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Attacchi hacker da Iran e Cina contro gli staff della campagna di Trump e Biden

Donald Trump e Joe Biden (afp)
Il tentativo di intrusione nelle mail dei collaboratori dei candidati alle presidenziali Usa svelato dal responsabile del controspionaggio interno di Google
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Mancano cinque mesi alle elezioni presidenziali di novembre e negli Stati Uniti gli staff del presidente Donald Trump e dello sfidante Joe Biden alzano il livello di sicurezza sulle loro comunicazioni digitali: le intrusioni russe nella campagna elettorale del 2016 hanno mostrato la fragilità dell’infrastruttura informatica della politica e il rischio di manipolazioni è reale. Giovedì Shane Huntley, che guida il controspionaggio interno di Google, il Threat Analysis Group, ha rivelato che nelle ultime settimane ci sono stati due tentativi di hackeraggio delle mail degli staff di Biden e Trump, entrambi da parte di gruppi sponsorizzati da Stati.

Il gruppo conosciuto come APT31 ha base in Cina e ha provato a bucare le mail di alcuni membri della campagna presidenziale del democratico Biden, mentre lo staff di Trump è stato oggetto di tentativi di intrusione da parte del gruppo APT 35 legato all’Iran. La tecnica usata per rubare dati e password è sempre quella del phishing, che già nel 2016 aveva funzionato, ma entrambi gli attacchi non sono andati in porto ha detto Huntley. La società ha avvisato i due staff e le autorità federali. 
 
Un portavoce della campagna di Biden ha confermato a TechCrunch i tentativi dei intrusione, ha detto che lo staff Democratico è consapevole che andrà incontro ad attacchi di questo genere e ha preso le precauzioni necessarie. 
 
Nè l’Iran né la Cina finora sono stati accusati di interferire nel processo elettorale attraverso incursioni cibernetiche, ma l’esperienza del 2016 ha messo in guardia le autorità federali e i partiti. Nell’anno dell’elezione di Trump hacker legati al governo russo riuscirono a trafugare migliaia di mail del Partito Democratico, comprese quelle del capo dello staff di Hillary Clinton, John Podesta, e della stessa candidata dem, mail che furono poi diffuse online dal sito Wikileaks. 
Lo scorso ottobre Microsoft rivelò un tentativo di intrusione nella campagna elettorale da parte di gruppi legati all’Iran. Da allora, scrive TechCrunch, sia i democratici che i repubblicani hanno migliorato la cybersicurezza dei loro staff, "aggiornato le liste di controllo sulla sicurezza per le campagne e pubblicato raccomandazioni per contrastare la disinformazione". 
 
Ad aprile il comitato Intelligence del Senato americano ha confermato le intrusioni russe nella campagna elettorale del 2016 che erano già state provate dall’inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller.