"Indagine sull’Oms". Ma la Cina evita il banco degli imputati
Filippo Santelli , di FILIPPO SANTELLITrump: "Burattini di Pechino". L'Ue sfuma le accuse e ottiene il sì di 116 Paesi. Xi promette due miliardi
Non sarà un'indagine sull'origine del virus, bensì una "valutazione indipendente" sulla "risposta" all'epidemia. Non riguarderà la Cina, ma la reazione "internazionale" e l'operato dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Non scatterà subito, ma "al più presto possibile", a emergenza superata.
Nei documenti delle organizzazioni internazionali l'essenza sta nei dettagli. E la mozione sul coronavirus già sottoscritta da 116 Paesi, che oggi l'Assemblea annuale dell'Oms dovrebbe approvare a maggioranza, racconta che Pechino ha evitato il peggio. Washington premeva per inchiodare il Dragone alle sue (presunte) responsabilità. Il compromesso finale redatto da Unione europea e Australia, sfuma molto i termini.
Così il presidente cinese Xi Jinping, in apertura dei lavori, si dichiara favorevole a una "revisione" della risposta globale al Co…
Nei documenti delle organizzazioni internazionali l'essenza sta nei dettagli. E la mozione sul coronavirus già sottoscritta da 116 Paesi, che oggi l'Assemblea annuale dell'Oms dovrebbe approvare a maggioranza, racconta che Pechino ha evitato il peggio. Washington premeva per inchiodare il Dragone alle sue (presunte) responsabilità. Il compromesso finale redatto da Unione europea e Australia, sfuma molto i termini.
Così il presidente cinese Xi Jinping, in apertura dei lavori, si dichiara favorevole a una "revisione" della risposta globale al Co…
Non sarà un'indagine sull'origine del virus, bensì una "valutazione indipendente" sulla "risposta" all'epidemia. Non riguarderà la Cina, ma la reazione "internazionale" e l'operato dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Non scatterà subito, ma "al più presto possibile", a emergenza superata.
Nei documenti delle organizzazioni internazionali l'essenza sta nei dettagli. E la mozione sul coronavirus già sottoscritta da 116 Paesi, che oggi l'Assemblea annuale dell'Oms dovrebbe approvare a maggioranza, racconta che Pechino ha evitato il peggio. Washington premeva per inchiodare il Dragone alle sue (presunte) responsabilità. Il compromesso finale redatto da Unione europea e Australia, sfuma molto i termini.
Così il presidente cinese Xi Jinping, in apertura dei lavori, si dichiara favorevole a una "revisione" della risposta globale al Covid 19, purché obiettiva e condotta dalla stessa Oms, e usa la platea per promettere due miliardi di dollari di aiuti ai Paesi in via di sviluppo. Mentre agli Stati Uniti, che schierano il ministro della Sanità Alex Azar, un peso piuma, resta una doppia denuncia: dell'Oms che "non è riuscita a ottenere le informazioni di cui il mondo aveva bisogno, un fallimento costato numerose vite umane"; e di un innominato Paese, la Cina, che "ha mancato agli obblighi di trasparenza".
Un obiettivo minimo per Washington si può dire raggiunto. Passa l'idea che l'operato dell'Oms, definita da Trump filo cinese, debba essere rivalutato. Dalla sua, Pechino accetta un'eventualità a cui per settimane si era opposta con forza, prendendo atto che un fronte numeroso ha espresso dei dubbi sulla sua trasparenza. Ma i termini blandi della "revisione" e lo show di Xi in mondovisione dicono come stanno evolvendo i rapporti di forza nelle organizzazioni internazionali.
