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Il premier ungherese Viktor Orbán, circondato dai giornalisti a Bruxelles, è indicato dal rapporto Ipi come uno dei principali responsabili delle violazioni della libertà di stampa nel periodo della pandemia 

Censura, arresti, aggressioni: il coronavirus fa male alla libertà di stampa

Un rapporto dell'International Press Institute denuncia le ripetute violazioni del diritto all'informazione con l'alibi dell'emergenza Covid 19. Abusi soprattutto da parte dei regimi autocratici (dall'Ungheria alla Turchia alla Russia), ma anche nei Paesi democratici i governi approfittano della crisi per ostacolare il lavoro dei giornalisti
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La mascherina contro il contagio è diventata un bavaglio: con la pandemia i governi, ma non solo loro, hanno avuto una straordinaria opportunità per censurare l'informazione. E ne hanno approfittato con abbondanza, quelli autoritari ma anche quelli democratici,  sfruttando l'emergenza per consolidare la presa sulle pubbliche opinioni e il controllo della stampa. La copertura di un evento così delicato, con l'attenzione alle misure governative come al loro rispetto, è diventata il tema principale sui media, ma nell'ottica di alcuni governi sono stati proprio i mezzi di comunicazione l'avversario da contrastare. L'ultimo allarme arriva dall'International Press Institute, un network di giornalisti e esperti di comunicazione impegnati a tutelare la qualità dell'informazione e la possibilità di svolgere il lavoro giornalistico "senza interferenze o paura delle rappresaglie", come recita la sua mis…
La mascherina contro il contagio è diventata un bavaglio: con la pandemia i governi, ma non solo loro, hanno avuto una straordinaria opportunità per censurare l'informazione. E ne hanno approfittato con abbondanza, quelli autoritari ma anche quelli democratici,  sfruttando l'emergenza per consolidare la presa sulle pubbliche opinioni e il controllo della stampa. La copertura di un evento così delicato, con l'attenzione alle misure governative come al loro rispetto, è diventata il tema principale sui media, ma nell'ottica di alcuni governi sono stati proprio i mezzi di comunicazione l'avversario da contrastare. L'ultimo allarme arriva dall'International Press Institute, un network di giornalisti e esperti di comunicazione impegnati a tutelare la qualità dell'informazione e la possibilità di svolgere il lavoro giornalistico "senza interferenze o paura delle rappresaglie", come recita la sua missione.
 
Gli esperti dell'Ipi registrano le violazioni alla libertà di stampa e hanno subito notato che la copertura della pandemia era un tema delicato. Da quando il contagio è diventato un tema di interesse collettivo, gli abusi sono aumentati. Nelle rilevazioni dell’Ipi, gli abusi sono divisi in cinque categorie: Arresti e incriminazioni (a oggi, 86 casi segnalati), Limiti all’accesso delle informazioni (32 casi), Censura (34 casi), Normative eccessive per le notizie false (18 casi), Aggressioni fisiche o verbali (63). Va da sé, avvertono all’Ipi, che le cifre riguardano ovviamente solo i casi denunciati, mentre la diffusione degli abusi è da ritenere maggiore.

La maggior fetta degli abusi, soprattutto in termini di arresti e incriminazioni e aggressioni è registrata in Europa. Gran parte degli abusi sono nell'Est, con i limiti forti introdotti da Viktor Orbán in Ungheria, con la centralizzazione delle notizie e la criminalizzazione di quelle che il governo definisce "informazioni false", e con il caso sloveno, dove la copertura delle proteste anti-clausura è diventata reato. 
 
Casi particolarmente gravi sono segnalati anche in Italia (l'aggressione a cronisti del Corriere di Firenze, della Stampa, del Tirreno, le minacce di mafia al collega di Repubblica Salvo Palazzolo), mentre dalla Scozia si segnala le misure introdotte per diluire i tempi di risposta del governo alle richieste della stampa. E poi Turchia, Russia, India, Iraq, Messico, Iran... 
 
"Abbiamo visto in moltissimi Paesi, democratici e no, lo sforzo dei governi per controllare completamente l'informazione", dice Barbara Trionfi, direttore esecutivo dell'Ipi: "Nei Paesi democratici c'è stato un tentativo di limitare o rallentare l'accesso dei giornalisti alle informazioni sul contagio. In Paesi come l'Ungheria o la Slovenia, si sono usate leggi d'emergenza. In Paesi  più repressivi, come la Cina, l'arrivo del virus ha significato la fine di qualsiasi libertà di stampa ci fosse prima. Si va dal controllo dei giornalisti 24 ore su 24 alla criminalizzazione del lavoro".
 
L'Ipi suggerisce una serie di iniziative per stimolare la risposta della società e dei giornalisti stessi agli abusi: si va dai fondi per le redazioni in emergenza ai programmi comunitari in Usa, ai progetti europei per organizzazioni medie e piccole. Ma il primo strumento è la denuncia: rendendo noti gli abusi, si comincia a strappar via il bavaglio.