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Rapporto Amnesty: in Siria raid di Damasco e Mosca su scuole e ospedali

Circa un milione di persone sono state sfollate tra il dicembre 2019 e il marzo 2020, la maggior parte donne e bambini. Copyright Amnesty International 
Il rapporto "Nessun luogo è sicuro per noi" documenta con testimonianze, immagini satellitari e intercettazioni di comunicazioni aeree 18 attacchi compiuti tra gennaio e febbraio nel Nord-Ovest del Paese. L'organizzazione lancia infine un appello al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a rinnovare la risoluzione in scadenza il 10 luglio che autorizza il passaggio di aiuti internazionali
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Il 5 marzo scorso, quando il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il presidente russo Vladimir Putin si sono incontrati al Cremlino per discutere della tregua a Idlib, nel Nord-Ovest della Siria c'erano già un milione di sfollati in campi senza acqua né servizi al confine turco. Nei mesi precedenti una campagna devastante di attacchi e bombardamenti da parte dell'esercito siriano sostenuto dall'aviazione russa aveva costretto migliaia di civili alla fuga. In quell'offensiva per riconquistare le zone ancora non sotto il controllo del regime, l'esercito di Bashar al Assad e le forze russe hanno compiuto "crimini di guerra", accusa Amnesty International che l'11 maggio ha pubblicato "Nessun luogo è sicuro per noi": attacchi illegali e sfollamenti di massa nella Siria nordoccidentale, un rapporto dettagliato sui bombardamenti contro scuole e ospedali. 

"Nessun posto è sicuro per noi", la testimonianza dalla Siria raccolta da Amnesty


Diciotto attacchi, la maggioranza dei quali avvenuti tra gennaio e febbraio 2020, hanno distrutto strutture mediche e scuole a Idlib, nella provincia nordoccidentale di Hama e nel governatorato di Aleppo. "Di questi - si legge nel rapporto - le forze governative siriane hanno effettuato tre attacchi a terra e due attacchi con barili bomba. I restanti 13 attacchi erano attacchi aerei: due da parte delle forze governative siriane, sette da parte del governo russo e quattro da forze governative siriane o russe".

L'organizzazione umanitaria ha intervistato 74 persone sopravvissute ai bombardamenti, insegnanti, medici, operatori umanitari, e ha analizzato video e immagini satellitari, ma soprattutto ha avuto accesso alle registrazioni "delle comunicazioni di volo delle forze aeree siriane". "Queste registrazioni audio delle trasmissioni dalle cabine di pilotaggio di aerei da guerra forniscono importanti prove del coinvolgimento delle forze militari russe in almeno un attacco illegale che ha messo fuori uso un ospedale", si legge nel rapporto.
Immagine satellitare del 3 febbraio che mostra l'ospedale Al-Shami e dintorni dopo i tre attacchi aerei del 29 gennaio 2020. Nei riquadri arancioni sono visibili i danni. Le fotografie scattate il 30 gennaio mostrano volontari che ispezionano gli edifici colpiti. © 2020 Maxar Technologies 

Già il 13 ottobre scorso il New York Times aveva documentato la campagna di bombardamenti aerei contro gli ospedali della provincia di Idlib, dimostrando il coinvolgimento dell'aeronautica russa: i giornalisti avevano avuto accesso alle registrazioni audio dei piloti oltre che a una serie di testimonianze. Tutte gli obiettivi distrutti facevano parte della cosiddetta deconfliction list, una lista di edifici civili da non colpire che era stata consegnata dalle Nazioni Unte al regime siriano, ai russi, e alla coalizione internazionale a guida americana. 
A sinistra, un'immagine satellitare del 18 gennaio 2019 mostra 11 campi evidenziati in arancione a meno di 5 km a Est dal confine con la Turchia. A destra, l'immagine datata 11 marzo 2020 mostra la loro espansione in 14 mesi di raid. © Planetscope 

"Un medico che è sopravvissuto a uno degli attacchi (tre bombardamenti aerei russi in prossimità dell'ospedale al-Shami ad Ariha il 29 gennaio del 2020) ha riferito ad Amnesty International che questi bombardamenti hanno raso al suolo almeno due fabbricati vicini all'ospedale, uccidendo 11 civili tra i quali uno dei suoi colleghi e ferendone oltre 30". 

Si tratta, dice Amnesty, "di gravi violazioni del diritto umanitario internazionale, secondo il quale le parti belligeranti sono tenute a distinguere tra obiettivi militari e combattenti e civili e beni di natura civile e devono indirizzare i propri attacchi solo contro i primi". Crimini di guerra.

Il 10 luglio scadrà di nuovo la risoluzione delle Nazioni Unite che autorizza il passaggio degli aiuti internazionali nella zona di Idlib, una risoluzione che che russi e siriani hanno cercato di bloccare già diverse volte, chiedendo che tutti i fondi e gli aiuti esteri passino per il governo di Damasco.

Amnesty chiede che venga prorogata senza condizioni. "Il governo ha continuamente cercato di limitare le operazioni assistenziali attraverso prescrizioni di natura burocratica", accusa l'organizzazione, così come i gruppi armati "come Hay'at Tahrir al-Sham che hanno anche ostacolato le organizzazioni umanitarie". Ai siriani serve un corridoio sicuro.