Esteri

L'Iran sfida Trump e manda cinque petroliere in Venezuela

Il presidente del Venezuela Nicolas Maduro (afp)
La prima delle navi cariche di benzina già raffinata ha raggiunto il Paese, piegato da una dura crisi economica e politica. I due Paesi sono entrambi sottoposti a embargo Usa
2 minuti di lettura
NEW YORK - La prima delle cinque navi petroliere iraniane è approdata in Venezuela, altre quattro sono in arrivo nell'Atlantico: è l'ultima sfida del regime degli ayatollah contro l'embargo di Donald Trump. Una provocazione a cui gli Stati Uniti per adesso decidono di non reagire; in parte perché si presenta come una sorta di "missione umanitaria", in soccorso ad una popolazione del Venezuela che subisce il duplice shock del coronavirus e della grave crisi economica pre-esistente. Può sembrare strano che il Venezuela debba importare petrolio - il Paese ha le riserve petrolifere (stimate) più vaste del mondo - ma in realtà le navi iraniane trasportano benzina già raffinata. Il disastro economico della gestione Maduro ha devastato l'industria della raffinazione e la benzina scarseggia.

Così si consolida l'alleanza tra due "Stati-paria", ambedue nel mirino delle sanzioni americane. Per ora Trump non ha dato alcun ordine alla US Navy di intercettare le petroliere, anche se i mari dei Caraibi concentrano il massimo dispositivo della marina militare americana (impegnato per lo più nella lotta al narcotraffico). Il Pentagono sembra voler minimizzare la sfida. Il National Security Council monitorizza la situazione ed ha già espresso una condanna. Preoccupa il fatto che l'Iran estenda la sua influenza nell'emisfero delle Americhe, nel "cortile di casa" degli Usa.

La prima delle cinque petroliere iraniane è arrivata trasportando oltre un milione di barili di carburante. Non appena entrata nelle acque territoriali del Venezuela è stata presa sotto scorta dalla marina e dall'aviazione militare di Maduro. Sia il governo di Caracas che quello di Teheran avevano formalmente diffidato gli Stati Uniti dall'impedire la fornitura del carburante. Il presidente iraniano Hassan Rouhani aveva minacciato ritorsioni se le petroliere fossero state intercettate. "Le navi della nostra sorella, Repubblica Islamica d'Iran, sono nella nostra zona economica esclusiva", ha twittato il ministro venezuelano del petrolio Tarek El Aissami (di origini libanesi) dopo l'arrivo della prima petroliera, che si chiama Fortuna. Le altre quattro si chiamano Forest, Petunia, Faxon e Clavel. Hanno attraversato il Canale di Suez all'inizio di maggio.



Ambedue i Paesi sono colpiti da un drastico regime di sanzioni decretato dagli Stati Uniti. Quelle contro l'Iran erano state parzialmente tolte da Barack Obama dopo la firma dell'accordo sul nucleare, poi sono state ripristinate ed inasprite dall'Amministrazione Trump che ha denunciato quell'accordo nel maggio 2018. L'embargo al Venezuela è una pressione contro il regime Maduro considerato illegittimo, e colpevole di abusi contro i diritti umani. Gli Stati Uniti continuano formalmente a riconoscere come rappresentante legittimo di Caracas il capo dell'opposizione Juan Guaidò. La situazione economica nel Venezuela continua a deteriorarsi. L'anno scorso l'inflazione aveva raggiunto il +800.000% e 4,8 milioni di persone sono fuggite dal Paese. A questo si è aggiunto nel 2020 il crollo del prezzo del petrolio legato alla recessione mondiale da coronavirus. Il Venezuela in preda a penurie di elettricità e benzina aveva potuto contare fino a due mesi fa sulle forniture dell'azienda russa Rosneft. Ma da quando Washington ha sottoposto a sanzioni le filiali della Rosneft che operano in Venezuela, il sostegno di Putin a Maduro si è affievolito: l'ente petrolifero di Mosca ha abbandonato Caracas a fine marzo. Da allora il razionamento dei carburanti in Venezuela si è indurito, sottoponendo a code interminabili anche il personale medico impegnato nella lotta alla pandemia.