Esteri

Afghanistan, una tregua per le feste

La fine delle preghiere per la celebrazione di Eid in Afghanistan (reuters)
L'Eid el Fitr, che segna la fine del Ramadan, ha portato un cessate il fuoco. La Casa Bianca preme perché il processo di pace vada avanti più in fretta possibile 
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Zoppicante, fra mille incertezze e ancora sommerso nel sangue, ma il processo di pace in Afghanistan va avanti. La fine del Ramadan, con la festa dell’Eid el Fitr e un nuovo cessate il fuoco annunciato unilateralmente dai talebani e accolto da Kabul, conferma che un passo avanti fondamentale è stato fatto: integralisti e governo si parlano. E fino a che non arriverà un nuovo attentato a smentire le aspettative, fra le righe di comunicati e dichiarazioni sembra persino di poter leggere un atteggiamento nuovo, quasi a significare che i protagonisti della guerra più lunga, finalmente, credono nella possibilità di uscire dall’incubo cominciato nel 2001.

Il presidente Ashraf Ghani ha accolto l’invito di Zalmay Khalilzad, inviato della Casa Bianca, e ha preso l’impegno di accelerare il rilascio dei detenuti, un punto dell’accordo firmato a Doha il 29 febbraio su cui fino ad ora il governo di Kabul aveva mostrato scarsa disponibilità. E persino dal fronte integralista arrivano tenui segnali di distensione. Nei tweet di uno dei portavoce talebani, Suhail Shaheen, si leggono gli auguri per le festività, ma anche la richiesta a Dio di accontentare i desideri del Paese per l’arrivo di una pace duratura.

La strategia di massima pressione sulle parti, avviata da Washington, sembra avere una sua efficacia. Donald Trump vuole presentarsi in campagna elettorale come il presidente che “ha riportato i ragazzi a casa” e appare deciso ad accettare compromessi per raggiungere questo obiettivo, anche a costo di sacrificare la tutela della società civile e delle donne afgane. Il segretario di Stato Mike Pompeo contribuisce sottolineando che gli Usa sono pronti a tagliare ogni aiuto se il processo di pace non va avanti. Resta poco chiaro quanto il progetto di emirato islamico dei Talebani possa essere compatibile con le aspettative dell’Occidente: se la pace passerà attraverso il sacrificio di una grande fetta del Paese, i quasi vent’anni di guerra saranno stati invano.