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Piazza del Pantheon deserta, 27 marzo 2020 (Riccardo Antimiani/ANSA) (ansa)

Coronavirus, domande e risposte: mandate i vostri quesiti agli esperti

Il servizio di Repubblica per i suoi abbonati. Qui proviamo a rispondere ai quesiti dei nostri lettori con l'aiuto degli esperti. L'Alleanza per l'infanzia approfondisce le questioni legate alla vita delle famiglie. Scriveteci.
26 minuti di lettura
Repubblica cerca ogni giorno con i suoi articoli di rispondere alle questioni che la pandemia solleva nel nostro paese e nel mondo. Ma nelle infinite quotidianità dei nostri lettori ci sono tanti altri punti interrogativi. Per questo abbiamo deciso di aprire uno spazio fisso per le vostre domande. Cercheremo i giornalisti e gli specialisti più adatti per rispondere. Ogni giorno, per gli abbonati di Rep:, un aiuto per orientarsi nei giorni del virus.

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Non abbiate timore di chiedere. In questo periodo qualunque gesto, anche il più banale, richiede una riflessione, ognuno di noi lo sta sperimentando. Posso far passeggiare il cane in una strada diversa da quella in cui abito? Devo portare con me l'autodichiarazione anche per andare a comprare il pane? Ripongo le scatole di pasta nella credenza così come le ho prese al supermercato o devo disinfettar…
Repubblica cerca ogni giorno con i suoi articoli di rispondere alle questioni che la pandemia solleva nel nostro paese e nel mondo. Ma nelle infinite quotidianità dei nostri lettori ci sono tanti altri punti interrogativi. Per questo abbiamo deciso di aprire uno spazio fisso per le vostre domande. Cercheremo i giornalisti e gli specialisti più adatti per rispondere. Ogni giorno, per gli abbonati di Rep:, un aiuto per orientarsi nei giorni del virus.

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Non abbiate timore di chiedere. In questo periodo qualunque gesto, anche il più banale, richiede una riflessione, ognuno di noi lo sta sperimentando. Posso far passeggiare il cane in una strada diversa da quella in cui abito? Devo portare con me l'autodichiarazione anche per andare a comprare il pane? Ripongo le scatole di pasta nella credenza così come le ho prese al supermercato o devo disinfettarle? E via dicendo... Una vita rallentata, non solo nei ritmi dei grandi spostamenti, ma anche nella ristretta routine quotidiana imposta dalla lotta al contagio. Giornalisti, scrittori, medici, psicologi proveranno ad aiutarvi.

Tra gli esperti che attendono i vostri quesiti anche il demografo Alessandro Rosina e i sociologi Chiara Saraceno ed Emmanuele Pavolini, coordinatori dell'Alleanza per l'Infanzia (https://www.alleanzainfanzia.it/): come cambia la vita delle famiglie italiane con figli al tempo del coronavirus? Come vivono i giovani l'isolamento sociale e la nuova incertezza verso il futuro? Quali le opportunità e i rischi nelle esperienze di didattica a distanza e di smart working? Le risposte per i lettori e le lettrici di Repubblica.
 

DOMANDE E RISPOSTE

Vorrei sapere come si pongono i sindacati rispetto ai tamponi e test sierologici per i docenti e il resto del personale scolastico. Se non vengono fatti tamponi e test prima dell'inizio della scuola in presenza non può essere dimostrata la malattia contratta sul luogo di lavoro, nel caso malaugurato dovesse succedere. Per non parlare del rischio che questa infezione venga trasmessa a familiari conviventi in condizione di fragilità. Naturalmente la cosa vale per tutti i lavoratori, la sicurezza sul luogo di lavoro è un diritto-dovere dei lavoratori. Poi penso alle mense scolastiche (asilo, elementari, medie e superiori) e mi chiedo: cosa ha in mente la ministra?
(Annamaria M.)

RISPONDE ALESSANDRO RAPEZZI (Segretario nazionale Flc Cgil)
Carissima, come immaginerai siamo in un campo e in una fase nuova per tutti. Ad oggi purtroppo alcuni infortuni sul lavoro per
Covid 19 sono già stati riconosciuti dall'Inail  anche senza tampone o test preventivo, ma ricostruendo il sistema dei contagi. È evidente che a settembre saremo in una situazione diversa. Noi stiamo lavorando perché il possibile rientro a scuola abbia come garanzia tutte le tutele sulla sicurezza sia per tutto il personale della scuola che per gli studenti che come sai la Legge 81/2008 assimila ai lavoratori stessi. La premessa alla riorganizzazione della scuola saranno le indicazione che il ministero della Sanità dovrà necessariamente fornire alle scuole in coordinamento con Inail. Quelle disposizioni dovranno essere compatibili con le modalità di riconoscimento di eventuale infortunio, sia per i lavoratori che per gli studenti di qualsiasi età. Se occorreranno i test o i tamponi quindi lo dovranno decidere le autorità sanitarie. Il protocollo che abbiamo sottoscritto avvia una riflessione sul riconoscimento e sulla tutela dei lavoratori fragili ed eventualmente di familiari in difficoltà e valuteremo in base allo sviluppo dell'epidemia se potranno essere utilizzate mense o altri ambienti. Il principio è che ci sia un monitoraggio costante della situazione accanto all'utilizzo di strumenti tecnico-sanitari che si aggiornano sistematicamente in base a contesto e sviluppo epidemia. Speriamo di poter condividere tutto questo con l'amministrazione nel suo insieme, perché queste scelte non riguarderanno solo il ministero dell'Istruzione ma più ministeri. Sperando di essere stati esaustivi, utilizzeremo questo tempo per fare queste cose.

Buongiorno, gentilmente sa dirmi quando inizieranno i pagamenti dei bonus da 600€ stanziati con il decreto appena firmato da Mattarella?
Grazie 

(S.F.)

RISPONDE ROSARIA AMATO
Il ministero del Lavoro ha comunicato che l'Inps ha già pagato l'indennità di 600 euro di aprile (seconda rata del bonus)  a 1,4 milioni di lavoratori. Ulteriori pagamenti dovrebbero essere accreditati in parte già domani (400 mila) e in parte lunedì 25 (2 milioni). L'Inps ha spiegato di aver dovuto scaglionare i pagamenti per via dei vincoli tecnici di funzionamento della rete interbancaria nazionale.

