Rapporto Amnesty: in Siria raid di Damasco e Mosca su scuole e ospedali
di GABRIELLA COLARUSSO
Circa un milione di persone sono state sfollate tra il dicembre 2019 e il marzo 2020, la maggior parte donne e bambini. Copyright Amnesty International
Il rapporto "Nessun luogo è sicuro per noi" documenta con testimonianze, immagini satellitari e intercettazioni di comunicazioni aeree 18 attacchi compiuti tra gennaio e febbraio nel Nord-Ovest del Paese. L'organizzazione lancia infine un appello al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a rinnovare la risoluzione in scadenza il 10 luglio che autorizza il passaggio di aiuti internazionali
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Il 5 marzo scorso, quando il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il presidente russo Vladimir Putin si sono incontrati al Cremlino per discutere della tregua a Idlib, nel Nord-Ovest della Siria c'erano già un milione di sfollati in campi senza acqua né servizi al confine turco. Nei mesi precedenti una campagna devastante di attacchi e bombardamenti da parte dell'esercito siriano sostenuto dall'aviazione russa aveva costretto migliaia di civili alla fuga. In quell'offensiva per riconquistare le zone ancora non sotto il controllo del regime, l'esercito di Bashar al Assad e le forze russe hanno compiuto "crimini di guerra", accusa Amnesty International che l'11 maggio ha pubblicato "Nessun luogo è sicuro per noi": attacchi illegali e sfollamenti di massa nella Siria nordoccidentale,un rapporto dettagliato sui bombardamenti contro scuole e ospedali.
"Nessun posto è sicuro per noi", la testimonianza dalla Siria raccolta da Amnesty
Diciotto attacchi, la maggioranza dei quali avvenuti tra gennaio e febbraio 2020, hanno distrutto strutture mediche e scuole a Idlib, nella provincia nordoccidentale di Hama e nel governatorato di Aleppo. "Di questi - si legge nel rapporto - le forze governative siriane hanno effettuato tre attacchi a terra e due attacchi con barili bomba. I restanti 13 attacchi erano attacchi aerei: due da parte delle forze governative siriane, sette da parte del governo russo e quattro da forze governative siriane o russe".
Si tratta, dice Amnesty, "di gravi violazioni del diritto umanitario internazionale, secondo il quale le parti belligeranti sono tenute a distinguere tra obiettivi militari e combattenti e civili e beni di natura civile e devono indirizzare i propri attacchi solo contro i primi". Crimini di guerra.
Il 10 luglio scadrà di nuovo la risoluzione delle Nazioni Unite che autorizza il passaggio degli aiuti internazionali nella zona di Idlib, una risoluzione che che russi e siriani hanno cercato di bloccare già diverse volte, chiedendo che tutti i fondi e gli aiuti esteri passino per il governo di Damasco.
Amnesty chiede che venga prorogata senza condizioni. "Il governo ha continuamente cercato di limitare le operazioni assistenziali attraverso prescrizioni di natura burocratica", accusa l'organizzazione, così come i gruppi armati "come Hay'at Tahrir al-Sham che hanno anche ostacolato le organizzazioni umanitarie". Ai siriani serve un corridoio sicuro.