord del Venezuela. È stato respinto dalla Marina e dai reparti speciali del Faes, il braccio antiterroristico creato da Nicolás Maduro. Da sabato notte si rincorrevano voci su un presunto piano portato avanti da un gruppo di 300 mercenari addestrati in Colombia e da qui partiti, con il sostegno Usa, verso Macuto, località balneare a 30 chilometri da Caracas.
Le indiscrezioni erano state raccolte e diffuse dall’agenzia Ap con molti dettagli su un’operazione che tuttavia alla fine era naufragata. Parlavano di uno sbarco, sostenuto dalla ribellione della popolazione locale che si sarebbe conclusa con l’arresto di Maduro. E di naufragio, stando alle dichiarazioni del ministro degli Interni e della Giustizia venezuelano, Néstor Reverol, si può effettivamente parlare. “Denunciamo”, ha affermato il ministro, “l’azione di un gruppo di mercenari terroristi provenienti dalla Colombia che hanno preteso realizzare un’invasione per via marittima con lo scopo di commettere atti terroristici, assassinare leader del governo rivoluzionario, incrementare la spirale della violenza, generare caos e confusione e con questo avviare un nuovo tentativo di colpo di Stato”.
Secondo le autorità di Caracas il commando era formato da una trentina di persone, mercenari assoldati dal capitano Roberto Colina Ybarra, detto “Pantera”, 36 anni, un ufficiale riparato in Colombia assieme a tanti altri militari in questo ultimo anno e legato al maggior generale Clíver Alcalá. Quando sono sbarcati dalle lance con cui erano arrivati sono stati accolti dai corpi speciali della Marina e del Faes. Otto sono morti sulla spiaggia, molti sono fuggiti e due sono stati catturati. Avevano 10 fucili automatici, una pistola, due mitragliatrici, cartucce, radiotrasmittenti e un elmetto con lo stemma Usa. All’operazione hanno partecipato anche elicotteri per raccogliere i corpi dei mercenari caduti in mare nel conflitto a fuoco. Un testimone in quel momento a bordo di un peschereccio ha raccontato a un giornalista del posto che diversi agenti del Faes sono piombati sulla zona sparando raffiche di piombo fin dentro l’acqua. “Sparavano all’impazzata”, ha detto in un video postato sui social. “Noi siamo fuggiti e ci siamo rifugiati a casa di un nostro collega”.
Il ministro della Difesa non ha rilasciato dichiarazioni. La notizia è stata diffusa solo dal collega degli Interni e dal presidente della Assemblea nazionale costituente, l’organismo creato da Maduro per sostituire il legittimo Parlamento esautorato un anno fa, Diosdado Cabello, uomo forte del regime. “Non ci sono dubbi sulla partecipazione del governo colombiano”, ha sostenuto. Le barche sono partite dal suo territorio secondo quanto riportavano i gps installati a bordo. Condanniamo ancora una volta i tentativi dei governi colombiano e statunitense di abbattere le basi di questo governo bolivariano finanziando colpi di Stato. Uno dei mercenari arrestati dice di essere un funzionario della Dea”, ha aggiunto Cabello.
Il progetto abortito sarebbe nato il 31 marzo scorso, il giorno dopo la tentata rivolta delle caserme organizzata da Juan Guaidó e da Leopoldo López, anche questa fallita per la defezione del ministro della Difesa e del presidente del Tribunale Superiore di Giustizia coinvolti nella sommossa. Il gruppo di ufficiali e soldati reduci da quella bruciante esperienza si rifugiò in Colombia e qui ha iniziato a programmare un’incursione via mare. Hanno contattato Jordan Goudreau, un cittadino americano, ex medico nelle Forze speciali dell’esercito approdato poi nel mondo dei mercenari con la sua agenzia di sicurezza. Sarebbe stato lui a raccogliere i fondi e a tentare di coinvolgere gli uomini di Guaidó. Tra questi Lester Toledo, coordinatore degli aiuti umanitari internazionali, che avrebbe presentato Goudreau al generale Cliver Alcalá. Ma il progetto ha avuto molti contrattempi e alla fine non ha ottenuto l’appoggio che il mercenario si aspettava. L’uomo ha tuttavia insistito e ha continuato ad allenare i volontari, ridotti a un piccolo drappello che, dicono le fonti dell’Ap, “non avevano neanche da mangiare e si allenavano con manici di scopa”.
Alla fine Goudreau rompe con la cerchia di Guaidó e assieme al generale Alcalá pianifica i dettagli. Due mesi fa, l’ennesimo intoppo: il camion con 26 fucili d’assalto statunitensi con i numeri di serie cancellati viene fermato dalla polizia colombiana che li sequestra. Alcalá è arrestato per traffico di droga e estradato negli Usa dove era ricercato. Guaidó ha negato di conoscerlo. Stamani ha commentato tutta l’operazione come una bufala, sospettando che fosse una trappola del regime. Non ha tutti i torti: è stato lo stesso Cabello a mostrare sabato scorso alcune immagini di Goudreau, indicato come il “mercenario”. “Sapevamo tutto”, ha detto. “Cercavano fondi. Dei nostri uomini si sono spacciati per sostenitori e si sono infiltrati nel gruppo. Li abbiamo lasciati fare e li abbiamo attesi al varco”.