Buongiorno, per sei settimane ho avuto sintomi Covid-19: alcuni perduranti (febbre bassa max 38, malessere generale e debolezza, bruciore al petto), altri superati (perdita gusto e olfatto, dolori al petto), con la saturazione che per fortuna è sempre rimasta ottimale. Ma a parte qualche limitata oscillazione, e i primi giorni di malessere e debolezza molto più pesanti, il quadro non cambia per niente da 40 giorni, anzi volendo ultimamente peggiora (fino a pochi giorni fa la febbre non aveva mai superato i 37,5, ormai sfiora o raggiunge stabilmente i 38). Ad aprile su consiglio del mio medico sono stata al Pronto Soccorso dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII a causa appunto della persistenza dei sintomi e della forte sensazione di oppressione al petto. TAC, ECG e RX hanno escluso problemi cardiovascolari e polmonari, e gli esami del sangue hanno confermato un quadro compatibile con Covid. Niente tampone, poiché sono stata dimessa. Ho ormai completato da parecchi giorni la terapia antibiotica e con idrossiclorochina, mentre continuo iniezioni anticoagulanti. Ma febbre, debolezza e bruciore al petto non passano. Ci sono altre terapie da tentare? Sono seguita a distanza, dal mio medico e quotidianamente dal Pronto Soccorso. Il mio medico dice che è il primo caso del genere che vede, dal Pronto Soccorso continuano a dire di non meravigliarsi, ma durante le telefonate inizio a intuire una certa perplessità. Ringrazio per l'attenzione e resto in attesa di una vostra risposta. (Erika)

RISPONDE IL DOTTOR LUCA BUTINI, specialista in Medicina Interna, Allergologia ed Immunologia Clinica, responsabile del Centro per lo studio e le cura delle Immunodeficienze dell'adulto, Ospedali Riuniti di Ancona

Gentile Signora Erika, lei ha eseguito una terapia comprendente anche idrossiclorochina, da cui deduco che almeno in un'occasione il tampone sia stato eseguito e che dunque la diagnosi di COVID-19 sia certa e non presuntiva. La permanenza di febbre e di sintomi simil-influenzali e di esami ematici definiti "compatibili con COVID-19" (indici di flogosi elevati?) ma con TAC ed RX negative da un lato è tranquillizzante in relazione alla polmonite che NON ha, e che verosimilmente non avrà; da un altro non può escludere una possibile complicazione infettiva di altra causa (batterica?). Il suo Medico saprà valutare se proporle o meno un altro ciclo di terapia antibiotica e/o antinfiammatoria; non vedo invece i presupposti per "tentare" (uso le sue parole che peraltro riflettono le scarse conoscenze che abbiamo in relazione a cure specifiche) altri farmaci anti-Coronavirus.

Buonasera. Grazie per l'interessante rubrica. Lavoro in uno sportello informativo dove spesso devo visionare documenti cartacei degli utenti. Tralasciando ogni commento sulla percentuale di questi che ci passano i fogli dopo averli pescati con la sempre in voga "leccata di dito"; mi chiedevo se l'utilizzo dei guanti non fosse, in casi come il mio, controproducente. Senza guanti potrei lavarmi le mani (o almeno igienizzarle) tra un utente e l'altro; con i guanti invece o li cambio dopo ogni consulenza (quanti ne dovrei usare?) o rischio ti tenermeli su per tutto l'orario lavorativo andando, magari, a contaminare la mia postazione, i documenti dell'utente successivo e così via, se ho avuto la sfortuna di contaminarli grazie alle "leccate" di cui sopra (o in ogni altro modo). Dunque i guanti sono sempre utili (magari per proteggere piccoli taglietti e crepe nelle mani?) o a volte potrebbe essere meglio non averli? Grazie, Sandro

RISPONDE IL DOTTOR LUCA BUTINI, specialista in Medicina Interna, Allergologia ed Immunologia Clinica, responsabile del Centro per lo studio e le cura delle Immunodeficienze dell'adulto, Ospedali Riuniti di Ancona

Questo Coronavirus non attraversa la pelle, si "attacca" alla pelle, ma si attacca altrettanto bene ai guanti, per cui le mani, guantate o meno, vanno lavate sistematicamente, come lei dimostra di sapere. Nel suo caso specifico direi che il rischio che lei possa trasferire virus dai documenti cartacei di un utente a quelli dell'utente successivo sia molto basso, proprio per il tipo di materiale. Ciò premesso, le consiglierei di lavarsi/igienizzarsi le mani il più spesso possibile, questo darà ai suoi utenti la percezione di attenzione ed al tempo ricorderà loro di fare altrettanto. Se questa frequenza le causa irritazione alle mani può indossare i guanti e lavarsi/igienizzarsi le mani guantate, per evitare di consumare (e dover smaltire) grandi quantità di guanti.
 
Mio figlio 25 anni, che vive con noi, tre settimane orsono ha avuto febbre a 37,4, senso di stanchezza e assenza di gusto, il tutto durato solo un giorno. Poi è guarito senza alcuna medicina. Abitiamo in un appartamento piccolo e a parte alcune precauzioni non è stato possibile fare distanziamento. Mio figlio è monorene dalla nascita. Io ho 64 anni e lievemente ipertesa. Mio marito ha 58 anni affetto da colite ulcerosa e in trattamento con immunosoppressori. Il mio medico si è limitato a dirmi di usare asciugamani separate e di non uscire. Per il momento stiamo tutti bene. A questo punto mi chiedo: la nostra è stata solo fortuna? Rischiamo ancora? Può essersi trattato di COVID-19? 
(Giuseppina)


RISPONDE IL DOTTOR LUCA BUTINI, specialista in Medicina Interna, Allergologia ed Immunologia Clinica, responsabile del Centro per lo studio e le cura delle Immunodeficienze dell'adulto, Ospedali Riuniti di Ancona

Buongiorno signora Giuseppina, è possibile che si sia trattato di COVID-19. Le tre settimane passate dall'esordio dei sintomi di suo figlio, insieme al fatto che, se di COVID-19 si sia trattato, sarebbe stata una forma molto lieve e verosimilmente con bassa carica virale, sono due elementi tranquillizzanti. Giusti i consigli del suo Medico per proteggere da un possibile contagio lei e suo marito ma anche altri possibili "contatti". Direi che sia trascorso un tempo sufficiente per considerare terminata la quarantena. Si confronti con il suo Medico, mi aspetto che la autorizzi ad uscire.
 
Si parla tanto di test sierologici. A chi? Ovviamente e giustamente a chi svolge attività lavorative. Ma mi domando: arriverà anche il momento di farlo a chi è in pensione (per esempio io e mio marito lo siamo a 62 anni)? Chi non rientra nelle categorie che ne hanno "diritto" potrà, anche privatamente quindi pagando, farlo in un futuro non troppo lontano? Credo sia molto importante per TUTTI i cittadini sapere se si è immuni o meno.