Gli Stati Uniti si sono presentati a questa assemblea dopo che Trump ha sospeso i versamenti all'Oms. E Xi ne ha approfittato per rosicchiare terreno: i 2 miliardi promessi, per quanto vaghi nei termini, superano gli 893 milioni di dollari versati dagli Usa nell'ultimo biennio. Pechino rispolvera l'immagine di difensore della globalizzazione, con caratteristiche cinesi, e di leader dei Paesi in via di sviluppo. All'Africa, spesso alleati all'Onu, Xi promette anche aiuto nel realizzare le infrastrutture contro le pandemie. Mentre poco prima dell'inizio dell'assemblea la mozione per riammettere Taiwan come osservatore, appoggiata dagli Stati Uniti, era stata ritirata.
Tra i litiganti regge la mediazione di Australia e Europa. Gli equilibrismi della loro mozione mostrano quanto sia difficile una posizione "terza", ma salvare una parvenza di consenso, se come sembra il documento sarà oggi approvato a larga maggioranza, è comunque importante per le prossime fasi di lotta al virus, specie la corsa al vaccino. Ieri Xi ha assicurato che ogni risultato cinese sarà condiviso con il mondo. In teoria il coordinamento toccherebbe all'Oms, il rischio è che al momento chiave scatti una corsa tra governi ad accaparrarsi le prime dosi.
Nei documenti delle organizzazioni internazionali l'essenza sta nei dettagli. E la mozione sul coronavirus già sottoscritta da 116 Paesi, che oggi l'Assemblea annuale dell'Oms dovrebbe approvare a maggioranza, racconta che Pechino ha evitato il peggio. Washington premeva per inchiodare il Dragone alle sue (presunte) responsabilità. Il compromesso finale redatto da Unione europea e Australia, sfuma molto i termini.
Così il presidente cinese Xi Jinping, in apertura dei lavori, si dichiara favorevole a una "revisione" della risposta globale al Covid 19, purché obiettiva e condotta dalla stessa Oms, e usa la platea per promettere due miliardi di dollari di aiuti ai Paesi in via di sviluppo. Mentre agli Stati Uniti, che schierano il ministro della Sanità Alex Azar, un peso piuma, resta una doppia denuncia: dell'Oms che "non è riuscita a ottenere le informazioni di cui il mondo aveva bisogno, un fallimento costato numerose vite umane"; e di un innominato Paese, la Cina, che "ha mancato agli obblighi di trasparenza".
Un obiettivo minimo per Washington si può dire raggiunto. Passa l'idea che l'operato dell'Oms, definita da Trump filo cinese, debba essere rivalutato. Dalla sua, Pechino accetta un'eventualità a cui per settimane si era opposta con forza, prendendo atto che un fronte numeroso ha espresso dei dubbi sulla sua trasparenza. Ma i termini blandi della "revisione" e lo show di Xi in mondovisione dicono come stanno evolvendo i rapporti di forza nelle organizzazioni internazionali.
Gli Stati Uniti si sono presentati a questa assemblea dopo che Trump ha sospeso i versamenti all'Oms. E Xi ne ha approfittato per rosicchiare terreno: i 2 miliardi promessi, per quanto vaghi nei termini, superano gli 893 milioni di dollari versati dagli Usa nell'ultimo biennio. Pechino rispolvera l'immagine di difensore della globalizzazione, con caratteristiche cinesi, e di leader dei Paesi in via di sviluppo. All'Africa, spesso alleati all'Onu, Xi promette anche aiuto nel realizzare le infrastrutture contro le pandemie. Mentre poco prima dell'inizio dell'assemblea la mozione per riammettere Taiwan come osservatore, appoggiata dagli Stati Uniti, era stata ritirata.
Tra i litiganti regge la mediazione di Australia e Europa. Gli equilibrismi della loro mozione mostrano quanto sia difficile una posizione "terza", ma salvare una parvenza di consenso, se come sembra il documento sarà oggi approvato a larga maggioranza, è comunque importante per le prossime fasi di lotta al virus, specie la corsa al vaccino. Ieri Xi ha assicurato che ogni risultato cinese sarà condiviso con il mondo. In teoria il coordinamento toccherebbe all'Oms, il rischio è che al momento chiave scatti una corsa tra governi ad accaparrarsi le prime dosi.