Londra pronta a rimuovere le statue di razzisti e trafficanti di schiavi
Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente ANTONELLO GUERRERAIl sindaco Sadiq Khan ordina una "revisione" di tutti i monumenti. Dopo lo sfregio alla figura di Churchill, rischiano di essere rimossi Cecil Rhodes e Sir Thomas Guy. E anche la figura di Oliver Cromwell potrebbe essere messa in discussione
LONDRA - Immediata revisione di tutte le statue della città affinché rispettino “gli standard di diversità”, altrimenti saranno rimosse. E la prima, a Londra, è appena “caduta”. Prima di una possibile rivolta della folla come visto lo scorso weekend a Bristol contro il monumento al trafficante di schiavi Edward Colston, il sindaco di Londra Sadiq Khan gioca d’anticipo. Mossa preventiva, per evitare scene simili anche nella capitale britannica, nell’ambito delle proteste Black Lives Matter, inizialmente nate in solidarietà a George Floyd, l’afroamericano ucciso dalla polizia di Minneapolis durante un controllo. Ma che ora incarnano una dura protesta anche qui, contro quello che attivisti e manifestanti chiamano “razzismo sistemico” della società britannica, perpetrato nel presente ma anche nella Storia di questo Paese.
Tutto è cambiato domenica scorsa. A Bristol, la…
LONDRA - Immediata revisione di tutte le statue della città affinché rispettino “gli standard di diversità”, altrimenti saranno rimosse. E la prima, a Londra, è appena “caduta”. Prima di una possibile rivolta della folla come visto lo scorso weekend a Bristol contro il monumento al trafficante di schiavi Edward Colston, il sindaco di Londra Sadiq Khan gioca d’anticipo. Mossa preventiva, per evitare scene simili anche nella capitale britannica, nell’ambito delle proteste Black Lives Matter, inizialmente nate in solidarietà a George Floyd, l’afroamericano ucciso dalla polizia di Minneapolis durante un controllo. Ma che ora incarnano una dura protesta anche qui, contro quello che attivisti e manifestanti chiamano “razzismo sistemico” della società britannica, perpetrato nel presente ma anche nella Storia di questo Paese.
Tutto è cambiato domenica scorsa. A Bristol, la mattina, i manifestanti antirazzisti “linciano” la statua di Edward Colston, benefattore della città ma soprattutto, tra XVII e XVIII secolo, spietato trafficante di schiavi dall’Africa ai Caraibi, i quali venivano marchiati a fuoco sul petto con le iniziali della sua compagnia. Almeno 20mila di questi malcapitati - su 100mila - perirono durante le traversate per le terribili condizioni di viaggio. Non solo: le donazioni di Colston alla città erano in gran parte state generate proprio dai suoi traffici di schiavi. Soldi “sporchi", per cui diverse associazioni negli ultimi anni avevano chiesto al comune di rimuovere la statua, ma senza successo. Poi, due giorni fa, i manifestanti decidono di farsi giustizia da soli, in scene che a qualcuno hanno ricordato quelle a Baghdad contro la statua di Saddam Hussein dopo l’invasione americana nel 2003.
Domenica sera, poi, il secondo episodio decisivo, nel pieno di vari scontri tra manifestanti (oltre 30 arrestati) e polizia a Whitehall, dopo una protesta in gran parte pacifica. Un ragazzino nero - che poi confesserà tutto alla Bbc - ammette con orgoglio di aver sfregiato la statua di Winston Churchill, l’eroe di guerra inglese contro Hitler e il nazismo, barrando il suo nome e aggiungendo sotto con lo spray “was a racist”, “era un razzista”. Ancora oggi, a Parliament Square, se ne vedono gli effetti, nonostante una intensa opera di pulizia. Il giovane racconta di averlo fatto perché “Churchill era un incredibile razzista, che non ha mai fatto niente per i neri e che sconfisse Hitler solo per difendere il Commonwealth”.
Questi due episodi hanno fatto esplodere il dibattito nel Regno Unito. C’è chi, come lo storico David Olusoga sul Guardian, ha scritto che la “caduta della statua di Colston non è un attacco alla Storia, ma la Storia stessa”. Altri, come vari politici conservatori, indignati dalla deturpazione del monumento a un mito come Churchill. Il premier britannico Boris Johnson, da parte sua, ha cercato di riconciliare il Paese, affermando che c’è ancora “tantissimo da fare contro il razzismo”, ma anche che “il mio governo è il più multi-etnico di sempre e i delinquenti pagheranno le conseguenze”, come echeggiato dalla ministra dell’Interno “falco” Priti Patel, di origine indiana.
Ma oramai il vaso di pandora è scoperchiato. E quindi oggi le autorità britanniche si sono messe in moto per prevenire altri casi pericolosi come quello di Bristol, che potrebbero essere emulati da gruppi di qualsiasi parte o ideologia. Ecco perché il sindaco di Londra Khan ha annunciato la “revisione” totale dei monumenti: quelli che non passeranno lo standard di “diversità” o che avranno un passato scomodo, dal razzismo allo schiavismo, saranno rimossi immediatamente e, se possibile, posti in museo, con tutte le spiegazioni del caso.
C’è già una “vittima” del nuovo corso a Londra, e cioè la statua di Robert Milligan, un altro commerciante di schiavi inglese del XVIII secolo, che fino a oggi pomeriggio troneggiava al Museum of London Docklands, nel rinnovato quartiere “portuale” alla periferia est della capitale. Ora è già stata rimossa da alcuni operai, tra gli applausi dei presenti. Un po’ come capitato al controverso re belga Leopoldo II oggi ad Anversa, preso di mira anche nei giorni scorsi per il passato colonialista e per la depredazione e il disumano sfruttamento del Congo in Africa.
Ma non finisce qui. In Scozia le autorità faranno qualcosa di molto simile “al più presto”, oggi a Oxford c’è stata una manifestazione contro la statua del famigerato Cecil Rhodes, magnate minerario, segregazionista e colonizzatore, morto nel 1902, con i suo ideali esportati in Rhodesia, l'attuale Zimbabwe. Molto presto potrebbe fare la stessa fine di Milligan. Altri personaggi storici che, per un passato razzista, colonialista o schiavista, potrebbero presto cadere nel nuovo revisionismo da statue sono Sir Thomas Guy, fondatore del Guy’s Hospital a Londra, e Sir John Cass, filantropo, politico Tory ma anche mercante di schiavi. C'è chi dice che persino Oliver Cromwell, accusato di crimini di guerra contro gli irlandesi, potrebbe fare la stessa fine, anche se al momento è solo una suggestione. Infine ad Ashbourne, nel Derbyshire, un pub ha cancellato riferimenti razzisti del proprio nome, “Black's Head”. Ma siamo solo all’inizio di una nuova rivoluzione culturale.