RISPONDE IL DOTTOR LUCA BUTINI, specialista in Medicina Interna, Allergologia ed Immunologia Clinica, responsabile del Centro per lo studio e le cura delle Immunodeficienze dell'adulto, Ospedali Riuniti di Ancona

Gentile signora, una cosa va chiarita: la positività ad un test sierologico, OGGI, non ci dà una "patente" di immunità verso questo Coronavirus e quindi non è giustificata la fretta di sottoporsi al test. Chi risulti positivo ad un test sierologico viene poi sottoposto a tampone; se il tampone risulta negativo si può dedurre che quella persona abbia superato l'infezione da nuovo Coronavirus senza accorgersene. Ma questo, per le conoscenze attuali, non dà a quella persona la garanzia che non si infetterà di nuovo. Dovrà pertanto continuare a comportarsi seguendo tutte le misure di protezione e prevenzione, esattamente come chi non abbia mai fatto il test o chi sia risultato negativo. I test sierologici andranno eseguiti su ampi campioni di popolazione (non sarà possibile farli a tutti), partendo da chi si ritiene sia stato più esposto, il personale sanitario. Lo scopo al momento è comprendere quanto il virus abbia circolato nella popolazione in modo inapparente. Solo nei prossimi mesi scopriremo se e quanto questa "positività" significhi "immunità" e, soprattutto, sapremo se e quali test ci potranno dare questa informazione.

Un mio familiare deve andare a prendere un cane presso un'azienda agricola della nostra regione di residenza (la Toscana), ma in una provincia diversa dalla nostra. E' possibile lo spostamento in auto solamente di una persona o si rischia di incorrere in sanzioni ? Il cane era già prenotato e avremmo dovuto recarci presso l'azienda poco dopo l'inizio del lockdown dei primi di marzo. Non vorremmo far passare ancora troppo tempo prima di prendere il cucciolo.
Grazie per il chiarimento.


RISPONDE ALESSANDRA ZINITI
Gli spostamenti all'interno della propria regione sono consentiti. Deve solo controllare che la Regione Toscana non abbia emesso un 'ordinanza che ne limiti la distanza.

Mio figlio ha una stanza con contratto d'affitto per studenti a Rovereto. All'inizio delle limitazioni di spostamento si trovava a casa, in provincia di Venezia, e da allora ovviamente non è più andato in Trentino. Il proprietario ha già dato la disdetta del contratto, ora sarebbe necessario liberare la stanza da effetti personali, libri, ecc. Abbiamo un paio di quesiti: mio figlio può andare a liberare definitivamente la stanza? Posso accompagnarlo visto che al momento abbiamo disponibile solo l'auto che utilizzo io, ma è un'auto aziendale?
(Antonio D. Z.)
 
RISPONDE ALESSANDRA ZINITI
Lo spostamento da una regione all'altra è consentito solo in caso di urgenza. Quindi se suo figlio ha una scadenza indifferibile può andare, ma lei non può accompagnarlo. Se non ha una scadenza prima del 17 maggio, può far rientro a quel domicilio per il quale ha un contratto di affitto, ma poi non può più uscire da quella regione per tornare indietro.

Sono residente a Ravenna, sono coniugato e mia moglie è residente a Firenze. Viviamo normalmente in parte a Ravenna e in parte a Firenze, quindi abbiamo due abitazioni coniugali in due regioni distinte. Ora siamo nella abitazione di Firenze di mia moglie dai primi di marzo e vorremmo andare nella mia abitazione di Ravenna (io per vedere figli e fratello, oltre che per controllare la casa). La prima domanda che pongo è se possiamo andare entrambi (in auto) nell'abitazione coniugale a Ravenna - per me da solo è chiaramente ammesso visto che vi sono residente - e se successivamente dopo pochi giorni possiamo rientrare nell'abitazione coniugale di Firenze ( mia moglie qui a Firenze assiste sua madre anziana di 88 anni con difficolta di deambulazione). In tal caso mia moglie rientrerebbe nella sua residenza. Una seconda domanda è: nel caso io andassi a Ravenna da solo posso poi rientrare da mia moglie che nel frattempo sarebbe rimasta a FIrenze? Una terza domanda: essendo io architetto e avendo uno studio a Ravenna e uno a Firenze, rispettivamente uno nella mia abitazione e l'altro nell'abitazione di mia moglie posso comunque spostarmi da Firenze a Ravenna e viceversa?
(Franco S.)

RISPONDE ALESSANDRA ZINITI
Gli spostamenti per far rientro alla propria residenza in una regione diversa sono da considerarsi a senso unico. Cioè sono consentiti a chi è rimasto bloccato fuori dalla propria residenza durante il lockdown e adesso può farvi rientro. Ma una volta tornato non può più uscire dalla regione. Dunque sia lei, in un senso, che sua moglie dall'altra potete andare, ma poi siete costretti a rimanere lì. Per lavoro invece lei può spostarsi tranquillamente.

Secondo l'ultimo DPCM, per il rientro alla propria abitazione o residenza fanno fede le risultanze anagrafiche e quindi una autocertificazione corroborata eventualmente da idoneo documento dovrebbe tagliare la testa al toro. Non così - mi sembra - per il domicilio volontario che il c.c. definisce luogo  in cui "una persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari ed interessi ". La qualificazione di una abitazione di proprietà, ovunque essa si trovi, come proprio domicilio - soprattutto per un pensionato che ha scelto l'accredito della propria pensione in conto corrente bancario e non svolga alcuna occupazione - mi pare sia un dato insindacabile soprattutto oggi che ciascuno può occuparsi dei propri affari ed interessi on-line  dovunque si trovi fisicamente. (...) Concludo e vengo alla domanda: se mi muovo per raggiungere una seconda casa, fuori della mia regione e presento una autocertificazione in cui affermo di voler raggiungere il mio domicilio sito in via Montegrappa 5 a Pieve di Cadore chi me lo può impedire? Chi può dire che sto attestando il falso? Sicuramente penserete: Ecco! Il solito italiano che vuole fare il furbo!
Liberi di pensare quello che ritenete, ma vi sarò grato di una risposta.

(Rosario S.)

RISPONDE ALESSANDRA ZINITI
Il rientro al proprio domicilio è inteso come una necessità per chi è rimasto bloccato fuori da quell'abitazione, in cui vive abitualmente, nelle settimane del lockdown. Lei dunque dovrebbe dimostrare di avere questa necessità e di essere in queste condizioni. E poi (fino al cambiamento delle misure) non potrebbe più muoversi da quella regione.

