BAMBINI mercenari. Minori sui 15 anni addestrati a sparare per difendere Tripoli. Sono i piccoli reclutati dall’Esercito nazionale siriano, milizia alleata di Ankara nel Nord della Siria, territorio oggi controllato dalla Turchia. Fatti soldati, i ragazzini vengono inviati sul fronte libico con i militari regolari del premier Fayez al Serraj, aiutato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan nella guerra contro il generale cirenaico Khalifa Haftar.
Sul campo di battaglia gli adolescenti siriani, circa 150 per ora, sono pagati fino a 3 mila dollari al mese, e partono per restare 90 giorni. Ma di molti si perdono le tracce, e le famiglie non sanno più nulla. Arrivano in Libia con documenti contraffatti o nuovi, i nomi alterati, l’età dei loro fratelli maggiori. Le tante testimonianze sono state messe ora nero su bianco in un rapporto compilato dal sito indipendente Syrians for Truth and Justice (Siriani per la verità e la giustizia), organizzazione no p…
Sul campo di battaglia gli adolescenti siriani, circa 150 per ora, sono pagati fino a 3 mila dollari al mese, e partono per restare 90 giorni. Ma di molti si perdono le tracce, e le famiglie non sanno più nulla. Arrivano in Libia con documenti contraffatti o nuovi, i nomi alterati, l’età dei loro fratelli maggiori. Le tante testimonianze sono state messe ora nero su bianco in un rapporto compilato dal sito indipendente Syrians for Truth and Justice (Siriani per la verità e la giustizia), organizzazione no p…
BAMBINI mercenari. Minori sui 15 anni addestrati a sparare per difendere Tripoli. Sono i piccoli reclutati dall’Esercito nazionale siriano, milizia alleata di Ankara nel Nord della Siria, territorio oggi controllato dalla Turchia. Fatti soldati, i ragazzini vengono inviati sul fronte libico con i militari regolari del premier Fayez al Serraj, aiutato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan nella guerra contro il generale cirenaico Khalifa Haftar.
Sul campo di battaglia gli adolescenti siriani, circa 150 per ora, sono pagati fino a 3 mila dollari al mese, e partono per restare 90 giorni. Ma di molti si perdono le tracce, e le famiglie non sanno più nulla. Arrivano in Libia con documenti contraffatti o nuovi, i nomi alterati, l’età dei loro fratelli maggiori. Le tante testimonianze sono state messe ora nero su bianco in un rapporto compilato dal sito indipendente Syrians for Truth and Justice (Siriani per la verità e la giustizia), organizzazione no profit specializzata nel documentare violazioni dei diritti umani.
Una relazione di 54 pagine, dettagliate anche sulla metodologia adottata, dal titolo “Il reclutamento della Turchia di siriani mercenari per combattere in Libia”.
Ma a reclutare bambini soldato sono corpi affiliati, come la divisione Sultan Murad, la Mutasim, o la Suleiman Shah, vicine a brigate turche o turcomanne. Gruppi già protagonisti di azioni come “Ramoscello d’ulivo” lanciata da Ankara nel 2018 nell’area curda di Afrin, o “Primavera di pace” nel 2019 in Siria.
In Libia i ragazzini arrivano per due strade: una attraverso lo scalo turco di Gaziantep e poi di Istanbul, e l’altra da Antiochia ad Ankara e di seguito a Tripoli via Africa Airways.
Una delle fonti citate, un civile della città di Marea, nella zona dell’Eufrate occupata dai turchi, afferma che a gennaio un comandante della fazione Mutasim è arrivato al suo negozio con tre ragazzi fra i 15 e i 16 anni: «Mi hanno detto che sarebbero andati in Libia con l’approvazione delle loro famiglie. Erano molto felici di ricevere uno stipendio di 3.000 dollari. Ho chiesto a uno se sapeva come usare un’arma, e ha risposto che l’avrebbe imparato nel campo militare». I minori sono addestrati a gruppi di 25. Viene loro promesso di poter contattare le famiglie dalla Libia e tornare a casa in tre mesi «con una grande quantità di denaro».
Un altro ufficio di informazioni, l’Osservatorio siriano per i diritti umani, con sede in Inghilterra, aggiunge che la maggior parte dei minori proviene «dalla regione di Idlib e dai dintorni di Aleppo». Alla giornalista esperta di questioni turche Amberin Zaman, inviato del quotidiano online Al Monitor, il direttore esecutivo di Siriani per la verità e la giustizia, Bassam al Ahmad, dice di non avere prove che Ankara o Damasco siano direttamente complici dell’impiego di bambini soldato. La relazione fornisce tuttavia elementi chiari di come «il governo turco sia coinvolto nel trasporto di combattenti siriani dalla Turchia alla Libia». Ahmad aggiunge che presto pubblicherà un rapporto sul reclutamento di stranieri anche del generale Haftar.
Sul campo di battaglia gli adolescenti siriani, circa 150 per ora, sono pagati fino a 3 mila dollari al mese, e partono per restare 90 giorni. Ma di molti si perdono le tracce, e le famiglie non sanno più nulla. Arrivano in Libia con documenti contraffatti o nuovi, i nomi alterati, l’età dei loro fratelli maggiori. Le tante testimonianze sono state messe ora nero su bianco in un rapporto compilato dal sito indipendente Syrians for Truth and Justice (Siriani per la verità e la giustizia), organizzazione no profit specializzata nel documentare violazioni dei diritti umani.
Una relazione di 54 pagine, dettagliate anche sulla metodologia adottata, dal titolo “Il reclutamento della Turchia di siriani mercenari per combattere in Libia”.
Ma a reclutare bambini soldato sono corpi affiliati, come la divisione Sultan Murad, la Mutasim, o la Suleiman Shah, vicine a brigate turche o turcomanne. Gruppi già protagonisti di azioni come “Ramoscello d’ulivo” lanciata da Ankara nel 2018 nell’area curda di Afrin, o “Primavera di pace” nel 2019 in Siria.
In Libia i ragazzini arrivano per due strade: una attraverso lo scalo turco di Gaziantep e poi di Istanbul, e l’altra da Antiochia ad Ankara e di seguito a Tripoli via Africa Airways.
Una delle fonti citate, un civile della città di Marea, nella zona dell’Eufrate occupata dai turchi, afferma che a gennaio un comandante della fazione Mutasim è arrivato al suo negozio con tre ragazzi fra i 15 e i 16 anni: «Mi hanno detto che sarebbero andati in Libia con l’approvazione delle loro famiglie. Erano molto felici di ricevere uno stipendio di 3.000 dollari. Ho chiesto a uno se sapeva come usare un’arma, e ha risposto che l’avrebbe imparato nel campo militare». I minori sono addestrati a gruppi di 25. Viene loro promesso di poter contattare le famiglie dalla Libia e tornare a casa in tre mesi «con una grande quantità di denaro».
Un altro ufficio di informazioni, l’Osservatorio siriano per i diritti umani, con sede in Inghilterra, aggiunge che la maggior parte dei minori proviene «dalla regione di Idlib e dai dintorni di Aleppo». Alla giornalista esperta di questioni turche Amberin Zaman, inviato del quotidiano online Al Monitor, il direttore esecutivo di Siriani per la verità e la giustizia, Bassam al Ahmad, dice di non avere prove che Ankara o Damasco siano direttamente complici dell’impiego di bambini soldato. La relazione fornisce tuttavia elementi chiari di come «il governo turco sia coinvolto nel trasporto di combattenti siriani dalla Turchia alla Libia». Ahmad aggiunge che presto pubblicherà un rapporto sul reclutamento di stranieri anche del generale Haftar.