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Nel traffico congestionato delle grandi città cinesi i motorini sono spesso l'unica via di uscita: 250 milioni sono gli scooter in uso nel Paese (afp)

La Cina introduce il casco obbligatorio per moto e motorini. E scatta la corsa all'acquisto

Dal primo giugno elmetto obbligatorio per i 250 milioni di scooter e i loro guidatori: ma le fabbriche ne producono solo 2 mila al giorno. Così i prezzi sono quadruplicati
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Fino a oggi non lo portavano in molti. Giusto i fattorini della consegna a domicilio, perché costretti dalle loro società. O magari qualche straniero particolarmente scrupoloso. Per il resto, tutta Cina guidava il motorino (elettrico) senza casco. Così l'annuncio improvviso delle autorità, obbligo di elmetto per tutti dal primo giugno, ha preso un intero Paese alla sprovvista. Inclusi i produttori e i rivenditori di caschi, che non si aspettavano di vedere una tale fortuna piovere dal cielo. Risultato? In Cina è scattata una corsa disperata ad accaparrarsi un casco, neanche fosse una mascherina contro il coronavirus. Negozi e magazzini hanno presto esaurito i rifornimenti. E quei pochi prodotti che ancora si trovano sugli scaffali, fisici o digitali, vengono proposti da rivenditori con pochi scrupoli a prezzi stellari, anche dieci volte quelli di listino.

Storia molto cinese, di un Paese in cui le regole possono latitare a lungo, ma che spesso a…
Fino a oggi non lo portavano in molti. Giusto i fattorini della consegna a domicilio, perché costretti dalle loro società. O magari qualche straniero particolarmente scrupoloso. Per il resto, tutta Cina guidava il motorino (elettrico) senza casco. Così l'annuncio improvviso delle autorità, obbligo di elmetto per tutti dal primo giugno, ha preso un intero Paese alla sprovvista. Inclusi i produttori e i rivenditori di caschi, che non si aspettavano di vedere una tale fortuna piovere dal cielo. Risultato? In Cina è scattata una corsa disperata ad accaparrarsi un casco, neanche fosse una mascherina contro il coronavirus. Negozi e magazzini hanno presto esaurito i rifornimenti. E quei pochi prodotti che ancora si trovano sugli scaffali, fisici o digitali, vengono proposti da rivenditori con pochi scrupoli a prezzi stellari, anche dieci volte quelli di listino.

Storia molto cinese, di un Paese in cui le regole possono latitare a lungo, ma che spesso arrivano a una velocità sorprendente. Costringendo i cittadini a cambiare abitudini da un giorno all'altro, volenti o nolenti. Solo che questa volta ci sono di mezzo questioni di economia e aritmetica.

La Cina ha 250 milioni di motorini registrati, quasi tutti elettrici. E finora il casco è stato un oggetto così di nicchia che le fabbriche del Dragone ne riescono a sfornare appena 2mila al giorno. Secondo i calcoli di uno dei maggiori produttori, la capacità mancante sarebbe dunque di circa 200 milioni di caschi.

Una situazione imbarazzante, anche per il ministero della Sicurezza che ha varato la nuova legge. La sua campagna "one helmet, one band", "un casco (in motorino), una cintura (in macchina)", nome che ammicca a "one belt, one road", la nuova Via della Seta creata da Xi Jinping, ha un obiettivo lodevolissima: far diminuire il numero di morti sulle strade. L'esecuzione però ha lasciato parecchio a desiderare, considerato che l'annuncio dell'obbligatorietà del casco è arrivato il 24 aprile, lasciando poco più di un mese ai cittadini per adeguarsi.

Di fronte alla corsa ai negozi gli spiriti animali dei capitalisti cinesi si sono scatenati. I prezzi dei caschi estivi, aperti, sono raddoppiati, quelli dei caschi invernali quadruplicati. Sui siti di e-commerce elmetti che si vendevano a 30 yuan, circa 5 euro, ora stanno a 300. E nel frattempo è schizzato al rialzo anche il valore in Borsa delle aziende che producono la plastica necessaria a realizzarli. Molti cittadini, disperati, hanno ripiegato sui caschi da muratore. Mentre, come spesso succede, decine di aziende si sono messe a produrli, anche senza le dovute certificazioni.

Un gran caos, di fronte al quale il governo, anche questa mossa tipica, è stato costretto a intervenire. Punizioni esemplari sono state minacciate per chi specula sul bisogno di caschi. Mentre ai cittadini è stata concessa un po' di clemenza. Pare che all'inizio non ci saranno multe per chi viaggia a capo scoperto, solo rimproveri.