Buongiorno, non dovrebbero essere normati nel dettaglio i comportamenti consigliati e quelli obbligatori in contesti condominiali in una fase in cui il contagio domestico e per sua prima estensione quello condominiale hanno già assunto maggiore rilevanza? Percepisco leggerezza e poca responsabilità in un momento in cui le restrizioni sono allentate, mentre i contatti interpersonali stanno aumentando. Inoltre poiché l'obbligo di mettere in atto attente norme igieniche (personali e dell'ambiente), indossare protezioni individuali e assicurare il distanziamento sociale viene controllato e multato solo in ambienti pubblici "visibili", rende quelli "invisibili" luoghi in cui ci si sente esonerati dal continuare ad attuare comportamenti rispettosi degli altri e determinanti per evitare nuove ondate di contagio. Credo se ne parli poco e che occorra sensibilizzare e normare anche questi ambiti, anche perché pensare che se ne accorgano tutti è purtroppo utopico. Grazie
(Alice)

RISPONDE ALESSANDRA ZINITI
Se gli spazi condominiali sono chiusi, ma aperti a tutti i condomini sono da intendersi normati secondo il Dpcm e dunque con l'obbligo di indossare la mascherina quando ci si trova all'interno. Se si tratta di spazi aperti non c'è alcun obbligo se non quello del buon senso.

Buongiorno, poiché non trovo riscontro sulle  disposizioni che regolano il rientro degli italiani dall'estero, sono a segnalare la seguente situazione: mio figlio lavora a Parigi, in qualità di docente e ricercatore a tempo indeterminato presso l'Università della Sorbona. Poiché è iscritto all'AIRE, si è messo in contatto, dopo numerosi tentativi con il Ministero degli Affari Esteri, così come previsto dalle FAQ pubblicate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, per chiedere consigli e istruzioni sul  suo possibile rientro temporaneo in Italia. La risposta che ha ottenuto è stata negativa (con possibile protrarsi del blocco sino ad agosto) in quanto mio figlio non ha un domicilio in Italia. E' stato riferito verbalmente che l'unica possibilità di rientro è di  dimostrare "l'assoluta urgenza". La Farnesina in data 31.3.2020 specificava, attraverso un proprio comunicato che "l'assoluta urgenza"  è data da "fattispecie molto limitate e da dimostrare ". (...) Non si fa alcun cenno nelle FAQ ministeriali di possibilità legate a rientri presso i propri congiunti (magari anziani con gravi problemi di salute e bisogno di assistenza). (...) 
- Io e mia moglie siamo dei pensionati di anni 68 e 70 e non abbiamo altri figli. L'unico altro componente della famiglia è la madre di mia moglie che ha già superato i 100 anni.
- Non vediamo nostro figlio dal mese di gennaio. Non è sposato e non ha figli.
- Proprio ieri ho saputo che dovrò molto probabilmente essere sottoposto ad un intervento chirurgico a seguito di una biopsia , per cui avrò necessità di assistenza.
- Mio figlio è proprietario di un appartamento in italia  donato dalla nonna , la quale è usufruttuaria.
- Mio figlio è disposto, nel caso di eventuale rientro in Italia a sottoporsi a qualsiasi misura preventiva di carattere sanitario (come l'isolamento in quarantena).

(Armando A.)

RISPONDE ALESSANDRA ZINITI
Nel precedente decreto era specificato che i rientri degli italiani dall'estero erano possibili solo in caso di lavoro, salute o assoluta urgenza. In questo nuovo decreto, all'articolo 4 (quello che regola i rientri degli italiani) questa indicazione è sparita e si fa invece riferimento all'articolo 1 comma a dello stesso decreto del 26 aprile (quello relativo agli spostamenti in Italia) che dice che "è in ogni caso consentito il rientro al proprio domicilio, residenza o abitazione". Forzando un po' la mano dunque suo figlio potrebbe anche tentare il rientro in una abitazione, quella di sua proprietà, che potrebbe indicare come domicilio ma deve comunque indicare una necessità. E in ogni caso dovrebbe osservare una quarantena di 14 giorni. La norma non è chiara ed è di controversa interpretazione. La Farnesina tende a dare quella più restrittiva. Probabilmente nelle prossime settimane potrebbe esserci un allentamento in questo rigore.

Entro il 15 maggio dovrò sostituire i pneumatici invernali con quelli estivi. Abito a Genova e per farlo dovrò recarmi ad Ovada, quindi fuori provincia e addirittura fuori regione. Potete per favore dirmi cosa dovrò indicare come motivazione nell'autocertificazione? (Roberto D.C.)
 
RISPONDE ALESSANDRA ZINITI
La sostituzione dei pneumatici è consentita e, come per tutte le attività degli esercizi commerciali aperti, va inserita tra gli spostamenti per necessità. Che però fino al 17 maggio sono consentiti solo nell'ambito della propria regione.
 
Considerato che nella Fase 2 è possibile fare sport anche lontano da casa, è possibile andare in zone di montagna in auto per accedere a sentieri o vie di arrampicata? Se sì, in quanti si potrà viaggiare in auto? 
 
RISPONDE ALESSANDRA ZINITI
Sì, il decreto nazionale prevede di potersi spostare con un mezzo nell'ambito della propria regione per raggiungere la località in cui si intende fare attività sportiva. In auto è obbligatorio tenere il metro di distanza da un altro passeggero a meno che non si tratti di una persona convivente. Quindi in linea di massima può andare con più persone se siete della stessa famiglia e abitate insieme, con una sola persona seduta nel sedile posteriore se non convivente. A meno che non abbia un'auto più grande che consenta il distanziamento di una terza persona. Deve però controllare eventuali ordinanze della sua regione per verificare che non vi siano disposizioni più restrittive sugli spostamenti.

Buongiorno, sono un ipoudente. Visto che il mio problema uditivo è apparso progressivamente con gli anni, non ho imparato il linguaggio dei segni, però sono diventato in grado di leggere sulle labbra e ciò mi aiuta tantissimo nelle relazioni con gli altri. Adesso con le mascherine mi trovo in grande difficoltà. La mia domanda: è possibile, quando non capisco chi si rivolge a me, chiedergli di togliersi la mascherina mentre parla?
 
RISPONDE ALESSANDRA ZINITI
Il suo è un problema serio e fondato, ma purtroppo non contemplato dalle disposizioni che pure prevedono la possibilità di non portare la mascherina a chi soffre di una disabilità che la rende incompatibile. L'uso della mascherina comunque è obbligatorio soltanto negli spazi chiusi accessibili al pubblico e nei negozi, ma nel suo caso se avesse necessità in questi luoghi credo che rimanendo a una più ampia distanza di sicurezza potrebbe chiedere al suo interlocutore di toglierla.
 
Sono residente a Roma e proprietario, nel Comune di Olevano Romano, di un immobile con annesso terreno agricolo adibito alla coltivazione di ulivi e piante da frutta, nonché di piante orticole con destinazione dei prodotti ricavati al consumo familiare. Ad oggi sono trascorsi quasi due mesi dall'ultimo intervento di manutenzione. Alcuni vicini mi hanno segnalato che l'erba sotto gli ulivi ha raggiunto i rami più bassi degli ulivi medesimi, con il rischio di compromettere la coltivazione ed aumentare il pericolo di incendio. Ho posto il quesito alla Regione Lazio, che così risponde: "In relazione alla sua richiesta (...) si intendono i Comuni confinanti nonché quelli posti su territori vicini seppur non contigui, comunque entro un raggio di 20 km, rispetto al Comune in cui attualmente ci si trova (...)". La limitazione dei 20 chilometri non è presente nell'ordinanza della Regione Lazio. Risulta a voi che questo limite sia presente in una delle disposizioni di contenimento del Covid-19 disposte a livello nazionale? (Luigi R.)
 
RISPONDE ALESSANDRA ZINITI
Il decreto nazionale non prevede un limite, consente la cura degli orti e dei giardini in ambito regionale ma ogni Regione ha il potere di emettere ordinanze più restrittive. Quindi, in questo caso, l'ordinanza che impone il limite del Comune limitrofo è prevalente.
 
Buongiorno a tutti e grazie per la vostra serietà. Volevo segnalare che la mia azienda, pur non avendoci fatto sottoscrivere un contratto di smart working, dal mese di aprile non ci pagherà più i buoni pasto. Sarebbe molto cortese da parte vostra voler approfondire la questione. Ve ne saremo grati. (Davide V.)

RISPONDE ROSARIA AMATO
I decreti per l'emergenza coronavirus raccomandano il massimo utilizzo dello smart working da parte delle aziende in questa fase e prevedono una procedura semplificata che esclude la sottoscrizione di un accordo individuale o collettivo con i dipendenti, è sufficiente la comunicazione al ministero del Lavoro. Poiché la legge in materia di lavoro agile, la n.81 del 2017, non prevede nulla in materia di buoni pasto, è controverso che il datore di lavoro sia tenuto a erogarli anche nelle situazioni in cui non è dovuto il servizio mensa e cioé quando il dipendente lavora da casa. Anche se ci sono diversi casi in cui vengono erogati: è previsto dal contratto collettivo del credito, e in questi giorni anche alcuni enti pubblici hanno accettato di continuare a darli, sebbene i dipendenti siano in smart working. Dovreste affrontare la questione con una trattativa sindacale.
 
Ho sentito al Tg regionale della Campania un assessore di Napoli ufficializzare la possibilità di erogare un bonus per le famiglie non dotate di pc o tablet per lo studio dei propri figli. È vero? (Andrea M., Treviso)

RISPONDE L'ASSESSORA REGIONALE ALL'ISTRUZIONE DELLA CAMPANIA, LUCIA FORTINI
La Regione Campania ha predisposto il bando "Con le famiglie" che prevede un bonus dai 300 ai 500 euro per famiglia, a seconda del reddito ISEE, per l'acquisto di tablet o pc, per studenti fino a 15 anni di età. Per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, è in corso il bando "Io studio", che prevede un bonus di 300 euro per ragazzo, per acquisto di libri o strumenti che consentano la didattica a distanza. Sono stati investiti complessivamente 21 milioni di euro. Entrambi in bandi sono tuttora in corso e scadono il 7 Maggio. La domanda deve essere fatta on line e può essere fatta anche attraverso i Caf o il telefono cellulare (che consente di fare la domanda ma rende difficile la didattica a distanza!). E a proposito di incongruenza, sono già arrivate solo per il bando "Con le famiglie" oltre centotrentamila domande di famiglie (dunque stimiamo 250.000 studenti).


Se i tempi di incubazione del virus, a quanto ci dicono gli esperti, non superano i 15/20 giorni e noi siamo in lockdown da ben più di un mese, come sono avvenuti i nuovi contagi? O il lockdown non è poi così efficace o troppi non lo hanno rispettato. Importante capirlo ora che si avvia la fase 2.

Risponde MICHELE BOCCI
La settimana corsa l'Istituto superiore di sanità ha diffuso una ricerca sui luoghi dove è avvenuto il contagio ad aprile, cioè ben dopo l'inizio del lockdown: il 44% di nuovi contagi è avvenuto nelle case di riposo, il 24,7% in famiglia, il 10,8% in ospedale o ambulatorio e il 4,2% sul luogo di lavoro (i dati si riferiscono a un campione di 4.500 casi). La maggior parte delle infezioni sono state trasmesse al domicilio (e le Rsa lo sono) o al lavoro.
 

Avrei chiesto al virologo Gallo: perché aspettare a settembre per i risultati con l'antipolio? Perché non somministrarla subito come stanno facendo con i medicinali antiartrite e vedere i risultati immediati?

Risponde ELVIRA NASELLI
Perché in medicina non si possono saltare passaggi indispensabili. E quindi prima di essere adottata su larga scala una qualunque terapia (o vaccino), prima ancora di essere efficace (ed è ancora una ipotesi, quella di Gallo) deve dimostrare di essere innocua per l'uomo. Dopo i dati sui pazienti trattati così si passerà poi a un utilizzo su vasta scala, sempre se i risultati saranno positivi.


Vi sarei grato se potessi avere informazioni relativamente alla possibilità o meno che i nonni possano tornare a svolgere le funzioni di baby-sitter. E, se sì, a quali condizioni. Grazie e cordiali saluti. (Sebastiano D.S.)

Risponde ALESSANDRA ZINITI
Se i genitori sono entrambi fuori per lavoro e non ci sono altre persone a casa che possano prendersi cura dei bambini, è consentito ai genitori portarli dai nonni tenendo sempre presente che i bambini sono comunque una fonte di contagio.


Sono un italiano iscritto all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero di Cremona, risiedo a Nizza in Francia, mia figlia di 13 anni vive con la mamma a Cremona. Non la vedo dal primo di marzo, prima che scoppiasse la crisi sanitaria ero solito recarmi a Cremona un fine settimana sì e uno no, in accordo con la mamma (non ho un documento ufficiale emesso da un giudice). Per la Francia esiste la possibilità per genitori separati di spostarsi per vedere i figli, nella autocertificazione è prevista la voce "motivi di famiglia impellenti". Ho un appartamento a Cremona (tra l'altro spero non mi taglino la luce visto che non ho modo di pagare la bollette) che uso per stare con lei. Quello che mi preme sapere è: ho la possibilità di andarla a trovare, o di andarla a prendere perché stia un po' con noi a Nizza? Grazie per l'attenzione. (Roberto M.)

Risponde ALESSANDRA ZINITI
Anche in Italia esiste la possibilità di spostarsi per i genitori separati per vedere i figli, rientra negli obblighi di affidamento dei minori. Se la sua separazione è ufficiale, ha diritto a spostarsi per andare a vedere sua figlia.


Vi chiedo, per cortesia, di dirmi se avete notizia di disposizioni previste per il rientro di noi italiani all'estero per lavoro o altri motivi, al momento bloccati a causa della pandemia. E di sollevare il caso, visto che non riesco a trovarne traccia in alcun articolo. Grazie. (Roberto M.)

Risponde ALESSANDRA ZINITI
Il nuovo decreto consente a partire dal 4 maggio il ritorno degli italiani bloccati all'estero al proprio domicilio, residenza o abitazione. Occorrerà osservare dopo il rientro una quarantena di 14 giorni.
 

Capisco che la mia richiesta possa sembrare fuori luogo rispetto alla sofferenza dei più, ma la pongo lo stesso, perché importante: siamo una coppia di anziani settantenni (di quelli a rischio, chiusi in casa da due mesi, per fortuna in buona salute) e da quando siamo in pensione trascorriamo l'estate in Grecia, dove da più di dieci anni teniamo la nostra barca a vela (tante isole, molto vento, strutture molto più economiche che in Italia). La domanda è: non è proprio prevista  alcuna possibilità di rivedere la nostra barca e il mare della Grecia, nostra seconda casa e patria (senza retorica)?. Preciso che la barca è in un cantiere a Preveza (Grecia, di fronte a Levkas), fuori dall'acqua e priva di manutenzione, che non deleghiamo al cantiere (costerebbe troppo e soprattutto ci fidiamo di più di noi) e che facciamo noi ogni anno prima di partire. Può essere un motivo per ottenere il permesso di andare? Grazie. (Marisa A.)
 
Risponde ALESSANDRA ZINITI
Purtroppo in questo momento non è prevista la possibilità di spostarsi fuori dalla Regione di residenza se non per motivi di lavoro, salute, necessità. I confini dell'Italia sono chiusi e anche quelli di molti Paesi europei. Quindi per il momento non è uno spostamento ipotizzabile.
 

So che il governo dà l'autorizzazione a praticare sport individuale ma mi chiedo se sia necessario svolgerlo indossando la mascherina. Prima del lockdown andavo a correre non solo nel parco della mia città ma anche su strada. Come dovrò comportarmi nella fase 2? Ne approfitto per ringraziarvi del servizio d'informazione di qualità che fornite. Grazie per la pazienza e l'attenzione. (Alessio C.)

Risponde ALESSANDRA ZINITI
Secondo il decreto del governo non c'è obbligo di mascherina per fare sport o per passeggiare per strada o all'aria aperta, ma le Regioni possono emanare ordinanze più restrittive e molte lo hanno già fatto. In Veneto, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Toscana, Emilia Romagna c'è sempre l'obbligo di indossare la mascherina fuori casa. Quindi è bene che verifichi sul sito della sua Regione se vi è una prescrizione in tal senso.


Forse esagero, ma io credo che arriveremo verso l'estate e ancora dovremo mettere in atto tutte le direttive di prudenza che gli scienziati ci ricordano ogni momento. La mia domanda, forse oziosa, è: si può accendere l'aria condizionata, dato il caldo mostruoso di Roma? (Marisa P. C.)

RISPONDE Prof. FRANCESCO MENICHETTI, Ordinario di Malattie Infettive, Università di Pisa. Presidente GISA (Gruppo Italiano per la Stewardship Antimicrobica)
Se parliamo di impianti domestici in case dove non vi siano infetti e se il sistema di condizionamento dell'aria funziona correttamente e i filtri sono puliti, non vi sono problemi. In generale pero è meglio optare per l'areazione naturale, magari nelle ore più fresche, tenendo magari chiuse le imposte in quelle più calde.
Il discorso cambia se ci si riferisce a impianti in ambienti di lavoro o pubblici..


Vorrei sapere se c'è qualcosa di nuovo sulla riapertura dei centri cinofili visto che l'attività si svolge all'aperto e sempre con una persona per volta.
Grazie
(Sandro P.)

Risponde ALESSANDRA ZINITI
No. Per il momento, a parte la passeggiata dell'animale domestico nei pressi di casa, è consentito solo andare a prendersi cura di animali tenuti eventualmente in altra proprietà nello stesso Comune o in Comuni limitrofi, a seconda di eventuali ordinanze più restrittive sul tema emesse dalle Regioni.


Chiunque parli di fase 2 non manca di sottolineare che chi uscirà di casa per qualsiasi ragione (lavoro, esigenze di prima necessità o semplicemente per una boccata di aria) dovrà indossare mascherine e guanti. Non ho però sentito nessuno spiegare come i cittadini saranno forniti di questi dispositivi che sono indispensabili per proteggere la propria salute. Spero quindi che siano forniti gratuitamente o che, se dovranno essere acquistati, possa essere fatto a un prezzo regolamentato e con spese detraibili dalla denuncia dei redditi o in esenzione totale per chi ne ha diritto così come avviene per i farmaci. Sempre poi che siano garantite le forniture in termini di quantità e di efficacia dei dispositivi. Un saluto. (Sauro)

Risponde ALESSANDRA ZINITI
Non ci sono delle disposizioni univoche in merito. Alcune Regioni come Lombardia e Toscana hanno previsto una prima distribuzione gratuita attraverso le farmacie, i supermercati o a domicilio di alcuni milioni di mascherine privilegiando le persone più fragili. Il commissario per l'emergenza Arcuri ha annunciato un provvedimento di calmiere dei prezzi, ma non è ancora stato varato alcun provvedimento, quindi ognuno dovrà provvedere con i suoi mezzi al reperimento della mascherina. Per il momento chi non ne ha una a disposizione può ovviare con una sciarpa o un foulard, ma nei prossimi giorni la fornitura alle farmacie, alle sanitarie e ai supermercati dovrebbe essere assicurata.
 
 
Mia figlia, 35 anni, dal 10 marzo ha avuto febbricola 37,3 e ha assunto Tachipirina 1 gr al giorno per tre quattro giorni. Poi la febbre è cessata. Per tutte queste settimane è stata a casa sua. Adesso vorrebbe venire da noi per il suo compleanno. Non ha fatto il tampone, ma può essere considerata asintomatica o paucisintomatica. Io sono il padre, ho 67 anni e sono paziente oncologico sottoposto a recente radioterapia e mia moglie, 62enne, ha una broncopneumopatia cronica ostruttiva. Abbiamo paura, deve stare ancora in quarantena o può venire a casa? (Gennaro S.)
 
Risponde MARCELLO TAVIO presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali
È chiaro che la sicurezza massima si otterrebbe solo con due tamponi consecutivi negativi, ma è ragionevole pensare che sua figlia sia al momento negativa essendo passato un tempo superiore al tempo medio di negativizzazione del tampone dall'inizio della sintomatologia. Se vuole ottenere una maggiore sicurezze eviti di entrare in contatto stretto con sua figlia, oppure le faccia indossare una mascherina chirurgica, che non la priverebbe comunque della sua preziosa compagnia.


Mia madre, che ha  93 anni ed è invalida al 100% (legge 104 comma 3 art. 3), in queste ultime settimane è stata a casa di mia sorella che vive a 50 chilometri di distanza perché io, per motivi di salute, non potevo occuparmene. Ora vuole assolutamente tornare e sta dando chiari segni di intolleranza. Posso andare a prenderla con l'auto e portarla a casa sua dove potrei seguirla io? Ribadisco che i due Comuni distano circa 50 chilometri. Grazie (Giovanni)

Risponde ALESSANDRA ZINITI
Fino al 3 maggio gli spostamenti da dove ci si trova ad un altro Comune sono vietati. Se il medico che segue sua madre ritiene che per le sue condizioni lo spostamento sia una necessità, può farlo e indicare questa giustificazione nell'autocertificazione. Diversamente deve attendere ancora.

Ho una Broncopneumopatia cronica ostruttiva definita seria dal centro che mi segue. Volevo domandare se posso aiutare mio figlio accudendo mio nipote di 8 mesi se entrambi i genitori tornassero a lavorare. Lo chiedo perché mi è stato detto che nelle mie condizioni non posso correre il minimo rischio di prendere il coronavirus. Grazie.

Risponde CHRISTIAN RUSSO, Dirigente Medico Uoc Pneumologia Aorn Cardarelli
La domanda non è di semplice risposta. Il bambino può essere certamente "vettore" di infezione. Dipende innanzitutto da che lavoro svolge suo figlio ed eventualmente sua nuora. Se sono dei sanitari chiaramente il rischio è maggiore. Tuttavia, essendo il bambino molto piccolo, risulta più semplice adottare misure igieniche di isolamento (ad esempio dedicando una stanza a lui ed eventuale box o culla). Il mio consiglio, da medico e da padre di bimba piccola, è - se è assolutamente necessario che il piccolo stia con lei - curare la sua igiene con attenzione. Body, pannolini, ciuccio, fazzoletti umidificati usati vanno toccati con i guanti e smaltiti o lavati separatamente, possibilmente con soluzioni disinfettanti (es. Amuchina). È importante lavare abbondantemete le mani prima e dopo ogni contatto con il piccolo. L'ideale sarebbe, ovviamente, che le stesse accortezze le usassero anche i genitori a casa, in tal modo l'eventuale passaggio del virus al bimbo sarebbe meno probabile, salvaguardando indirettamente anche i nonni.

Mi hanno sempre detto che la mascherina, se la indosso, non protegge me ma protegge chi mi sta intorno. Ma se tutti la indossano che percentuali abbiamo di essere effettivamente protetti? Dovrebbe essere vicina al 100%. O no? Grazie, saluti. (Paolo R.)
 
Risponde FABRIZIO PREGLIASCO, Virologo Università degli Studi di Milano e Direttore sanitario IRCCS Galeazzi di Milano
Le mascherine sono di tre tipi, ognuna con un grado differente di protezione. Con quelle più semplici, le cosiddette "chirurgiche", proteggiamo chi ci sta vicino e ci proteggono parzialmente dal contagio. Con quelle chiamate FFP2 e FFP3 con protezione rispettivamente al 94 e al 99%, con la valvola anteriore, proteggiamo noi stessi, respiriamo meglio, ma possiamo noi contagiare chi ci sta vicino. Poi ci sono le FFP2 e FFP3 senza valvola, che insieme ci proteggono e ci consentono di proteggere anche gli altri. È chiaro che se tutti indossano quelle più semplici e meno costose, ma soprattutto più semplici da reperire, cioè le "chirurgiche", tutti siamo protetti.

Io e la mia compagna siamo entrambi insegnanti, stiamo lavorando da casa attuando la didattica a distanza, ma abbiamo una figlia di un anno per cui è complicato trovare il tempo da dedicare al lavoro. Sarebbe consentito, in questo caso, che la nonna venisse a casa a tenere nostra figlia, o che noi la portassimo da lei? Abita nel nostro stesso Comune. Grazie, cordiali saluti. (Andrea B.)
 
Risponde ALESSANDRA ZINITI
No, ai nonni è consentito spostarsi o aiutare nell'accudimento dei nipoti soltanto se entrambi i genitori sono impegnati al lavoro fuori casa. Diversamente per il momento la difficoltà da lei espressa non è ritenuta uno stato di necessità.

Enunciato: la democrazia non può essere il paravento degli imbecilli. Quindi perché alcuni politici non danno risposte chiare, perché nessuno si assume responsabilità? Perché bisogna fare un sacco di commissioni, tipo la commissione della fase 2? Ma se se c'è un ministro del Lavoro che lavora già con i massimi esperti, che a loro volta chiamano altri esperti, che dopo aver sentito tutti, riferiscono al ministro! Il ministro dopo aver sentito gli esperti dice che "bisogna vedere l'andamento del virus"... È come se una squadra di calcio sempre alle prese con le Coppe chiamasse 11 allenatori. Mala tempora currunt. (Walter D.)
 
Risponde CLAUDIO TITO
Indubbiamente il proliferare di esperti e task force sta diventando una distorsione dei corretti rapporti istituzionali. Provocata anche dalla sgangherata attribuzione di poteri alle regioni frutto della moda traviante del federalismo. La democrazia, poi, deve fare i conti in questa fase con un indebolimento della classe dirigente del Paese. Di tutta la classe dirigente. Ed emerge con nettezza dinanzi ad una situazione eccezionale come quella che viviamo.
 
Spettabile redazione, anche a me il coronavirus ha impedito la cura dell'orto. Abito in Friuli Venezia Giulia, ed ero rimasto entusiasta della risposta che la giornalista Alessandra Ziniti aveva dato al Signor Vincenzo M. che espressamente chiedeva se poteva andare ad irrigare il suo piccolo frutteto ubicato nel territorio di un comune limitrofo. La risposta era la seguente: .... con l'ordinanza del 13 aprile , Liguria, Friuli Venezia Giulia e Abruzzo consentono la cura degli orti e dei giardini pubblici e privati. E' dunque consentito lo spostamento per questa incombenza tenendo conto delle prescrizioni di distanziamento sociale ecc...". Per fortuna non mi sono fidato di questa risposta e ho continuato a porre la mia solita domanda : "il mio orto si trova, nel territorio di un Comune limitrofo a 5 Km da casa mia, incorro in sanzioni?". Oggi mi perviene una FAQ della Regione FVG contenente "Disposizioni di Carattere Generali" che in merito agli spostamenti afferma: " Le attività di giardinaggio e coltivazione ad orto rientrano nell'ambito della manutenzione del verde privato e dunque sono consentite. Non essendo tuttavia ammessi spostamenti all'infuori del territorio comunale se non per esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute, tali attività possono essere svolte solo all'interno del territorio comunale in cui ci si trova..." Seguo repubblica dal 14 gennaio 1976 , gradirei un chiarimento non solo per me ma anche per gli altri lettori interessati. Grazie. (Aldo Antonio T.)
 
Risponde ALESSANDRA ZINITI
La cura degli orti è stata autorizzata dalle ordinanze di diverse regioni e persino di alcuni Comuni ognuna con modalità diverse. Quindi il consiglio è di andare a consultare sui siti ufficiali delle regioni di riferimento e dei singoli Comuni. Nella maggior parte dei casi è specificato che si può andare anche se l'orto ricade in un Comune limitrofo.

Qual è il valore esatto della "dose infettiva" necessaria per il contagio?  

Risponde VINCENZO SANGIOVANNI, direttore dell'Unità operativa complessa Infezioni sistemiche e dell'Immunodepresso, ospedale Cutugno di Napoli
Non esiste una "dose minima infettante" ben conosciuta, in quanto la suscettibilità all'infezione, oltre dalla quantità di virus, è anche determinata dalle condizioni cliniche e immunologiche del soggetto esposto.
 
Vorrei sapere se il virus, che si trasmette con la saliva, degrada oppure no a contatto con l'acqua del mare. Ho letto la notizia sul Corriere del Tirreno, ma mi sembra poco credibile. Ci sono studi o certezze in proposito? (Candida)
 
Risponde il professor FRANCESCO MENICHETTI, Ordinario di Malattie Infettive, Università di Pisa, Presidente GISA (Gruppo Italiano per la Stewardship Antimicrobica)
Direi di no, non è sufficiente l'acqua salata, ma abbiamo invece certezza che il virus non resiste ad acqua e sapone!!
 
Mia figlia si trova a Venezia per motivi di studio. Può tornare nel Comune di residenza per fare degli accertamenti sanitari già prenotati, ma poi rinviati per l'epidemia? È possibile che io possa andare a prenderla in macchina per evitarle un rischioso viaggio in treno? 
 
Risponde ALESSANDRA ZINITI
I motivi di salute, e quindi anche degli accertamenti sanitari (ma controlli che siano tra quelli urgenti che non sono stati rinviati), giustificano lo spostamento da Venezia. A lei però non è consentito spostarsi con la macchina per andare a prenderla se non alla stazione.

Buongiorno, è difficile trovare le parole, ma siamo stanchi. Sono mesi che ci hanno tolto la libertà e in tante, troppe famiglie ci sono stati lutti, tanti troppi malati e tante troppe persone stanno pagando per averci aiutato, curato a costo della propria vita. Siamo stanchi di sentire Salvini, stanchi di sentire la Meloni che ogni giorno inneggia al colpo di Stato. Siamo stanchi e non abbiamo voglia di certi toni, di tornare al baccanale di prima. Urla, offese, accuse, ricatti: basta, abbiamo bisogno di un po' di silenzio, un po' di respiro. Esiste anche il popolo normale che rispetta le regole, che è onesto. E vuole un po' di pace. (Sandra B.)
 
Risponde CLAUDIO TITO
Tanto buon senso e tanta civica riprovazione in queste parole. Alcuni leader politici, di certo Salvini e Meloni, hanno in effetti perso una occasione storica: quella di dimostrarsi affidabili, responsabili, animati da spirito repubblicano. Questo Paese, nei momenti di difficoltà, ha sempre trovato un momento di unità. Basti pensare alla Dc e al Pci negli anni del terrorismo. Erano altri anni, certo. Ma era anche un'altra classe dirigente. In una crisi così aspra, chi fa politica dovrebbe ricordarsi che i cittadini hanno bisogno anche di essere tranquillizzati. E non di essere sistematicamente aizzati. Così non si racimola qualche voto in più. Si raccoglie rabbia e si perde credibilità.
 
Spettabile redazione, buonasera. Poco prima che a causa del Covid 19 si bloccasse tutto, avevo comprato 28 piante da frutto. Non sono però riuscito a interrare tutte le piante acquistate e a completare l'automazione dell'impianto di irrigazione. È da circa un mese che non controllo le piante, come quasi tutti resto a casa. Un poco è piovuto, ma con l'arrivo del bel tempo ho la necessità di irrigarle o moriranno. Il mio è un hobby, ma se le piante muoiono io subisco una perdita economica, che nessuno mi risarcirà. Il piccolo frutteto in questione, a circa 6 chilometri da casa mia, si trova nel territorio di un Comune limitrofo. Posso andare ad irrigare le piante? E con quale motivazione? (Vincenzo M.)

Risponde ALESSANDRA ZINITI
Con ordinanze regionali entrate in vigore alla mezzanotte del 13 aprile, Liguria, Friuli Venezia Giulia e Abruzzo consentono la cura degli orti e dei giardini pubblici e privati. È dunque consentito lo spostamento per questa incombenza sempre tenendo conto delle prescrizioni di distanziamento sociale e, dove le ordinanze delle rispettive regioni lo prescrivono, dell'uso obbligatorio di mascherine e guanti. Nelle altre regioni lo spostamento per orticoltura è sempre proibito.